Capitoni - Troccolone Orcia Doc Sangiovese 2017

di Stefano Tesi

Da vent'anni tondi, con coraggio e passione, dalle parti di Pienza Marco Capitoni fa vini sinceri. 

Foto: Trentino Wine Blog

Per celebrare la ricorrenza ha invitato gli amici e ha abbinato questo potente, sapido, ruspante, verace Sangiovese fatto in anfora con gli antichi piatti di pesce dei laghi di Chiusi e Montepulciano, tipo brustico e tegamaccio. Connubio lacustre azzeccato.

Il Chianti Classico Lamole di Lamole alla prova del tempo - Garantito IGP

di Stefano Tesi

Una frazione di Greve che però, per questioni di antiche pertinente abbaziali, è da sempre considerata un’enclave di Radda e, di conseguenza, è sempre stata ricompresa nei confini del Chianti storico, quello del trittico Radda-Gaiole-Castellina.
Un antico insediamento a circa 600 metri di quota, vitato fin dal ‘300, con cloni locali di Sangiovese ed alcune vigne vecchie di quasi ottant’anni. Insomma uno dei luoghi-simbolo del Gallo Nero.


Qui, a Lamole, oggi proprietà del gruppo Santa Margherita, si produce in biologico il Lamole di Lamole, Chianti Classico che si potrebbe definire “di riferimento” sotto molti punti di vista.
E’ a questo vino, nella versione riserva, che Life of Wine, la rassegna dedicata alla longevità vinicola e organizzata ogni anno a Roma, ma con divagazioni itineranti, ha riservato una interessante verticale al ristorante Konnubio di Firenze, mentore l’enologo Andrea Daldin.
Occasione imperdibile per farsi un’idea dell’evoluzione del prodotto a cavallo di vent’anni fatidici, dal 1995 al 2014, con i campioni abbinati per decennio: 2014 e 2012, 2005 e 2001, 1999 e 1995.


Infatti non ce la siamo persa. Se l’avessimo fatto, ci saremmo persi anche l’eccellente (cosa da non dare sempre per scontata in queste circostanze) cena a due mani preparata dalla chef del Konnubio Beatrice Segoni (superlativi, va detto, i passatelli in brodo di faraona e tartufo nero) e da Riccardo Vivarelli del Vitique, il ristorante di Lamole.
Ed ecco le note.

Lamole di Lamole Chianti Classico Riserva 2014
Al bellissimo colore rubino caldo abbina al naso una freschezza quasi croccante e un frutto fine, etereo, elegante, mentre in bocca è profondo e asciutto, con retrogusto di mora e di amarena, a conferma di un’annata evolutasi assai meglio del previsto.


Lamole di Lamole Chianti Classico Riserva 2012
Rubino dai toni più cupi, all’olfatto è un po’ duro ma già evoluto, pronto da bere, con accenni di cuoio naturale. Al palato risulta vellutato e di buona lunghezza, pieno ma nell’insieme un po’ sfuggente.

Lamole di Lamole Chianti Classico Riserva 2005
Di colore rubino decisamente scuro, al naso offre un impatto piacevole e lineare, con sentori di cuoio usato, una nota calda e una sottile scia balsamica. In bocca è importante, strutturato, con grandi spalle e alcool in evidenza.


Lamole di Lamole Chianti Classico Riserva 2001
E’ una magnum e si sente. All’occhio è rubino scuro, mentre al naso si affaccia un pot pourrì di fiori grassi e di erbe di campo che poi si acquietano in un bouquet intenso ed elegante. Anche in bocca non delude: integro e solenne, lungo e severo.


Lamole di Lamole Chianti Classico Riserva 1999
Vino di tonalità decisamente scura, all’olfatto risulta molto evoluto, con marcate note terziarie di cuoio usato e sottobosco. Meglio in bocca, ove è ricco e sapido, elegante e solido, vagamente speziato.

Lamole di Lamole Chianti Classico Riserva 1995
Scurissimo, al naso è integro e denso, profondo, con sentori terziari in bell’equilibrio, accenni di viola e frutti di bosco, mentre in bocca è caldo, intenso, quasi abrasivo e molto vivo, ancora pienamente godibile.

