senesi. E' quanto ha stabilito la giuria del concorso culinario bandito durante la 23/ma Mostra di San Giovanni d'Asso, conclusasi domenica. Dopo la 'prima' dello scorso anno, si e' infatti rinnovato il connubio tra il Comune di San Giovanni e l'Associazione nazionale 'Donne del vino', presenti in questa occasione con una rappresentanza del Lazio e dell'Umbria. Otto le proposte vinicole in lizza per la qualifica di miglior abbinamento con dei medaglioni di chianina farciti con pecorino e tartufo. La giuria composta da giornalisti del settore enogastronomico ha indicato nel Sirah rosso Igt Lazio 'Donnardea', presentato da Veronica Trasmondi, l'accostamento ideale. Un giudizio ufficializzato dal sindaco di San Giovanni d'Asso, Michele Boscagli, presente la Vicepresidente della Camera dei Deputati Rosi Bindi. ''Per il secondo anno l'Associazione Donne del Vino ha voluto 'sposare' il tartufo bianco delle Crete senesi, e questo ci onora doppiamente'' ha affermato Michele Boscagli, sindaco di San Giovanni d'Asso, assicurando un impegno sempre piu' orientato alla valorizzazione delle nostre tipicita' aperto a tutte le possibili occasioni di approfondimento della cultura agroalimentare. ''A fine mese - ha annunciato Boscagli - parteciperemo all'asta mondiale del tartufo di Roma, ed in dicembre renderemo visita ai cittadini di Hautvilliers, la localita'-patria dello champagne con cui il tartufo delle Crete ha avuto un connubio due anni fa''. La presidente regionale per il Lazio dell'associazione Donne del Vino Patrizia Patini ha sottolineato come ''questo connubio con le Crete senesi, dopo due anni, si stia gia' rivelando ricco di soddisfazioni''. E a nome della presidente nazionale Pia Maria Berlucchi ha anticipato la volonta' di proseguire questa sperimentazione negli accostamenti tra i vini delle aziende vitivinicole a conduzione femminile e l'eccellente bianco delle Crete. Al concorso 2008 avevano preso parte anche l'Igt Lazio Le Vignole Colle Picchioni, presentato da Paola di Mauro; l'Atina Doc Cabernet Cominum di Maria Pinto; l'Igt rosso Lazio Castello di Torre in Pietra, di Elisabetta Angiuli; L'igt rosso Umbria Castello di Montoro Marchese Patrizi di Flaminia Marinaro; l'Igt Lazio MIsa Casale Mattia di Lucia De Sanctis; L'Aglianico Villa Sasso di Marisa Taffuri; l'Igt Lazio rosato Villa Santa di Pina Terenzi.IL MAGICO CONNUBIO TRA TARTUFO SENESE E SIRAH ROSSO IGT LAZIO DONNARDEA
senesi. E' quanto ha stabilito la giuria del concorso culinario bandito durante la 23/ma Mostra di San Giovanni d'Asso, conclusasi domenica. Dopo la 'prima' dello scorso anno, si e' infatti rinnovato il connubio tra il Comune di San Giovanni e l'Associazione nazionale 'Donne del vino', presenti in questa occasione con una rappresentanza del Lazio e dell'Umbria. Otto le proposte vinicole in lizza per la qualifica di miglior abbinamento con dei medaglioni di chianina farciti con pecorino e tartufo. La giuria composta da giornalisti del settore enogastronomico ha indicato nel Sirah rosso Igt Lazio 'Donnardea', presentato da Veronica Trasmondi, l'accostamento ideale. Un giudizio ufficializzato dal sindaco di San Giovanni d'Asso, Michele Boscagli, presente la Vicepresidente della Camera dei Deputati Rosi Bindi. ''Per il secondo anno l'Associazione Donne del Vino ha voluto 'sposare' il tartufo bianco delle Crete senesi, e questo ci onora doppiamente'' ha affermato Michele Boscagli, sindaco di San Giovanni d'Asso, assicurando un impegno sempre piu' orientato alla valorizzazione delle nostre tipicita' aperto a tutte le possibili occasioni di approfondimento della cultura agroalimentare. ''A fine mese - ha annunciato Boscagli - parteciperemo all'asta mondiale del tartufo di Roma, ed in dicembre renderemo visita ai cittadini di Hautvilliers, la localita'-patria dello champagne con cui il tartufo delle Crete ha avuto un connubio due anni fa''. La presidente regionale per il Lazio dell'associazione Donne del Vino Patrizia Patini ha sottolineato come ''questo connubio con le Crete senesi, dopo due anni, si stia gia' rivelando ricco di soddisfazioni''. E a nome della presidente nazionale Pia Maria Berlucchi ha anticipato la volonta' di proseguire questa sperimentazione negli accostamenti tra i vini delle aziende vitivinicole a conduzione femminile e l'eccellente bianco delle Crete. Al concorso 2008 avevano preso parte anche l'Igt Lazio Le Vignole Colle Picchioni, presentato da Paola di Mauro; l'Atina Doc Cabernet Cominum di Maria Pinto; l'Igt rosso Lazio Castello di Torre in Pietra, di Elisabetta Angiuli; L'igt rosso Umbria Castello di Montoro Marchese Patrizi di Flaminia Marinaro; l'Igt Lazio MIsa Casale Mattia di Lucia De Sanctis; L'Aglianico Villa Sasso di Marisa Taffuri; l'Igt Lazio rosato Villa Santa di Pina Terenzi.Ed infine...WINE SPECTATOR'S TOP 100 WINES OF 2008..la chiusura del cerchio....
