La Brinca, ovvero la semplice grandiosità della cucina ligure - Garantito IGP

La strada sale, sale e continua a salire, per poi catapultarti in un piazzale davanti ad una serie infinita di colline, dove il bosco lascia ogni tanto spazio a qualche olivo.
L’ingresso della Brinca è qualche metro indietro ma il panorama che si gode dalla sala è lo stesso.

La Brinca è a Ne, per la verità sopra.


Nel senso che è in cima ad un cucuzzolo a qualche chilometro dal piccolissimo paese,  uno dei cinque comuni italiani con il nome più corto, perché anche su questo risparmiano in Liguria.
IL ristorante si autodefinisce caneva con fundego da vin, che nella mia libera traduzione vuol dire trattoria dove si mangia grande cucina ligure e si beve alla stragrande.
Prima di tutto il locale: sia l’ingresso che la sala principale ti danno l’idea di essere a casa di amici: i tavoli, i mobili, l’apparecchiatura danno un senso di tranquilla pulizia e ti pare quasi di intravedere le vecchie nonne che, chi con una vetrina, chi con un altro mobile, hanno contribuito all’arredamento.

La Brinca è nata nel 1987 grazie alla famiglia Circella e alla sua storia, fatta di personaggi che in cucina e nella vita hanno sempre dato grande importanza alle verdure dell’orto, all’olio, alle carni selezionate, ai ritmi e ai sapori delle stagioni.
Mangiare alla Brinca non è andare a ristorante ma da amici che mettono in tavola per te la loro maestria culinaria e i prodotti di casa.
Però attenzione, questi amici sono molto poco liguri quando ci si avvicina al menù: per questo consiglio uno dei due menù degustazione (Il tradizionale e il menù di magro) solo a chi è a digiuno da due giorni, perché già con gli antipasti della nostra campagna, rischi di saziarti.


Infatti nel primo piatto del menù Tradizionale che mi hanno portato c’erano Prebugiun di Ne, raviolo alla brace, raviolo fritto, baciocca di patata quarantina bianca genovese, una foglia di borragine fritta, la panella, il panmartin e  la frisciulla al pesto” e scusate se è poco.
Dato che le dosi non sono omeopatiche potete capire come il resto del menù (losanghe rustiche al pesto di mortaio, ravioli di erbette cu Tuccu, noce di vitellone con la salsa di Pinoli, piccolo assaggio di Formaggi locali e Il tris di dolci) possa creare qualche problema a chi non ha spazi adeguati da dedicargli.

Prima di parlare di altri piatti vorrei però chiarire un concetto: qui non siamo di fronte ad una cucina moderna e raffinata, nei piatti della Brinca c’è molto di più, c’è la certezza di una cultura che nel tempo ha conservato i saperi del territorio e li ripropone con grazia non leziosa e profonda convinzione. In ogni boccone che metterete in bocca c’è la vera cucina ligure, condita con un filo d’olio e tanta attenzione alle materie prime.
Per questo, magari chiedendo solo un assaggio di antipasto,  potrete prendere i corzetti di farina rustica con i funghi e le noci al nero di trombette, o il minestrone alla genovese con i taglierini fatti a mano, o le lattughe ripiene in brodo, sicuri di gustare sapori unici, forse in qualche caso decisi, ma sempre equilibrati.


Potrete magari continuare con il coniglio al forno ripieno alle erbe o con la punta di vitellone alla bacche di ginepro per poi chiudere con i dolci della Pierangela, che cambiano stagionalmente.

Cambia poco invece la carta dei vini, perché una selezione così accurata, imponente, puntuale e a prezzi assolutamente bassi e molto difficile da migliorare. Si spazia dalla Liguria all’Italia all’estero, toccando vini che solo dei  veri conoscitori appassionati possono aver selezionato. Anche in questo la Brinca ti stupisce.

Tornerete a valle avendo speso attorno ai 50 euro per una cena che vi avrà fatto conoscere da vicino la grande tradizione ligure e (perché no)  la grande, appassionata e simpatica famiglia Circella.

La Brinca
Via Campo di Ne, 58 NE (Genova)
Tel.  0185337480

chiuso il lunedì, aperto a pranzo solo sabato, domenica e festivi.


Nasce il Disciplinare di produzione “vino VinNatur”

Venerdì 15 luglio l’assemblea dei soci VinNatur – Associazione viticoltori naturali ha approvato a maggioranza il DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEL VINO VINNATUR proposto dal consiglio direttivo. 

