Sorsi di Alto Adige a Roma


Prima regola di ogni manifestazione enologica: mai andare dai migliori produttori presenti appena entrati altrimenti l'enfasi da raduno di eno-appassionati finisce immediatamente e tutti gli altri vini sembreranno degni della serie B alcolica.


Visto che amo infrangere le regole, durante la manifestazione "Emozioni sensoriali d'alta quota" organizzata dall'Ateneo dei Sapori di Roma, mi sono subito diretto verso Armin Kobler che, secondo me, poteva darmi un metro di confronto importante rispetto alle altre produzioni presenti. Col senno del poi, non mi ero sbagliato.
Il suo Ogeaner 2010, chardonnay in purezza da vigneti di 50 anni, è denso di frutta gialla croccante e decisamente fresco e sapido in bocca. Se amate alcuni chardonnay polposi e mediterranei tenetevi alla larga.
Il Klausner 2010, pinot grigio in purezza da vigneti di circa 40 anni, è l'esatta antitesi ad alcuni "vini naturali" da medesimo vitigno che trovo in giro. Qua regna la frutta a polpa bianca, l'acidità sprezzante ed una certa glacialità di beva. Un pinot grigio alla Messner che intona:"Altissimo, purissimo, Koblerissimo!"
Il Feld 2010 è il mio Gewürztraminer, ogni volta che lo bevo non nutro dubbi sul fatto che molti vignaioli dovrebbero guardare da queste parti per impostare la loro produzione spesso incentrata su aromaticità e pesantezza ai massimi livelli così come i relativi residui zuccherini che ti impastano la bocca peggio dello zucchero filato. Basta con ste piacionerie! Il Feld è un Gewürztraminer fine, sa di rosa, muschio e spezie senza essere travolgente, sa attrarti con una bellezza austera ed intrigante senza mettersi i tacchi a spillo e la gonna corta. Per me un vero bisogna dargli la fascia di capitano e fargli cantare l'inno di Mameli!

Armin Kobler

Continuando a trasgredire alla prima regola del buon eno-appassionato mi reco al banco della Cantina di Terlano dove provo i tre bianchi: il Terlaner 2011, il Vorberg 2009 e il Quarz 2010. Il primo, blend di pinot bianco, chardonnay e sauvignon, è stato imbottigliato pochi giorni fa ed infatti è giovanissimo ed un filo scomposto sulle sue note di frutta bianca e lieviti. 
Molto meglio il Vorberg 2009 che conferma la sua fama con complesse note di pesca gialla, pompelmo rosa e fiori alpini. Bocca tesa, sapida ed avvolgente che darà il meglio tra qualche anno. 
Il Quarz 2010 è l'archetipo del sauvignon altoatesino degustato durante la manifestazione: grande aromaticità, anche troppa per me, e classici sapori di anice, limone e...pipì di gatto.

E gli altri produttori? Nulla di eccezionale, molti vini base senza pretese, molti 2011 scomposti ed arroganti e qualche vino rosso a base Lagrein senza infamia e senza lode. Inutile dare descrizioni di cose che non mi hanno impressionato. 
Unica eccezione per Girlan che, pur orfana del Gschleier, ha presentato il Pinot Nero Riserva Trattmann, un vino dalla buona complessità aromatica giocata su toni di frutta rossa matura e scura mineralità. Bocca intensa, potente, strutturata, forse manca un pò di eleganza ma il vino è ancora giovane e si farà (?).


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