Rapida occhiata alla top 100 di Wine Spectator. Tra sgomenti e risate varie ecco cosa mi è venuto in mente:
- che se il Concha y Toro Cabernet Sauvignon Puente Alto Don Melchor 2005 è il 12° vino al mondo, allora Paris Hilton sarà il prossimo nobel per la fisica
- che se proprio un barolo 2004 doveva essere inserito, allora al posto di pio cesare era meglio il Barolo Vigneto La Villa 2004 dei fratelli Seghesio
- che se ti chiami Seghesio allora hai probabilità di diventare famoso (vedi posizione 10 e 14 della classifica)
- che Château L’Evangile 2005 ha preso 100 punti ed è arrivato 21° in classifica. Mistero parkeriano..
- che nella classifica sono stati messi a casaccio alcuni vini bianchi italiani che James Suckling (fido scudiero parkeriano che si “interessa” di Italia) aveva menzionato qualche tempo fa http://www.terredora.net/public/italiano/Wine%20Spectator_August_08.PDF. Spiegatemi allora il motivo del perché il Terredora Falanghina Irpinia 2007 è arrivato 59° e l’Attems Pinot Grigio Collio 2007 70° pur avendo lo stesso punteggio (90) nella Top-Value Italian White. Mistero della fede?
- perché si premiano sempre gli stessi? Nell’Oreno della Tenuta Sette Ponti, Parker ci faccia il bagno? E in Italia perché non ce lo filiamo (o quasi) di pezza? Secondo stime ufficiose tale bottiglia vende qualche unità alla Festa del Carabiniere..Scherzo eh!!
Sono convinto, non potrò mai fare il sommelier in America! O forse devo cambiare mestiere?
Piccoli vignaioli laziali crescono: l'azienda agricola TreBotti
produrre vino sono tre? Allora l'azienda vitivinicola non potrà che chiamarsi Trebotti!!Nel Lazio non sono in pochi a puntare su questi giovani produttori di origine trevigiane che recentemente, nel 2003, hanno acquisito alcuni terreni collinari nella zona della Valle Teverina e sull’Oasi di Alviano, circa 18 ettari di terreni collinari, che offrono un perfetto laboratorio naturale ove sperimentare e creare vino di qualità, seguendo i dettami dell’agricoltura biologica.
Il vino dell'anno per Wine Spectator è...and the winner is...........
Un cileno caro amico mio, il vino dell'anno è un cileno,
non sai che dal Cile vengono i migliori vini del mondo? E te che ancora vai in giro per la Borgogna o vai in Champagne o in Langa a cercare vino di bere. Là è il nuovo paradiso, al massimo col pinot nero o col nebbiolo taglieremo la prossima partita di Tavernello Riserva.Wine Spectator's Top Ten Wine's of 2008: 4.......3........2!!!
Bordeaux's sweet wines shared the limelight in the region's legendary 2005 vintage. Many châteaus, like Guiraud, long under the direction of Xavier Planty, produced their best wine ever. During the harvest, grape pickers passed painstakingly through the estate's 210 acres of 35-year-old Sémillon and Sauvignon Blanc vineyards, selecting only grapes affected by botrytis. By harvest's end, each acre yielded only enough grapes for 54 cases of wine, with about 20 percent of that set aside for the estate's second label.
