martedì 14 luglio 2009

Il Re dei vini dolci: il Vin Santo Avignonesi 1996

Qualcuno fa risalire il suo nome ad un frate francescano che nel 1348 curava le vittime della peste con un vino che era comunemente usato dai confratelli per celebrare messa e che qualcuno credeva avesse delle proprietà miracoloso. Qualcun altro ritiene che durante il Concilio di Firenze del 1439, il metropolita greco Giovanni Bessarione proclamò, mentre stava bevendo il vin pretto: "Questo è il vino di Xantos!", forse riferendosi ad un vino passito greco (un vino fatto con uva sultanina pressata) prodotto a Santorini. Per altri, invece, il riferimento è al suo ciclo produttivo, basato intorno alle feste religiose più importanti del calendario liturgico cristiano: alcuni spremono l’uva per i Santi, altri per Natale ed altri per Pasqua. Alcuni imbottigliano il Vinsanto in Novembre, mentre altri ad Aprile. In Trentino, ad esempio, presso il lago di Toblino, ancora oggi la tradizione vuole che l’attributo derivi dal periodo in cui, le uve appassite vengono pigiate, appunto durante la Settimana Santa. Anche se le origini del Vin Santo sono ancora cotnroverse, al giorno d’oggi, invece, qualche certezza ce l’abbiamo: bere il Vin Santo Avignonesi, uno dei migliore vini dolci al mondo, soprattutto nel millesimo 1990 che giudico una perla enologica mondiale.
L’amore di Avignonesi per il Vin Santo lo possiamo capire leggendo alcune righe del suo sito internet: il Vin Santo non è un mezzo per fare fatturato e soldi. Se sarà prodotto per questo scopo, quel Vin Santo non sarà mai grande. La qualità si trova in una dimensione diversa. Non importa quanto tempo occorra, quanta energia occorra, quanto denaro occorra. Quello che conta è la qualità, e basta. Più è difficile da raggiungere, più grande è la soddisfazione e, di regola, più grande è il risultato.
Oggi proverò a descrivere il Vin Santo Avignonesi, un prologo a quell’Occhio di Pernice che rappresenta, come ho già scritto, il miglior vino dolce italiano e, senza dubbio, uno dei migliori al mondo. Per produrre questo vini si usano due varietà di uva a bacca bianca: la Malvasia Toscana ed un Greco, detto "Pulce in culo", per un evidente puntino nero che presenta nella parte inferiore dell'acino. Dopo la raccolta i grappoli vengono portati nell'appassitoio per essere distesi in unico strato e non troppo fitti sopra cannicci disposti su vari piani e sorretti da castelli di legno. L'appassimento dura sei mesi, durante i quali l'uva non viene mai toccata per nessun motivo. Unica variante alle tecniche antiche, sicuramente migliorativa, è al momento della pressatura, con l'utilizzo di presse pneumatiche, che sono andate a sostituire i vecchi torchi a vite. La quantità di mosto che si ottiene non supera mai il quindici per cento dell'uva fresca e contiene una percentuale di zucchero altissima (dal 55 al 60 per cento). Dopo circa due mesi, al termine della naturale decantazione, il mosto viene messo nei caratelli, piccole botti generalmente di rovere di circa 50 litri. I caratelli non sono a perdere, come le barrique. Durano finché non evidenziano difetti di profumo e finché sono in grado di tenere. Questi vengono riempiti solo per nove decimi del loro volume, con due litri di madre e quarantatre di mosto. I caratelli vanno chiusi subito dopo il riempimento. Poi non si tocca più, per dieci anni finchè non arriva il giorno della loro apertura, di solito nel mese di maggio, a fine luna calante, quando il mosto nuovo si è sufficientemente pulito. Il risultato? Basta leggere più avanti…