Angiolino Maule, fondatore e attuale presidente dell’associazione spiega:“Questo disciplinare di produzione, e il piano di controlli che lo completa, sono il nostro ulteriore passo nella direzione della chiarezza e trasparenza verso chi sceglie di bere i nostri vini. Dal 2008 analizziamo a nostre spese i vini di tutti i soci, ogni anno, per verificare che siano liberi da residui di principi attivi di pesticidi (ne ricerchiamo 200) e se qualcuno per tre anni viene trovato positivo deve lasciare l’associazione. Monitoriamo anche la presenza di anidride solforosa per comprendere meglio il lavoro del vignaiolo in cantina
Questo documento, sul quale siamo concentrati da oltre un anno, mette nero su bianco le pratiche di vigna e cantina ammesse e non ammesse, secondo la nostra visione della viticoltura. Ora che abbiamo avuto l’approvazione dei nostri soci possiamo procedere con il successivo step, ossia la versione definitiva del PIANO DI CONTROLLI che stiamo elaborando in collaborazione con alcuni enti certificatori riconosciuti dal MIPAAF; ad esso è affidato il compito di far rispettare ciò che è consentito dal disciplinare, che sarà in vigore dall’annata 2017. 


Ogni azienda associata, almeno una volta l’anno, riceverà la visita dell’organo di controllo che verificherà l’operato del vignaiolo sia in vigna che in cantina.
I controlli sono un punto fondamentale perché, secondo noi, alle parole vanno preferiti i fatti: chi sceglie di bere vini naturali ha il diritto di avere garanzie tangibili su ciò che troverà dentro la bottiglia. Non basta dichiararsi “vignaioli naturali”, è necessario essere realmente consapevoli della grande responsabilità che si ha nei confronti della salute di appassionati e clienti, e agire con trasparenza. 

Questo disciplinare è uno strumento dinamico, che sarà verificato e aggiornato in futuro sulla base della collaborazione con gli enti di controllo e del procedere dell’esperienza negli accertamenti presso la varie aziende, perché l’obiettivo non è punire a tutti i costi ma far crescere le conoscenze e la cultura dei nostri produttori in modo che siano in grado di gestire in maniera consapevole difficoltà e/o problemi che si possono presentare durante il loro lavoro. Vi è un impegno costante dell’associazione nel fornire agli associati un supporto tecnico-scientifico per aiutarli a rispettare le norme che abbiamo insieme definito, sia consentendo loro l'accesso ai risultati e alle esperienze dei vari progetti di ricerca e delle prove sperimentali che da anni svolgiamo in collaborazione con ricercatori universitari e professionisti, sia attraverso convegni di approfondimento tecnico".

Questo, in particolare, il disciplinare adottato dall'Associazione che riporto integralmente:

1. Nel vigneto 

L'agronomia in vigneto persegue l'obbiettivo di allevare piante sane e predisposte ad una elevata resistenza alle avversità (malattie, siccità, carenze), quindi è fondamentale prestare particolare attenzione alla fertilità biologica del suolo, alla tutela della biodiversità e all'equilibrio dell’ecosistema vigneto. 

Pratiche ammesse: 

• concimazioni organiche (letame maturo, compost vegetale o misto) 
• concimazioni “verdi” (sovesci o cover crop) 
• inerbimento autoctono 
• ossigenazione e lavorazione autunnale del suolo al fine di migliorare permeabilità e struttura dello stesso 
• gestione dell'erba interceppo con mezzi meccanici (sfalcio o lavorazioni) 
• uso di prodotti a base di zolfo per contrastare l'oidio (limitando ad un massimo di 60 kg/ha di zolfo polverulento all'anno) 
• uso di prodotti a base di rame per contrastare peronospora ed escoriosi (limite massimo 3 kg/ha di rame metallo all'anno) con l’obbiettivo di riduzione dello stesso. Il limite massimo va calcolato sulla media di rame metallo usata negli ultimi tre anni. 
• uso di prodotti di derivazione naturale, corroboranti, a residuo nullo, come ad esempio estratti vegetali, alghe, propoli, funghi o microrganismi antagonisti che permettano di ridurre l'uso di prodotti a base di rame e zolfo, fino ad eliminarli completamente in condizioni favorevoli 
• irrigazione esclusivamente a goccia solo per soccorso 
• vendemmia manuale 

Pratiche non ammesse: 

• concimazioni minerali, organico-minerali e chimiche di sintesi 
• diserbi o disseccamenti chimici 
• uso di antiparassitari di origine sintetica, sistemici e citotropici, non consentiti in agricoltura biologica 
• uso di fosfiti 
• uso di insetticidi chimici 
• vendemmia meccanica 
• coltivazione di viti Cisgeniche ed OGM o uso di prodotti di derivazione OGM.

