Medaglia d'argento è invece:
INVESTIRE IN VINO - PARTE SECONDA
Medaglia d'argento è invece:
INVESTIRE IN VINO - PRIMA PARTE
più persone investono nel vino inteso come bene rifugio per i propri risparmi. Acquistare grandi bottiglie è considerato un investimento alternativo che, alla stessa stregua delle opere d'arte, segue regole differenti da quelli del mercato finanziario comune. «Una bottiglia di Chateau Margaux è unica, non può scambiarsi con un’altra bottiglia di un anno diverso, oppure dello stesso anno ma di un cru differente, è un bene fisico e infungibile, mentre i mercati trattano normalmente con beni immateriali», spiega Claudio Zara, docente di economia dei mercati e degli intermediari finanziari all’Università Bocconi di Milano.
o è mirato a certe bottiglie (le c.d. blue chips del vino), si ottengono guadagni molto elevati in tempi anche relativamente brevi. Un esempio? Chateau Le Pin 1998, cassa da 12 bottiglie, nel 1999 valeva 800 sterline. Nel 2003 valeva 1.550 sterline, con un incremento del 27% annuo.- il vino deve essere raro, nel mondo devono circolare poche bottiglie;
- il vino deve avere una conservazione perfetta e, pertanto, deve provenire da cantine certificate. In tale ambito, pertanto, la bottiglia avrà un valore maggiore se proviene da un famoso collezionista o, meglio, dalla stessa azienda produttrice;
- il vino, soprattutto dopo dall'avvento di Parker, deve aver avuto delle recensioni critiche estremamente positive (100 punti Parker);
- il vino deve provenire da una grandissima annata;
- il vino deve essere longevo.
dai grandi Chateaux: Lafite, Margaux, Mouton-Rothschild, Latour, Haut Brion, Petrus, Cheval Blanc e d'Yquem. Sempre in Francia una bottiglia molto ricercata proviene dalla Borgogna: parliamo della mitica Romanée Conti che, soprattutto con l'annata 2005, sta raggiungendo quotazioni che sfiorano i 10.000 euro. Le blue chips italiane sono in primis i toscani Sassicaia (mitica l'annata 1985), Brunello Biondi Santi, Masseto, Ornellaia, Tignanello e Solaia. Seguono poi i piemontesi con i grandi Barolo di Sandrone, Gaja, Conterno, Ceretto, Giacosa, Mascarello. Ma un buon andamento nelle aste inernazionali, lo stanno anche avendo alcune "creazioni" della nuova enologia italiana: un segno molto positivo nelle quotazioni delle aste anche per i "giovani" miti come l'umbro Sagrantino di Montefalco "25 anni" di Arnaldo Caprai, il toscano Sammarco e la Vigna d'Alceo del Castello dei Rampolla, le Pergole Torte del toscano Montevertine, il Turriga, il Siepi, il Fontalloro, il Redigaffi, il Messorio, il Terre Brune, il Montiano, il Montevetrano, il Flaccianello.Il Bonnes Mares 2002 del Domaine Bart
più precisamente nei comuni di Marsannay, Fixin, Gevrey-Chambertin e Chambolle Musigny. Come il cugino Bruno Clair hanno fatto molto per lo sviluppo del comune di Marsanny dove possiedono le migliori parcelle lavorate con una visione del tutto simile. Da qualche anno i Bart hanno trovato nell’espressione del territorio la loro direzione, il loro stile è lineare e senza effetti particolari, vini che possono sembrare un po’ austeri in gioventù, ma che invecchiano molto bene. Il tutto ad un ottimo rapporto qualità/prezzo.Giuseppe Sedilesu: tutta la forza del Cannonau di Sardegna
l'acquisto del primo ettaro di vigneto coltivato direttamente con l'aiuto dei tre figli. L'azienda Sedilesu ha nell'agro di Mamoiada 10 ettari di vigneto a Cannonau e piccole superfici di uve bianche chiamate in loco Granazza. Per la maggior parte sono vecchi impianti di oltre 50 anni e qualche nuovo impianto. Mamoiada, posta a 650 metri s.l.m. è un paese della Sardegna al centro della
Barbagia. Paese dei Mamuthones, ha nella maschera tradizionale un grande patrimonio rimasto integro dopo migliaia di anni, affondando le sue radici nella ritualità sacre delle antiche popolazioni rurali. La filosofia produttiva dell'azienda è improntata al rispetto di questa tradizione. I terreni di Mamoiada sono d´origine granitica molto ricchi in potassio che conferisce grandi qualità alle uve. La forma d´allevamento è l´alberello con sesto d´impianto molto stretto 90 x 170 cm. nei vecchi impianti e 200 x 75 nei nuovi impianti. In queste condizioni si hanno basse produzioni per singola pianta e grande qualità di prodotto. I vigneti sono
arati due volte l´anno, quelli posti in forti pendenze sono arati ancora con l´aratro a buoi, come avviene da sempre e in seguito i vigneti sono scalzati a mano con le zappe. I trattamenti antiparassitari sono fatti unicamente con rame e zolfo e sono molto limitati in quanto la zona e vocata naturalmente per questo tipo di coltivazione. In cantina, si esalta la tipicità e l'unicità del vino con l'utilizzo di fermentazioni naturali ad opera dei lieviti autoctoni. Per i rossi, lunghe macerazioni fino a 25 giorni consentono di estrarre tutto il frutto. L'affinamento avviene in botti di rovere di varia grandezza, tonneau e barriques per la maggior parte. La messa in bottiglia è preceduta da filtrazioni leggere che non spogliano il vino. La quantità di anidride solforosa residua in bottiglia è molto bassa, a completamento di una trasformazione seguita con molta cura, sana e naturale.Giuseppe Sedilesu, durante l'ultimo Vinitaly, mi ha fatto degustare tutta la produzione aziendale, di grande qualità, tra cui posso consigliare:
PERDA PINTA' 2005: da vigne molto antiche e da uva Granazza di Mamoiada (usata in passato per fare il Cannonau), è un bianco passato in legno estremamente potente con i suoi 16°. Complesso, sapido e salino è un vino che ben si adatta a piatti di pesce ben strutturati.