This red from Portugal's Douro River Valley is at the crest of the new wave of high-quality table wines issuing from the historic heartland of Port. Up to 30 different grape varieties from old-vine vineyards compose this refined blend. Some of the grapes are foot-trodden in lagares during initial fermentation, and the wine is then aged 18 months in French (85 percent) and American oak. It is neither fined nor filtered before bottling. The winemaking team includes Manuel Lobo, Dominic Morris and Tomás Roquette.
Estate manager John Kolasa claims that nature did the lion's share of the work in 2005, leaving him and his team with a relatively simple job. Yet vast investment at the estate since the mid-1990s by the owners, who also control Chanel, enabled Rauzan to reap the benefits of a great growing season. The estate's grand vin, which reached a quality pinnacle in 2005, is 54.5 percent Cabernet Sauvignon, 39 percent Merlot, 5 percent Petit Verdot and 1.5 percent Cabernet Franc, selected from 74 of the 128.5 acres of vineyards.Wine Spectator d'Italia la classifica s'è destaaaaaaaa!!
anche finalmente, arriva il primo (e ultimo) italiano. Anche Wine Spectator, così come hanno fatto le principali guide del vino italiane, ha voluto rendere omaggio all'annata 2004 del Barolo premiando (attimo di suspance)...............Pio Cesare, azienda storica di Alba.
Brothers Daniel and Frédéric Brunier represent the third generation of Bruniers to run this famed estate. With a large (173 acre) contiguous vineyard, a rarity in the appellation, the Bruniers rely heavily on Grenache, Mourvèdre and Syrah to produce their top red cuvée. Tight and almost gravelly in feel when young, the wine has a proven ability to reward cellaring. The 2005 is a blue-chip bottling from a structure-driven vintage.Wine Spectator's Top Ten Wine's of 2008: continua il countdown enologico....
Questa volta due bottiglie francesi. Ma quando arrivano i nostri? Qualcuno vuole azzardare qualche nome di produttore italiano premiato?
Nel frattempo che pensiamo al numero otto abbiamo:
Château de Beaucastel Châteauneuf-du-Pape 2005
96 points $95 15,000 cases made France
One of the largest estates in the Châteauneuf-du-Pape appellation, this property is owned and run by the Perrin family. In 2005, they produced their best regular cuvée since 1989 (Wine Spectator's Wine of the Year in 1991). The Beaucastel vineyard produces dense and explosive wines from a collage of 13 different grapes, most notably Grenache and Mourvèdre. Each is fermented separately in concrete or wooden vats. The third year of drought, 2005 only intensified the concentration and structure of this ageworthy red.Al numero sette invece:
Château Pontet-Canet Pauillac 2005
96 points $100 20,830 cases made France
Owner Alfred Tesseron has masterminded one of the most remarkable turnarounds on Bordeaux's Left Bank in the past decade, elevating the quality of Pontet-Canet's wines beyond that of fifth-growth. While Pauillacs such as Château Mouton-Rothschild and Château Latour draw much higher prices, Pontet-Canet too crafts powerful wines, built for aging, that express its vineyards planted on poor, gravel soils half a mile from the Gironde River.La rivista di vino più importante al mondo inizia il conto alla rovescia: Wine Spectator's Top Ten Wine's of 2008
The Seghesio family has been making wine for a century in northern Sonoma County and farms more than 400 acres of Zinfandel in Alexander and Dry Creek valleys. They make a range of vineyard-designated Zinfandels, such as Home Ranch and Cortina, and a bottling from the oldest vines. But for this Sonoma County 2007, winemaker Ted Seghesio tapped his diverse grape sources for a more widely available, well-priced wine. Aged 11 months in 75 percent American oak, it's complex, with a supple texture and a spicy finish.
Carnival of Love is one of the few great Aussie Shirazes priced less than $100. Mollydooker owners Sarah and Sparky Marquis buy the grapes from the Gateway Vineyard, a property planted in 2000. They aim for 4 tons per acre from the site, but severe drought in 2007 reduced yields by nearly half. The wine finished primary fermentation in barrel to better integrate the flavors and tannins of the 100 percent new American oak.Luca Zaia, un cyber ministro alla corte dei blogger
Grande interesse e curiosità ha destato qualche giorno fa l'avvento mediatico del Ministro Luca Zaia all'interno di alcuni social network enogastronomici come ad esempio Vinix (http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=2112). A ben vedere non è che il "nostro" onorevole abbia detto qualcosa di interessante, anzi ha fatto un semplice rimando al suo blog istituzionale senza aggiungere altro se non che ci aspetta numerosi. Eh no caro Ministro, non mi dica che lei va in giro per internet a fare solo pubblicità (o spam?) al suo sito?La risposta che mi sono dato è più che mai affermativa visto che ad oggi non ci sono altri suoi commenti. Le uniche persone in fermento all'interno del suo post sono gli esperti del settore e i semplici appassionati che sperano che il tentativo di comunicazione del "nostro" onorevole blogger non rimanga un semplice gesto incompiuto ma un vero e proprio inizio di interazione tra utenti accomunati dal medesimo interesse. Se solo trovasse un pò di tempo per leggere alcuni argomenti dibattuti sui principali forum di carattere enogastronomico, sono certo che avrebbe tantissimi spunti su cui lavorare non solo lui ma tutto il Governo.
