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Sois Mignon di Oliver Lemasson ovvero un altro modo di chiamare il sauvignon naturale della Loira

Alcune bottiglie, a volte, hanno dietro una storia travolgente, fatta di passione e testardaggine. 

Oliver Lemasson è uno di noi. Ha iniziato a lavorare come sommelier all'interno dell'enoteca di Eric Macé a Rennes, una delle prime che in Francia si occupava di vini naturali (la Cave du Sommelier) . 
Oliver confessa che in quel periodo, parliamo di fine anni '90, assaggia tutto ciò che propone in vendita innamorandosi perdutamente di questa tipologia di vini tanto che, pochi anni dopo, chiede a Marcel Lapierre (uno che nel Beaujolais veniva chiamato il Papa dei vini naturali) di poterlo aiutare in vigna. Non c'è problema! Per quattro vendemmie Oliver si occupa dei vigneti aziendale mentre al quinto anno gestisce anche la cantina.

Oliver Lemasson. Foto: http://www.oenos.net

Lemasson capisce che è quella la sua strada per cui nel 2002, assieme ad  Hervé Villemade (vignaiolo di Cheverny - Loira), fonda Les Vins contés, un piccolo négoce che i due gestiscono assieme per quattro anni e che poi, per varie vicissitudini, passa definitivamente nella mani di Oliver che, ed arriviamo ad oggi, acquista uva da piccoli vignaioli naturali della zona di Touraine e Cheverny (7 ettari di vigneto in totale) a cui bisogna aggiungere una piccola porzione di vigna, circa tre ettari, che coltiva direttamente nei dintorni di Monthou sur Bièvre e nella valle del Cher.

La diversità dei vari terroir permette di creare ogni anno circa 12 cuvées, a volte anche 14, distinte tra bianchi, rosati e rossi. I primi vengono vinificati in botte grande senza aggiunta lieviti selezionati e zolfo per essere poi imbottigliati senza filtrazione. I rossi, invece, stante la scuola di Lapierre, sono vinificati tramite macerazione carbonica per un periodo che varia tra i 15 e i 30 giorni per essere poi affinati in botte.

Le botti per la macerazione carbonica. Fonte:http://www.wineterroirs.com

Il Sois Mignon 2012 me l'hanno presentato Stefano e Roberto di Remigio che, prima di aprirlo, mi hanno sottolineato ardentemente che si trattava di un vino base, quasi da tavola.
Il Sois Mignon è un sauvignon in purezza da viti di circa 70 anni di età piantate su suoli essenzialmente sabbiosi.
Il naso è quanto più lontano dallo stereotipo che spesso noi italiani abbiamo di questo vitigno: fresco, minerale, leggermente agrumato con tocchi balsamici. La "tipica" pipì di gatto tanto decantata è, fortunatamente, un lontano ricordo.
Sorso tonificante, pulito, cristallino e dotato di allungo sapido e fresco. 

Foto: http://www.amicalementvin.com

Lemasson ama dire che i suoi sono "vini di sete" adatti per essere "bevuti a secchi". Obiettivo raggiunto! Svuotate con grande godimento due bottiglie senza nemmeno rendermene conto. Il costo si aggira attorno ai 15 euro. Meditate cari produttori italiani, meditate....

Quando un vino si può dire "alla francese"?

Giuro che non mi va di parlare male dei miei "colleghi" blogger, però leggendo l'ultimo post uscito su Avvinando (wine blog del TG COM) mi è scappato più di un sorriso. 
Il titolo dell'articolo era abbastanza stuzzicante: Tenuta Rapitalà Casalj: il grande bianco siciliano “alla francese”.

Ah però, penso, fammi vedere fino a che punto si spinge il paragone tra un vino siciliano e uno francese?

Nell'articolo si parla del Casalj, vino bianco della grande e nota azienda siciliana che, leggo, dal 2011 viene prodotto solo con Catarratto. Il perchè della scelta è spiegato nell'articolo di Sergio Bolzoni che ha riportato le seguenti affermazioni di Laurent Bernard de la Gattinais, titolare di Rapitalà insieme al Gruppo italiano vini:“Volevo andare verso un vino che si caratterizzasse per l’eleganza e quindi abbiamo deciso di fare a meno dello Chardonnay”.


Caspita, un francese figlio di un conte francese che rinnega lo chardonnay battezzandolo come simbolo di non eleganza? Boh, vabbè, proseguo la lettura cercando a sto punto di capire sempre di più perchè il Casalj è un grande bianco siciliano "alla francese". 

L'articolo va avanti presentando una piccola verticale di tre annate del vino in questione, dal 2010 al 2012. Dando una scorsa alla descrizione dell'annata 2011 si può leggere quanto segue: vira sulla mineralità, sulla sapidità e su una certa asciuttezza e compostezza il 2011 che si rivela con grande sorpresa uno dei bianchi con la maggiore persistenza assaggiati negli ultimi mesi (dove per persistenza si intende quanti secondi il sapore di un vino resta intatto nel palato prima di sparire o degenerare). Diremmo quasi alla francese..

Ecco, siamo forse arrivati al punto. Forse ho capito male io ma, secondo l'autore, un vino può definirsi "quasi francese" solo quando questo ha questi tre caratteristiche: mineralità, sapidità e persistenza. Tutti gli altri, per esclusione, saranno "quasi qualcosaltro".

