Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2001

Premetto, a mio modo di vedere, che parliamo di uno dei pochi spumanti italiani metodo classico in grado di dare filo da torcere agli champagne dei nostri "cuginetti" francesi.
Il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore è un cru, un blanc de blanc, di solo chardonnay, espressione di un vigneto di proprietà a Maso Pianizza, vicino a Trento, considerato unico per il particolar microclima che rende uniche le sue uve.


Maso Pianizza - Foto:http://www.viniesapori.net

La storia di questo spumante è affascinante. Convinto, per gli studi fatti in Francia, che un grande metodo classico può durare nel tempo come un grande rosso, nel 1972 Mauro Lunelli nascose, temendo di essere rimproverato dai fratelli Franco e Gino che guidavano l'azienda, alcune migliaia di bottiglie di Ferrari. Otto anni dopo, quelle stesse bottiglie, seguite giorno dopo giorno sempre di nascosto, vennero fatte degustare a tutta la famiglia. I giudizi furono talmente entusiastici che Mauro Lunelli fu costretto a scoprirsi con grande sorpresa e ammirazione da parte di tutti. Da allora, quelle bollicine furono chiamate con il nome del fondatore della casa e proposte sul mercato. Era il 1980. Il mito aveva inizio.



Il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2001 nasce da un'annata di grande potenzialità, caratterizzata da un andamento climatico regolare che ha garantito, soprattutto in estate, elevate escursioni termiche nel vigneto con conseguente evoluzione ottimale dello chardonnay. A Maso Pianizza la vendemmia è iniziata il 22 settembre, oltre un mese dopo l'inizio negli altri masi di proprietà, a dimostrazione di quanto diverso ed unico sia questo cru aziendale dove l'uva ha tempi di maturazione più lunghi.

Lo spumante ha un perlage elegante e, una volta messo il naso nel bicchiere, la prima cosa che ti viene in mente è che questo grande metodo classico italiano ha una mineralità talmente definita ed irruenta che qualcuna la definisce come "sfacciata". Non solo. Il terroir di Maso Pianizza viene talmente fuori che, dopo qualche minuto, emergono note salmastre, saline, a cui seguono toni di agrumi, ghiaia e castagna oltre alla classica crosta di pane che, dopo tanti anni, è davvero quasi un ricordo.
In bocca è sapido, quasi salino, la mineralità si fonde poi con gli aromi agrumati, freschi e vellutati in un matrimonio dagli esiti sorprendenti. Finale equilibrato, elegante, lunghissimo. 
Lunelli punta molto su questa annata e non facciamo fatica a credergli.


Fonte: L'Arcante

Grazie dei grazie ma manca il terzo grazie per formare le Tre Grazie. Intanto grazie a Bibenda 7 per le risate anni '90!

Forse è la prima volta che creo un titolo così lungo che, probabilmente, l'indicizzazione di Google non gradirà. 
Così è la vita, non potevo trovarne uno diverso e, in questo, Bibenda7, la newsletter settimanale della neonata Fis, mi ha dato una mano e uno stimolo, causa risate, a non chiedere la mia cancellazione dalla loro banca dati. Su questo devo dire che sono bravi.....

Sul numero cento, l'ultimo, la mia curiosità mi ha fatto cliccare sull'immagine in cui c'era scritto Thank You. Mah, ho pensato, chissà chi vorranno ringraziare.....


Dopo un secondo ecco apparirmi la schermata. Non ci potevo credere ma l'ho letto tutta perchè pensavo che alla fine ci fosse il cartello Scherzi a Parte.

Abbiamo registrato testimonianze di grande apprezzamento della nostra iniziativa che ha consentito ai Soci della (neonata solo di nome) Fondazione di entrare per due giorni al Vinitaly gratis e senza fare la fila.

Non senza un certo orgoglio ci fa piacere riportarne alcune.

Romina > È stato utilissimo… un trattamento decisamente VIP!

Marina > Red Carpet, grazie a Fondazione Italiana Sommelier mi sono sentita una privilegiata!

Giulio > Direi che è stato più che utile, fondamentale. Grazie!

Stefano > Una carta vincente, direi. Nessuna fila! Ingresso riservato! Grazie!

Michela > Utilissimo. Personalmente ho risparmiato un sacco di tempo - prezioso - evitando tutta la lunghissima fila che c'era. Come sempre, Fondazione Italiana Sommelier ha dato qualcosa in più rispetto a tutti gli altri. Grazie.