rimanendo, purtroppo, alquanto deluso. Motivo? A parte le tante foto di carattere autoreferenziale (demenziale per me quella dove regge in mano due grappoli di uva), trovo i contenuti del sito molto scarsi dal punto di vista della quantità e della qualità dei contenuti. Da settembre 2008 sono solo cinque gli argomenti trattati e, per quel poco, anche trattati male. Che senso ha porre in un blog istituzionale una domanda del tipo:"Come selezionate i ristoranti per le vostre cene e pranzi? e vi siete mai recati a ristoranti cinesi o di altre origini etniche?"
Ministrooooooooooooooooo siamo noi che facciamo le domande e aspettiamo le risposte!! Non sono mai andato in un ristorante cinese a mangiare code di pescecane alla soia, però vorrei tanto sapere come lei e il governo che rappresenta state cercando di aiutare i vignaioli di Italia oppure quali interventi si stanno ponendo in essere per ridurre il prezzo dei beni agricoli che soffrono di una filiera inefficiente.Walter Massa: riflessioni sulla "Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti"
Percorsi Di Vino appoggia pienamente la preghiera del mio amico Paolo di Cascina Carpini di divulgare questa lettera aperta di Walter Massa, membro del consiglio nazionale della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, affinchè tutti i vignaioli che si riconoscono nel significato dell'appellativo stesso di vignaiolo, possano leggerla e meditarvici sopra attentamente, per poi, però AGIRE !!Le V.Q.P.R.D, in Italia, non hanno quasi mai dato la precedenza all’origine e alla specificità; i regolamenti UE considerano troppo poco i 4000 anni di civiltà del vino. Le leggi proibizionistiche mettono vino e alcol sullo stesso piano criminale, le ore ed ore da dedicare alla burocrazia vanno a scapito del più piacevole ed utile (anche per il P.I.L) tempo impiegabile altrimenti in vigna . Con questo semplice ragionamento pensavo di trovare a Colorno i rappresentanti di tutte le 20 regioni italiane: così non è stato.
- nel nostro mondo si vive con troppa sufficienza;
- la comunicazione della volontà di costituire la FIVI non è stata adeguata;
- il vignaiolo verace, viste precedenti e negative esperienze , non vuol più sentir parlare di associazioni..
Con molta perplessità guardo al futuro economico ed imprenditoriale e rifletto su possibili momenti di mercato poco favorevoli per un bene sicuramente voluttuario che nella storia ha sempre avuto felici sbocchi economici.
Con le nostre capacità contribuiamo anche a contenerne i costi ma il prezzo finale non può far a meno di riportare il vino(inteso come espressione del territorio) tra i beni di lusso, se non nel prezzo almeno nel sentimento.
Consideriamo anche il fatto che tra gli addetti ai lavori esiste anche una serie di detrattori. Alcuni di questi mostrando la faccia, altri in maniera subdola, sostengono che la FIVI risulterà solo l’ennesimo fuoco di paglia.
Ora, per rispetto al vino, approfitto degli spazi telematici che mi vengono concessi da tutti coloro che riconoscono la centralità nello stesso per sostenere che i 15 consiglieri FIVI hanno volti noti, sono rintracciabili sia telefonicamente sia in via telematica ed inoltre si possono anche valutare e giudicare degustandone i vini prodotti.
Rammento Erasmo da Rotterdam: “il vino è il riflesso della mente….”
Mi voglio ripetere, il vino merita sacrifici e fiducia da parte di tutti coloro che lo amano:
Pretende l’adesione di tutte le aziende agricole italiane, che grazie ad esso, hanno avuto un palcoscenico mondiale e redditi impensabili semplicemente applicando l’arte (artigianato) all’agricoltura.
Pretende l’adesione di tutte le aziende agricole italiane che coltivano la vigna, ne trasformano le uve e affrontano i mercati con l’obiettivo di una crescita contribuendo a migliorare l’immagine del vino italiano e arrecando grandi benefici al paesaggio, alla cultura ed al turismo.