La Biancolella 2016 delle Antiche Cantine Migliaccio ha la profondità e la luce del mare di Ponza

Ponza, situata davanti al Golfo di Gaeta, assieme alle isole Gavi, Zannone, Palmarola, Ventotene e Santo Stefano fa parte dell'arcipelago delle isole Ponziane o Pontine. Escludendo la stagione estiva, dove diventa meta turistica di eccellenza grazie alle sue bellissime spiagge sempre troppo affollate, Ponza negli altri periodi dell'anno rimane un luogo tranquillo ed incantato dove passare del tempo alla scoperta delle sue bellezze nascoste come, ad esempio, le splendide Grotte di Pilato di epoca romane la cui visita, da sola, vale già il viaggio da qualunque parte di Italia.

Il mare di Ponza - Foto: Proloco Ponza

Per chi, come me, è appassionato di vino questa isola è una rivelazione anche dal punto di vista vitivinicolo: la storia, infatti, narra che già nel 1734 Carlo di Borbone, colonizzando l'isola, assegnò in enfiteusi perpetua vari appezzamenti di terra ai coloni partenopei tra i quali c'era anche il signor Pietro Migliaccio, ischitano doc, che si aggiudicò un bellissimo podere in località Punta Fieno che, a differenza di altri che erano definiti “a bosco” o “incolti”, risultava già vitato con piante di biancolella, per’ ’e palummo, guarnaccia, aglianico e forastera, che ancor oggi Emanuele Vittorio Migliaccio, pronipote di Pietro, assieme a sua moglie Luciana stanno cercando di coltivare e, al tempo stesso, valorizzare grazie al progetto, nato nel 2000, che prende il nome di Antiche Cantine Migliaccio.

Punta Fieno - Foto: Luciano Pignataro
Emanuele Vittorio e sua moglie - Foto: www.wining.it

Non so chi di voi è andato a trovare Emanuele Vittorio Migliaccio ma, credetemi, arrivare a Punta Fieno non è un gioco da ragazzi e ti fa comprendere come anche a Ponza si debba parlare di viticoltura eroica. Infatti per raggiungere i vigneti (circa 3 ettari) si deve fare un percorso di circa un'ora a piedi su una mulattiera che parte da Via Pizzicato oppure si può andare via mare lanciandosi al volo dalla barca) visto che non esiste un vero e approdo turistico) e salendo successivamente attraverso sentieri sterrati composti da muretti a secco, chiamati localmente parracine, che poco hanno potuto contrastare la furia della Natura che ad inizio Novembre, causa abbondanti piogge, ha provocato danni ingenti a Punta Fieno distruggendo viti, ulivi e piante secolari di lauro e melograno, colpendo soprattutto i terreni delle Antiche Cantine Migliaccio.

Vigne - Foto: Luciano Pignataro
Vigne e pendenze - Foto: Luciano Pignataro

In questo luogo impervio e difficile, sospeso tra cielo e mare, grazie alla preziosa consulenza enologica di Vincenzo Mercurio, Emanuele Vittorio, ha prodotto fino ad oggi quattro tipologie di vino ovvero l'IGT  Lazio Fieno di Ponza Bianco (biancolella e forastera), l'IGT Lazio Biancollella (100% biancolella), l'IGT Lazio Fieno di Ponza Rosato (piedirosso, guernaccia) e l'IGT Lazio Fieno di Ponza Rosso (piedirosso, aglianico, guernaccia rossa, nero d'avola).

La cantina scavata nella roccia

Qualche giorno fa, dopo una ricerca non facilissima per le enoteche di Roma, ho potuto apprezzare finalmente l'IGT Lazio Biancolella 2016, dal colore quasi dorato, che come sempre, avendo apprezzato anche annate precedenti, riesce a sorprendermi per essere un vino fuori da qualsiasi schema predefinito. 


Il suo carattere d'antan, i suoi pigri aromi di timo, muschio e mandorla, associati ad una scintillante mineralità fanno da sempre da preludio ad un sorso leggiadro, proporzionato e di innata succosità. Indugia senza fretta in persistenza rilasciando lentamente al palato tutti i sapori del mare da cui è nato. L'abbinamento perfetto: su una tagliata di freschissimo tonno rosso!