2. In cantina 

Pratiche ammesse:

• fermentazione spontanea con uso esclusivo di lieviti indigeni, quindi già presenti nell'uva e negli ambienti di vinificazione 
• possibilità di modificare la temperatura del mosto o del vino al fine di garantire il corretto svolgimento delle fermentazioni 
• unico additivo/ingrediente ammesso è l'anidride solforosa (sotto forma pura o di metabisolfito di potassio). Il vino in bottiglia deve avere un quantitativo di anidride solforosa totale non superiore a 50 mg/litro per vini bianchi, frizzanti, spumanti e dolci e non superiore a 30 mg/litro per vini rossi e rosati. L’impegno verso una riduzione dell’impiego dell’anidride solforosa deve essere costante, fino al totale abbandono. 
• uso di aria ed ossigeno per ossigenazione di mosti o vini 
• uso di anidride carbonica, azoto o argon, esclusivamente per mantenere il vino al riparo dall'aria e quindi per saturare eventualmente contenitori o attrezzature 
• filtrazioni con attrezzature inerti aventi pori non inferiori a 5 micrometri (micron) per vini bianchi e rosati e 10 micrometri (micron) per vini rossi

Pratiche non ammesse: 

• chiarifiche tramite prodotti a base di albumina, caseina, bentonite e carbone vegetale oppure con enzimi pectolitici 
• uso di lieviti selezionati commerciali (anche se consentiti dal Regolamento UE sul vino biologico), enzimi, lisozima e batteri lattici 
• uso di qualsiasi additivo estraneo ad esclusione di anidride solforosa, nei limiti prefissati nel paragrafo sopra 
• pratiche invasive atte ad alterare le caratteristiche intrinseche del vino e a modificarne i processi di vinificazione, ad esempio: dealcolizzazione, trattamenti termici superiori a 30°C, concentrazione tramite osmosi inversa, acidificazioni o disacidificazioni, elettrodialisi e uso di scambiatori di cationi, eliminazione dell'anidride solforosa con procedimenti fisici, micro filtrazioni. 

Piano di Controlli Allo scopo di verificare il rispetto del Disciplinare di produzione da parte degli associati, VinNatur ha redatto uno specifico Piano di Controlli, che sarà applicato da un ente/istituto di certificazione riconosciuto dal MIPAAF – Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali con il quale verrà attivata una collaborazione.

Identificazione ed etichettatura 

L’obiettivo principale di questo disciplinare di produzione è quello di comunicare, con chiarezza e trasparenza, il nostro operato in vigna e in cantina a chiunque acquisterà una bottiglia di vino naturale VinNatur. Per raggiungere questo scopo è necessario rappresentare con un simbolo semplice e riconoscibile le norme produttive che tutti i soci VinNatur si impegnano a rispettare. 

Per questa ragione riteniamo molto utile che ogni socio produttore abbia la possibilità, in modo facoltativo, dopo la sottoscrizione, di apporre su tutte le etichette dei vini prodotti le seguenti indicazioni: 
• quantitativo di anidride solforosa totale al momento dell'imbottigliamento espressa in mg/litro, determinato dall'analisi ufficiale per l'esportazione (ottenuta con metodo per distillazione) o in alternativa da analisi ufficiale per l'approvazione del vino a DOC o DOCG
• simbolo approvato dall'Associazione.

L’Associazione VinNatur precisa che i vignaioli che non intendono, o non possono, sottoscrivere gli impegni e rispettare le norme contenute in questo disciplinare, non potranno essere soci. Essere produttori di vino naturale VinNatur è una scelta non un obbligo.

Villa Diamante - Fiano di Avellino Vigna della Congregazione 2011 per il Vino della settimana di Garantito IGP

di Roberto Giuliani

Un vino che ci regala emozioni a non finire, testimone della classe e unicità di questo fiano, riconoscibile in mezzo ad altri cento.


