Superwhites 2011: il mio "coup de coeur" si chiama Bressan Mastri Vinai


Non lo ha fermato nè la pioggia battente nè derby della capitale (grande Totti), il popolo del vino bianco friulano questa domenica si è mosso ancora una volta compatto verso il St. Regis alla ricerca della sua bottiglia preferita.
Sarà la vecchiaia, sarà che forse mi sto evolvendo come degustatore ma, all’interno di queste orgie enoiche fatte di caldo e ressa opprimente, non mi ci ritrovo più, faccio fatica a valutare, capire, parlare col produttore alla ricerca di qualche spunto che mi permetta di capire di più sulla sua filosofia. Tra una spinta e l’altra una luce su tutti si è accesa. 


Sotto il riflettore di Percorsi Di Vino metterei sicuramente Fulvio L. Bressan, dell’omonima azienda, che ritengo un vero e proprio “vinoverista” politicamente scorretto del mondo del vino. Sanguigno, diretto, schietto (anche troppo), mi ha rilasciato queste poche dichiarazioni che la dicono lunga sul suo credo.


I suoi vini sono davvero appassionanti, escono quando dice lui e come dice lui. Non è vittima del mercato visto che le ultime quattro annate, non ritenendole dignitose, non usciranno proprio. “Non lasciarti fregare da chi ti dice che sono grandi annate” mi dice in tono perentorio, “se lo fa ti sta prendendo per il c…”.

La sua filosofia è naturale quanto le sue parole:  

  • Selezione manuale massale delle viti ed uso preferenziale di ceppi autoctoni (vietata la clonazione e tutti gli O.G.M.) 
  • Potatura, spollonatura eseguite solo manualmente. 
  • Coltivazione personale del vigneto senza l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi, rispettando la vite ed i suoi cicli naturali (esclusione totale di diserbanti e/o dissecanti e/o pesticidi) 
  • Utilizzo esclusivo di concimi naturali, cioè stallatici o vegetali, oppure nessuna concimazione. 
  • Vietata l’irrigazione, anche di soccorso, perché l’acqua, da sempre, diluisce il corredo aromatico e l’intensità del vino. 
  • Vendemmia fatta solo manualmente delle uve perfettamente sane e mature (no vendemmie anticipate). 
  • Fermentazione ottenuta grazie ai lieviti indigeni naturalmente presenti sull’uva, escludendo assolutamente l’uso di lieviti industriali sintetici. 
  • Nessuna aggiunta ai mosti di anidride solforosa o altri additivi / nessun intervento chimico (l’anidride solforosa potrà essere aggiunta solo in minime quantità al momento dell’imbottigliamento e comunque in quantità inferiore o uguale alla certificazione biologica). 
  • Vietato l’utilizzo di aromatizzanti biologici e/o chimici. 
  • Maturazione del vino sulle proprie “fecce fini” fino all’imbottigliamento. 
  • Nessuna filtrazione (pratica che, comunque e sempre, impoverisce e sterilizza il vino) 
  • Utilizzo esclusivo di tappi di sughero rigorosamente monopezzo naturale, affinché ogni vino abbia nel tempo il suo miglior alleato. 
  • Etichettatura rigorosamente manuale (…ogni bottiglia è una creatura unica…).
Tre i vini bianchi presenti, tutti annata 2006: Carat, Verduzzo Friulano e Pinot Grigio.

Il Carat, classico uvaggio ottenuto dall'unione di Tocai Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla, si apre al naso con sentori di miele di castagno, albicocca, cotognata, mallo di noce, zenzero, pasta di mandorla. In bocca, la morbidezza fornita dal passaggio in legno, parte in barrique e parte in fusti di rovere da 2000 litri, ben equilibria una certa tannicità del vino. Finale delizioso su sentori di miele e frutta gialla matura.


Il Verduzzo Friulano è un altro vino estremo come il suo creatore visto che sia al naso che in bocca, a bicchiere coperto, può sembrare un rosso soprattutto per la sua tannicità che, anche in questo caso, viene stemperata da un passaggio in barrique per circa otto mesi. Finale abboccato su toni di mandorla, acacia e frutto tropicale appassito. Da provare sul Montasio.


Il Pinot Grigio, vinificato in acciaio, ha profumi di frutta matura, frutta secca ed erbe di campo ed essendo meno estremo dei precedenti è il vino di Bressan più facilmente abbinabile a tavola. Equilibrato al palato ha una persistenza di grande spessore giocata su note di frutta secca e fieno.


Chiudo questo post ringraziando tutti gli amici di Slow Food che ancora una volta hanno organizzato al meglio un grande evento come questo. Alla prossima!


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