BALLU TUNDU 2005: è un cannonau riserva in purezza ottenuto dalle uve di un unico vigneto posto in località Garaunele a Mamoiada. L'età del vigneto è di 60 anni. A 600 s.l.m. questo terreno è di origine granitica con una componente non trascurabile di argille rosse. E' un vino di corpo ricco di frutto e aromi miditerraneu che si affinerà nel corso della sua vita.
MAMUTHONE 2006 : Dal brillante color rubino e l'aroma fruttato di prugna, melograno, ciliegia e mirto, in bocca si presenta asciutto, fresco e giustamente tannico. Il Mamuthone è un vino ideale per carni rosse alla griglia e formaggi di media stagionatura.
LAGHIDIVINI 2008 - Festival dei vini prodotti sulle sponde dei laghi italiani - Bracciano
propone di valorizzare i vini prodotti nei territori lacustri, favorendone la conoscenza e l’apprezzamento, ma anche di divulgare e valorizzare un patrimonio di grande valore: i laghi ed il pesce d’acqua dolce. Il festival vuole proporre un viaggio tra le immagini dei laghi ospiti e presentare, con l’aiuto di sommeliers, le produzioni vitivinicole che insistono nei territori dei relativi bacini idrografici. Le degustazioni avverranno in un apposito banco d’assaggio, suddiviso in settori, uno per ogni lago, presso il cinquecentesco Chiostro degli Agostiniani. Possibilità di cene con menù a tema, di laboratori e di degustazioni guidate. Dalle eccellenze enogastronomiche della regione Sicilia, quest’anno special event della manifestazione, ai dolci della Tuscia viterbese accompagnati da vini da dessert prodotti sulle sponde del lago di Bolsena. Durante le tre giornate sono previste, inoltre, mostre, conferenze, concorsi, film e concerti in tema.Domaine Leroy: Chambolle-Musigny Les Fremières 2001
Fu grazie all’intraprendenza di Henri che nel 1974 Lalou divenne co-manager del famoso Domaine. La storia narra che, all'interno della prestigiosa azienda, il rapporto di lavoro di Madame Leroy è stato talmente burrascoso che, nel 1992, è stata licenziata senza troppi rimpianti anche perché, in quegli anni, aveva già dato avvio ad una impresa concorrente: nel 1988, con l'aiuto di investitori stranieri, aveva acquistato Domaine Noëllat a Vosne-Romanée che, successivamente, è stato rinominato Domaine Leroy.Al giorno d’oggi il Domaine vanta cira 23 ettari di vigneti, ripartiti in piccole parcelle in una ventina di prestigiosi Grands e 1er Crus. Tutte le viti del Domaine Leroy sono coltivate seguendo i metodi della biodinamica, filosofia che mette al bando tutti i trattamenti chimici, l'uso di tutti i diserbanti, insetticidi, funghicidi e concimi di sintesi, introducendo la conoscenza dei ritmi cosmici essenziali per il lavoro del suolo, la sua rigenerazione e per tutte le cure da apportare alla vigna durante tutto il ciclo dell’anno. Il Domaine Leroy è famoso per le sue rese estremamente basse, in parte a causa del basso rendimento delle vigne vecchie, in parte a causa di una deliberata scelta di limitare i rendimenti per ettaro, in parte perché i metodi biodinamici fanno aumentare le perdite del raccolto per malattia.