Mario > Era molto trafficato per via delle persone no fondazione ferme all'entrata che attendevano non si sa cosa e rumoreggiavano perché non riuscivano a entrare.

Antonietta > È stato utilissimo! Nessun problema all’ingresso: appena mostrata la tessera sono entrata senza fare la fila. Grazie alla Fondazione Italiana Sommelier.

Marianna > Per la prima volta in tanti anni niente fila! Alla grande!

Rosa > Io ho provato prima dalle entrate laterali senza trovare il varco. Farsi dire dove poter accedere è stata un’impresa, ma poi ne è valsa la pena.

Giuseppina > Perfetto!

Paola > Perfetto! Senza file e con un’accoglienza autorevolissima.

Claudia > I Soci della Fondazione non fanno la fila ed entrano dall’ingresso Autorità!

Augusto > Entrare dal varco Autorità è stato un privilegio!

Alessandro > Appena mostrata la tessera, senza dire una parola ci hanno fatto passare.

Roberto > Avete fatto una cosa meravigliosa!

Francesco > Grazie, è stato come avere il Telepass!

Gianni > Sono entrato assieme al Ministro! Ingresso autorità!

Giada > Abbiamo evitato almeno un’ora di fila!

Luca > Il fatto di avere a disposizione un numero di telefono da chiamare in caso di problemi all’ingresso, mi ha dato sicurezza.

Mara > L’ingresso al Vinitaly mi dà sempre un senso di smarrimento, stavolta no. Grazie!

Foto: systemfailureb.altervista.org

Una grassa risata e uno spavento mi ha riportato in mente le logiche di promozione televisiva anni '90 (Wanna Marchi docet) dove, a fronte di una vendita di un prodotto o di un servizio, in trasmissione veniva proposto l'angolo delle testimonianze "reali" (?) dove tristi casalinghe o improbabili pensionati elargivano grandi ringraziamenti al prodotto di turno che in pochi giorni aveva avuto il merito di avergli migliorato la vita.

A me quel tipo di pubblicità testimoniale mi ha sempre fatto storcere il naso causa poca credibilità di quegli interventi che mi sono sempre chiesto se erano davvero così reali e sinceri come volevano farci credere.

In tempo di social media marketing mi chiedo che senso abbia riproporre una pubblicità del genere, vecchia e scarsamente credibile, che sembra far riferimento al vecchio proverbio "è come chiedere all'oste se il vino è buono".

Ahi, ahi, caro FMR!! 

Nel frattempo, aspettando che qualche povero sommelier diventi testimonial televisivo della Nuova Bellezza in salsa ricciana, vi ripropongo un grande spot dei Centri Dimagranti Sobrino. Sia mai che qualcuno tragga spunto....













Vinitaly 2014 e il peggior comunicato stampa dell'anno

L'avevo evocato pochi giorni fa tramite Twitter, aspettavo con ansia, tra le mille mail arrivate in questi giorni di Fiera, il comunicato stampa peggiore dell'anno in tema di vino ed argomenti affini.

Ed eccolo qua, è stato abbastanza facile individuarlo, leggetelo in tutta la sua "bellezza"!!!

Ciao Andrea,
temo che non sarà facile seguire qualche suggerimento da parte della nostra agenzia in fatto di nuove etichette e nuovi assaggi ma io ci provo ugualmente.

..........e poi non so se conosci i vini del XXXXX, uno dei nomi storici del Chianti Classico. XXXX presenterà in occasione di Vinitaly un nuovo assemblaggio che con le sue poche migliaia di bottiglie vuole rappresentare una piccola gemma delle vigne della proprietà. Il nuovo vino si chiama XXX, sarà annata 2009 e parlerà del territorio del Chianti Classico con le voci del Merlot, del Petit Verdot e del Syrah.

Ma sì, dai, parliamo della Toscana e del Chianti Classico con tre uve autoctone del luogo.....!!!!

MITICI!!!!

Foto: www.elencopsicologimilano.it

Tselepos Winery tra Driopi Rosé e Nemea Driopi

Avevo già parlato di questa importante azienda vinicola greca quando, con il mio amico Costas, avevo bevuto un ottimo Moschofilero prodotto da Yiannis Tselepos, un signore baffuto che ha avuto il pregio di salvare questo vecchio vitigno del Peloponneso dall'estinzione.

