Gini – Soave Classico “La Froscà” 1996


Se dovessi pensare, da oggi in poi, all’archetipo di un grande Soave Classico maturo non avrei dubbi ad indicare Cru di Gini, da terreno vulcanico, che nonostante 24 anni si dimostra generoso nei profumi di miele, agrumi e cenere e vibrante nella spinta sapida finale. Un mostro sacro.



Dalla Patagonia arriva il grande pinot nero di Bodega Chacra

di Andrea Petrini

Il colpo di fulmine esiste e, senza dare preavviso, può cambiare radicalmente la tua vita sia che si parla di una donna (o uomo), sia che si parli, come in questo caso, di vino. Protagonista principale di questa mia improvvisa storia di “amore enologico” è Piero Incisa della Rocchetta che nel 2001, durante un “blind tasting” di pinot noir provenienti da tutto il mondo, balzò sopra la sedia dopo aver scoperto, con suo grande stupore, che il più buono proveniva dall’Argentina e, in particolar modo, era prodotto dalla storica azienda Humberto Canale situata nella Rio Negro Valley, ovvero in quella lontanissima zona, almeno per noi italiani, chiamata Patagonia.

Piero Incisa della Rocchetta

Incisa della Rocchetta fu talmente convinto dell’eleganza e le potenzialità di quel vino che nel 2004, tre anni più tardi, acquistò in quella regione vitivinicola i primi vigneti, tutti a piede franco (alcuni sono del 1932) fondando Bodega Chacra il cui nome, in Patagonia, fa riferimento al terreno che viene dedicato alla pomologia visto che la Rio Negro Valley, così come in tutta la Patagonia, l’attività economica principale è la produzione di frutta come pere, pesche e, soprattutto, mele che poi vengono trasformate in ottimo sidro esportato in tutto il mondo. L’uva, e in generale l’attività vitivinicola, sono sempre state viste come un qualcosa di accessorio anche perché il territorio, come facilmente immaginabile a queste latitudini, non è proprio accogliente.

Il territorio

Ovviamente, il clima è stato uno dei principali problemi che Incisa della Rocchetta ha dovuto affrontare quando acquistò le prime vigne nell’Alta Valle del Rio Negro, visto che in questa regione è molto diverso rispetto a quello che mediamente possiamo trovare in Europa. Questa zona, infatti, possiede un clima secco (meno del 30% di umidità), arido e , storicamente, la scarsità di precipitazioni (circa 150mm di pioggia all’anno) è stata  combattuta  dal 1820 quando i primi coloni britannici cominciarono ad irrigare la valle scavando una fitta rete di canali, circa 200 km, al fine di creare una vera e propria oasi nel deserto visto che rendono fertili e lavorabili più di 60.000 ettari di terra. Questa aridità, associata agli effetti della barriera naturale del deserto circostante e al vento che soffia incessantemente da sud-ovest, si traduce, fortunatamente, in una completa assenza di malattie fitosanitarie (fillossera in primis) per la vite che, pertanto, ha bisogno di pochissimi trattamenti. Se, poi, a queste condizioni aggiungiamo la notevole escursione termica tipica dei climi desertici (
fino a 25° fra giorno e notte), un costante irraggiamento solare e un suolo giovane di origine alluvionale (in base alla vicinanza al rio ed al deserto è prima limoso, poi più arenoso e sabbioso ed infine ciottoloso e pietroso, di media profondità) capiamo come questo terroir sia abbastanza unico al mondo e decisamente interessante per la coltivazione di pinot nero di grande eccellenza.

Cantina

Dopo circa 16 anni dalla sua fondazione Bodega Chacra è una azienda che si estende per circa 45 ettari di vigneti (di proprietà e in affitto) gestiti secondo i principi dell’agricoltura biodinamica con l’obiettivo di evitare, sia in vigna che durante i processi di vinificazione, ogni possibile intervento di meccanizzazione che possa essere riferibile alla mano dell’uomo. La cantina, in particolare, è il regno del mio amico Gabriele Graia, consulente enologo, che in linea con la filosofia naturale dell’azienda cerca di preservare tutto il potenziale dell’uva fermentando spontaneamente il mosto in vasche di cemento mentre il vino, una volta affinato, non viene né chiarificato né filtrato ricevendo prima dell’imbottigliamento solo una dose minima di solforosa anche se, come vedremo, la gamma dei vini di Bodega Chacra si avvale anche di un Pinot noir senza solfiti aggiunti.