Le appellations prodotte sono:
confronti della bottiglia. Appena mi servono il vino, leggo l’etichetta, e mi accorgo che andrò a bere un “semplice” village: Chambolle-Musigny Les Fremières 2001. Piccola delusione, mi aspettavo di meglio, questo sarà un altro di quei vini base privi di anima e che scorderò come ho fatto con tutti gli altri. Così pensavo. Mi versano il vino nel bicchiere e mi accorgo subito di aver sbagliato. Ho davanti a me un Borgogna che ha un naso a dir poco meraviglioso, dove finezza ed espressività si fondono in un equilibrio magico. Un caleidoscopio di profumi in continua evoluzione, minuto dopo minuto, dove i sentori piccoli frutti rossi maturi si fondono e lasciano spazio alla viola, all’iris, alla lavanda e alla genziana. Poi escono le note di arancia rossa, di rabarbaro, incenso e caffè. Non so più contare quante emozioni ci sono in quel bicchiere. Al palato il vino non può che confermare di essere un vero fuoriclasse: morbido, elegante, fresco, riempie la bocca della sua trama tannica vellutata, e chiude con un finale lungo, lunghissimo, con una bella corrispondenza gusto-olfattiva e restituendo una vena sapida molto intrigante.LO CHAMPAGNE DI LEGRAS & HAAS
i trovano i vigneti Grand Cru di Chardonnay. Il marchio Legras & Haas è stato depositato solo recentemente, nel 1991, ma la famiglia è da moltissime generazioni nel campo della vitivicoltura di qualità: il primo acro, infatti, è stato acquistato circa 200 anni fa, e da allora sette generazioni di viticoltori e 3 generazioni di elaboratori hanno portato l'azienda a
possedere circa 30 ettari di vigneto. La produzione annua si aggira attorno alle 300.000 bottiglie, ripartite tra cinque cuvée che, ad eccezione del Rosé, sono tutte caratterizzate dall'eleganza e dalla mineralità dello Chardonnay Grand Cru di Chouilly. L'elevata qualità del prodotto parte da una attenta gestione del vigneto, con una vendemmia rigorosamente manuale, e da una accurata vinificazione che viene effettuata cru per cru, parcella per parcella, vite per vite. La prima fermentazione dura circa 7 mesi e, dopo la fase di "tirage", lo champagne riposa nelle cantine aziendali per circa tre anni. Al termine di questo periodo lo champagne effettua il normale dégorgément, concluso il quale le bottiglie sono di nuovo approvvigionate in cantina fino ad assicurare al vino un equilibrio perfetto.Ancora in tema di contraffazioni...ora tocca all'Erbaluce
Strade Vigne del Sole: una piacevole scoperta laziale
La vinificazione, che pur rispettando la tradizione si avvale di moderne attrezzature, prevede sempre una pressatura soffice, fermentazione in cisterne termocondizionate dove, per i bianchi, è prevista una temperatura controllata di 13° con il conseguente allungamento dei tempi di fermentazione di oltre due mesi, mentre per i rossi la temperatura sale a 23°. La scelta di questo formato intermedio è stata resa necessaria dalla ricerca di quei sapori di un tempo tipici dei vitignio autoctoni laziali che l'azienda cerca di difendere, da qui la necessità di avere selezioni delle masse per creare successivi tagli a seconda delle specifiche esigenze. I terreni, invece, sono localizzati a Montagnano, vicino ad Ardea, a Colle dell'Asino, vicino Ciampino, e a Valle Preziosa, vicino Grottaferrata dove, tra l'altro, si trova la nuova cantina.
Il Cavalier Cugini e suo figlio Alessandro mi hanno fatto degustare, durante la visita in cantina, molti dei loro vini che, a mio giudizio, trovo tutti gradevolissimi e dal rapporto qualità/prezzo straordinario costando al massimo dieci euro. Tra quelli da me provati metterei in risalto:
Adelaide 2005: da uve trebbiano giallo, trebbiano verde, malvasia rossa, pecorino, cesanese bianco, chiapparone, tutti in ugual misura, il vino ha un colore giallo carico e presenta al naso intensi aromi di pesca matura, frutto della passione e fiori gialli, ma anche splendidi richiami di salvia e peperone giallo, tipico sentore conferito dal vitigno pecorino. In bocca il vino è di media grassezza e avvolgente, con un finale molto lungo giocato su toni fruttati ed erbacei. Bellissima scoperta per un vino bianco unico.
Albarosa 2005: forse l'unico vino rosato da uve rosa. E già perchè il vitigno autoctono Albarosa è un uva a bacca rosa ciclamino che viene vinificata in rosso con una fermentazione sulle bucce per circa 10 giorni a 18°. Un vero caso raro. Il vino che ne esce si presenta di un bel colore rosa e presenta al naso sentori pepe rosa, menta, fragolina di bosco e ciliegia. In bocca è intenso, di buona sapidità, e dopo la deglutizione lascia il palato fresco in quanto ritorna la bella scia mentolata che avevamo sentito all'olfattiva. Grande vino che, grazie alla vinificazione in rosso, durerà per molto tempo senza che il colore ne risenta minimamente.