O forse il "quasi" è dovuto alla NON presenza di chardonnay....

O forse il "quasi" è dovuto al fatto che il vino è,  a prescindere da tutto, prodotto in Italia....

Ma il titolo non diceva che il Casalj era un grande bianco alla francese senza il quasi??

Intanto, per esercizio, comincio a buttar giù una lista delle caratteristiche di un vino "quasi italiano". Idee a tal proposito? Magari se qualche amico francese mi risponde.....


Tesco venderà Chateau Lafite. Ripensiamo al concetto di vino del supermercato?

La crisi sta cambiando il mondo, anche quello del vino. Non è passato troppo tempo da quando gni enosnob ti guardavano dall'alto in basso quando dicevi che andavi a comprare il vino al supermercato. Bene, da oggi anche loro dovranno mettere via la loro faccetta impertinente visto che anche i c.d. Fine Wines, finita la bolla speculativa, stanno cominciando a volare basso, molto basso, quasi strisciando.

Lafite 2009. Fonte: The Drink Business

Tesco, infatti, comincerà a vendere Chateau Lafite ed altri premier cru bordolesi. Avete capito bene. Non parliamo di grandi catene di supermercati gourmet, ma proprio della Tesco, una catena di supermercati UK che in Italia è assimilabile a quella che una volta era la Standa.

Ohhh ma dove sono tutti i cinesi che facevano a gare a comprare i grandi Bordeaux? Prezzi impazziti, asta milionarie per una qualche cassa di taglio bordolese d'annata. Tanti comunicati stampa, tanta pubblicità per poi finire sugli scaffali di qualche supermercato "pop"?

Dan Jago, colui che in Tesco si occupa di alcolici, in una recente intervista ha dichiarato che stanno per iniziare le vendite dell'annata 2009, stanno solo decidendo il prezzo che, giura, sarà concorrenziale anche se non sarà una vendita en primeur.


I vini saranno venduti inizialmente in 25-30 supermercati della Gran Bretagna in bottiglie singole al fine di evitare che il vino sia acquistato da grandi investitori.

Speriamo che questo sia l'inizio di una nuova era dove anche noi comuni mortali potremo ritornare a bere Bordeaux senza impegnarci un rene.

Fonte: The Drink Business

Domaine Joseph Voillot - Volnay 1er Cru les Caillerets 2008

Premessa: questo post è dedicato ad alcune persone che, proprio in questo momento, sono in Borgogna a "testare" qualche "vinello rosso francese" alla faccia mia e di qualche altro che è rimasto al caldo di Roma. Beh, proprio ad uno di questi amici in trasferta devo la conoscenza di questo produttore. Grazie Magister.

L'aria condizionata fatica ad arrivare al nostro tavolo, è una caldissima serata estiva romana, una delle tante accompagnate da quattro amici che hanno voglia di bere buon vinp nonostante l'afa richiami bicchieroni di Peroni ghiacciata con rutto libero finale. Fantozzi docet.

Alice in the Wonderland, di fianco a me, probabilmente ha ricevuto l'influsso del Magister perchè senza esitazioni tira fuori una bottiglia alloctona di "poco dubbia" provenienza. In molti, eruditi, la riconosciamo. Voillot!!

Fonte: Viandante Bevitore

Sarà un Pommard o un Volnay? Cerchiamo di coprire l'etichetta per giocare un pò a mosca cieca ma la Borgogna, si sa, è roba da grandi, per cui è difficile capire per me, eno-infante, le differenze tra le due zone soprattutto se penso che Voillot ha diverse vigne classificate Premier Cru sparse tra Volnay (Les Brouillards, Les Caillerets, Les Champans, Les Fremiets) e Pommard (Les Epenots, Clos Micault, Les Pezerolles, Les Rugiens). Forse in Italia conosco solo un moschettiere che potrebbe illuminarci al buio.

Stiamo comunque al gioco. Al naso il vino è è inconfondibilmente Borgogna, almeno su questo ci gioco casa, gatto incluso. Non è ampio dal punto di vista aromatico ma, cosa rara, il ventaglio aromatico è talmente ben definito che riesci a fornire la carta di identità per ogni aroma presente. 
Ha un non so che di selvatico, non parlo di puzze e odori animaleschi, ma odorare questo pinot nero significa entrare in bosco autunnale dove le bacche rosse te le trovi dovunque. Sa anche di erbe officinali, rabarbaro, austera mineralità. Non è certo un vino estivo. Mi fa ripensare alla Borgogna che ho visitato tanto tempo fa a Novembre, maliconica e severa.

Al palato il vino è equlibrato, maturo, avvolgente, il tannino è didattico, l'acidità richiama il territorio. Profondità e lunghezza completano il quadro caratteriale di un pinot nero che sembra avere la classe di altri tempi.

Abbiamo bevuto un



Krug e l'etichetta senza solfiti

Una "piccola" dimenticanza che potrebbe costare cara. 
 
Moët Hennessy, leader mondiale nel settore dei vini ed alcolici di lusso che può vantare nel suo portafoglio le più grandi maison di Champagne, nel Regno Unito è stato costretto a ritirare alcune partite di Krug perchè l'etichetta non era conforme alle regole di diritto alimentare del Paese.