Con Gabriele Graia, che ho intercettato a Roma qualche tempo fa, ho avuto occasione di degustare alcune annate di Bodega Chacra iniziando dal loro interessantissimo chardonnay.

Bodega Chacra – Mainqué Chardonnay 2018: Piero Incisa della Rocchetta per dar vita a questo bianco della Patagonia non ha chiesto la collaborazione del primo consulente che ha trovano ma si è affidato, probabilmente, ad uno dei più grandi produttori di Borgogna ovvero Jean-Marc Roulot. Chi si aspetta uno chardonnay piacione e cicciuto dovrà ricredersi perché il vino ha eleganza, sapidità e spinta minerale. Alla cieca non lo piazzerei assolutamente in Sud America. Che roba! Nota tecnica: fermentazione in legno senza malolattica svolta e successivo affinamento di 11 mesi tra barrique di primo (15%), secondo e terzo passaggio (85%).


Bodega Chacra – Barda 2018 (100% pinot noir): iniziamo la batteria dei pinot noir della Patagonia con questo vino di entrata, prodotto dalle vigne più giovani, molto puro, leggiadro, succoso, carezzevole nel tannino, che ha il suo punto di forza nella straordinaria bevibilità. Che inizio! Nota tecnica: fermentazione naturale in vasche di cemento con successivo affinamento di 10 mesi in botti di rovere francese.


Bodega Chacra – Lunita 2018 (100% pinot noir): prodotto da un vigneto molto vecchio di circa 1,5 ha piantato su terreno misto tra calcare, sabbia, ciottoli ed argilla, è un vino che, rispetto al precedente, si caratterizza per una maggiore struttura e dinamicità olfattiva pur mantenendo le caratteristiche di eleganza e bevibilità che fanno di questo Lunita un vino che in qualche modo strizza l’occhio ai canoni di bellezza europei. Nota tecnica: fermentazione naturale in vasche di cemento aperto usando grappoli interi. Successivo affinamento di 12 mesi in botti di rovere francese usate.


Bodega Chacra – Cincuenta y Cinco 2018 (100% pinot noir): il vino, come riporta il suo nome, proviene da vigneti piantati nel 1955 su terreno tipicamente alluvionale. Dal punto di vista olfattivo ha un corredo aromatico davvero emozionante visto che gioca su ricordi di fiori rossi, peonia e viola su tutti, fragola, a cui segue un sottofondo iodato davvero consistente.  Al palato torna di nuovo la purezza e la coerenza del pinot nero di Chacra accompagnata da una persistenza minerale che non avevo trovato nei precedenti vini. Nota tecnica: fermentazione naturale in vasche di cemento usando grappoli interi. Successivo affinamento di 14 mesi in botti di rovere francese.


Bodega Chacra – Sin Azufre 2018 (100% pinot noir): come mi spiega Gabriele Graia, questo vino, che in italiano significa letteralmente “senza zolfo”, è un progetto fortemente voluto da Piero Incisa della Rocchetta che ha voluto fare un pinot nero in purezza senza alcun intervento tecnologico. Le uve, che provengono dalla miglior parcella del vigneto Cincuenta Y Cinco, sono fermentate spontaneamente in botti da 600 litri per circa tre settimane. Il vino, successivamente, viene affinato in barrique usate per 11 mesi prima di essere imbottigliato senza alcuna aggiunta di solfiti. Il Sin Azure, cosi come l’ho degustato, è assolutamente diretto, pulito, non c’è nulla in questo procedimento che faccia deviare questo pinot nero dalle sue caratteristiche territoriali che, in questo caso, sono rappresentate da un frutto rosso succoso e tanta mineralità.