Evito di fare nomi, ma le aziende che hanno un piccolo debito di riconoscenza, come quelle che credono nel “Vino e nel suo mondo” lo debbono aiutare anche nei fatti sostenendo la FIVI.
Faccio appello inoltre agli scettici, solitamente abituati a fare la punta agli spilli, in quanto portando il loro pensiero in Federazione e credendo nel percorso terra- uomo- bicchiere aiuterebbero questo mondo a percorrere la propria strada prendendo le distanze da chi, al contrario, prende le scorciatoie.
Nel 1958 C. De Gaulle, allora presidente francese, sapendo che il passo stradale più alto d’Europa era il Colle dell’Agnello con i suoi 2744 metri, ritenne di asfaltare la mulattiera del Col De La Bonette rendendola percorribile dalle autovetture e permettendo il transito fino a 2802 metri, valico che ancora oggi rimane il più alto d’Europa.
Ciò significa che, avendo punti di riferimento, le imprese sono facilitate nella loro opera.
Noi vignaioli indipendenti italiani mantenendo i rapporti d’amicizia con i cugini francesi che sono più di 11.000 e mantenendo la nostra identità abbiamo tutte le carte in regola per passare dagli attuali 506 a oltre 12.000 associati.
Cominciando ad abbinare alla nostra produzione anche il nostro pensiero e valorizzando ciò che sta alla sorgente, ovvero il paesaggio e la gente, il percorso del vino come ambasciatore delle nostre terre sarà facilitato in tutto il mondo.Daremo dignità a chi popola e vive le colline d’Italia e magari spunti positivi per la crescita anche ai politici,così magari potranno elaborare nuove idee finalmente costruttive e vincenti ed abbandoneranno quelle un po’ imbalsamate che hanno portato avanti negli ultimi anni.
Walter Massa
Sergio Mottura e il suo Latour a Civitella 2005: emozioni da Grechetto
Rosso 2008, “il più grande interprete del Grechetto al mondo”. Simbolo della vitivinicoltura di qualità del Lazio, la tenuta Mottura, appartenente alla famiglia dal 1933, si estende su 130 ettari in un territorio ricco di risorse naturali, delimitata ad ovest dalle colline e dai calanchi argillosi di Civitella d'Agliano e ad est dalla pianura umbra bagnata dal Tevere.
ce e il grappolo spargolo che lo rende resistente alle malattie della vite, il Grechetto ha il suo tallone d’achille nella forte vena tannica dei vini ai quali dà origine. Un aspetto che, grazie ad un attento lavoro nei vigneti (coltivati secondo le normative dell'Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica, caratterizzati da densità di 5.000 ceppi per ettaro e bassissime rese), e in cantina, Mottura è riuscito a valorizzare ottenendo dei vini davvero interessanti come ad esempio il Poggio alla Costa, 100% grechetto dall'omonimo vigneto che, a detta del produttore, genera un vino con un inconfondibile intenso aroma che non si riscontrava nei vini prodotti dagli altri grechetti.
Il Latour a Civitella 2005, di un bel giallo dorato, si presenta al naso con le classiche note fruttate di pera, susina, melone bianco e agrumi avvolte in un manto di nocciola e burro fuso creato dal sapiente uso della barrique. Al palato il vino ha buona corrispondeza e si rivela in tutte le caratteristiche che lo hanno reso famoso: corpo, equilibrio, freschezza e persistenza aromatica. Un consiglio? Tenetelo in cantina per qualche anno perchè questo grechetto è uno dei pochi vini in Italia a giovarsi di un lungo invecchiamento.
E all'uscita dei Tre Bicchieri 2009 Toscana sul forum del Gambero Rosso...
Tra i vari interventi di dissenso che si sono manifestati sul forum, due sono stati quelli che, secondo me, hanno scatenato le furie del barbuto Direttore.
Il primo riguarda l'utente Kira che scrive: "Questo ve lo raccomando, Rocca di Frassinello 2006 Rocca di Frassinello. Non dico mamma mia, dico che pena, come sono caduti in basso i degustatori che assaggiano i vini Toscani, quasi quasi rivaluto Riccardo Viscardi, mi manchi veramente Riccardo"
E' troppo per Cernilli che, per difendere la competenza e la professionalità del lavoro suo e dei
suoi collaboratori, esplode dando ai forumisti "dissenzienti" dei patetici valutatori di etichette. Finita qua? Ma nemmeno per sogno visto che rincara la dose scrivendo: "Alcuni di voi o sono agenti di commercio con precisi interessi nel settore, oppure sono collaboratori o fiancheggiatori di altre guide. Pochi esprimono giudizi sereni e frutto di un analogo sistema di assaggio. Perciò ritengo i giudizi della guida come minimo altrettanto attendibili di quelli di alcuni di voi, di altri no per evidente deficit di esperienza. E non consento a nessuno di essere sarcastico o di fare illazioni non pertinenti". Tradotto: zitti tutti perchè siete o in mala fede o degli incompetenti in tema di vino.....