In particolare il ritiro è stato dovuto al fatto che la retroetichetta del famoso champagne era priva della menzione "contiene solfiti" che, come ben sa la Food Standards Agency, possono causare importanti reazioni allergiche a chi ne fosse intollerante. 


Secondo la nota della stessa azienda sono state rincasare bottiglie di Krug Grand Cuvee, Rosè, Vintage 2000, Clos du Mesnil 2000 e Clos d’Ambonnay 1998, etichette che si trovano per lo più tra le 120 e le 200 sterline, ma che possono arrivare anche a 1800 (come il Clos d’Ambonnay).

Vino in fialetta? Pare piaccia....



Devo dire che inizialmente, vedendo il packaging, la mia mente più che in enoteca è volata presso la Diagnostika sotto casa mia dove regolarmente mi succhiano il sangue. La fialetta da studio medico piena di liquido rosso evoca sanguinosi ricordi.
Sicuramente Laurent de Crasto, enologo e Bruno Mautès, sommelier, non hanno questi fantasmi nelle loro menti visto che nel 2007, zitti zitti, hanno aperto la WIT (Wine in Tube) al fine di fornire una modalità ai vignaioli di mandare campioni del loro vino in giro senza troppi costi.
L'idea di per sè è abbastanza originale: si prende una fialetta di vetro da 6 o 10 cc brevettata, si scrive il marchio e la si chiude con un tappetto in alluminio con la garanzia che il vino conserva al suo interno tutte le caratteristiche del terroir di provenienza.

Assortimento Terroir Roussillon

Il successo, spiegano i due soci, è stato talmente forte che due anni dopo, nel 2009, questo servizio è stato lanciato su vasta scala cosicchè oggi queste fialette non sono più usate solo per fini di marketing ma rappresentano vere e proprie mini bottiglie di vino che posso essere vendute ad enoteche, ristoranti e privati.

Dicono, perchè io non frequento, che così c'è la possibilità di poter degustare a casa un grande vino senza aprirsi una classica bottiglia di vino da 0.75.

Se andate sul loro sito, clicca qua, è possibile acquistare oltre 80 vini diversi suddivisi tra Bordeaux, Borgogna, Jura, Languedoc Roussillon, Loira, Provenza e Rodano.

Qualche azienda interessante ci sarebbe pure come, ad esempio, Château Guiraud che vende 15 fiale del suo Sauternes 2002, in pratica una  magnum spezzettata, a circa 172 euro, spedizione esclusa.


La domanda del giorno è: comprereste e berreste il vostro vino preferito in fiala senza che questo comporti differenze di costo rispetto ad una bottiglia normale?

Mentre ci pensate vi dico che Wine in Tube pare sia talmente un successo che la società ha venduto nel mondo circa 1.6 milioni di fialette. Ah, però....

Foto tratte dal sito ufficiale

Chi glielo dice a Jonathan Nossiter che il Domaine de Montille non è più quello di Mondovino?

Il tempo fugge e certe convinzioni, certe promesse, magari oggi si dimenticano o, semplicemente, vengono ridimensionate.

Il Domaine de Montille, sì proprio quello che Nossiter aveva inserito nel suo bel fil Mondovino come bandiera dei piccoli vignaioli tutto vino e terroir, cambia pelle e si espande diventando, forse, ciò a cui era contrapposto nel documentario del regista americano: una grande azienda.



Secondo Wine Spectator, Etienne De Montille, co-titolare del Domaine de Montille, ha acquistato lo scorso Giugno Château de Puligny-Montrachet, dove era stato amministratore delegato dal 2002, per oltre 20 milioni dollari acquisendo quasi 50 ettari di vigneti selezionati, tra cui parcelle di Chevalier-Montrachet, Bâtard-Montrachet e di Montrachet, il castello e alcuni stock di vino.

In una recente intervista Etienne ha spiegato che: "dopo la ristrutturazione, il Domaine de Montille avrà in dote oltre 86 ettari di vigneto di cui quasi 50 ettari sono Premier e Grands Crus. Questo farà diventare il Domaine de Montille una proprietà significative nella Côte de Beaune. Insieme con Alix, mia sorella, che si prenderà cura dei vini bianchi, vogliamo modificare e ridimensionare non solo il numero di etichette che si producono, ma anche il numero di bottiglie in modo che possiamo davvero concentrarsi sulla qualità".

L'obiettivo, dichiarato da Etienne, sarà quello di tagliare il numero di etichette di circa il 20 per cento, con una produzione totale che diminuisce da 20.800 casse a meno di 16.666 casse. Ci sono, attualmente, 60 diverse etichette tra le Domaine de Montille, Chateau de Puligny-Montrachet e l'etichetta négociant Deux Montille Soeur-Frère.

Il caro Hubert de Montille, star del film cult di Nossiter, cosa penserà di tutto questo? I suoi figli hanno davvero stravolto l'anima di quello che una volta era un "piccolo" Domaine della Borgogna? Oppure, sotto sotto....

Mah, intanto guardiamoci questo video di Francesca Ciancio e riflettiamo...
 

Dalla Rete: il prezzo del Bordeaux va giù...