Nel mio bicchiere ho il millesimo 1996, emozionante e promettente già dal colore e dalla densità, un testa di moro dalle mille nuance che ruota nel bicchiere con difficoltà, l’alcol, lo zucchero e tutte le altre componenti del vino si aggrappano al bordo del bicchiere lasciando archetti indelebili. Al naso è stupefacente, è quasi commoventi sentire un bouquet di profumi che minuto dopo minuto cambiano lasciandoci emozionati ricordi di quello passato. Frutta candita, frutta secca, tabacco, miele di castagno, cuoio, chiodi di garofano, china, legno di sandalo, mallo di noce, liquirizia, caramello e…mille altri. La bocca mantiene le promesse del naso, il vino entra ampio, ci invade il cavo orale con un equilibrio perfetto tra freschezza e dolcezza. Una volta deglutito il Vin Santo rimane nei nostri sensi per minuti, lunghissimi minuti di puro edonismo. Vin da meditazione assoluto. Cosa potrà essere a questo punto l’Occhio di Pernice?

venerdì 10 luglio 2009

Scopriamo i Bordeaux 2008. Qualche consiglio.

Il 2008 è stata definita una annata classica dove solo chi ha lavorato bene in vigna ha potuto dar vita a vini di grande struttura e longevità. Dal punto di vista climatico il millesimo in oggetto è stato abbastanza piovoso specie in estate mentre, fortunatamente, da Settembre in poi le condizioni metereologiche sono sensibilmente migliorate portando l'uva ad una maturazione completa anche se abbastanza tardiva costringendo i vignaioli ad una vendemmia accurata selezionando minuziosamente i grappoli. E i prezzi? Finalmente qualcuno ha capito che la bolla speculativa è esplosa per cui per comprare questi vini, en primeur, non bisognerà chiedere un mutuo in banca. Percorsi di Vino non vi parlerà dei soliti grandi Bordeaux (Cheval Blanc, Latour, etc) ma vi darà alcune dritte per scoprire vini poco conosciuti ma di grande spessore. Magari il portafoglio ringrazierà!

Chateau Duhart-Milon 2008: 73% Cabernet Sauvignon e Merlot 27%. Molto denso nel bicchiere, questo vino ammalia il naso e la bocca con complesse sensazioni di frutta rossa matura, la carnosità del ribes, della ciliegia e della mora di rova è totalmente palpabile. I tannini sono setosi e in grande equilibrio con la struttura del vino. Ottima l'intensità e la persistenza di questo vino. Grande possibilità di invecchiamento. Una cassa da 12 bottiglie a circa 400 euro!

Château Pontet-Canet 2008: Molto concentrato alla visiva questo vino, a differenza del precedendente, presenta un naso dove frutta matura e un delicato floreale si uniscono dando vita ad una suadente armonia olfattiva. Alla gustativa il vino spiazza positivamente con la sua grande struttura, dove il carattere del tannino maturo e una grande acidità ben si fondono con una morbidezza di frutto forse un pò troppo accentuata. Grandissimo il finale per un vino che raggiungere un perfetto equilibrio tra qualche anno. Teniamolo in cantina.... Una cassa da 12 bottiglie a circa 700 euro!

Chateau Saint-Pierre 2008
: rubino intenso questo vino si fa amare per la sua freschezza sia al naso dove la frutta è bella croccante, sia al palato dove la spina acida rende ogni sorso molto piacevole e mai banale. Tannino estremamente vellutato per un vino di bella eleganza e persistenza. Non conoscevo Chateau Saint-Pierre, mia grande ignoranza oppure questi qua stanno facendo le cose seriamente da poco? Una cassa da 12 bottiglie a circa 400 euro!

Chateau Cantemerle 2008
: molto intenso al colore, concentra interessanti sensazioni di amarena e prugna matura, chiodi di garofano e corroboranti cenni balsamici che accentuano le note di freschezza come contraltare alla dolcezza della frutta rossa. Fitto e avvolgente, al palato sorprende per la grande sapidità e il lungo finale che termina con un tocco di liquirizia che rende la chiusura leggermente amarognola. E' ancora un pupo questo vino, diamogli tempo e anche in questo caso saremo di fronte ad un Bordeaux dal grandissimo rapporto q/p. Una cassa da 12 bottiglia a circa 200 euro! Oppure volete un'imperiale da 6 litri a circa 200 euro?