Chiaramente le reazioni non si fanno attendere e i forumisti, palesemente offesi, restituiscono pan per focaccia tacciando il Direttore di essere offensivo e arrogante.
Ora, a prescindere da come si è andati avanti con questa querelle (conclusa comunque in modo decisamente più civile), la polemica che ne è scaturita pone al centro dell'attenzione la figura del critico enogastronomico e della possibilità, anzi del diritto di criticare le sue scelte.
Entrando nel merito, è chiaro che nessuna critica è condivisibile se non c
ostruttiva o, peggio, fatta strumentalmente e con un pizzico di invidia. E su questo Cernilli ha ragione. Al tempo stesso, però, bisogna anche che i critici facciano un bagno di umiltà perchè se nella vita ci si espone, anche mediaticamente, dando giudizi (e Dio solo sa quanto questi possano fare la fortuna o meno di un produttore di vino), allora gli stessi devono avere anche le spalle larghe per riceverli. Nessun processo sommario, non sarebbe giusto, ma a volte c'è la volontà di tutti noi di voler capire, imparare, da chi presumibilmente ne sa di più senza esser tacciati di incompetenza e, pertanto, non meritevoli di risposta. Non voglio cattivi maestri ma persone che mi sappiamo accrescere culturalmente, siano essi critici, produttori, enologi o semplici amici appassionati come me. Ripensando al ruolo del critico enogastronomico, soprattutto quando accadono questi fatti, spesso penso al borioso Anton Ego del film d'animazione Ratatouille. Miei cari critici, vi riconoscete in quel personaggio? Evviva, allora c'è ancora speranza che possiate cambiare visto che nelle ultime scene del film il buon Ego, in un rarissimo bagno di umiltà, pensa che:“Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio.
Prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà, cui ci dobbiamo rassegnare, è che nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: al nuovo servono sostenitori! Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile. Affermare che sia la cucina, sia il suo artefice abbiano messo in crisi le mie convinzioni sull’alta cucina, è a dir poco riduttivo: hanno scosso le fondamenta stesse del mio essere! In passato non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto dello chef Gusteau “Chiunque può cucinare!”, ma ora, soltanto ora, comprendo appieno ciò che egli intendesse dire: non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque. E’ difficile immaginare origini più umili di quelle del genio che ora guida il ristorante Gusteau’s e che secondo l’opinione di chi scrive, è niente di meno che il miglior chef di tutta la Francia! Tornerò presto al ristorante Gusteau’s, di cui non sarò mai sazio!”Il miglior vino da abbinare al sushi e al sashimi? E' il Soave DOC Vigneto La Capelina 2007 di Antonio Franchetto
Chissà se se lo aspettava il signor Antonio Franchetto che, dopo appena un anno di Soave, vede premiato il suo Soave DOC Vigneto La Capelina 2007 come miglior vino da sushi.
a piccola Pantelleria in terra veneta dove le vigne convivono con corbezzoli spontanei e iris blu naturali. Ginestre e capperi selvatici.Il Soave Vigneto La Capelina esprime una forza espressiva legata a intensità di profumi fruttati di agrumi e nuance tropicali calde. Speziature dolci e sensazioni balsamiche di mentuccia selvatica. Il tutto legato da una profonda percezione grafitica minerale tipica di queste terre. Il valore di freschezza e di sapidità è un pregio che lo contraddistingue tra i Soave.Una Garganega d’effetto proveniente da viti mediamente di 40 – 50 anni coltivate con l’attenzione maniacale.
E il premio da dove nasce?? Ma è chiaro, da un altro, ennesimo, concorso, stavolta patrocinato dalla guida Vinibuoni d’Italia. Una commissione di esperti degustatori, ristoratori e chef giapponesi, ha decretato vittorioso il soave di Franchetto, tra una quarantina di campioni provenienti dalla denominazione, per le sue qualità di freschezza, sapidità e struttura aromatica olfattiva e la pulizia delle tonalità fruttate.Una selezione che ha inserito il vino all’interno della prestigiosa catena di Ristoranti Giapponesi e Sushi Bar KIKI.
