Cesanese del Piglio DOCG: seconda parte dell'intervista a Coletti Conti

Parliamo del nuovo disciplinare. Ci sono dei miglioramenti rispetti al vecchio?

Veniamo ad un sommario esame delle più importanti differenze. Il nuovo disciplinare prevede una densità di impianto minima di 3.000 ceppi/ha, mentre il disciplinare del 1973 non prevedeva, in proposito, alcuna limitazione. La densità di impianto minima richiesta dal nuovo disciplinare renderà impossibile l’impianto di vigneti a tendone, pratica molto comune negli anni passati. Il vecchio disciplinare prevedeva una produzione massima di 125 q.li/ha, con una tolleranza del 20%; in pratica era consentito produrre fino a 150 q.li/ha! Non essendovi limite riguardo alla forma di allevamento ed alla densità di impianto, poteva giungersi, in perfetta conformità alle prescrizioni del disciplinare, all’assurdo di un vigneto allevato a tendone con densità di 1100 ceppi/ha che produce 150 q.li di uva, con una produzione di circa kg.13,5 per pianta! Il nuovo disciplinare prevede, per la tipologia base, una produzione massima di 110q.li/ha e, per la tipologia “Superiore”, una produzione massima di 90 q.li/ha; combinando questi dati con la densità minima imposta dal nuovo disciplinare, avremo una produzione massima per la tipologia “base” di circa Kg.3,6 per pianta e, per la tipologia “Superiore” di circa Kg.3,0 per pianta. Il miglioramento è di palmare evidenza. Tenga conto, poi, che le c.d. “aziende guida” si attengono a “disciplinari aziendali” ben più rigorosi, con densità di impianto comprese tra 4.000 e 5.000ceppi/ha e con produzioni per pianta non superiori a kg.1,5.

Scorrendo il nuovo discipliare, si legge che è ammesso l'uso di un 10% di altre uve. Questo può aprire la strada a vini "poco tipici" che, tra l'altro, non sfrutterebbero il potenziale del cesanese?

Il vecchio disciplinare, attualmente in vigore, prevede il Cesanese, Comune o di Affile, per un minimo del 90%; il restante 10% può essere costituito da Montepulciano, Sangiovese, Barbera, Trebbiano toscano (Passerina), Bombino bianco (Ottonese); il nuovo disciplinare prevede invece, per quel 10% residuo, la possibilità di impiegare esclusivamente uve a bacca rossa la cui coltivazione è consentita nel territorio amministrativo della Regione Lazio. Ciò comporta, innanzitutto, l’eliminazione delle uve a bacca bianca (e non mi sembra cosa da poco); per quanto riguarda il temuto “inquinamento” del Cesanese con Merlot e/o Cabernet, e conseguente perdita di tipicità del nostro prodotto.... beh, voglio rassicurarvi: i primi a voler tutelare la tipicità del cesanese siamo noi produttori! Nessuno di noi si sogna di "merlottizzare" o "cabernettizzare" il Cesanese: se facciamo questo lavoro è per passione ed amore verso questo prodotto! La sua “diversità” è la nostra principale opportunità di successo! L’introduzione di quella clausola nel disciplinare è null’altro che espressione degli indirizzi di politica legislativa del Comitato Nazionale per la Tutela e la Valorizzazione delle Denominazioni di Origine, organo del Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ed è conforme a quanto si è fatto per la maggior parte dei disciplinari di più recente approvazione, anche per quanto riguarda le D.O.C.G..

Qualche esempio? Disciplinare del “Valtellina Superiore” D.O.C.G. Art. 2, 2°co.: .....possono concorrere altri vitigni a bacca rossa non aromatici raccomandati per la provincia di Sondrio fino ad un massimo del 10% del totale. Disciplinare dello “Sforzato di Valtellina” D.O.C.G. Art. 2, 2°co.: .....possonoconcorrere altri vitigni a bacca rossa non aromatici raccomandati per la provincia di Sondrio fino ad un massimo del 10% del totale. Disciplinare del “Taurasi” D.O.C.G. Art. 2, 2°co.: .....possono concorrere altrivitigni a bacca rossa raccomandati o autorizzati per la provincia di Avellino, fino aun massimo del 15%. Disciplinare del “Nobile di Montepulciano” D.O.C.G. Art. 2, 3°co.: .....possonoconcorrere fino ad un massimo del 20% (!) i vitigni raccomandati e/o autorizzati perla provincia di Siena purché la percentuale dei vitigni a bacca bianca non superi il10%. E così via.

Ringranziando Anton Maria Coletti Conti per la cortesia nel rilasciarci questa breve intervista, Percorsi Di Vino cercherà nel futuro di approfondire ancora di più il tema della salvaguardia delle tipicità, attraverso interviste ad altri produttori.
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