Bodega Chacra – Treinta Y Dos 2015 (100% pinot noir): il vino di punta dell’azienda si concretizza in questo pinot nero ottenuto, come dice l’etichetta, da vecchi vigneti piantati nel 1932 su terreno formato da argilla, sabbia e ciottoli. Sin da subito si nota come questo pinot nero abbia una marcia in più rispetto ai “colleghi” precedenti grazie alla sua stratificazione aromatica composta da frutta rossa matura, spezie nere, radice di liquirizia, genziana e scorci minerali. Al palato è ricco, morbido, dotato di tannini setosi e raffinati, sapidità e lunghissima chiusura fruttata. Vino completo che prende tutto il bello dei precedenti vini e lo integra perfettamente grazie alla saggezza delle vecchie vigne. La Patagonia e il suo pinot nero sorprendono davvero. Nota tecnica: fermentazione naturale in vasche di cemento e successivo affinamento di 12 mesi cemento


Vinitaly, ufficiale il rinvio al 2021

Ecco la mail di VeronaFiere:

GRUPPO VERONAFIERE: NEW DEAL PER AFFRONTARE IL POST EMERGENZA CORONAVIRUS
 
Il presidente Danese: «Ridefinizione di obiettivi e strategie del Gruppo per proseguire l’attività in Italia e all’estero e ripartire prontamente quando si tornerà a pieno regime»
 
Il direttore generale Mantovani: «Il post emergenza per noi si chiama rinascita. Rivoluzionato il calendario per sostenere il business delle imprese e dei settori. Vinitaly al 2021, nelle date già fissate nel calendario del prossimo anno: 18-21 aprile. Investimenti straordinari sugli eventi di settore all’estero»
 
Verona, 23 marzo 2020 – Il Gruppo Veronafiere ridefinisce gli assetti per riorganizzare la propria attività e affrontare sia l’attuale emergenza, sia la riprogettazione di tutte le azioni in vista della ripresa.
 
«Il perdurare dell’emergenza Coronavirus a livello nazionale, con il susseguirsi dei decreti urgenti della presidenza del Consiglio dei ministri, e la più recente propagazione dello stesso a livello europeo e non solo, hanno reso improcrastinabili alcune decisioni. Per tali ragioni Il consiglio di amministrazione, d’intento con la direzione generale e il management, ha deliberato oggi in merito a molteplici aspetti essenziali per il proseguimento dell’attività del Gruppo. Fra questi, la ridefinizione di obiettivi, strategie e investimenti per la messa in sicurezza dei prodotti, della propria clientela e del business dei settori correlati», sottolinea il presidente di Veronafiere Maurizio Danese.
«Occorre ricordare – conclude Danese – che questa situazione complessa ha avuto un impatto dirompente anche sull’industria fieristica europea. Ad oggi, sono oltre 200 le manifestazioni sottoposte a revisione di calendario, con una perdita complessiva che sfiora i 6 miliardi di euro e 51.400 posti di lavoro a rischio, senza considerare l’indotto e la perdita di 39 miliardi di euro di export generati dalle rassegne internazionali per le PMI europee».
 
Di seguito i punti principali dei provvedimenti adottati dal CdA del Gruppo Veronafiere, riunitosi oggi in convocazione straordinaria.
 
Per la prima volta nella propria storia, anche Vinitaly dovrà posticipare la sua 54ª edizioneCon essa sono rinviate anche le concomitanti Sol&Agrifood ed Enolitech. Le nuove date delle manifestazioni sono perciò riprogrammate al 18-21 aprile 2021, mentre Veronafiere concentrerà la seconda parte dell’anno 2020 al sostegno del business delle aziende italiane sui mercati.

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: «Il post emergenza per noi si chiama rinascita, che fino all’ultimo abbiamo continuato a confidare potesse avvenire a giugno. Ma la crisi sanitaria si è, come evidente a tutti, decisamente inasprita e ciò che inizialmente sembrava possibile ora non lo è più. In accordo con le organizzazioni di filiera, Vinitaly, Sol&Agrifood ed Enolitech si spostano quindi al prossimo anno. Per questo – conclude Mantovani –, oltre a lavorare con investimenti straordinari sui nostri eventi internazionali Vinitaly Chengdu, Vinitaly China Road Show, Wine South America (23-25 settembre 2020), Vinitaly Russia (26 e 28 ottobre 2020), Vinitaly Hong Kong (5-7 novembre 2020), Wine To Asia (9-11 novembre 2020) e le iniziative della Vinitaly International Academy, ci mettiamo a disposizione del settore e del sistema della promozione per considerare la realizzazione di un evento innovativo il prossimo autunno a servizio delle aziende».

La decisione del riposizionamento di Vinitaly al 2021 è stata presa d’intesa con i rappresentanti delle associazioni di settore: Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, Sandro Boscaini, presidente di Federvini e Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative.

