André e Jacques Beaufort e quel senso per lo Champagne d'autore

Ormai su di loro si è veramente scritto tutto, un misto tra realtà e leggenda che vede il 1969 come anno zero per Jacques Beaufort che, ammalatosi per i prodotti di sintesi che usava suo papà André sulle sue vigne e i suoi meleti, decise di convertirsi all'agricoltura biologica.
Da allora, i suoi sei ettari e mezzo di vigneto non ricevono alcun trattamento di sintesi perchè il terreno è lavorato solo con zappatura superficiale, impianti di compostaggio vegetali prodotti da loro stessi in azienda arricchiti con polvere di ossi di macelleria e farina di sangue. Il risultato è una Terra ricca di organismi viventi.

André Beaufort - Fonte: imperatrice.com.hk

"I miei vicini di casa mi accusano di mantenere i parassiti! Io rispondo che questi hanno la funzione di distruggere i predatori e bilanciare la vita nella mia vigna!", ama ripetere con ironia Beaufort che, inoltre, per limitare l’impatto ambientale dei funghicidi tollerati in agricoltura biologica (rame e zolfo), sperimenta da diversi anni l’omeopatia e l’aromaterapia, utilizzando soluzioni di piante e oli essenziali di produzione propria.

I vigneti del domaine, 75% a pinot nero ed il resto a chardonnay, sono collocati ad Ambonnay, classificato Grand Cru, e Polisy, nella Côte des Bars, dipartimento dell’Aube, 130 km più a sud. 

Anche per quanto riguarda la vinificazione e la gestione della cantina Beaufort non ha eguali: al vino base, fermentato con lieviti indigeni parte in botte e parte in acciaio, viene lasciata fare la malolattica al fine di evitare di aggiungere troppa solforosa. Il tirage, pertanto, avviene spesso a ridosso dell'estate. 
L'affinamento sui lieviti, inoltre, che per legge francese deve durare minimo 15 mesi per i sans année e 3 anni per i millesimati, viene protratto almeno a 18 mesi per gli champagne d'annata mentre i grandi millésimé possono restare sur lattes anche molti anni. 
Al termine, la sboccatura viene fatta rigorosamente à la volée mentre il dosaggio finale, che avviene grazie all'introduzione di zucchero d'uva concentrato, ha il solo scopo di creare le tre grandi tipologie di Champagne Beaufort: Brut, Demi-Sec e Doux.
 
La Cantina

Da Remigio, qualche calda serata fa, per combattere la sete e la voglia di buono, mi sono riunito con un gruppo di amici per bere un pò di Beaufort che Stefano custodisce gelosamente nella sua cantina. In pratica ci siamo sgargarozzati:

André et Jacques Beaufort Polisy Brut Réserve (80% pinot nero e 20% chardonnay): champagne che mi è sembrato opulento e cremoso, sa di frutta gialla ed erbe di campo. Bocca di grande finezza, morbido, lungo, un bell'inizio.
 

André et Jacques Beaufort Ambonnay Grand Cru Brut Réserve (80% pinot nero e 20% chardonnay): cambio di marcia rispetto al precedente, il vino è più complesso visto che riesco a percepire nettamente la mela cotogna, l'agrume, l'albicocca, la frutta candita, il tutto all'interno di uno scrigno minerale di grande compattezza. Bocca di grande struttura, fresca, equilibrata e di grande persistenza. 
 

André et Jacques Beaufort Ambonnay Grand Cru Brut Rosé (100% pinot nero): il rosé per chi non ama bere in rosa. Così l'ho definito, subito dopo averlo golosamente terminato, questo champagne che si dimostra essere per nulla scontato: ok, c'è la frutta rossa, la fragolina e il ribes soprattutto, ma se qualcuno pensa che l'insieme sia caramelloso e stucchevole...beh...allora è fuori strada. La linea d'insieme è dura, netta, decisa, così come il sorso che è più maschile che femminile. Da provare per chi vuole emozioni forti e..maschie.
 

André et Jacques Beaufort Ambonnay Grand Cru Brut Millesimé 1996 (80% pinot nero e 20% chardonnay): una "snasata" e capisci. Un sorso e capisci. Capisci che certe vette sono irrangiungibili per molti, capisci che c'è una superiorità netta che deriva dal DNA e che nessun tipo di prodotto o pratica enologica di potrà mai dare. Capisci che questa profondità dà un'emozione simili ad una immersione nella fossa delle Marianne, capisci che da questo champagne Ron Howard ha preso spunto per girare Cocoon, capisci cosa vuol dire mineralità ed acidità, didattiche per quanto irragiungibili, insomma per circa 120 euro c'è il Nirvana a portata di mano.
 

André et Jacques Beaufort Ambonnay Grand Cru Rosé Doux (100% pinot nero): prima di stappare tanti mi avevan detto che non lo prendevano perchè a loro i vini dolci non piacevano. Apri questo rosé, lo bevi, e ti si rivolta il mondo. "Non ci posso credere" è stato il commento più sobrio dato da una persona che, in preda ad un nuovo misticismo, ha cominciato a chiamare tutti i clienti di Remigio per annunciare la sua conversione alla nuova religione chiamata Doux di Beaufort. Questi sono champagne mostruosi dove assolutamente non riesci a sentire nulla di dolce, la struttura e l'acidità impertinente riescono a mascherare incredibilmente 50 g/l di zucchero residuo per offrire all'appassionato un vino dolce non dolce che come descrittore principale ha una mineralità rossa che non ascriveresti a nessun essere vivente. Se tanto mi dà tanto il Rosé Doux 1990 è un vino alieno...


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