Sono trascorsi vent’anni dalla nascita di Villa Diamante e un anno e mezzo dalla scomparsa prematura di Antoine Gaita. I vini restano a ricordarci tutta la sua grandezza.


Susanna Crociani - Rosso di Montepulciano 2009 per Garantito IGP

Di Roberto Giuliani

l Rosso di Montepulciano è un vino di serie b che non dura nel tempo? Se qualcuno lo pensa provate questo 2009 di Susanna Crociani! E pensare che non l'ho neanche conservato in cantina, si è fatto la bellezza di cinque inverni e cinque estati in una stanza dove le temperature hanno avuto variazioni notevoli, da +15 a +29 gradi, eppure eccolo qui nel calice in splendida forma.


Certo, mi direte che Susanna non è una produttrice qualsiasi, che lei fa ogni vino con lo stesso amore e la stessa attenzione, su questo non ci sono dubbi, ma è proprio una persona come lei che ci consente di capire quanto questa tipologia di vino non sia da sottovalutare; il Rosso ha il vantaggio sul Nobile di costare decisamente meno, di essere più pronto per essere apprezzato, ma può anche sorprendere per la sua caparbia resistenza al tempo, indice che quando il sangiovese... pardon, prugnolo gentile, è di qualità, non è un tempo più lungo di legno a fare da garanzia di longevità.

Basta immergersi tra i variegati profumi per capire quanta bellezza c'è in questo vino, ritrovare dopo sette anni la viola mammola, la susina, la ciliegia ancora pimpanti e per nulla "cotte", la dice lunga, così come l'inserirsi delizioso di sfumature di menta ed alloro, con addirittura delicati riverberi agrumati.

Splendido approdo al gusto, dove tutto è in perfetta armonia, ancora freschissimo ma con un tessuto tannico assolutamente vellutato e un frutto generoso che tornisce le pareti della bocca rendendo il sorso puro godimento.
Un vino pieno di grazia, delizioso, fortemente toscano, da non perdere. Babbo Arnaldo ne sarebbe andato fiero.

Cantina Crociani
Via del Poliziano, 15 - 53045, Montepulciano (SI)
Tel. 0578-757919


Opus One, viaggio al centro della Napa Valley

Per quelli come me che sono sempre stati affascinati dalla California e dai suoi vini, la visita presso Opus One dovrebbe essere inserita in cima alla lista dei desidere perché questa azienda, più di altre, incarna l'essenza della Napa Valley sia in termini di immagine sia, ovviamente, in termini di prodotto finale.
Giunti davanti l'entrata, infatti, capisci subito che ogni cosa intorno a te, ogni centimetro quadro, rappresenta il giusto biglietto da visita di un territorio che è stato costruito negli ultimi quaranta anni sulla base di geniali colpi di brand management.


Entrata

Per comprendere esattamente dove siamo oggi è opportuno tornare indietro nel tempo di oltre 40 anni e volare fino alle Hawaii, presso il Mauna Kea Beach Hotel, dove Robert Mondavi, il pioniere del vino della California, e il Baron Philippe de Rothschildl'anima dello Château Mouton Rothschild,  si incontrarono per la prima volta per gettare le basi per una delle join venture più importanti e innovative del secolo scorso visto che, dalla loro futura collaborazione, Vecchio e Nuovo Mondo si uniranno dando vita ad un taglio bordolese made in Napa Valley.



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Boccadigabbia - Le Grane 2015 è il Vino della settimana di Garantito IGP

Dai Colli Maceratesi proviene l’uva ribona, detta anche uva montecchiese, greco maceratese o verdicchio marino che Elvidio Alessandri fermenta una seconda volta (fare le grane) attraverso l’aggiunta di uva surmatura. Le Grane 2015 è un vino di corpo dotato di grande trasporto sapido. Bella scoperta!