DR. LOOSEN: EMOZIONI DI RIESLING
ne ha assunto il controllo nel 1988, lui capì che con viti a piede franco con una età media di 60 anni nei vigneti più vocati nella Mosella centrale, aveva la materia prima per creare vini di sbalorditiva intensità e di classe mondiale. Per fare ciò, Ernst ridusse drasticamete le rese per ettaro, decise di usare solo fertilizzanti organici a discapito di quelli chimici, e introdusse pratiche di cantina col solo obiettivo di permettere al vino di svilupparsi in tutta la sua potenzialità utilizzando al minimo le pratiche tecnologiche. Dr. Loosen produce solo riesling che, secondo lui, è l'unica uva che permette di cogliere l'essenza del terroir e che, in aggiunta a questo, permette di produrre grandissimi vini sia secchi che dolci. Dr. Loosen produce riesling dalle sue vigne, classificate nel 1868 come “Grand Cru” nella classificazione prussiana, dislocate lungo tutta la valle della Mosella.L'elevata qualità dei suoi cru è dovuta a tre fattori: anzitutto l'eccezionale clima che si ha lungo
l'area della valle della Mosella. I pendii ripidi con esposizione a sud permettono all'uva di raggiungere una piena maturazione, le notti fresche, anche in piena estate, mantengono l’acidità caratteristica dell’uva, mentre la vicinanza del fiume riflette i raggi solari e trattiene il calore aiutando così l’uva a maturare e proteggendo le viti dalle gelate. L'altro fattore di qualità riguarda il terreno ricco di ardesia e sostanze minerali: il suolo roccioso di ardesia e le numerose rocce affioranti mantengono anch’esse il calore del giorno ed assicurano la piena maturazione. Uno strato superficiale sottile forza le viti a scavare in profondità nel terreno per reperire le sostanze nutrienti, producendo così vini di intensa mineralità e vibranti. Ultimo fattore di qualità è dovuto all'elevata età dei vigneti aziendali che hanno un'età media di oltre 60 anni (con punte di 120 anni) e ancora sono a piede franco visto che la fillossera non ha potuto svilupparsi lungo l'area della Mosella.
Bernkasteler Lay: è il vigneto presenta una pendenza più gentile rispetto agli altri ed è quello con maggior ardesia. Vini di grande ricchezza.Wehlener Sonnenuhr: ha suolo molto sottile e l'ardesia blu è di una grande purezza. Questa caratteristica fornisce al vino una vivace mineralità e una delicata acidità. È un vino aristocratico ed affascinante che danza con grazia sul palato.
Graacher Himmelreich: suolo con abbondante ardesia blu che garantisce ai vini una grande complessità e un potenziale di invecchiamento molto elevato.
Erder Treppchen: il terreno ricco di ferro e ardesia rossa si traduce in vini che sono muscolari e complessi, con una fine minerale ed intenso.
Erdener Prälat: il terreno è ricco di ardesia rossa e il vigneto è inserito all'interno di un microclima straordinariamente caldo che assicura sempre una eccezionale maturazione. I vini prodotto sono di grande potenza e nobiltà.
Vino e Grana Padano: matrimonio d'amore
La storia del Grana Padano inizia intorno all'anno 1000 e fin dalle origini si lega alle vicende del territorio nel quale ancora oggi viene prodotto: la pianura del Po. Secondo la convenzione a ideare la fortunata ricetta furono i monaci dell'abbazia di Chiaravalle. Gli ingegnosi monaci scaldando il latte in capienti caldaie, ottennero un cacio consistente e di lunga conservazione. Da allora Grana Padano di strada ne ha fatta molta, sino ad ottenere dall'UE nel 1996 il prestigioso riconoscimento di D.O.P. GRANA PADANO D.O.P. fino a 16 mesi
I caratteri organolettici di un Grana Padano stagionato 9 mesi sono rappresentati dalla granulosità e dalla colorazione bianca della pasta. La sua capacità di frantumarsi a scaglie è scarsa ed il formaggio presenta profumi non ancora complessi, che ricordano però il latte e la panna da cui si origina. In bocca ha tendenza dolce e una discreta grassezza. La sapidità è appena accennata e stimola una discreta salivazione. Per ottenere un abbinamento eccellente possiamo proporre vini bianchi giovani e freschi con profumi di frutta fresca mai invadenti oppure un grande Brut italiano o uno Champagne francese, magari di sboccatura non recente.
GRANA PADANO D.O.P. oltre i 16 mesi
Il Grana Padano stagionato 16 mesi si presenta con una colorazione leggermente paglierina e con una leggera granulosità. Gli aromi ricordano ancora il latte e la panna, ma emergono anche profumi più complessi di burro e fieno. In bocca la nota dolce si è molto attenuata e lascia il passo ad una discreta salinità ed una accennata piccantezza. E' un formaggio che stimola la salivazione, anche perchè dopo la sua deglutizione rimane sulla lingua una leggera e sottile patina di grasso. Il vino che sarà in grado di contrastare le caratteristiche di questo formaggio deve essere leggermente tannico e, quindi, un rosso di discreta intensità e persistenza, ma ancora giovane, fresco e in modo che si percepiscano sia gli aromi e i sapori dell'uva originaria, sia quelli complessi dovuti alla maturazione.