In principio è stato il blasonatissimo Château Lafite Rothschild fissando il prezzo del suo “grand vin” 2011 a 420 euro a bottiglia (-30% sul prezzo del 2010, che era di 600 euro), poi la corsa al ribasso, ad oggi, sembra non trovare più ostacoli, interessando il resto degli Chateaux, in una specie di “effetto domino” dalle proporzioni decisamente ampie. Ecco, in sintesi, quello che sta provocando anche nella zona vitivinicola più importante del mondo, la crisi globale. Una conferma a quello che Winenews aveva pronosticato come il “sussulto più importante della tradizionale campagna di vendita en primeur bordolese, preludio “ad un affaticamento della domanda per i prestigiosi premier cru di Bordeaux” (vedi articolo del 20 aprile 2012).


Fatto sta che oltre 40 chateaux (tra cui Haut Brion, Angelus, Calon Segur e Kirwan), in questi giorni, stanno fissando i prezzi dei loro vini più importanti al ribasso, causando a dir poco lo sconcerto dei negociants e degli operatori commerciali. Haut Brion insieme agli altri Premier Cru Classé Lafite e Margaux ha fissato il prezzo del suo “grand vin” a 360 euro, in calo del 45% rispetto allo scorso anno. In discesa anche l’azienda “sorella” Mission Haut Brion, -64% sul prezzo 2010, a 216 euro.
Un fenomeno che sta colpendo anche i vini che occupano una posizione secondaria nella classificazione del 1855, a riprova che a chiedere un ridimensionamento del prezzo potrebbero non essere soltanto i mercati interessati ai vini di prima fascia. Così, secondo www.decanter.com, Château Calon Segur costa 39,60 euro (-40%), Clinet 50 euro (-41,8%), Angelus 138 euro (-38,7%), Ferriere 19,60 euro (-14,04%), Langoa Barton 31,20 euro (-29,90%), e Château Kirwan 28,50 euro.
Una battuta d’arresto senza appello sui prezzi (stellari) spuntati dalle annate 2010, 2009 e 2005, che ha riportato il loro livello ai valori del 2008, e che potrebbe però rivelarsi una vera e propria inversione di tendenza. Berry Bros & Rudd di Londra, uno dei più antichi Fine wine merchants, ha evidenziato il fatto che etichette come Margaux, Palmer, Lynch Bages e altri valevano 8 milioni di sterline, quest’anno, invece, 1,2 milioni di sterline. Evidentemente, considerare il fatto che la 2010 si tratti di un’annata più economica, non spiega fino in fondo una differenza così importante.


Il problema è che questa tendenza sembra sempre più riflettere la domanda proveniente dall’Asia, che si è raffreddata. E negli Stati Uniti, nonostante che l’economia stia crescendo di nuovo, solo i collezionisti di lunga data dei vini di Bordeaux sembrano essere interessati a fare acquisti importanti.
Dal punto di vista dei futures sui vini dell’annata 2010, poi, le cose, evidentemente, potrebbero cambiare nei prossimi mesi. Gli ordini potrebbero aumentare, ma l’incertezza economica non aiuta. Haut-Brion, infatti, ha reso noto il prezzo del suo vino più importante proprio nel giorno in cui i mercati finanziari hanno segnalato una forte preoccupazione per le sorti della Grecia e delle altre economie europee in difficoltà. E la domanda più semplice è: e se l’euro va giù? Qual è l’incentivo per acquistare ora? 

Articolo tratto da Winenews.it

Louis Roederer Cristal 1990 e le false notizie


Per me è poco credibile che un essere vivente possa sborsare oltre 100 mila euro per una sola bottiglia di Cristal. 

A pensarci bene, però, se leggo la notizia che il poll...ehm...l'acquirente è un facoltoso saudita che ha voluto fare lo sborone all'interno di un esclusivo locale di Dubai quasi quasi ci convinco e mi faccio una grassa risata.

Fonte: Subito.it
La cosa che mi perplime, invece, è leggere sulla stampa e in vari siti internet che questa fantimatica bottiglia di Cristal 1990 abbia un costo di tale portata perchè di questo millesino esisterebbero solo altre due bottiglie nel mondo, una a New York e l'altra a Londra.

Ma chi le scrive ste cazzate? Basta fare un giro su Wine-searcher e capirete che di Cristal 1990 a 300 euro ne potete comprare una vagonata. 


Champagne e Rolls-Royce: binomio coatto?


Come trasmormare un'auto di lusso in una macchina per enocoatti. Questa Champagne & DJ Rolls-Royce non è altro che una Silver Shadow del 1977 modificata per ospitare 21 bottiglie di Champagne, 100 flutes ed uno stereo da oltre 1000 watt con casse acustiche piazzate sia sulla fiancata che al posto dei fari antinebbia. Il progetto è del designer Stef van der Bijl.




Se proprio deve valere il binomio bollicina-Rolls-Royce allora mi piace di più questo esemplare. Ricordate?

Foto tratte da Repubblica.it

Quando lo Champagne ha il sapore della pipì..

 
Questa donna ha un problema

No, non è perchè ha dichiarato che beve regolarmente 4 bicchieri di pipì al giorno.

No, non è perchè beve pipì per lavarsi i denti, fare il bagno, umidificare gli occhi e le vie nasali e come tonico anti cancro.