martedì 7 luglio 2009

Cernilli fa chiarezza(?) sulla lista dei vini del G8

Fortunatamente frequentando il forum del Gambero Rosso ho potuto chiarire grazie alla presenza di Daniele Cernilli, che solitamente latita da quelle parti, i motivi dell'inserimento dei vini nella famosa lista per il G8 in Abruzzo.
Secondo il Direttore sono state contattate, inizialmente, tutte le aziende che quest'anno hanno preso i tre bicchieri per verificare la volontà di queste a partecipare all'iniziativa. Solamente poche, direi pochissime, hanno risposto positivamente all'invito che, come dice lo stesso Cernilli, è stato gentilmente declinato da mostri sacri come Conterno, Biondi Santi, etc.
Tutto ok allora? Beh, non tanto, perchè alla fine l'immagine enologica italiana alla fine è rappresentata da poche aziende, spesso di relativa importanza, e da pochi vini la cui lista non include nessun Brunello, Barbaresco o Amarone.
Beh, però quelli presenti almeno sono tutti tre bicchieri? Nemmeno per sogno, alla fine le aziende hanno fornito quello che avevano, nulla di imbevibile però almeno lo sforzo di dare il meglio della loro produzione lo potevano fare....
Ah, sarebbe carino capire anche perchè Biondi Santi e gli altri non abbiano partecipato ad un evento del genere. Sarò colpa dell'antipatia dei potenti della terra oppure c'è altro dietro?

lunedì 6 luglio 2009

I 41 vini del Gambero Rosso al G8 in Abruzzo. E' davvero la migliore lista?

Sul sito del Gambero Rosso oggi è comparso un articolo col quale si annuncia con un certo orgoglio che il famoso crostaceo decapode sarà il portabandiera dell'eccellenza enogastronomica italiana durante il prossimo G8 che si terrà a L'Aquila tra l'8 e il 10 di Luglio.
Come si legge nell'articolo, la selezione operata dal Gambero Rosso, mira a far conoscere alcuni dei prodotti simbolo (dai salumi ai formaggi, dalla pasta ai dolci) firmati dalle migliori aziende artigianali italiane e affiancati dai vini di 60 delle cantine italiane di maggior prestigio.

«Non è stato facile – afferma Daniele Cernilli, direttore del Gambero Rosso – decidere chi inserire nell'elenco, vista la quantità e l'altissima qualità complessiva delle produzioni. Tenendo anche conto della provenienza degli ospiti, abbiamo voluto offrire un esempio delle più antiche tradizioni della cultura gastronomica italiana ma anche della capacità dei produttori di salvaguardare e valorizzare i diversi territori del Paese, ognuno ricco di storie, profumi e sapori assolutamente unici e irripetibili».

Tra i vini presenti la scelta, in maniera non troppo casuale, è finita su:

1. Albea - Selva
2. Albea - Petrarosa
3. Albea - Raro
4. Albea - Petranera
5. Albea - Lui
6. Allegrini - Veronese Palazzo della torre igt ‘06
7. Argiolas – Turriga ‘04
8. Az. Agr. Cottanera - Fatagione '06
9. Braida - Bricco dell'Uccellone '06
10. Brancaia - Blu '01
11. Bucci - Verdicchio dei Castelli di Jesi Villa Bucci Ris. '06; Verdicchio Cl. Sup.
12. Cantina sociale di Santadi - Terre Brune '05
13. Castello del Terriccio - Lupicaia '05
14. Cavit - Teroldego Rotaliano D.O.C. Bottega Vinai 2007
15. Colle Massari - collemassari montecucco ris. DOC 2005
16. Cuomo Marisa - Costa D'Amalfi Fiorduva '07
17. Donnafugata - Passito di Pantelleria Ben Ryé '07
18. Elio Grasso - Barolo Gavarini Chiniera '05
19. Ferghettina - Franciacorta Brut DOCG
20. Feudi San Gregorio - Greco di Tufo Cutizzi '07
21. Gianfranco Fino - primitivo di manduria es '07
22. La Broglia - Gavi docg del Comune di Gavi Bruno Bbroglia
23. Livio Felluga - Friulano '08 doc COF
24. Lorenzo Begali - Valpolicella Cl. Sup. Ripasso '07
25. Mastroberardino - Taurasi Centotrenta Ris. '99
26. Montevetrano - Montevetrano
27. Morgante - Don Antonio
28. Perticaia - Montefalco sagrantino docg '05
29. Saiagricola, Colpetrone - Montefalco Sagrantino '05
30. Saiagricola, Fattoria del Cerro - Nobile di Montepulciano '06
31. Saiagricola, Tenuta dell'Arbiola - Carlotta Barbera d'Asti '06
32. Saiagricola, Villetta di Monterufoli - Malentrata - Val di Cornia
33. San Felice - Chianti Cl. Il Grigio Ris. '05
34. Santa Barbara - Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Stefano Antonucci Ris. '06
35. Settesoli - Mandrarossa Grecanico igt Sicilia '08
36. Sorelle Bronca - P. di Valdobbiadene Extra Dry particella 68 '07
37. Tenuta di Capezzana - Carmignano Villa di Capezzana doc '05
38. Tenuta Sette Ponti - Crognolo '06
39. Trabucchi - Valpolicella Sup. Terre di S. Colombano '05
40. Uberti - Franciacorta
41. Vistorta - Friuli Grave Merlot Vistorta '06

Questa lista rappresenta davvero il meglio dell'enologia italiana? Oppure, come penso io, è solo un insieme di vini provenienti da aziende che, in qualche modo, fanno parte del circuito del Gambero Rosso?

Si diceva che a pensar male si commette peccato però spesso ci si prende....

Vedi qua

E poi qua

Potrei sbagliarmi, certo, però, con tutto il rispetto, una cantina come Albea addirittura presente con cinque vini al G8? E la SAI agricola? Mah, voi che ne pensate?

domenica 5 luglio 2009

Percorsi di Vino e lo chef Dino De Bellis insieme per "Bollicine sotto le stelle"