GRANA PADANO D.O.P. oltre i 20 mesi
Alla vista il Grana Padano stagionato 20 mesi e oltre si presenta evoluto; infatti, il colore è giallo paglierino carico; la granulosità è accentuata e si scaglia facilmente. Questo "magico" prodotto presenta aromi evoluti di burro e di fieno e note floreali di mais; in bocca è particolarmente solubile e friabile, con una sapidità e una piccantezza accentuata. Dopo la sua deglutizione, la bocca rimane colma di sapori, che si stemperano lentamente fornendo sempre nuove sensazioni. Il vino che accompagna questa stagionatura di Grana Padano deve essere in grado di contrastare le evidenti e prorompenti sensazioni del formaggio e, quindi, dovrà essere morbido, tannico, con una buona gradazione alcolica, intenso e persistente. Non dimenticate che il Grana Padano ben maturo si predispone, per contrapposizione di aromi e di sapori, a matrimoni elettivi con i vini passiti e liquorosi, che stemperano la tenue vena aggressiva, ricomponendo sul palato l'armonia e l'equilibrio.
(fonte Grana Padano)Presentato il vino della AS ROMA
della Roma. Per la società giallorossa la prestigiosa casa produttrice Scrimaglio ha confezionato quattro prodotti: il Pinot Brut AS Roma, il Monferrato rosso Doc AS Roma, il Monferrato bianco Doc AS Roma e il Vino Rosè AS Roma. Tutti i vini, sono stati prodotti tra il Piemonte e Nizza e saranno distribuiti nel Lazio dalla Vernuccio Beverage. I vini della Roma sono già in vendita da una settimana con un costo consigliato di 20 euro a bottiglia e con previsioni di vendita di 100 mila unità.Ha partecipato all'evento anche l'ex campione giallorosso Roberto Pruzzo. Oltre al "bomber di Crocefieschi", doveva essere presente l'ad giallorosso Rosella Sensi, che non ha potuto partecipare per la nascita del suo nipotino.
"Sono vini decisi e di carattere così come la Roma", ha detto Andrea Caloro, che si occupa dei brand della Roma in collaborazione con Cristina Sensi. Questo vino si andrà ad aggiungere ad altri importanti marchi che collaborano con AS Roma come Fiat, Alfa, Lancia, Juventus, Milan, Genoa, Bayern e Ajax.
Le dichiarazioni di Andrea Caloro
"Questa iniziativa nasce da un'idea della Sensi. E' un'operazione di livello eccelso e ci auguriamo presto di brindare ai successi della Roma, lo speriamo tutti. Questa è un'operazione che vuole valorizzare il marchio giallorosso anche fuori dal campo, cercheremo di entrare in nuovi mercati. In fondo è un vino italiano". (fonte Romanews)
Volete che commenti? Sono romanista per cui sarei di parte ma, di certo, a livello enologico ne avremmo fatto senz'altro a meno visti i 20 euro, minimo, di costo a bottiglia. Rosella compraci Drogba e lascia stare il vino...che ti fa male
Dopo il Brunello ora tocca al Montepulciano...
Vini del Mondo a Spoleto: piccoli appunti di degustazione - seconda parte
Grande scoperta è stata Vittorio Graziano, libero vignaiolo (praticante) come si ama definire, che ha nella sua filosofia scoprire e realizzare il potenziale del territorio, includendo in esso lo studio e l’osservazione del clima,del terreno,i vitigni e la cultura storica della tradizione enologica locale. Il suo Lambrusco Fontana dei Boschi, da uve grasparossa, è un vino senza compromessi, con una spuma cremosa e presenta al naso note di piccoli frutti rossi, viola e spezie, avvolte da un carattere di rusticità che lo rendono molto legato al territorio. Al palato, grazie al suo estratto e agli oltre dodici gradi, il vino si presenta caldo e di buona struttura, con un finale di grande persistenza e sapidità. Un vino che finisce all'istante nel bicchiere se abbinato ad un bel piatto di salumi.Vini del Mondo a Spoleto: piccoli appunti di degustazione - prima parte
vitivinicola Ciù Ciù (strano nome vero?), di proprietà della famiglia Bartolemei che, con i suoi cento ettari di vigneto situtato nella zona di Offida, produce dei vini molto interessanti al centro dell'area di produzione del Rosso Piceno Superiore. Il primo vino degustato di questa azienda si chiama LE MERLETTAIE, uva pecorino 100%, che presenta al naso note di erbe di campo e fiori di biancospino con un lieve accenno vanigliato dato dal passaggio in rovere del vino. Al palato e fresco, rotondo e avvolgente, dotato di una grande sapidità. L'altro vino degustato di questa azienda è stato l'OPPIDUM 2002, un montepulciano in purezza, dai bei profumi di visciola, mora, viola passita, caffè e spezie dolci e dotato di una bocca molto morbida ed elegante e dotata di una bella corrispondenza all'olfatto. Vini, certo, da non strapparsi (per ora) i capelli, ma provenienti comunque da un'azienda che sta puntando decisa per la qualità lasciandosi alle spalle un passato da vini sfusi. Altra cantina degna di menzione è la marchigiana Conti di Buscareto, che ha come obiettivo
riscoprire e mettere a dimora i vecchi vitigni marchigiani per poi vinificarli in una chiave nuova, moderna, seguendo processi produttivi e qualitativi all’avanguardia della tecnica enologica attuale. Di questa azienda agricola ho degustato l'AMMAZZACONTE, da uve verdicchio accuratamente selezionate e vendemmiate tardivamente, che presenta un naso fine e delicato giocato sulla frutta gialla matura e note floreali. In bocca è fresco,intenso, dotato di buona persistenza e sapidità. Altro vino degno di nota è la LACRIMA DI MORRO D'ALBA, vino non certo complesso, ma di un bellissimo naso dove spiccano i sentori di petalo di rosa appassita, frutti di sottobosco e pepe rosa. Bocca calda, morbida, con tannini ben equilibrati ed una buona persistenza aromatica finale.
