López de Heredia è un'esperienza di vita - seconda parte



Saremmo rimasti ore a sentirla parlare delle sue viti però ancora non abbiamo visto tutto e il tempo, in questi casi, è tiranno. Imbocchiamo di nuovo El Calado e, dopo aver percorso metri e metri di antri oscuri colmi di botti di ogni tipo, ci fermiamo davanti ad una porticina. “Siamo al nostro “Cimitiero…. – esclama Maria con un sorriso – ma niente paura, qua non ci sono bare ma solo grandi vini”. 

Il “Cimitero”, come lo hanno chiamato i vecchi dipendenti dell’azienda, altro non è che una sala dove la famiglia conserva tutte le bottiglie più vecchie, una sorta di museo d’epoca del vino della Rioja dove, se sarete bravi a togliere le mille ragnatele, potrete scorgere bottiglie anche del secolo scorso.

Altro che Cimitero..
C’è ancora un posta da visitare: la Tonnelleria della Bodega! La strada comincia di nuovo a salire e la luce, via via più intensa, ci ricorda che di fuori è ancora pieno giorno. Sentiamo dei rumori sordi e l’odore del legno comincia ad entrare nelle nostre narici. 

Davanti a noi c’è un mastro bottaio che sta riparando alcune barrique. “Vedi Andrea – mi confida a voce bassa Maria – per mantenere le nostre tradizioni la Bodega deve avere al suo interno una zona dove costruire o riparare le botti, siamo i soli in Spagna ad avere una tonnelleria privata dove tutto ancora si svolge in maniera artigianale. In questa zona operano tre bottai e un falegname che hanno il compito di “curare” i nostri legni che, come sai, sono strumenti fondamentali per affinare i nostri vini. Non possiamo delegare questa attività a nessuno…”.

Mastro Bottaio all'opera
Mentre mi conduce nella sala degustazione, nostra ultima tappa del tour, penso e ripenso alla domanda che da giorni, forse da mesi, avevo in mente di chiederle.

Arrivati nella piccola “tasting room” la guardo negli occhi e le chiedo: ”I vostri vini hanno un rapporto qualità/prezzo pazzesco. Potreste venderli a molto di più. Perché adottate questa poltiica?”. 
La risposta è di quelle che scriveresti nella roccia, indelebile: ”Questa è un quesito che molti mi pongono e la risposta che continuamente fornisco è molto semplice: noi, da sempre, vogliamo che il nostro vino sia bevuto soltanto da chi lo apprezza veramente e non da chi se lo può permettere”. Poche parole per una lezione di etica che mette i brividi. Almeno a tutti noi presenti. 

Parte dei vini degustati
I vini di López de Heredia sono, al giorno d’oggi, anticonformistici e, soprattutto, anacronistici. Sono prodotti per essere conservati nel tempo, hanno uno stile ossidativo e, per molti profani, il fatto di essere commercializzati anche dopo dieci anni fa di questi vini veri e propri pezzi da museo che mai acquisterebbero. La forza di Maria e dei suoi antenati è stata proprio questa, rimanere sempre fedeli a se stessi nonostante le mode, le varie crisi mondiali che si sono succedute in oltre 130 anni di storia e….Parker!  

La degustazione inizia con un Viña Gravonia Crianza 2001 (viura 100%), un bianco che, soprattutto al palato, mi fa venire in mente l’austera complessità del Manzanilla di Sanlúcar de Barrameda. Approcciarsi al Gravonia significa capire cosa sia bere un vino secco. Da brividi la sferzante acidità.

Continuiamo con il Viña Gravonia Crianza 1991 (viura 100%), la cui espressione aromatica e gustativa, eccezionalmente solida nonostante l’anima retrò, rappresenta l’indelebile marchio di fabbrica di López de Heredia. Odori e sapori sono elegantemente terziari: mela cotogna, cera d’api, cedro, curry…. Acidità da manuale e persistenza infinita. Che altro volere da  un bianco d’annata? 

Il Viña Cubillo Crianza 2005 (tempranillo 65%, garnacho 25%, mazuelo e graciano la restante parte) è il vino più “giovane” che attualmente troverete in commercio e questo la dice tutta. Questa tipologia di vino, forse, tra la gamma produttiva della Bodega spagnola è quello che risulta più pronto e di facile beva. Ha un bouquet complesso di aromi che spaziano tra la scatola di sigari alla viola fino ad arrivare al caffè e alla frutta di rovo essiccata. In bocca è dinamico, armonico, con tannini “gentili”, fresca acidità e persistenza da applausi. Lo vendono in Spagna a 10 euro a bottiglia….. 


Il Viña Bosconia Reserva 2002 (tempranillo 80%, garnacho 15%, mazuelo e graciano per il resto) è un vino che vira decisamente verso un carattere fruttato, intensamente fruttato dove mora, ribes nero, marasca intersecano le loro anime con cenni di rosa passita e china. Bocca di sorprendente eleganza dove sapidità e acidità ben sorreggono una struttura importante. Ottima la PAI.   

Il Viña Tondonia Reserva 2001 (tempranillo 75%, garnacho 15%, mazuelo e graciano 10%), l’ultima annata in commercio di questo Cru, si apre al naso con una complessità ed una finezza che definirei quasi borgognona. Ci sento i fruttini rosso di bosco mentre, con l’ossigenazione, il vino si apre mostrando una parte oscura fatta di sentori di animali e minerali. E’ ancora giovanissimo da bere, non cede nulla al palato. Da conservare per anni.

Col Viña Tondonia Gran Reserva 1991 (tempranillo 75%, garnacho 15%, mazuelo e graciano 10%), ho abbracciato Maria López de Heredia e le ho confessato in un orecchio che questo vino valeva da solo il viaggio. Di fronte ad un grande vino non occorrono note di degustazione, vi lascio la sorpresa…. 

Emozioni color granato
E’ ora di tornare a casa, tra il buio e la luce sono passate circa tre ore. Di fuori, all’interno dell’elegante wine bar della Bodega, ci sono frotte di turisti americani che stanno comprando casse di vino. “Sai quale è il paradosso Andrea? Che, nonostante Parker e i vitigni internazionali, gli Stati Uniti sono il nostro maggior mercato. Strana la vita vero?”.  

Guardo Maria per l’ultima volta, la invito a Roma per una degustazione. Ci sarò sono le sue ultime parole…

ll moderno Wine Bar

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