Passa qualche mese ed ecco che il mio amico greco "de Roma" mi porta a degustare altre due bottiglie di Tselepos, un rosé e un rosso a base di Agiorgitiko, uva considerata tra le migliori di tutta la Grecia il cui nome deriva da Agios Georgios (San Giorgio).
I vigneti, differentemente da quanto visto per le uve moschofilero piantate nella regione dell'Arcadia, si trovano nella zona viticola della Nemea (una delle più grandi in Grecia) caratterizzata da catene montuose che, pian piano, degradano in colline e pendii verdeggianti ricoperti da vigneti, situati ad altezze che vanno dagli 850 ai 200 metri s.l.m., dove l'Agiorgitiko è la varietà più coltivata.

Vigneti in Nemea

Dal vigneto aziendale di circa 9 ettari acquisito nel 2003 da Yiannis Tselepos, composto anche da vigne di oltre 50 anni di età, nascono i vini che ho in questo momento davanti a me, il Driopi Rosé 2013 e il Nemea Driopi 2012.

Il primo, la cui vinificazione prevede una macerazione sulle bucce per 36 ore, è un rosato abbastanza spiazzante per le diverse anime che lo compongono. Al naso, infatti, è abbastanza "scontato" con i suoi freschissimi aromi di caramella al lampone e fragolina di bosco. Il discorso però cambia totalmente al sorso dove si fa austero, diretto, minerale e con un finale sapido e persistente che, in qualche  modo, ridà punti ad un vino che si fa apprezzare se abbinato, come abbiamo fatto noi, anche ad una bella pasta all'amatriciana!


Il Nemea Driopi 2012, anch'esso 100% Agiorgitiko, si caratterizza per una fermentazione in acciaio e un successivo affinamento in barrique per 8-10 mesi. Il naso è ancora molto chiuso, deve aprirsi, e solo con un'adeguata ossigenazione riesco a percepire l'alito di un frutto scuro al quale sensazioni di radici, liquirizia e terra aggiungono adeguata e sperata complessità.
La bocca, più di tutti, svela l'estrema giovinezza del vino che in questa fase evolutiva è più verticale che orizzontale mantenendo una bellissima bevibilità. Sicuramente il tempo conferirà al sorso quel quid in più indispensabile per confermare all'Agiorgitiko quella fama che lo vede spesso collocato sul podio dei migliori vini della Grecia.



Spumante Nature Sergio Mottura 1996

Champagne, Franciacorta e Trentodoc.

Champagne, Franciacorta e Trentodoc.

Champagne, Franciacorta e Trentodoc.

Sempre le stesse zone, sempre gli stessi nomi con, a volte, qualche sterzata in zona Verdicchio.

La tradizione spumantistica italiana, per fortuna, è molto più ampia di quanto si possa credere e nel Lazio, nel nord della mia Regione, c'è un'azienda che oltre a produrre ottimi vini bianchi come il Poggio della Costa e il Latour a Civitella, dà vita ad un interessantissimo metodo classico chiamato semplicemente "Vino Spumante di Qualità" Nature Mottura.

Ritorno a parlare di questo vino dopo tanto tempo, era il 2010 quando su Percorsi di Vino raccontavo le impressioni della mia visita all'azienda con relativa degustazione di uno splendido Spumante "targato" 1992  che così descrivevo: "Metto il naso, sono consapevole che sto odorando un pezzo di storia, riconosco facilmente l’agrume candito, la cotognata, il sapido minerale, poi escono le arachidi, tocchi di camomilla. Non ha grandissima complessità olfattiva, non lo paragonerei ad uno champagne di pari annata ma è ugualmente emozionante. In bocca non tradisce, direi che migliora decisamente con una spina acida davvero importante che tiene su tutta la struttura del vino che al palato sa tanto di sassi e frutta gialla matura. Bella progressione finale".

Pupitre all'interno della cantina Mottura

Tutte queste sensazioni, questi ricordi, sono riaffiorati quando pochi giorni fa ho aperto una bellissima magnum di Spumante Nature Millesimato 1996 tenuta per troppo tempo in cantina in attesa dell'occasione giusta che, come spesso mi accade in questi ultimi giorni, è stata una cena al Salotto Culinario di Dino De Bellis.