nella coltura specializzata della vite e nella sperimentazione di cantina. Come è facile pensare, la famiglia Leonardo, attravero il marchio Contrade di Taurasi, pone particolare attenzione all'aglianico da cui esco un bellissimo vino, il Taurasi, che ho degustato nella splendida versione base dell'annata 2001. Al naso intensi profumi di prugna appassita, marasca, viola passita e spezie nere. In bocca è potente, intenso, aristocratico, con un tannino giustamente vigoroso ma vellutato. Bella versione di taurasi e sono molto curioso di bere la riserva che, a quanto mi dice il produttore, è difficile trovare. Sempre della stessa cantina, ho degustato un bianco da uva autoctona, il gresco moscio o Grecomusc', un 2006 dagli aromi olfattivi molto decisi che vanno dalla frutta gialla non troppo matura, alla mandorla e al fieno selvatico. Bello il palato dove equilibrio e armonia si sposano in maniera eccelente con un finale molto lungo e persistente. Bottiglia molto rara e, a quanto mi dice il produttore, da lungo invecchiamento.Alois Kracher Cuvée Eiswein 2005: una perla venuta dal ghiaccio
processo per ottenere l’icewine è ingegnoso ed unico al mondo e prevede la presenza di una serie di condizioni particolari: anzitutto il freddo. L'uva, lasciata sulla vite fino ai mesi invernali e sottoposta alla ripetute gelate, acquisirà in tal caso un maggior carico di aromaticità, di zuccheri e di acidi. Le uve, poi, dovranno essere raccolte, rigorosamente a mano, ad una temperatura di almeno -7° C (-8° C per gli icewine prodotti in Canada). La vendemmia e la successiva pigiatura dell'uva deve avvenire prima che questa scongeli in appositi locali termocondizionati. L’acqua contenuta nel frutto sotto forma di cristalli di ghiaccio non sarà estratta e l'unica cosa che verrà prodotta sarà un’esigua, ma preziosa percentuale di succo altamente concentrato. Il succo dell’uva Icewine è pari a un quinto circa di quello spremuto dagli acidi non congelati. In altre parole una vite riesce a produrre il mosto necessario per una bottiglia di vino, mentre una pianta d’uva Icewine ne fornisce a sufficienza solo per un bicchiere.
Alois Kracher, purtroppo scomparso lo scorso anno, è stato sicuramente uno dei migliori produttori di vini dolci del mondo. La sua azienda, con sede a Illmitz ,nella regione austriaca del Burgenland, ha circa 7.5 ettari a vigneto e produce solo vino di elevata qualità ottenute da uve Welschriesling, Chardonnay, Traminer, Scheurebe, Muskat – Ottonel ed altre varietà sperimentali.Evviva il vignaiolo VIP!!
deciso di investire in vigneti. Quello che prima era un hobby e' diventato, per alcuni, un vero e proprio business. E gli esempi non sono pochi.L'attrice Ornella Muti ha, ad esempio, acquistato l'abbazia di Vallechiara in provincia di Alessandria e produce Dolcetto d'Ovada. Stefania Sandrelli con Giovanni Soldati, nella fattoria Villa Nano sulle colline senesi, hanno puntato sul Chianti docg 'Acino d'uva', mentre Ottavio Missoni ha vigneti nelle Langhe. Claudia Mori con il marito Adriano Celentano, ha acquistato un podere vicino a Radda in Chianti, con annesso vigneto. Al Bano, ormai da decenni, produce vino bianco e rosso nella sua tenuta di Cellino San Marco. La regista Lina Wertmuller e' socia dall'anno di fondazione, il 1979, dell'azienda agricola di Rodendo Saiano, a Brescia in Franciacorta. Tra i cantautori anche Ron ha investito in vigna producendo un rosso e un bianco Igt nell'Oltrepo' Pavese con l'etichetta 'Fracent'anni'. Lucio Dalla imbottiglia, invece, vino rosato in Sicilia. Non mancano neanche gli artisti stranieri che hanno eletto l'Italia a qualcosa di piu' che ad una semplice meta turistica. Tra questi spiccano, sempre in Sicilia, Mick Hucknall e Carole Bouquet: la voce dei Simply Red Sicilia produce Nero D'Avola, mentre l'attrice francese ha legato il suo nome al Passito di Pantelleria. Nell’isola l’ex di Depardieu è proprietaria di vigneti, uliveti e piantagioni di capperi. Uno dei primi, tra i vip, ad arrivare nel Chianti e' stato, invece, Sting che da tempo 'firma' il suo vino. Per non parlare dei manager. A Montalcino l’ad della Time Warner , Richard Parsons produce un ottimo Brunello. Ma anche il mondo dello sport non resta a guardare. Il campione mondiale di apnea Gianluca Genoni, sempre nell'Oltrepo', produce tre varieta' di vino biologico (rosso,bianco e moscato) dai nomi legati alle sue immersioni. L'ex patron della Lazio, Sergio Cragnotti produce bottiglie pregiate di Nobile di Montepulciano con tre anni di invecchiamento.
