Il senso di Luca Ferraro per il Prosecco...Colfòndo


Ho bevuto Colfòndo per la seconda volta durante la visione de “Il senso di Smila per la neve” e, tra un bicchiere e l’altro, ho pensato che, come la protagonista aveva una connaturata sensibilità per tutto ciò che riguardava il ghiaccio, anche Luca Ferraro di Bele Casel in qualche modo doveva avere una spiccato intuito per tutto ciò che riguarda il Prosecco perché, grazie ai suoi prodotti, da un po’ di tempo a questa parte ho cambiato, in meglio, il mio modo di vedere e bere quello che in tanti ancora chiamano prosecchino.

Luca Ferraro dal blog Oliva e Marino
Colfòndo è la Tradizione, il Prosecco di una volta, quando in assenza di autoclave il vino veniva fatto rifermentare in bottiglia con i propri lieviti che, così come accade col metodo classico, con il fenomeno dell’autolisi si depositano sul fondo della bottiglia conferendo al prodotto maggiore complessità organolettica.
Bere un prosecco di questo genere significa avere di fronte a se una bottiglia simile a Dottor Jekyll e Mister Hyde perché, a seconda del nostro amore per i lieviti, possiamo bere il vino in versione limpida oppure, come dovrebbe essere, torbida.

Bicchiere di Colfòndo
Bere Colfòndo limpido significa non agitare la bottiglia prima dell’apertura e, in questo senso, privarsi degli effetti benefici dei suoi lieviti in sospensione. In tal caso il Prosecco sarà molto standard, un buon vino da aperitivo e niente più.
La vera natura del Prosecco Colfòndo la si capisce solo dopo aver agitato la bottiglia. L’ho fatto anche l’altra sera e il risultato è stato ancora una volta un vino tutt’altro che banale.
Luca sul suo sito internet lo definisce spiazzante, io non posso che condividere se paragono questo Prosecco con il 90% della produzione che troviamo in giro per l’Italia e, soprattutto, per il mondo dove questo nome è spesso abbinato a prodotti di infima qualità.

Etichetta
Il vino è di colore bianco opaco, torbido, spuma birrosa, maschio come lo è anche il naso dove gli aromi che pervadono il nostro olfatto sono decisi, diretti. Si sente subito la frutta bianca matura, pera quasi in versione yoga, poi esce l’agrume, netta la nota di pompelmo, e una nota minerale, direi salina che mi ricorda la Camargue.
La bocca conferma totalmente il naso, il vino è vibrante nella sua freschezza e, al termine della deglutizione, lascia spazio ad una sapida e lunga persistenza tutt’altro che banale.
Il prosecchino da bar di periferia cercatelo altrove, non da Bele Casel!

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