Ci si è messo anche il maltempo a Roma ma la serata che Percorsi di Vino voleva dedicare alle bollicine italiane si è svolta lo stesso, con successo, nonostante fulmini e grandine. Al nostro arrivo all’Incannucciata c’era un bellissimo arcobaleno a darci il benvenuto e tutta la brigata capitanata da Dino De Bellis era indaffarata a terminare il lavoro sugli ultimi deliziosi finger food che dovevano accompagnare l’evento.
Tre i vini che avevo scelto per la serata, tre piccole chicche che volevo condividere con gli altri invitati per far capire loro che si può bere frizzante con godimento e senza spendere un patrimonio.
Certo, non avevamo davanti i mostri sacri francesi della Champagne, però devo dire che il Prosecco millesimato “Luca Ferraro” di Bele Casel, lo spumante “Riserva Nobile” 2004 della Cantina d’Araprì e il Brut Rosè di Luca Abrate non hanno certo sfigurato davanti ad un pubblico di palati esigenti che l’Antica Osteria l’Incannucciata ha ospitato lo scorso giovedì.
Venendo ora ai particolari, il millesimato di Bele Casel per molti è stata una grandissima sorpresa, pochi infatti si aspettavano un Prosecco così godibile e per nulla banale, molto lontano dallo stereotipo del prosecchino bevuto nei peggiori bar delle metropoli italiane. Fantastico questo Prosecco che, nonostante 20 g/l di zucchero, non è mai stucchevole grazie alla bella vena acida e alla grande sapidità che regalano al vino un equilibrio fantastico, senza eccessi e con una nota minerale che fornisce al tutto una garbata eleganza. Altro che Paris Hilton nuda e dorata tra lattine di Prosecco! Il prezzo del vino? Chiedete a Luca di Bele Casel, rimarrete esterefatti, uno dei vini dal miglior rapporto q/p che mi sia capitato.
Altra sorpresa assoluta è stato lo spumante “Riserva Nobile” 2004 della Cantina d’Araprì, grande Metodo Classico da uva Bombino Bianco che quasi tutti i presenti avevano scambiato per un TrentoDoc. Non siamo nel nord Italia ma in Puglia, in una azienda nata nel 1979 dalla passione per il vino di tre amici jazzisti che, per scommessa, decidono di produrre spumante a San Severo, in provincia di Foggia, nel cuore della Daunia. Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore, da cui "d'Araprì", seguono personalmente tutte le fasi di produzione del loro spumante che producono artigianalmente ed in quantità estremamente limitata, come questo “Riserva Nobile”, a cui gli oltre 48 mesi sui lieviti conferiscono una grande complessità giocata su sentori di pera matura, mela cotogna, nocciola, muschio, pane tostato e miele. In bocca è di grande freschezza e morbidezza e il finale, su ricordi di vaniglia e frutta matura, è lungo e persistente. La Puglia non è solo vini rossi, c’è tanto altro oltre il Primitivo e il Negroamaro….
Col Brut Rosè andiamo a Nord da Luca Abrate, giovane azienda piemontese nata nel 1993 e che non molto tempo fa ho potuto conoscere su Vinix, il social network enogastronomico per eccellenza. Questo vino, spumantizzato secondo il metodo Martinotti, con una presa di spuma di tre mesi e affinato sui lieviti per almeno sei mesi, è realizzato totalmente con nebbiolo, caratteristica che lo rende estremamente particolare e dotato di tutti i pregi (tanti) e i difetti (pochi) che questa uva si porta con se. E’ uno spumante dotato al naso di suadenti nuance di frutti di bosco e violetta che in bocca mantiene le promesse olfattive corroborato anche da un piacevole tannino che lo rende estremamente piacevole se abbinato a piatti di carne succulenti. Noi all’Incannucciata non avevamo finger food a base di bistecca Fiorentina però il vino è andato giù lo stesso anche se qualche presente ha notato che la sua struttura “nebbiolesca” lo rende forse meno beverino rispetto agli altri due vini presentati.
Finisco questo piccolo resoconto ringraziando Dino De Bellis e tutto lo staff dell’”Antica Osteria l’Incannucciata” per lo splendido servizio offerto, Stefania De Carlo che, oltre ad essere una splendida compagna di vita, è diventata anche una brava sommelier e Giorgia Toti che ha collaborato alla grande nell’organizzazione di questo piccolo evento che spero abbia fatto conoscere al grande pubblico piccole realtà enologiche che vale la pena di promuovere visto il livello di qualità raggiunto dai loro vini. Grazie a tutti!

