Ancora in tema di contraffazioni...ora tocca all'Erbaluce

Dopo il “Brunello di Montalcino” è la volta di un noto vino canavesano, l’Erbaluce. Nel mirino di discrete ma serrate indagini condotte nel quadro di un’inchiesta che coinvolge i più noti Doc della penisola.Mentre il “Museo del Gusto” di Torino annuncia per domenica prossima la festa del “Sommelier 2008”, la più importante rassegna enologica piemontese, i vignaioli di mezza regione non dormono sonni tranquilli.
Vent’anni dopo
Agitati dall’incubo per quanto accaduto vent’anni fa. Quando l'Italia scoprì che i Ciravegna, i Fusco, i Baroncini “fabbricavano” il vino con il bastone, fatto con miscele di liquidi usati anche per lacche e vernici. In tutto furono 60 le aziende coinvolte e 22 i morti accertati. Uno scandalo, come quello che oggi riguarda altre cantine. La vicenda nasce dalle confidenze di un enologo pentito: «Un piccolo proprietario, socio di una cantina sociale presso la quale vendeva le sue uve». L’uomo, un dipendente di un comune dell’eporediese, venuto a conoscenza di retroscena scottanti, si sarebbe rivolto ai carabinieri.
Le confidenze del pentito
«Il vino che si fa da queste parti - avrebbe confidato il denunciante - è di ottima qualità. Ma quante bottiglie di Erbaluce Doc si possono produrre con i vigneti che abbiamo qui in Canavese? Certamente non tutte quelle che che vengono messe in vendita». Dunque, troppo vino in circolazione e pochi vigneti. «Non sarebbe sufficiente radere al suolo i comuni del Canavese, piantando vitigni, per giustificare il numero di bottiglie». Non ci si trova di fronte ad una frode come quella di 20 anni fa: «Il vino non viene fatto con il metanolo - continua il pentito - ma importato direttamente dall’estero, dai paesi dell’Est europeo, principalmente dalla Romania».
Occhio all’etichetta
Un business al centro del quale ci sarebbero aziende emiliane di import - export. Una vera e propria frode coperta da blande regole d’etichettatura: «Non si è obbligati a scrivere sulla bottiglia dove il vino è prodotto, basta citare l’azienda che l’ha imbottigliato. E poi - conclude il pentito -, bisogna fare attenzione a due diverse diciture: “prodotto imbottigliato a..” e “prodotto e imbottigliato a...”, quella “e” fa la differenza».
Fonte Cronacaqui.it
Che dire? Ancora una volta da questo blog chiediamo chiarezza e trasparenza. Vi terremo informato circa possibili sviluppi
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