Prima di passare alle impressioni gustative, però, una breve parentesi tecnica per capire la genesi di questo vino che, come leggiamo sul sito internet, è prodotto totalmente da uve chardonnay provenienti dal vigneto "S. Martino" impiantato su terreno argilloso di medio impasto nel 1979. La coltivazione segue regole biologiche: solo concimi organici (ricavati dai residui delle vinacce integrate con le fecce del vino) e prevenzione delle malattie crittogamiche con rame e zolfo. Nessun trattamento insetticida. 
La vinificazione avviene con spremitura soffice, decantazione dei mosti e fermentazione a temperatura controllata. Dopo la "presa di spuma" il vino matura sulle fecce per almeno cinque anni in antiche grotte scavate nel tufo con temperatura naturale e costante di 12°C. Dopo la sboccatura lo spumante riposa per almeno sei mesi prima di essere immesso in commercio.


Il 1996 che ho degustato con un pò di amici, sboccato nel novembre 2010, è uno spumante che ha sicuramente raggiunto il suo apogeo in quanto le durezze giovanili, la sferzante acidità data dal suolo di Civitella d'Agliano, sono ben più che domante da una morbidezza e da una cremosità che rende sia l'olfatto che la beva di estrema "golosità".
Il profilo aromatico, infatti, sa di mela golden, pera matura, fiori gialli appassiti, tocchi di pasticceria, fieno, frutta secca e pan di zenzero.
Al gusto l'equilibrio la fa da padrone e la cremosità dello spumante, unita a sensazioni di frutta secca, miele millefiori e vaniglia, ci accompagna verso un finale affatto scontato visto che la chiusura, sapida, ben bilancia la parte più "amabile" del vino.



Una grande spumante del Lazio di cui spesso si parla poco. Troppo poco!

Il vino in Scozia non è più fantasia - Rassegna Stampa Web

Cambia il clima nel Nord Europa: le estati sono più calde e lunghe, gli inverni più miti e piovosi. Così c'è chi pensa di approfittarne, anziché languire nella nostalgia delle brume antiche. 

Tra questi c'è lo scrittore Christopher Trotter, cultore delle tradizioni gastronomiche degli highlander, che ha pensato di metter su un'azienda vitivinicola nella contea di Fife, nella Scozia Sud-orientale. 

È la terra di Gordon Brown - l'ex primo ministro britannico; e di Adam Smith - l'economista del XVIII Secolo. Né l'uno né l'altro avrebbero mai pensato di bere un goccio di vino autoctono. Eppure - a partire da quello prodotto nella scorsa vendemmia - sarà possibile assaggiare lo "Chateau Largo". È prodotto dall'entusiasta neoviticoltore Trotter, che già pregusta l'avvento dei vini scozzesi nell'esclusivo regno di Bacco, finora appannaggio quasi esclusivo di culture agronomiche ben più meridionali e calde. 

Ma che vino è? 
Il bianco di mister Trotter è prodotto con una varietà di uva tedesca, il Solaris. Si tratta di un ibrido ottenuto dall'agronomo Norbert Becker nei laboratori di Friburgo, in Germania, nel 1975 e che ha ottenuto una specifica protezione varietale nel 2001. 

Foto: stuartfrew.wordpress.com

Conseguenze del clima che cambia 
Il cambiamento climatico è un "global issue", un tema globale che coinvolge tutti, cittadini e istituzioni. Ma in poche realtà politiche è sentito quanto in Scozia. Lassù, nel Nord dell'arcipelago britannico, il governo autonomo ha costruito un massiccio meccanismo di controllo del fenomeno e un vasto esperimento di comunicazione. L'agenzia scozzese di protezione ambientale, SEPA, offre una grandissima quantità di informazioni per i cittadini, gli operatori economici e gli amministratori locali. Coordina i servizi d'emergenza e indica soluzioni possibili per affrontare i cambiamenti indotti nell'ambiente.

Le temperature e il soleggiamento 
In base ai dati disponibili, nel corso dell'ultimo secolo in Scozia la temperatura media è cresciuta di oltre 1°C, e la tendenza è chiaramente al rialzo. Si tratta, nel medio termine e secondo gli scenari più pessimistici per quanto riguarda l'andamento delle emissioni di gas-serra, di una vera emergenza. Secondo la SEPA la Scozia rischia di riscaldarsi di 3,3-4,9 °C entro il 2050. 

Tra meno di quarant'anni, se lo scenario peggiore si avvererà, la vigna di Mr. Trotter sarà più rigogliosa e verde degli antichi vigneti del Chianti. Chissà se, per allora, anche gli scozzesi avranno imparato a fare il vino buono..