Modifiche al calendario degli eventi. Veronafiere, in quanto organizzatore diretto delle proprie rassegne, a causa dell’epidemia di Coronavirus ha dovuto necessariamente riposizionare nel giro di due settimane un calendario di eventi che ne conta circa 70 in programma nel corso dell’anno tra Italia ed estero, alcuni fortemente radicati nella loro stagionalità.

Di seguito il calendario con i principali eventi organizzati direttamente da Veronafiere o da terzi che hanno subito modifiche.
 
EVENTO ITALIADATA IN CALENDARIONUOVA DATA
Model Expo Italy - Elettroexpo7-8 marzo 202021-22 novembre 2020
SportExpo6-8 marzo 2020Posticipato a data da definire
Samoter - Asphaltica -ICCX Southern Europe16 -20 maggio 202021-25 ottobre 2020
LetExpo16-20 maggio 2020Posticipato a data da definire
Automotive Dealer Day19-21 maggio 202015-17 settembre 2020
Veronafil22-24 maggio 202021-23 maggio 2021
Verona Mineral Show Geo business22-24 maggio 202021-23 maggio 2021
Vinitaly - Sol&Agrifood - Enolitech14-17 giugno 202018-21 aprile 2021
Innovabiomed15-16 giugno 2020Posticipato a data da definire
Art Verona16-18 ottobre 202011-13 dicembre 2020
Oil&NonOil20-22 ottobre 202021-23 ottobre 2020
 
 
EVENTO ESTERODATA IN CALENDARIONUOVA DATA
Vinitaly Chengdu22-25 marzo 2020Posticipato a luglio 2020
Fieragricola Marocco @Siam14-19 febbraio 2020Annullato
Living Italy @Design Shanghai12-15 marzo 202026-29 maggio 2020
Bellavita Expo Varsavia21-23 aprile 202030 giugno-2 luglio 2020
Vinitaly China - Road Show15-19 giugno 2020Posticipato
Bellavita Expo Amburgo20-24 giugno 202012-16 marzo 2021

Masseria del Feudo – Doc Sicilia Grillo 2018


di Lorenzo Colombo

Criomacerazione, vinificazione in acciaio con lieviti indigeni, sei mesi di sosta sur lies, ci donano un vino fresco, verticale, con spiccata vena acida, decisamente agrumato (pompelmo) e dalla lunga persistenza.


Notevole risultato per quello che è tra i migliori vitigni a bacca bianca dell’isola.

Il Coronavirus non fermerà la nostra sete per i nebbioli del Nord!


di Lorenzo Colombo

Un banco d’assaggio organizzato dalla sezione monzese dell’AIS, dedicato al vitigno nebbiolo, ci ha dato la possibilità di potere degustare oltre una trentina di vini. Ci siamo dedicati prevalentemente all’assaggio di quelli provenienti dal Nord Piemonte, non disdegnando una capatina in Valtellina. Ecco quanto più c’è piaciuto:

Podere ai Valloni

Situata a Boca, e circondata dai boschi del Parco Naturale del Monte Fenera, l’azienda è stata rilevata nel 1980 da Guido e Cristiana Sertorio. Opera in regime biologico dal 2011 e produce circa 10mila bottiglie/anno.

Colline Novaresi Doc Rosso “Sass Russ” 2017

50%nebbiolo e 50% uva rara, maturazione per sei mesi in acciaio.

Color granato scarico. Intenso al naso, fresco e pulito, presenta note floreali. Fresco, sapido, verticale, con un bel frutto ed una buona persistenza. Un vino semplice e pulito, dalla piacevole beva.

Colline Novaresi Doc Nebbiolo “Gratus” 2017

Certificato biologico, si compone di 85% nebbiolo e 15% vespolina, affinamento per otto mesi in botti di rovere. 

Color granato di media intensità con riflessi color rubino. Intenso e fresco al naso, fruttato, fiori secchi ed accenni balsamici. Di buona struttura, intenso al palato con bella trama tannica, presenta leggeri accenni piccanti, buona la sua persistenza.

Boca Doc “Vigna Cristiana” 2011

70% nebbiolo, 20% vespolina, 10% uva rara; tre anni in botti di rovere ed un anno in bottiglia.

