Josko Gravner e il vino naturale


C'è troppa confusione nel mondo del vino e ad aumentare il caos ci si mettono anche coloro che, nel loro piccolo, stanno dando una mano al nostro pianeta.
Troppe frammentazioni attorno al concetto di biologico e biodinamico: Vini Veri, VinNatur, Renaissance Italia sono solo parte dei movimenti che stanno alla base del vino naturale. Quale scegliere e perchè?


Come al solito la saggezza sbroglia le matasse più contorte. Josko Gravner, rispondendo ad una domanda di un giornalista riguardo la necessità di adottare un disciplinare per garantire la qualità dei vini naturali, ha risposto così: 

Gentile Signore, 

non è il primo e visto come stanno andando le cose, credo che non sarà neppure l’ultimo che mi chiede quanto da lei scritto, spero di essere chiaro e di non essere frainteso. Credo che il problema che ha scaturito tutta questa confusione nel mondo del Vino, sia lo stesso che ha stravolto tanti altri mondi… il problema sono i soldi! Guardi il calcio come è stato ridotto, e così anche il mondo del Vino non è stato risparmiato, infatti da quando sono entrati gli interessi degli industriali cioè la nuova generazione dei contadini, delle banche, delle assicurazioni… la semplice passione per la Terra ha dovuto lasciare spazio alla complicata passione per il business! 

Ed è così che un mondo semplice come quello del Vino è dovuto diventare complesso, io vengo da una famiglia di contadini per noi il Vino è sempre stato Vino, buono o cattivo, l’enologia moderna ha soppiantato una enologia di migliaia di anni… e oggi il vino non è più solo Vino, ma ci dicono che può essere: Vino biologico, Vino naturale, Vino non filtrato, Vino filtrato, Vino vero, Vino biodinamico, Vino senza solforosa, eccetera.
Lei mi chiede cosa ne penso dei Vini naturali, se sia giusta o meno una certificazione… 

Non so quale sia la risposta, perché io faccio il Vino, il mio Vino, e non quello dettato da un disciplinare o da una tendenza! E per fare il mio Vino cerco di rispettare al massimo la mia Terra, rispettando tutto l’ecosistema.
In tutti questi anni ho visto l’inutilità dei disciplinari, delle certificazioni, perché alla base di ogni vino prima ancora dell’uva ci dovrebbe essere l’onestà del produttore e questa non la si impara andando a scuola o aderendo ad un disciplinare di produzione… e tanto meno la si può certificare. 

Josko
Fonte:  Bibenda.it

2 commenti:

Marco Riva (http://ilbeverino.over-blog.it ha detto...

E chi dice che debba per forza esistere un disciplinare? Bisognerebbe chiedere ai produttori chiaramente!Se ne hanno l'esigenza credo che servano basi molto solide per costruire una mentalità costruttiva.

Difficile scegliere in questo "mondo di ladri" anche perchè tante volte, troppe forse, ci si nascondende un pò dietro al fatto di far vino naturale, biodinamico ecc...per aver l'opportunità di produrre(quasi certamamente in modo "pulito") e poter tirare il collo al consumatore.
Certo, bisogna tenere in considerazione le piccolissime realtà che non possono campare "d'aria", però lo sforzo credo debba esserci da entrambe le parti.
Questa è un'idea generale chiaramente, che va al di fuori di loghiche particolari che però, come tali, saranno apprezzate solo da chi se lo può permettere relegando ancora la media nazionale del vino ad un bene di lusso non quotidiano.

Natascia ha detto...

Molto difficile districarsi tra le diverse associazioni e le manifestazioni stesse.Inoltre che dire delle certificazioni? Come ho espresso sul mio blog http://eticavitis.wordpress.com/credo che il conseguimento della certificazione non possa essere l'unico obiettivo a cui aspirare per il produttore che voglia fare davvero la differenza.Dovrebbe, invece, rappresentare un valore aggiunto di garanzia per l'acquirente, unitamente alla serietà del produttore stesso.