Angelo Gaja:Vino=Fiorello:Televisione


Il titolo del post sembra provocatorio ma, credetemi, non lo è perchè nel bene o nel male Angelo Gaja è un vero e proprio showman del mondo enologico che difficilmente smetteresti di ascoltare anche se, come vedremo, a volte vorresti saltargli alla gola per le sue affermazioni un pò di parte.
Ospite venerdì scorso dell'AIS Roma, Gaja ha tenuto due seminari per appassionati e addetti ai lavori dove, dividendo il palco solo con la sua ombra, ha tenuto un vero e proprio spettacolo da vivo esaltando prima di tutto il suo ego e poi il tanto pubblico presente.


Qual'è stato il Gaja pensiero? Cercando di sintetizzare il suo discorso possiamo distinguere vari punti (in corsivo le mie riflessioni):

  • Gli artigiani solo il sale del mondo del vino, devono fare il vino come vogliono e le loro scelte possono andare anche in controtendenza col mercato. Il problema, in tale ambito, è capire cosa intenda Gaja per artigiano perchè, dalle sue parole, note delle contraddizioni. Il produttore piemontese considera lui stesso un artigiano perchè ha vigne proprie, non acquista uve e mosto da terzi, ha una sua cantina di vinificazione e il vino che produce è destinato ad una certa fascia di consumatore (in tal caso di alto livello). Con 350.000 bottiglie prodotte Gaja può essere considerato un artigiano? E chi produce meno di 10.000 bottiglie come deve essere considerato? Un alchimista?
  • Capitolo Parker. Secondo il produttore piemontese il noto critico americano è stato fondamentale per il mondo del vino anche se deve essere considerato un'espressione della cultura d'oltreoceano. Negli Stati Uniti, infatti, il lettore vuole essere guidato dall'esperto e Parker è stato bravo a carpire la loro fiducia anche se, sottolinea Gaja, ciò vale espressamente per i vini opulenti. Parker, inoltre, ha avuto il merito di aver inventato la scala centesimale per giudicare un vino che ora, soprattutto nel mondo della critica anglosassone, non è visto più come un oggetto misterioso contornato di parole tecniche ed astruse. Il problema, non dichiarato da Gaja, è che Parker è stato "devastante" anche per migliaia di produttori che, a caccia del punteggione, hanno stravolto vini e territorio.
  • Capitolo Robert Mondavi. Ennesimo elogio al potente di turno che viene definito fondamentale per il mercato americano e, dopo, per quello mondiale. Motivo? Principalmente perchè Mondavi è stato il primo negli Stati Uniti, parliamo del 1966, a concepire e costruire una cantina per la produzione di Premium Wines in grandi volumi indipendentemente dal cru (W il territorio) e, secondo poi, perchè è stato il primo a inserire in etichetta il nome del varietale creando un fenomeno copiato col tempo da tutti, soprattutto in Europa. Mah, a me pare che a Bordeaux questo discorso l'avessero già imparato da tempo
 
  • Capitolo Antinori & Co. Gaja elogia il marchese soprattutto per la rivoluzione portata col Tignanello. Stoccata a quei blog (non ha detto il nome) che a suo dire ultimamente hanno "sbeffeggiato" il produttore toscano quando ha parlato di Montalcino dalla pagine di Decanter. Stesso discorso vale per Tachis, Sassicaia e via di seguito. Potente non tocca potente?
  • Capitolo Montalcino. Si ricorda la grandezza di Biondi Santi come leader storico di un territorio che, comunque, senza Banfi come leader di mercato non sarebbe mai decollato. Forse sarà anche vero ma una volta tanto vogliamo anche ricordare ciò che di negativo ha portato questa multinazionale del vino?
  • Capitolo nuovi mercati. Gaja analizza la situazione mondiale puntando per il prossimo futuro sul mercato cinese (1,3 miliardi di clienti potenziali), indiano, indonesiano, brasiliano e russo. Mi rimane difficile capire quando Gaja parla di artigiani del vino che devono attaccare questi mercati. Non si starà confondendo con Zonin o Santa Margherita?
  • Capitolo abuso di alcol. Non si può essere non d'accordo quando si sottolinea la necessità di non demonizzare il vino la cui immagine deve essere separata dalle altre bevande alcoliche anche perchè il tipo di alcol che c'è dentro è sostanzialmente diverso. Quello del vino è naturale perchè deriva da fermentazione alcolica.
  • Capitolo produttori italiani. Gaja si mette il vestito del Ministro del Vino italiano e suggerisce a tutti i produttori italiani di essere dei veri e propri comunicatori a 360°. Bisogna saper parlare al pubblico del proprio prodotto intrattendendo la platea in maniera teatrale. Piccoli Gaja crescono?
  • Capitolo social media. Nonostante i suoi 71 anni Gaja percepisce e sfrutta la potenza del web 2.0 che viene considerato il passaparola del futuro. I giudizi, ora, non sono più in mano ai grandi critici che, col tempo, perderanno di importanza e, soprattutto, cesseranno di valutare vini preparati appositamente per loro dalle cantine. La c.d. cuvée des journalistes non sono più una leggenda metropolitana.....
Spero che Angelo Gaja in persona o sua figlia leggano queste righe perchè vorrei ricordare loro della promessa di un futuro incontro con i blogger del vino. Ci conto eh!
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