Color granato compatto. Intenso al naso, ampio, complesso, elegante, presenta un bel frutto rosso e note balsamiche. Di buona struttura e bella trama tannica, sapido, bel frutto con leggeri accenni piccanti, lunga la sua persistenza. Un prodotto decisamente interessante.


La Palazzina

Fondata nel 1986 da Leonardo Montà, l’azienda si trova a Roasio, nel territorio della Doc.

Bramaterra Doc 2016

Color rubino-granato di buona intensità. Di media intensità olfattiva, pulito, balsamico, presenta un bel frutto rosso. Di buona struttura, con tannino deciso e legno ancora percepibile, si colgono accenni piccanti che rimandano al pepe, buona la sua persistenza.

Bramaterra Doc “Balmi Bioti” 2015

Granato-rubino di media intensità. Bel naso, pulito, ampio, delicato. Deciso l’ingresso alla bocca, asciutto, con tannino e legno in evidenza, leggermente asciugante, buona la sua persistenza.


Travaglini

Storica azienda di Gattinara, fondata nel 1958 da Arturo travaglini è attualmente condotta dalla nipote Cinzia e dal marito Massimo.

Costa della Sesia Doc Nebbiolo 2018

Nebbiolo in purezza, da vigneti situati tra i 280 ed i 350 metri d’altitudine. Vinificato in acciaio, dove sosta per quattro mesi prima d’essere trasferito in botti di rovere per altri dieci mesi.

Color granato di media intensità. Intenso al naso dove si colgono un bel frutto rosso e note balsamiche. Asciutto, con tannino deciso, frutto rosso, buona la persistenza.

Gattinara Docg 2016

Nebbiolo in purezza, da vigneti situati tra i 320 ed i 420 metri d’altitudine.
Vinificato in acciaio, s’affina per quattro anni, di cui tre in botti di rovere di Slavonia (una piccola parte sosta per un anno in barriques).

Granato con unghia aranciata. Intenso al naso, elegante, balsamico, floreale, con un bel frutto rosso. Strutturato, sapido, con tannino deciso, leggermente asciugante, buona la persistenza su sentori di radice di liquirizia.

Gattinara Docg “Tre Vigne” 2014

Nebbiolo in purezza, proveniente –come dice il nome- da vigneti storici, situati tra i 320 ed i 420 metri d’altitudine. Vinificato in acciaio, s’affina per cinque anni, di cui quattro in botti di rovere di Slavonia (il 20% s’affina in barriques).

Color granato-aranciato. Intenso al naso, ampio, elegante, balsamico, floreale-fruttato. Di discreta struttura, succoso, con tannino deciso e leggermente asciugante, asciutto, con bella vena acida, lunga la sua persistenza su sentori di radice di liquirizia.

Vino da uve stramature “Il Sogno” 2015

E’ per l’appunto un “sogno” questo vino, il sogno di Giancarlo Travaglini, ovvero quello di produrre un vino sulla falsariga dello Sforzato, un sogno che purtroppo non ha però avuto il tempo di veder realizzato. Le uve, appositamente selezionate, appassiscono per 100 giorni sui graticci, prima d’essere lavorate, la vinificazione avviene in acciaio e la maturazione in botti di rovere di Slavonia da venti ettolitri per quattro anni.

Il colore è granato-aranciato di discreta intensità. Intenso al naso dove presenta note di frutta surmatura, prugne, e di ciliegia sotto spirito. Strutturato, deciso alla bocca, morbido, con bella trama tannica e sentori di prugne e ciliegie mature, lunga la sua persistenza. Assaggiato a bottiglia coperta potrebbe essere scambiato per un Porto.


Cantina Comero

La cantina si trova a Sizzano.

Sizzano 2011

Granato di discreta intensità. Mediamente intenso al naso dove presenta sentori di fiori appassiti e di caramella al rabarbaro. Succoso, con bella vena acida e buona trama tannica, asciutto, lunga la persistenza su sentori di radice di liquirizia.


Cantine Garrone

L’azienda si trova a Oira di Crevadossola, in provincia di Verbania, qui si trovano ancora alcuni ceppi a piede franco, le uve provengono in partr dai propri vigneti ed in parte da un gruppo di viticoltori aderenti all’Associazione Produttori Agricoli Ossolani.