No, non è perchè da quando ha iniziato, circa 4 anni fa, ha bevuto più di 3000 litri di pipì che, tra le varie cose, trova molto confortante.


Carrie, la donna canadese 53enne che ha confessato il suo vizietto alla trasmissione “My Strange Addiction" va aiutata perchè ha dichiarato che "il suo sapore, a volte salato, può anche assomigliare a quello dello champagne".

Le cose sono due: o questa tizia ha sempre bevuto ciofeche (cosa probabile) oppure, se fosse una professionista del metodo classico,dovremmo tutti rivedere il concetto di sapidità del vino. 

Ai poster l'ardua sentenza! :-)

Château Margaux diventa biologico e mette il tappo a vite?


Interessante articolo apparso su WineNews che vorrei condividere con voi.

Mi auguro che in due o tre anni la produzione di Château Margaux sarà al 100% biologica”. Così Paul Pontallier, direttore dell’azienda simbolo di Bordeaux, racconta a “The drinks business” quello che dovrebbe essere il corso futuro dello Château, che punterà sul biologico principalmente come scelta di qualità. E probabilmente non sarà l’unica rivoluzione in casa Château Margaux: dalla degustazione di diversi vini, diverse annate e diverse tappature, Pontallier è rimasto particolarmente colpito dalla chiusura a vite, rispetto alla quale si dice “intellettualmente preparato, altrimenti perché l’avremmo sperimentato?”.


Ho notato che il vino da uve coltivate in maniera tradizionale è stato il più tannico, mentre mi è piaciuto di più l’organico, proprio per i tannini, decisamente migliori, più morbidi. Come pratica generale vogliamo puntare sull’agricoltura biologica, che pratichiamo, parzialmente, da 25 anni, e ora siamo davvero molto vicini a diventare un’azienda biologica.” Anche perché, a prescindere dai protocolli, “non usiamo pesticidi o insetticidi da oltre 10 anni, anche se abbiamo continuato ad usare prodotti chimici contro la peronospora, l’oidio e la botrite, perché il rischio di perdere un’intera annata è troppo grande”.

Per le chiusure, Pontallier ha definito “catastrofichele bottiglie invecchiate con tappi artificiali. “Dei vini versati - Cabernet Sauvignon 2003 - i migliori sono stati quelli tappati con il sughero naturale, dimostratisi più giovani e freschi”, secondo Pontallier, mentre il vino invecchiato in “tappo a vite impermeabile era probabilmente il mio preferito, specie per la bocca morbida. Per ora può essere il vino migliore, ma come sarà tra 5 o 10 anni? Mi affascina l’evoluzione.” 

Certo, se la sperimentazione dovesse dimostrare una capacità di invecchiamento importante, anche Château Margaux prenderebbe in considerazione l’ipotesi: “Perché no, siamo intellettualmente preparati per questo, altrimenti perché l’avremmo sperimentato? La nostra priorità numero uno è quella di rendere il vino migliore possibile, e se il tappo a vite si dimostrerà la scelta migliore, allora non so come potremmo resistere alla tentazione di cambiare”. Perché anche un’azienda tanto ricca di storia, non ha paura dell’innovazione e del cambiamento, “non smetteremo mai di sentirci come studenti”.

Un bagno di Champagne per San Valentino?!?


Ecco il regalo per chi, a San Valentino, ama stupire la propria partner in maniera frizzante: un bagno nello Champagne all'interno del fantastico hotel Cadogan.
In pratica gli inglesi si sono inventati  un pacchetto lusso chiamato "Champagne bath menu" che prevede la possibilità di immergersi in una vasca di bollicine francesi con maggiordomo a disposizione che ci verserà calici di champagne (stavolta) da bere col proprio amore.
In particolare verranno usate 120 bottiglie di champagne per riempire la vasca con  un costo che oscilla a seconda della marca prescelta. 

Fonte: http://www.myluxury.it
Il prezzo? Si parte dalle 4mila sterline per il menu a base di Louis de Custine Brut, 6mila sterline per quello a base di Perrier Jouët Grand Brut, 8mila per il Perrier Jouët Blason’ Rose, fino a 25mila sterline per il Dom Perignon Vintage.

Se volete posso vendervi la paperetta che galleggia firmata Franciacorta però, mi raccomando, non usate sapone perchè male che vada, se andate in bianco, potete scordare la buca scolandovi a garganella tutta la vasca con rutto made in England incluso.

La chimica del Bordeaux


Continuando il discorso sui bordolesi proprio ieri ho letto su Teatro Naturale un interessante articolo sulla identificazione della molecola che caratterizza i vini di Bordeaux.
Ernesto Vania, sul sito, scrive che grazie all'Università di Bordeaux, all'Inra e all'Ecole Nationale d’Ingénieurs des Travaux Agricoles de Bordeaux si è potuta identificare la molecola che forse meglio di altre è associata ai vini bordolesi.