giovedì 2 luglio 2009

Verticale storica di Serra Fiorese Garofoli

Garofoli e il suo Verdicchio non hanno bisogno di presentazioni, soprattutto il Serra Fiorese, un vino che con la sua struttura e complessità può cavalcare benissimo il tempo e offrire emozioni incontrollate all’appassionato che si avvicina per la prima volta al magico mondo dei vini bianchi invecchiati.
Per capire come può evolvere un grande Verdicchio, dieci persone sono partite da varie parti di Italia alla volta di Castelfidardo dove Carlo Garofoli ci aspettava per una fantastica verticale di Serra Fiorese. Dal 1988 ai giorni nostri abbiamo fatto un viaggio sensoriale veramente incredibile.
Il 1988 incanta da subito con il suo colore giallo dorato carico e i suoi profumi intensi di miele, zenzero, pesca e albicocca matura, cedro e accenni di crema. In bocca è ancora vivo, ampio, polposo anche se a tanta struttura non corrisponde forse una persistenza equivalente. Annata che a detta dell’enologo ha sofferto una poco ottimale influenza del legno. Gran bel vecchietto comunque!
Il 1990 è forse un capolavoro di vino, è tutto quello che vorresti da un bianco invecchiato quasi 20 anni: eleganza, complessità, persistenza e struttura in un unico sorso. Macedonia di frutta, agrumi canditi, spezie esotiche e tanta mineralità al naso e una bocca dove grandissimo equilibrio, struttura e persistenza infinita vanno a tessere una unica emozione. Grande!
Il 1992, complice l’annata un po’ minore, è già più evoluto del precedente e si caratterizza per un naso un po’ chiuso dove fa capolino un lieve minerale e qualche sensazione di frutta gialla matura. In bocca perde senza dubbio il confronto con i precedenti in quanto squilibrato tra acidità e alcol che non viaggiano su piani paralleli rendendo, purtroppo, la beva un po’ difficoltosa.
Il 1994 è un vino estremamente godibile, di grande beva oggi anche se mi da l’idea di un nobile decaduto visto che la sua precedente classe ed eleganza la si può solo dedurre dalla degustazione. Un Verdicchio dal quadro olfattivo comunque interessante che ci inebria odori di la frutta esotica matura, zafferano e tocchi di resina, il tutto condito da un lieve minerale. Bocca di media ampiezza e struttura e che stenta ad allungarsi nel finale. Forse bevuto due anni fa era un grandissimo Verdicchio!
Il
1997 è il mio preferito in assoluto, forse anche aiutato dall’annata che a detta di Carlo Garofoli è stata la migliore in tantissimi anni. E’ un monumento al Verdicchio questo Serra Fiorese, dotato di grande freschezza al naso dove vi sono stuzzicanti ed esuberanti accenti di albicocca matura, pesca sciroppata, agrume candito, anice e tanta elegante mineralità. Splendido alla gustativa, esplode in bocca intensissimo e rinfrescato da elegante acidità e sapidità. Persistenza infinita per un vino che stenta a lasciarci e ci accompagna per un viaggio ai confini della realtà!
Il 1999, a detta dell’enologo, è stato un millesimo strano ma di grande godibilità visto che dalle sue precedenti degustazioni di Serra Fiorese erano dotati di una invadente per quanto godibile nota mielosa che, ovviamente, ritroviamo anche nel Verdicchio che degustiamo. Non solo miele però, ma anche frutta gialla matura e spezie dolci per un vino che fa della morbidezza il suo punto forte ma che, fortunatamente, riesce a tirar fuori una nota fresco/sapida che tende riequilibrare il tutto.
Il 2001 è un vino che comincia ad avvicinarsi alla giovinezza, inodora il calice con intriganti note minerali, un po’ boisè, accompagnate da accenni di frutta gialla appena matura e tocchi di ginestra. Palato di grande equilibrio e spessore, molto piacevole ed appagante la persistenza finale.
Il 2002, figlio di un annata piovosa, ha sicuramente meno potenza e struttura dei vini precedenti, anche se questo presunto deficit è bilanciato dalle grandissime note di freschezza del vino che conferiscono grande beva al vino. Finale ammandorlato molto lungo e di buona persistenza. Sicuramente un Serra Fiorese che non avrà un grandissimo futuro ma che, nonostante tutto, fa capire quanto siano bravi in cantina da Garofoli anche in condizioni difficili. Sorprendente.
Il 2003, figlio del sole e del caldo, rispetto alla sua giovane età è già un vino maturo dove frutta matura, fiori gialli passiti e una discreta mineralità formano un quadro olfattivo di tutto rispetto. Bocca di grande potenza anche se manca quella finezza e quell’equilibrio che avevamo trovato negli altri vini precedenti, soprattutto in quei Verdicchio di annate altrettanto calde che, a differenza di questo e nonostante l’età, avevano mantenuto una maggiore freschezza.
Il 2004 è già oggi un grandissimo vino dove il ventaglio olfattivo propone toni intensi di frutta estiva, miele, crema pasticcera, mandorla e un tocco di elegante mineralità. Bocca di grande spessore ed equilibrio, molto diretta con un finale molto lungo da dimenticare. Tenetelo in cantina, sarà uno dei migliori Serra Fiorese degli anni 2000.
Il 2005 come già scritto durante la mia degustazione al Vinitaly è un vino di grande equilibrio ed intensità, dotato di grande femminilità con i suoi profumi aggraziati di pesca, melone, spezie dolci e muschio. Bocca che non ricorderemo per l’esplosività ma per la grande finezza e la cremosità che gratifica il palato.
Il 2006, in anteprima, a detta di Carlo Garofoli è figlio di una grande annata (così come lo sono state la 2007 e la 2008). Olfatti di grande intensità che regala aromi di fiori bianchi, pera, pesca bianca, litchi ed erbe di campo. Assaggio caldo subito mitigato da sapidità e freschezza, questo millesimo, per ora, è stato commercializzato solo in Svezia visto che questo Serra Fiorese da quelle parti ha già vinto un premio. Intenditori!