http://www.boccadigabbia.com/

Le Piane: ieri, oggi e domani

Pensavo di averli persi, lo giuro, ed invece i miei appunti dedicati all'ultima tappa del mio #AltoPiemonteWineTour2015 sono magicamente ricomparsi svelandomi ancora le emozioni e i sapori della visita fatta circa un anno fa presso Le Piane di Christoph Kuenzli che negli anni '90, assieme al suo amico enologo Alexander Trolf, ha investito e rilanciato il territorio di Boca, ormai quasi abbandonato, dopo aver conosciuto l'ottantenne Antonio Cerri ed essere rimasto folgorato dal vino, praticamente invenduto, che questi teneva custodito nelle sue vecchie botti. Non so con certezza cosa sarebbe oggi questa terra senza la forza, anche finanziaria, di Christoph ma, di certo, so che da allora, ovvero da quando l'areale del Boca poteva contare solo su 10 ettari vitati, molte cose sono cambiate, migliorate se pensiamo che, oggi, solo Le Piane possiede circa 8 ettari di vigneti, tra nuovi e vecchi, grazie ad un costante lavoro di acquisizione di tanti piccoli appezzamenti di bosco trasformati poi in vigne di almeno un ettaro e mezzo.



Ad aspettarmi, questa volta, non ci sarà Christoph ma Giampi (Giampiero Renolfi), il suo fido responsabile commerciale, che con la macchina già accesa parcheggiata davanti al punto vendita aziendale è pronto per coinvolgermi nel "classico" giro dei vigneti.

Iniziamo dal vigneto Traversagna  che si trova ad un’altezza che va dai 450 ai 470 metri s.l.m., e comprende le aree denominate “Chiò”, “Alta Vecchia”, “Alta Nuova” e “Bassa”, nel comune di Prato Sesia. Ha una superficie di 17.200 metri, ed è composto da 6000 piante, allevate con sistema Guyot semplice ed in parte a terrazza, delle varietà nebbiolo 72,5%, vespolina 27%, sirah 0,5%. In particolare Giampi mi fa vedere l'ultimo pezzo di vigna che è stato piantata, circa 8000 metri, che si caratterizza per le piante provenienti da elezione massale dei vigneti vecchi di Maggiorina di Boca e consiste di 60% vespolina, 20% croatina, 8% nebbiolo e malvasia di Boca 2%.


Per motivi di tempo non passiamo presso Mottosergo (1 ettaro e mezzo nel comune di Boca composto da nebbiolo 85%, vespolina 14%, uva rara 1%) e Valvecchi (1 ettaro e mezzo nel comune di Boca composto da nebbiolo 63%, vespolina 25%, uva rara 2%, barbera, syrah e croatina 10%) perchè ci dirigiamo dritti al cuore storico dell'azienda visitando il Cru Le Piane. 

Il vigneto si trova ad un’altezza che va dai 420 ai 460 metri s.l.m., e comprende le aree denominate “Cerri” (impianti anni '20 ristrutturati nel 2001) e “Meridiana”. Ha una superficie di 14.000 metri, ed è composto da 7000 piante, allevate con sistema Guyot semplice, delle varietà Nebbiolo 88%, Vespolina 11%, uva rara 1%. 

Un posto magico, dal silenzio assordante. Solo ora capisco perchè Christoph si è innamorato di questo territorio. 

Alzo lo sguardo verso la vigna del Cerri e la mia mente si immagina il buon Antonio chino sulla schiena a coccolare le sue piante.

 
 

Sotto la vigna “Meridiana” proseguono due vigne vecchie, appartenenti a Santino Oldrati e Bruno Duella, dove da 10 anni si raccolgono le uve che finiranno nel vino "Maggiorina". 

Riprendiamo il tour e scendiamo leggermente a valle dove Giampi mi fa visitare velocemente la zona denominata Montalbano-Castello "Le Vecchie Maggiorine". La tutela del passato in questo caso è ancora più evidente visto che l'azienda, con sforzi notevoli, è riuscita a custodire e valorizzare, grazie anche all'opera di Anna Schneider dell’Università Agraria di Torino, oltre 10 appezzamenti piccoli (ca. 1000-2000 metri quadri ciascuno) di vecchie vigne (anno 1915 circa)  allevate a “Maggiorina” composte da croatina 70%, nebbiolo 10%, vespolina 10%, e 10 altre varietà autoctone fra quali anche uve a bacca bianca come erbaluce e malvasia di Boca. Le uve vengono usate per il vino “Maggiorina” e da una selezione dei vigneti più alti e ripidi per il vino “Piane”.


Terminiamo la discesa tra boschi e (pochi) vigneti e, ripresa la strada principale proseguiamo verso la cantina situata, guarda un po', a Via Cerri. Una moderna cancellata in ferro fa da guardiano ad un altro pezzo di storia preservato da Cristoph e i suoi soci.