Fonte: Teatro Naturale
Si tratta dell'etil-2-idrossi-4-metilpentoato che sarebbe stato direttamente all'aroma di "mora fresca", che è stato isolato utilizzando la gas cromatografia-sensoriale olfattometria (GC-O) e la gas-cromatografia a due dimensioni(GC-GC-MS).
Prioritariamente è stato eseguito un frazionamento in HPLC di estratti di vino rosso su una colonna C18. 
Si è così arrivati alla produzione di quattro frazioni con aromi di more e frutta rossa, che sono stati poi analizzati mediante GC-O, GC-GC-MS e GC-MS.
Si sono quindi isolati 10 esteri, corrispondenti a descrittori di frutta rossa o mora, che sono stati caratterizzati con GC-MS.
L'etil 2-idrossi-4-metilpentoato (etil Leucate, EL) è stato identificato per la prima volta come un composto, presente nel vino, associato direttamente all'aroma di mora fresca. 

Sono anche state individuate le soglie di percezione. Incredibilmente la soglia di percezione più elevata, 900 mg/l, è relativa a vino dearomatizzato.
La soglia di percezione di 300 mg/l è invece stata individuata in una soluzione "vino simile" (alcol 12%, pH 3,5).
E' stato inoltre scoperto che l'etil-2-idrossi-4-metilpentoato può interagire, a livello aromatico, con l'etil butanato. 


Per capire tutto l'articolo ho dovuto rigiocare col Piccolo Chimico che, però, non mi ha dato soddisfazione sulla domanda della settimana: ma sti Bordeaux francesi, sono davvero così buoni ed eterni?

Château Haut-Bailly 1990: l'immortalità del Bordeaux la metto in dubbio!


C'è un un solo grande sbaglio che l'appassionato può fare: avere pregiudizi nei confronti di un vino, che siano negativi o, come in questo caso, positivi. 
Avete presente un amico che porta a cena uno Château Haut-Bailly 1990? Questa persona verrà visto come un mito dalla maggioranza degli ospiti che, grazie a lui, potranno condividere un'esperienza enoica unica ed inimitabile. 
Il vino francese è il vino francese, Bordeaux è Bordeaux, a prescindere da tutto e da tutti!

Fonte: http://www.taste-a-wine.com
Ma siamo sicuri che Bordeaux sia sempre sinonimo qualità a prescindere? Avere nel bicchiere lo Château Haut-Bailly 1990 di certo non aiuta a rispondere positivamente alla domanda. Purtroppo.
All'inizio parte dolce, caramelloso, mi ricorda l'odore della Charms ai frutti di bosco, solo col tempo i profumi diventano più dignitosi ed evolvono su note di tabacco da pipa, spezie scure, foglie secche macerate, fungo porcino, brodo.
La bocca è in linea col naso e dipinge di autunno il palato che conosce un tannino perfettamente fuso ma poco rinvigorito da una spinta acidità che stenta a far decollare la beva. Che dire, mi è sembrato un taglio bordolese già "scollinato" che non vale quello che costa, cioè oltre 100 euro. 

Non vorrei generalizzare ma, tranne poce eccezioni, ultimamente ho bevuto molti Bordeaux, anche importanti, con un'aspettativa media di vita molto bassa. Che esperienze avete avuto voi? Io un pò deluso lo sono...

Ah, ultima cosa: non dite nulla all'amico che lo ha portato a tavola...


Chateauneuf du Pape Clos du Mont Olivet 1998



Ho acquistato questo vino alcuni anni fa durante la mia vacanza in Provenza e Valle del Rodano. Su consiglio di Mike Tommasi sono passato a trovare questa famiglia di vignaioli che, nonostante le dimensioni non certo da "piccoli" (hanno 28 ettari di vigneto sparsi in tutta la denominazione), mantengono inalterata una filosofia e una attività produttiva basata sulla tradizione, l'attesa e la grande qualità della loro materia prima più importante: l'uva granache (90% del loro vigneto totale con viti quasi centenarie). 

Durante la visita in cantina rimasi estasiato da tutta la loro produzione, in particolar modo da questo Chateauneuf du Pape che, pur non rappresentando il loro prodotto di punta chiamato La Cuvée du Papet, è per me quello che più di altri ha scritto nel suo DNA la mappa genetica del territorio. 

Lo Chateauneuf du Pape Clos du Mont Olivet 1998 (80% Grenache, 10% Syrah, 6% Mourvedre and 4% Cinsault,  Counoise, Vaccarese, Muscardin, Terret Noir, Picpoul Noir) appena versato nel bicchiere sprigiona tutto il suo carattere rodanesco emanando sbuffi di oliva nera in salamoia a cui seguono intensi ventagli aromatici di cappero, frutta nera di rovo, argilla, terra rossa, chiodi di garofano, goudron per poi trasformarsi, col passare del tempo, in un nettare totalmente mediterraneo con i suoi echi di alloro, origano, pomodoro secco, pepe. Quasi quasi ci condivo la mia pizza.
In bocca poi è eccezionale, dopo 13 anni vanta ancora un'acidità sferzante che riesce perfettamente ad equilibrare 14,5° alcolici supportando una struttura che il palato qualifica come velluto rosso. Dopo la deglutizione tutti i richiami alla macchia mediterranea ritornano come nebbia che stenta a dissolversi.
Non vi dico il prezzo della bottiglia altrimenti partono i TIR da Roma.

Pensiero del nuovo anno: sto cominciando ad amare profondamente questo territorio e questi vini. Avvisati!