Resoconto della Cena Enoclub Roma con i vini di Donnardea
Ieri sera in effetti è stata proprio una bellissima serata quella che abbiamo passato all'Osteria Quinto Quarto di Roma con i vini di Donnardea nonostante la città fosse spazzata da un nubifragio tremendo.
sato Donnardea, il preferito di Veronica, da uve ciliegiolo e sangiovese, con i suoi profumi di fragolina, ciliegia e rosa e il suo gusto fresco e lievemente sapido, si sposava benissimo soprattutto con l'aspic di tonno e pomodorini e con la terrina di lattuga brasata e prosciutto. Un vero matrimonio d'amore per una partenza non convenzionale (teoricamente iniziare con un rosato e passare ad un bianco non si fa, ma noi vogliamo sperimentare o no??).
sapidità, gusto e potenza dei sapori. Tanto pecorino romano e ottimo guanciale croccante per una pasta che, onestamente, nè io nè altre persone avevano mangiato così buona (c'è chi ha fatto una scarpetta talmente vigorosa che il piatto sembrava nuovo di zecca). Il vino abbinato, il Bombino, rappresenta uno dei vanti di Donnardea in quanto è stata la prima azienda a credere in questa uva e, per questo,a vinifcarla in purezza. L'abbinamento purtroppo non è stato stavolta felicissimo in quanto il vino, molto complesso su note di mela cotogna, burro di arachidi e nocciola, a causa della sua evoluzione (era pur sempre un bianco 2006) mancava di quella vena acida e quella struttura che avrebbero dovuto contrastare la grande sapidità, dolcezza e grassezza della carbonara.
lieva letteralmente in bocca è stata la compagna ideale di questo Syrah Donnardea che per me, ma anche per altri, è stato la vera sorpresa con il suo naso di frutta rossa matura, pepe nero, cuoio e un tocco di cioccolato fondente. In bocca è caldo, di bella struttura e con tannini levigati. Finale di media persistenza per un vino in cui Donnardea crede molto. Peccato che non sia recensito dalle guide.My first post in English. San Leonardo 2001 - Tenuta San Leonardo
tends to almost 300 hectares of what was once a medieval fief. Approximately 20 of these hectares are planted to vine on fairly loose-packed hillside soil. The vines face north-south at between 150 and 200 metres above sea level. Higher up, Cabernet Franc and Cabernet Sauvignon are grown on sandy soil while Merlot has found a welcoming home on the pebbly soil slightly lower down.The vine training systems vary, some of the vine stock is trained over the traditional "pergola
Trentina" trellises and the rest is pruned to the modern, rational Guyot system, which is less productive but more suitable for producing wines with good concentration. Tenuta San Leonardo was the first estate to introduce the Guyot system of cane pruning into the province of Trento. The age of the vines ranges from 10 to 25 years and planting densities vary from 4,000 to 5,500 vines per hectare. Known to the world as San Leonardo, the best quality wine of the estate is a Bordeaux blend: 60% Cabernet Sauvignon, 30% Cabernet Franc and 10% Merlot. The three grape varieties are fermented and matured separately. During the early months this takes place in large stainless steel tanks followed by 24 months in new and used French barriques. The proportions of the blend are decided only after rigorous sample tasting, barrique by barrique. The wine needs about one year of bottle ageing before release onto the market.2001 is my preferred vintage. This wine is pure aristocratic elegance, it is the pure expression of Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga. San Leonardo shows a deep ruby red color and nuances of garnet red, with a little transparency. The nose reveals intense, clean, pleasing, refined and elegant aromas that start with hints of blackcurrant and black cherry followed by aromas of vanilla, violet, blueberry, licorice, chocolate, sweet pipe tobacco and eucalyptus. With extraordinary purity, full body, and remarkable freshness, elegance, and persistence. This is one of the finest wines ever made by this estate. It will be drinkable at a young age, but will evolve over three decades or more.