Il piu' noto nel mondo del calcio e' Nils Liedholm. L'allenatore dello Roma tricolore a Cuccaro Monferrato, nella sua fattoria, produce da anni vini di qualita' ottenendo per il suo lavoro piu' di un premio. In passato ha anche messo in bottiglia un Barbera con una speciale etichetta sullo scudetto della Roma. L'ultimo in ordine di tempo e' stato Paolo Rossi che in Val d'Ambra, tra le colline aretine, ha iniziato a produrre il 'Borgo Cennina'. Dal calcio al ciclismo: Francesco Moser per molti anni socio della Cantina La Vis, una delle piu' importanti realta' cooperative del mondo del vino italiano produce nell'azienda di famiglia oltre 100.000 bottiglie. La 'febbre' del vino coinvolge anche i campioni delle quattro ruote. Jean Alesi, indimenticato pilota della Ferrari, producenel suo Chateau de Segreis, circa quattro ettari vitati, un Cote du Rhone apprezzatissimo dal nome 'Clos de l'Hermitage.' Portano invece la firma di Jarno Trulli, prima guida del Team Toyota, i vini dell'azienda Podere Castorani, in provincia di Pescara.
(fonte ANSA)
Aveva ragione Mario Soldati sull'asprinio d'aversa.......
individuò nei dolci declivi vicino Aversa il suolo ideale per impiantare le viti che assicurassero alla corte normanna una riserva di spumante al posto dello Champagne che a quei tempi era difficile da trasportare. Oggi la zona di produzione di questo vino comprende il territorio di diversi comuni delle province di Caserta e di Napoli e ora, come al tempo degli angioini, l’uva viene coltivata con il classico metodo detto ad "Alberata Aversana". Tale sistema di viticoltura è unico in quanto le viti, dette maritate poiché si appoggiano appunto ai pioppi, si innalzano anche oltre i 10-15 metri di altezza. Vi immaginate ora quegli intrepidi vendemmiatori equilibristi che raccolgono l’uva su scale altissime? Viti, inoltre, franche di piede, come in era pre-fillosserica? Queste sono alcune delle caratteristiche che rendono unico, ineguagliabile l'Asprinio di Aversa, a tal punto che Mario Soldati nel suo libro Vino al Vino scrisse: "Non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l’Asprinio: nessuno. Perché i più celebri bianchi secchi includono sempre, nel loro profumo più o meno intenso e più o meno persistente, una sia pur vaghissima vena di dolce. L’Asprinio no. L’Asprinio profuma appena, e quasi di limone: ma, in compenso, è di una secchezza totale, sostanziale, che non lo si può immaginare se non lo si gusta... Che grande piccolo vino!".