venerdì 26 giugno 2009

Energyawine e Tenute Rubino: coppia vincente

Fortunatamente a Vinòforum, se scegli bene e cerchi di evitare la fauna che ho descritto in un articolo precedente, c'è anche gente in gamba che propone vini interessanti.
Mauro, di Energyawine, è una persona appassionata e competente e ho avuto il piacere di seguire il suo consiglio, cioè degustare i vini di Tenute Rubino che la sua società distribuisce in tutta Roma. Tenute Rubino non sono certo una sorpresa (forse lo è per me) perché da tempo le principali guide italiane mettono questa importante realtà pugliese ai vertici dell’enologia non solo regionale ma addirittura nazionale con una gamma di vini estremamente interessanti e molto territoriali. Ma come nasce Tenute Rubino? A metà degli anni 80, la famiglia Rubino, inizia a costruire l’azienda agricola, realizzando delle acquisizioni che, in un decennio, formeranno Tenute Rubino, quell’importante base produttiva, oggi, pienamente in attività, con oltre 200 ettari dedicati ad una viticoltura d’eccellenza. Sono gli inizi di un percorso produttivo che porterà alla nascita, nel 2000, di una nuova cantina di vinificazione e di affinamento a Brindisi città, e alla realizzazione di un progetto imprenditoriale centrato sulla produzione di vini di qualità, in un territorio, quello del nord del Salento, particolarmente vocato alla coltivazione della vite. I vigneti aziendali si estendono si estendono dalla dorsale adriatica fino all’entroterra brindisino su quattro tenute (Jaddico, Uggio Santa Teresa, Marmorelle, Punta Aquila) e gli impianti, con qualche piccola eccezione, hanno una densità per ettaro che oscilla tra le 4000 e le 6000 piante ed un sistema di allevamento prevalentemente a spalliera. Le rese per ettaro, variano per le diverse tenute agricole e per varietà: si va da rese al di sotto dei 50 quintali per ettaro con massimi che non superano gli 80 quintali per ettaro. Grande attenzione al vigneto e moderna tecnologia in cantina danno vita, come detto in precedenza, ad una serie di vini estremamente interessanti a partire dalla gamma “base” dove mi hanno impressionato per piacevolezza di beva due vini: il Giancòla 2007 e il Negroamaro 2006. Il primo è un bianco molto gradevole a base di Malvasia Bianca che offre al naso un profumo molto intenso, aromatico di pesca gialla, susina, frutta tropicale croccante, ginestra, fiori di acacia e miele. Al palato ritroviamo la stessa personalità olfattiva accanto ad una struttura estremamente avvolgente e ad un equilibrio gustativo di grande rispetto. Ma è la beva e la sua piacevolezza la cosa che ammalia di questo vino che nella calda estate romana trova un ottimo alleato. Il Negroamaro 2006 è stata la vera sorpresa, non mi aspettavo un vino base così piacevole e territoriale, sarei curioso di farlo bere alla cieca insieme ad altri mostri sacri dell’enologia italiana, ci sarebbero secondo me delle sorprese. Mettendo il naso nel bicchiere e chiudendo gli occhi ci ritroviamo all’interno della macchia mediterranea pugliese e la scia aromatica, accompagnata anche da note di frutta di rovo, pepe e viola appassita, è pianamente coerente anche alla gustativa dove troviamo vino fresco, sapido con tannini ben integrati. Buona la persistenza finale. A 10 euro è un vino da prendere a casse!