Gli amanti del vino hanno i loro hotel. Sì, secondo Skyscanner


Il sito Skyscanner ha pubblicato un articolo dove sono menzionati i migliori cinque hotel al mondo per appassionati di vino. Vediamo se li conoscete....

Hotel Cheval, Paso Robles, California

Se siete informati sui vini californiani, probabilmente avete sentito parlare di Paso Robles, una graziosa cittadina a metà strada tra San Francisco e Los Angeles con una reputazione per l'enologia sperimentale e nonconvenzionale, in contrasto con la tradizionale vinificazione di altre parti della California. Proprio vicino al centro storico della cittadina si trova l'accogliente Hotel Cheval, luogo perfetto per visitare le cantine locali, con 16 camere ampie e confortevoli ed un cortile interno con un caminetto. Il suo Pony Club serve alcuni tra i migliori vini di Paso Robles e della California centrale. Paso Robles, oltre alle degustazioni i vino è ottimo per assaggiare dell'olio d'oliva di grande qualità e sapore.

Fonte: tracygallagher.com

 La Bastide de Marie, Menerbes, Francia 

Si tratta di uno dei boutique hotel più splendidi della regione, situato in una posizione ideale nel cuore del Parco Nazionale del Luberon tra Gordes e Bonnieux. Questa cascina del 18° secolo è circondata da 15 ettari di vigneti ed offre un ambiente splendido per un hotel davvero unico. La Bastide de Marie è il posto ideale se siete alla ricerca di una vista mozzafiato, accompagnata da un'ottima gastronomia ed un vino indimenticabile. La cucina è tradizionale, eccellente ma preparata in modo semplice, grazie al giovane chef Gerod Potron descritto come un 'Wonderboy' dalla rivista turistica Food. La proprietà ha anche la sua cantina ed cibo servito è spesso disposto proprio per completare i sapori del vino de La Bastide de Marie. Tra i calici più amati dagli ospiti ovviamente il rosè. Per chi volesse farsi coccolare, il centro benessere 'Pure Altitude' offre i trattamenti di lusso. 

Margaret River Hotel, Cape Lodge, Australia 

Mentre Margaret River produce il tre per cento dell'uva australiana, rappresenta però oltre il 25 per cento dei vini di alta qualità. Nel suo vigneto di proprietà, all'interno di una tenuta circondata da laghi e foreste, il Cape Lodge, oggi con 22 stanze e un tempo casa privata, è stato votato due volte come migliore 'boutique hotel' d'Australia. Produce un esclusivo sauvignon blanc e shiraz per gli ospiti dell'hotel e per il suo premiato ristorante, che vanta inoltre cantina da 14.000 bottiglie e con le migliori annate dai vigneti più prestigiosi. Il ristorante sul lago, gestito dal celebre chef Tony Howell, propone anche corsi di cucina e week-end gastronomici.

Fonte: sito Cape Lodge
Relais San Maurizio, Italia 

Pochi alberghi al mondo possono vantare una tale diversità tra le stesse camere e suite, come quelle di cui dispone l'albergo piemontese Relais San Maurizio. Le 30 stanze, alcune con giardino privato, sono state realizzate grazie al riammodernamento di un convento del 17° secolo, mantenendo però gli stessi spazi e dimensioni. Un luogo immerso nella terra dei vini, abbellito da splendidi giardini e che domina dalla collina il borgo di Santo Stefano Belbo, i vigneti del Barbaresco, Barolo e del Barbera sono a pochi chilometri di distanza. Il ristorante dell'hotel, citato nella guida Michelin e quindi non di certo a prezzo modico, offre una notevole varietà di vini con oltre 2.200 etichette. Nel complesso vi sono anche un bistro con terrazze panoramiche ed un trattamento benessere chiamato la 'Via del Sale'. 

Yeatman, Oporto, Portogallo 

Rendendo omaggio ai vigneti terrazzati più alti della valle, lo Yeatman a Oporto, una collaborazione tra i fondatori di Port Taylor (gestito dalla stessa famiglia dal 1692) e due aziende locali, è stato costruito lungo una riva scoscesa a sud del fiume Douro. Dispone di 82 camere spaziose, ognuna con il nome di un produttore di vino locale, ai quali è stato concesso di decorarle; alcune dispongono di un letto ottenuto da un immenso barile di porto. Tutte si affacciano verso la piscina a forma di decanter, il Douro ed il brulicante centro della città vecchia. L'hotel dispone di circa 25.000 bottiglie in cantina ed è sede della selezione più completa al mondo di vini da tavola portoghese e di porto. Perfettamente mescolati con il sapore intenso delle portate locali, proposte dal pluripremiato chef Ricardo Costa. Ogni Giovedi la cena è proposta da un produttore locale diverso e lo chef crea un menu su quattro dei suoi vini. Il tema del vino continua nel centro benessere Vinothérapie Caudalie, dove i trattamenti sono a base di uva.

Fonte: http://www.the-yeatman-hotel.com

Per me è tutta una mossa pubblicitaria anche perchè il miglior albergo per gli appassionati del vino è.................... Ed il vostro?

Fonte: http://www.skyscanner.it

Se a Reims il bus va a Champagne........