Passando vicino a quelle botti che un tempo furono del Cerri e che oggi, ovviamente, sono state integrate da altri contenitori, vengo pervaso come da un senso mistico che Giampi riesce a farmi passare invitandomi ad assaggiare i vari vini in affinamento molti dei quali, oggi, in commercio.

Partiamo degustando la Maggiorina 2014 (40% nebbiolo, 40% croatina, 5% vespolina, 15% altre uve autoctone, anche di bacca bianca) che in questa fase giovanile risulta ancora leggermente scomposta ma dotata di grande complessità giocata tra frutta rossa e spezie.


Il Mimmo 2013 (65% nebbiolo, 30% croatina, 5% vespolina) è invece molto più pronto del precedente è grazie al suo cuore "vinoso" risulta già ora di beva irresistibile.


Il Le Piane 2012 (90% croatina e 5% vespolina) mi piace molto per la sua spigliatezza mediata da un affinamento in tonneaux che ne addolcisce la carica tannica rendendola al tempo stessa fresca, vivace e di grande profondità. Le vecchie vigne da cui proviene non mentono.


Del Boca (nebbiolo 85% e vespolina 15%), degustato dalla botte nei millesimi 2013, 2012 e 2011, non mi sento di fornire giudizi visto che, con le ovvie differenze date dall'annata, sono oggi ancora abbastanza enigmatici e in evoluzione. L'unica cosa certa riguarda la piacevolezza del vino che anno dopo anno Cristoph e il suo staff riescono a migliorare regalandoci Boca sempre più misurati ed eleganti. Il Cerri ha lasciato la sua eredità in buone mani.


Come al solito si è fatto tardi e dobbiamo rientrare alla "base" anche perchè nel primo pomeriggio ho l'aereo per Roma. Giampi, però, un'ultima chicca me l'ha lasciata e prende le forme liquide del Plinius 2007.


Il nome, anzitutto, deriva da Plinio il Vecchio, scrittore romano, che già nella sua Naturalis Historia (23 – 79 d.C.) aveva parlato dei vini di questa bellissima terra piemontese. La storia del Plinius è invece più recente e ha una sceneggiatura che solo dopo molte peripezie ha raggiunto il lieto fine. Giampi, infatti, mi spiega che il Plinius è il risultato di un mosto "impazzito" di nebbiolo da Boca che, per chi sa quali motivi, durante la fermentazione in una specifica vasca di acciaio aperta ha raggiunto temperature proibitive che hanno toccato anche i 38°. "Ovviamente - mi spiega - i lieviti hanno cessato di lavorare prima che tutto lo zucchero residuo, ce ne erano ancora 12 g/l, fosse trasformato in alcol.

Tutto sembrava perso ma, colpo di scena, il vino ricomincia a fermentare anche se in maniera lentissima. E pur si muove, deve aver esclamato Cristoph che a gennaio 2008, segue il suo istinto e, dopo aver svinato, travasa il vino all'interno di una grande botte di rovere di Slavonia. Il nebbiolo ripaga il suo coraggio, lentamente si "muove" e, anno dopo anno, evolve, migliora, perde ogni sentore di ossidazione. Il baco sta prendendo le sembianze della farfalla e finalmente, dopo cinque anni,  Cristoph riesce a domare questo vino che, dopo essere stato tagliato con  un saldo di vespolina, è stato imbottigliato ed affinato per altri 18 mesi".



Degustando il vino, curioso come una scimmia, ho potuto notare che, in effetti, questo Boca ha una marcia in più. Probabilmente questa (inattesa) modalità di vinificazione, e il successivo affinamento, hanno conferito a questo vino una tridimensionalità che altri stentano a raggiungere. E' profondo e di grande struttura ma, al tempo stesso, di grandissima bevibilità. E' fresco e verticale ma, contemporaneamente, si fa spazio in bocca allargandosi prepotentemente e puntellando il cavo orale di insospettabili rotondità. Memorabile se dovessi dare un giudizio per quanto riguarda la persistenza. Territoriale fino al midollo che mi si chiedesse di descriverlo in poche parole.

Di Plinius 2007 sono disponibili solo 1998 bottiglie e 600 magnum e, al dettaglio, costa più o meno 85 euro. Molto? Beh, Cristoph ha lanciato la sfida: il grande Boca, anche sui mercati internazionali, non è secondo a nessuno!