Valli Ossolane Doc Rosso Ca’ d’Maté 2017 

80% nebbiolo e 20% croatina, vinificato in vasche d’acciaio d’affina per un anno in botti e per altrettanto tempo in bottiglia.

Il colore è rubino-granato di media intensità. Di media intensità olfattiva, dove presenta note di frutto rosso. Fresco, sapido, verticale, succoso, con lunga persistenza.  Un vino interessante.

Valli Ossolane Doc Nebbiolo Superiore Prünent 2017

Nebbiolo in purezza, del biotipo Prünent, vinificazione in acciaio ed affinamento in botte per un anno, sosta quindi in bottiglia per almeno sei mesi.

Color granato di media intensità. Bel naso, elegante, con sentori di fiori appassiti ed accenni balsamici. Fresco, sapido, succoso, verticale, con bella vena acida e lunga persistenza. Molto interessante.


Antichi Vigneti di Cantalupo

Situata a Ghemme dove dispone di 35 ettari a vigneto, per l’80% nebbiolo.

Ghemme Docg “Anno Primo” 2011

Da uve nebbiolo, allevate a Guyot tra i 280 ed i 310 metri d’altitudine e vendemmiate a metà ottobre. Dopo la fermentazione alcolica sosta in botti di rovere per venti mesi. 

Granato di buona intensità, tendente all’aranciato. Intenso al naso, presenta sentori di fiori appassiti e note terziarie che rimandano al rabarbaro. Austero, succoso, con sentori di radici, buona la sua persistenza.

Ghemme Docg “Collis Carellae” 2011

Uve nebbiolo, selezionate dalla Vigna Carella, dopo la fermentazione sosta due anni in botti di rovere.

Color granato luminoso di buona profondità. Austero, note chinate e di fiori appassiti. Discreta la struttura, succoso ed elegante, con bella trama tannica e lunga persistenza.


Un veloce salto in Valtellina

La Perla

Nata nel 2009 ad opera di Marco Triacca, figlio di quel Domenico, anima dell’azienda Triacca, partendo da un ettaro e mezzo di vigneto a Tresenda, nella zona del Valgella, ora dispone di 3,3 ettari a vigneto, dove, oltre al nebbiolo, si coltiva la pignola valtellinese.

Valtellina Superiore Docg Riserva “Elisa” 2013

Nebbiolo allevato a doppio Guyot modificato con il sistema Triacca. Dopo la fermentazione il vino riposa per 36 mesi in botti di rovere da 5,5 e da 10 ettolitri.

Il colore è granato-aranciato scarico. Mediamente intenso al naso, balsamico, fiori secchi. Intenso al palato, con un bel frutto speziato, tannino deciso ed un poco polveroso, buona la persistenza su sentori di radice di liquirizia.

Sforzato Docg “Quattro Soli” 2013

Le uve, nebbiolo in purezza, vengono appassite in fruttaio per tre mesi prima d’essere vinificate, dopo la fermentazione il vino sosta in botti da 5,5 e da 10 ettolitri per 24 mesi.

Color granato di buona intensità, con riflessi color rubino. Mediamente intenso al naso dove si coglie frutto rosso maturo, tabacco dolce e note balsamiche. Di buona struttura, asciutto con legno percepibile e tannino deciso e leggermente asciugante, buona la persistenza su sentori di radice di liquirizia.


Cantina Menegola

Viticoltori sin dal 1850, i fratelli Menegola hanno fondato una propria cantina nel 2006 a Castione Andevenno, nel cuore della sottozona Sassella.

Valtellina Superiore Docg “Orante” 2014

Nebbiolo in purezza da vigneti di 35 anni, affinato per 12 mesi in barriques e per altrettanti in botti di rovere, ulteriore sosta in bottiglie per almeno due anni.

Granato scarico con unghia aranciata. Mediamente intenso al naso, delicato, elegante, fiori appassiti. Fresco, di media struttura e buona eleganza, succoso, delicato, buona la sua persistenza.

Valtellina Superiore Sassella Docg “Rupestre” 2013

Uve nebbiolo da vigneti aventi 65 anni d’età, allevati tra i 400 ed i 500 metri d’altitudine, affinamento per 24 mesi in botti di rovere ed altrettanti in bottiglia.

Color granato con unghia aranciata. Intenso e contemporaneamente delicato al naso dove presenta sentori balsamici ed accenni di caramella all’orzo. Discretamente strutturato, fresco, succoso, con un bel frutto e buona persistenza.