Le Cantine Grotta del Sole nascono nel 1992 grazie alla voglia della famiglia Martusciello di dare il via ad un vero e proprio lavoro di ¨riscoperta enologica, con il preciso intento di valorizzare e, in alcuni casi di riscoprire, alcuni vini campani di qualità come come la Falanghina e il Piedirosso dei Campi Flegrei, l`Asprinio dell`Agro Aversano, il Gragnano e il Lettere. In virtù di questo amore, vengono prodotti vini che possano esaltare le qualità e le potenzialità dell'uva, senza stravolgerne i gusti e gli aromi, senza cioè produrre vini dal "gusto d'impresa", banalizzazioni standardizzate della moderna enologia. Qualità tradizione, tipicità, genuinità, cultura. Sono le linee conduttrici del programma enologico di studio e recupero "Grotta del Sole".La degustazione: Asprinio d'Aversa Extra Brut 1997 DOC Grotta del Sole
Notizie flash dal mondo del vino: eletto il miglior sommelier del mondo
a Milano - dalla Worldwide sommelier association (Wsa). L'americano ha preceduto lo spagnolo Roger Viusà Barbarà (campione europeo in carica) e il portoghese Manuel Joaquim Duarte Moreira, classificati entrambi secondi a pari merito.Le finali si sono svolte a Roma con una prova di degustazione, una correzione di una carta dei vini, una prova pratica di servizio e un test di abbinamento cibo-vino. Al concorso hanno partecipato 14 sommeliers professionisti provenienti da altri Paesi aderenti alla Wsa. Il premio al Miglior Sommelier del Mondo 2008 Comunicatore del Vino e del Cibo è andato al giornalista Marcello Masi, curatore della trasmissione televisiva 'Eat Parade' e vicedirettore del Tg2. La prossima edizione del mondiale si svolgerà nel 2010 a Barcellona. (Fonte Ansa)Cesanese del Piglio DOCG: seconda parte dell'intervista a Coletti Conti
densità di impianto minima di 3.000 ceppi/ha, mentre il disciplinare del 1973 non prevedeva, in proposito, alcuna limitazione. La densità di impianto minima richiesta dal nuovo disciplinare renderà impossibile l’impianto di vigneti a tendone, pratica molto comune negli anni passati. Il vecchio disciplinare prevedeva una produzione massima di 125 q.li/ha, con una tolleranza del 20%; in pratica era consentito produrre fino a 150 q.li/ha! Non essendovi limite riguardo alla forma di allevamento ed alla densità di impianto, poteva giungersi, in perfetta conformità alle prescrizioni del disciplinare, all’assurdo di un vigneto allevato a tendone con densità di 1100 ceppi/ha che produce 150 q.li di uva, con una produzione di circa kg.13,5 per pianta! Il nuovo disciplinare prevede, per la tipologia base, una produzione massima di 110q.li/ha e, per la tipologia “Superiore”, una produzione massima di 90 q.li/ha; combinando questi dati con la densità minima imposta dal nuovo disciplinare, avremo una produzione massima per la tipologia “base” di circa Kg.3,6 per pianta e, per la tipologia “Superiore” di circa Kg.3,0 per pianta. Il miglioramento è di palmare evidenza. Tenga conto, poi, che le c.d. “aziende guida” si attengono a “disciplinari aziendali” ben più rigorosi, con densità di impianto comprese tra 4.000 e 5.000ceppi/ha e con produzioni per pianta non superiori a kg.1,5. Cesanese del Piglio DOCG: l'opinione di Coletti Conti
amentale: cosa intendiamo per “vantaggi”? Se per “vantaggi” intendiamo quelli meramente commerciali, ritengo che, nel breve periodo, il riconoscimento della DOCG possa portare qualche beneficio, non fosse altro che per la curiosità che può destare, nel consumatore e/o nell’appassionato, l’attribuzione al Cesanese del Piglio della prima DOCG del Lazio.Tengo, tuttavia, a sottolineare che ho usato la locuzione “nel breve periodo”, perché l’approccio del “curioso” è sempre, e giustamente, attento e severo: colui il quale, spinto dalla curiosità suscitata dal prestigioso riconoscimento, per la prima volta assaggerà un Cesanese del Piglio, si aspetterà, come è giusto, un prodotto di eccellenza! Se il vino non risponderà alle sue aspettative, la stroncatura giungerà definitiva ed inesorabile e non riguarderà solo la bottiglia degustata, ma coinvolgerà l’intera denominazione. In tal caso il riconoscimento della D.O.C.G. si rivelerà un autentico boomerang!Cena Enoclub Roma con i vini di Casale Marchese
Giovedì 29 Maggio Enoclub Roma propone una cena degustazione con i vini dell’azienda Casale Marchese. Vi aspettiamo dalle ore 20.30 presso il ristorante “La Locanda dell’Interprete” – Via del Pigneto 207 – Roma. ARRIVA LA PRIMA DOCG LAZIO, E' IL CESANESE DEL PIGLIO
Perinelli nel manifestare ''grande soddisfazione per riconoscimento di particolare pregio qualitativo raggiunto grazie alla determinazione di tutti gli attori del territorio'', esprime gratitudine alla Agenzia Regionale di Sviluppo Agricolo (Arsial) che ha sostenuto fin dalla nascita il progetto, con professionalita' e competenza. Dopo la volata al traguardo della Doc nel 1973 ''ora - sottolinea Perinelli - spettera' agli 85 viticoltori e 20 aziende produttrici valorizzare il traguardo raggiunto perche' la prima Docg del Lazio non si confrontera' nel mercato con i grandi numeri, ma con la qualita' e la coerenza dei suoi prodotti''. (fonte ANSA)- siamo sempre sicuri che un vino DOCG sia sempre e in assoluto qualitativamente migliore?
- il nuovo disciplinare prevede che il Cesanese del Piglio si potrà fregiare del titolo Docg se costituito dal 90% di Cesanese d’Affile e/o Comune e dal restante 10% di vitigni a bacca rossa autorizzati dalla Regione Lazio. Pertanto, è stata prevista la possibilità di "aggiustare" il vino con uve non ancora meglio precisate (son sicuro che ci sarà il Merlot) che potrebbero in qualche modo rendere il vino non così tipico. Sarà cura, a questo punto, dei produttori di qualità di evitare questa spersonalizzazione e far uscire sul mercato bottiglie di cui non si sente la mancanza.
Spero mi possiate aiutare a risolvere queste domande.......