Trilussa e il vino: matrimonio d'amore
Qualche tempo fa, girovagando sul web, mi sono imbattuto in una serie di poesie del celebre poeta romano tra cui la magnifica "Er vino bono" che si trova nella raccolta "La sincerità e altre fiabe nove e antiche" del 1943 di Trilussa, ovvero Carlo Alberto Salustri (Roma, 26 ottobre 1871 – 21 dicembre 1950).Stavolta nessuna degustazione, nessuna notizia sul mondo del vino, Percorsi Di Vino vi augura buon fine settimana in poesia:Brunello di Montalcino Vigneto Manachiara 2003 - Tenute Silvio Nardi
L'azienda si espande e nel 1962 viene acquistata la Tenuta di Manachiara, con 40 ettari di vigneto, nei pressi di Castelnuovo dell’Abate e a 25 km da Casale del Bosco. Dalla sua ferma volontà di valorizzazione dei vigneti aziendali nasce, nel 1995, il Brunello prodotto dalla Vigna di Manachiara, fiore all’occhiello dell’azienda e posta ad est di Montalcino a 375 m slm.
Di un bel color rubino scarico con unghia granato, il vino presenta al naso sensazioni di frutta rossa matura, tabacco, torrefazione, accompagnate da una delicata sensazione floreale che fa da sfondo ad una bella scia balsamica.
o Poggio Doria, vigneto acquistato nella parte ovest della zona di produzione e che, per la sua posizione geografica, rappresenterà in futuro il Brunello più fine ed elegante dell'azienda. Il Poggio Doria è una tipologia di Brunello fortemente voluta e desiderata da Emilia Nardi e sarà un vino prodotto in pochissime bottiglie, circa 2000, una sorta di riserva di famiglia. La data di uscita non è ancora prevista perchè si commercializzerà questo Brunello solo quando questo sarà ritenuto idoneo ad una espressione qualitativa di livello superiore.Playboy wines: il famoso coniglietto diventa sommelier?
Vabbè la notizia non sarà certo in anteprima visto che altri autorevoli siti l'hanno già data, ma la cosa è talmente ghiotta che Percorsi di Vino non poteva esimersi dal dare il suo eno-giudizio.
L'intera collezione potrà essere acquistata dal mese di settembre sul sito www.personalwine.com / Playboy e www.playboywines.com per un totale di 1.567 dollari.
cche del Falletto 2000 di Giacosa e vedersi magari un bel video di Playboy?Tempo di merlot in competizione. Tutti contro Petrus e Masseto, ma è vero gloria?
internazionali, che hanno per oggetto i vini a base merlot. Dando uno sguardo ai premiati delle passate edizioni mi convinco sempre più che si tratta di concorsi "secondari" o comunque atti a dare risalto a prodotti che spesso sono un pò bistrattati o, meglio, ignorati dallla grande critica enologica. Che valenza hanno questi concorsi? Che spessore può avere il vincitore di un concorso di merlot italiani quando vini come il Masseto non sono in gara? Sono solo domande che mi pongo pur riconoscendo la grande bontà dei vini partecipanti.
rentino, precisamente nella città di Aldeno, la Mostra Merlot di Italia http://www.merlotditalia.it/ che tra i vari vincitori annovera il Sante Rosso 2006 Merlot Piave Doc dell'azienda agricola Cecchetto come miglior merlot d'Italia 2008.
annata 2006, ha permesso di individuare nel vigneto Largoni alle particelle 97-98-125, 14 filari delle migliori uve Merlot selezione 181, che lasciate surmaturare sono state raccolte a mano e vinificate con particolare cura. Interessante, no?L'altra "guida" sui vini: dopo Gambero Rosso, Espresso ed AIS, arrivano i giudizi di Luca Maroni, il profeta del vino frutto - seconda parte
Sensazioni: il miglior bianco dell'anno si effonde davvero patronimicamente: il suo profumo irradiandosi Soaevemente. Si scioglie in bocca la sua uvosità avvolgente, la sua cremosità suadente, la sua fruttosità, polposamente trionfante. Sciogliersi è lemma dedotto: si sente infatti la sua uvosa dolcezza comporsi in deglutizione con la glicerina di base, neutralizzare la vivida e clorofillosa acidità verdeggiante, impolpare la grande potenza del poderoso alcol. Qui c'è estratto abbondante per avvolgere cremoso non solo il corroborante vettore, qui c'è dolcezza da compiuta maturità di frutto tale da far ergere la morbidezza su qualsiasi altra sensazione fondante. Qui c'è fibra in cui densa ammantare sia l'intensità dell'aroma, concessa dalla pulizia enologica cristallina, sia qualche speziata voce di fondo, non si sa se dovuta al rovere, o ancora alla magnifica e floreale suadenza del tutto. Un vino di grande fragranza sovrana, un campione dal frutto morbidamente e densamente eccellente.
Sensazioni: ha buona spinta alcolica, ma già dal colore denuncia incipiente ossidazione: più che rosso, occhio arancio e giallo spento. Caramelloso e lattoso al naso, spento e vibrante nei toni.