Valtellina Superiore Sassella Riserva 2013

Le uve provengono da un vigneto di oltre cent’anni d’età, il vino sosta per 40 mesi in botti di rovere ai quali seguono due anni di bottiglia.

Color granato, leggermente velato. Di media intensità olfattiva, decisamente balsamico, con sentori di legno dolce e fiori appassiti. Elegante ed equilibrato, sapido e succoso, con un buon frutto ed una bella vena acida, lunga la sua persistenza su sentori di liquirizia.

Sforzato 2012

Uve provenienti da vigneti di 25 anni d’età, situati tra i 400 ed i 500 metri d’altitudine, affinamento per 12 mesi in barrique ed altrettanti in botte grande, seguono 24 mesi di sosta in bottiglia.

Granato con unghia aranciata. Di discreta intensità olfattiva, presenta sentori di tabacco dolce e di fiori appassiti. Buona la struttura, bello l’equilibrio complessivo, buona la trama tannica, sentori di liquirizia, elegante e dalla lunghissima persistenza.


Ivan Gallo - Dogliani Superiore DOCG Vigna Garino 2014

di Stefano Tesi

Gli anni lo hanno spogliato quasi del tutto dei riflessi violacei e dei tannini più aggressivi, donandogli un colore profondo e lasciandone integra l’inconfondibile nota varietale. 


Al naso è invece denso e rabarbaroso, in bocca ha l’ampiezza neghittosa e un po’ rustica di un vino da contadino piemontese. Eppure piace e si fa bere alla grande. Confortante.

L'Enoteca Ristorante Tre Cristi a Siena - Garantito IGP

Lo ammetto e chi mi conosce lo sa bene: amo i ristoranti rassicuranti, dove trovi quella sobrietà familiare, quasi domestica, che solo gli ambienti a lungo frequentati, o contraddistinti da uno stile pacato, poco chiassoso, quasi che una patina d’antico li avvolgesse come un vecchio mobile di casa sopravvissuto a tante generazioni, sanno dare. Senza rinunciare tuttavia alla frusciante, disinvolta, sottaciuta, mai luccicante eleganza che distingue certi locali dalla più spartana trattoria.


Uno di questi è Tullio ai Tre Cristi, storico locale senese nascosto tra i vicoli umbratili del centro storico. E impregnato di una senesità tutta sua, molto novecentesca, neogotica perfino. Non solo e non tanto nello stile architettonico, che con le sue volte e i suoi affreschi pure fa la sua parte, ma soprattutto nell’aria che vi si respira, nei tavoli spargoli, nelle geometrie di certi impiantiti, in certi dettagli.


Ma Tullio ha anche un’altra virtù: pur essendo un ristorante tradizionale in tutti i sensi, e quindi fortemente rispettoso della cucina locale, non cade nella trappola che in città si direbbe – mutuando un gergo usato in storia dell’arte – “da incarto del panforte”. Tradotto, significa che il ristorante propone sì piatti territoriali, a volte diciamo pure tipici, ma mai in versione caricaturale, mai così ovvi da essere prevedibile fino a quell’oleografia che invece, a Siena, purtroppo si riscontra spesso. C’è invece una toscanità misurata, palpabile, meno popolare e più signorile, quasi sempre ingentilita, a sorpresa, da tocchi mediterranei, che stemperano la consistenza delle portate senza indebolirle. Tipo i pici al ragù di maialino con finocchietto e la tagliata col tartufo bianco. Ma soprattutto c’è il capitolo pesce, un verbo che per tradizione ai Tre Cristi coniugano benissimo non solo in carta, con una scelta contenuta ma sempre affidabile. E’ sul pescato del giorno che quasi sempre si va sul sicuro e vale sistematicamente la pena di fidarsi dei consigli del maitre.


Il tutto accompagnato da una cantina profonda e da un servizio puntuale, quasi impercettibile, che ti lascia godere di certi scorci dove immagini di condividere la sala con librai, antiquari, mercanti d’arte, notabili di una Siena signorile che forse non c’è più, ma ci fu. Conto sui 50 euro più i vini.


Tre Cristi
vicolo di Provenzano 1/7, Siena
Telefono: 0577 280608
chiuso domenica