Reims, città culla dello Champagne, un autobus pubblico (l’OmnibusCity 100) sarà alimentato a etanolo ottenuto dagli scarti dell’uva usata per il famoso vino spumante francese.

«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma» diceva il chimico Lavoisier. Questa massima calza a pennello per questo progetto pilota di tre mesi promosso dalla società Veolia-Transdev.

Il principio della sperimentazione è di sfruttare le risorse naturali della regione, non solo fornendo un’alternativa al petrolio, ma anche sostenendo l’economia locale. A gestire la produzione di bioetalonolo è infatti la cooperativa Raisinor di Reims.

Fonte:Ecoblog
L’etanolo prodotto a partire dall’uva di scarto permette di ridurre le emissioni ci anidride carbonica del 70%. Lo stesso tipo di sperimentazione è già in atto anche a Saint Quentin (Haute-Picardie): da maggio un autobus circola a bioetanolo prodotto da un’industria locale che utilizza gli scarti della lavorazione della barbabietola.

Ricordiamo che l’Unione Europea impone l’obiettivo di ricorrere per il 10% alle energie rinnovabili nel campo dei trasporti entro il 2020. Il video.

Articolo tratto da sito Slow Food

Euposia premia i migliori Metodo Classico del Mondo. Siete d'accordo con la classifica?


La rivista Euposia, lo scorso week end, ha premiato i migliori Metodo Classico del mondo all'interno di una competizione "spumeggiante" che ha visto in gara ben 200 campioni valutati secondo le regole e col patrocinio del Grand Jury Européen.
La Giuria, guidata dallo scrittore inglese Tom Stevenson, ha decretato il seguente risultato: 
  • Campione del mondo, Premio Banca Popolare di Verona Civiltà dello spumante: Champagne Ayala, Francia, Brut Mayeur
  • Miglior Metodo classico internazionale: Schlumberger Wein und Sektkellerei, Austria, Die Edle von Goldeck 2008
  • Miglior Metodo Classico Italiano: Berlucchi, Franciacorta Docg, Cellarius Pas Dosè 2006 
  • Miglior Metodo classico Francese: Champagne Marie Stuart, Brut n.v.
  • Premio ConfCommercio-Verona al Miglior Metodo classico del Veneto: La Cappuccina, Villa Buri Millesimo 2008 
 
Per gli Spumanti Rosè (anche in questo caso, record di partecipazioni con quasi cinquanta campioni in competizione) il titolo di Campione del mondo non si è spostato – invece - dalla Gran Bretagna: ha ottenuto, infatti il massimo dei punteggi: Camel Valley England, Pinot Noir Rosè Brut 2009 (prima cantina a bissare il successo al Challenge); Miglior Rosè italiano, Zamuner, Verona, Pinot Nero Riserva 2004 (terzo miglior risultato in assoluto del Challenge a soli 4 centesimi dal vincitore Ayala); Miglior Rosè Francese: Bollinger Rosè Brut n.v. Miglior Rosè Internazionale: Schlumberger Wein und Sektkellerei, Austria, Rosé Brut Jahrgang 2009. Premio Speciale di Euposia, la Rivista del Vino a: Schlumberger Wein und Sektkellerei quale "rappresentante della grande tradizione vinicola austriaca e per i suoi risultati d’eccellenza”.

Gli altri metodo classico in gara, compresi nella top 30, sono: 
 
Gusbourne Estate, England, Blanc de Blancs 2006
Champagne Montaudon, Classe M Brut
Miroglio Elenovo, Bulgaria, EM Blanc de Blancs 2008
Penine Istenic, Slovenia, Prestige Brut Nature 2003
Bohemia Sekt, Repubblic Ceca, Prestige brut 2009
Penine Istenic, Slovenia, Prestige Brut 2003
Revì, Trentodoc, Brut 2007
Cesarini Sforza, Trentodoc, Aquila Reale Riserva 2004
Villa, Franciacorta Docg, Cuvette Brut millesimato
Nyetimber, England, Blanc de Blancs 2003
Cantina Storica Montù Beccaria, Oltrepò Pavese Docg, Pinot Nero 2006
Cantina Storica Montù Beccaria, Oltrepò Pavese Docg, Pinot Nero-Chardonnay E.D.Brut
Champagne Pannier, Egerié 2000
Cantine Riondo, Colli Berici Doc, Brut NV
Gavioli, VSQ Toscana, Brut
Marcato, Lessini Spumante Doc, 60 Mesi Millesimato Brut (biologico)
Bouvet Ladubay, Saumur AOC, Saphir Brut Vintage 2009
Ridgeview, England, Grosvenor Blanc de Blancs
Champagne Baron Fuente, les Galipettes (biologico)
Champagne Gosset, Grande Reserve
Quinta do Portal-Douro, Portogallo, Mural Reserva Bruto
Chateau Gaudrelle, Aoc Vouvray-Loire, Vouvray Brut 2009 Chenin blanc
Vinicola de Nulles, Cava-Spain, Adernats XC
Familia Zuccardi, Argentina, Alambrado Chardonnay 2010
Domaine Meyer-Fonne, Crémant d'Alsace AOC, Brut Extra
Champagne Baron Fuente, Grand Cru
 
 
A quando la Romanella "Roman Sparkling Wine" Competition?


Fonte: Euposia