Grifalco della Lucania: viaggio nell''Aglianico del Vulture - prima parte

Pian di Camera, da dove sto scrivendo, non dista molto dal maestoso castello di Venosa che in questa giornata di Agosto, con la luce dell'estate, sembra ancora più maestoso e possente. Assieme a me, Ciceroni di eccezione, ho tutta la famiglia "Grifalco", così amo chiamarla, composta da papà Fabrizio Piccin, fino a poco tempo fa uno dei soci della toscana Salcheto, mamma Cecilia Naldoni, il cuore commerciale e relazionale dell'azienda, e dai tre figli Lorenzo (giovane e promettente enologo) , Andrea e Francesca.


La famiglia Piccin. Foto: ilviandantebevitore.blogspot.com 
Grifalco nasce nel 2003, anno in cui Fabrizio e Cecilia decidono di abbandonare definitivamente la Toscana e il suo Nobile di Montepulciano perchè, mi confessa Fabrizio, non c'erano più le basi per produrre un vino così come lo intendeva lui. 
Viaggiando spesso verso sud rimane folgorato dalla Lucania, terra di ricca di storia e tradizioni, e dal suo principale vitigno, l'Aglianico del Vulture, così lontano eppure così vicino da quel sangiovese che una volta vinificava con amore.
Il colpo di fulmine è stato immediato e così, dopo aver valutato ogni singolo aspetto del terroir, Fabrizio e Cecilia entrano in punta di piedi in terra lucana creando le basi per una iniziativa di successo che oggi, a circa dieci anni di distanza, ha spazzato via tutti i pregiudizi locali che inizialmente avevano accompagnato il progetto.


Attualmente l'azienda possiede circa 16 ettari di vigneto, tutto certificato biologico, suddiviso in quattro territori ben diversi:
  • Ginestra: due ettari di vigneto di almeno 60 anni di età posti su un poggio aperto su tutti e quattro i fronti. Terreni a composizione tufacea argillosa posti a circa 500 metri di altezza. Resa per ha circa 60 quintali di uva;
  • Venosa: sette ettari di vigneto tra i 7 e i 25 anni posti su un altopiano ben ventilato e soleggiato. Terreno caratterizzato da forte componente di scheletro e ciottoli, di medio impasto argilloso. Altezza media di 400 metri. Resa per ha circa 75 quintali di uva. 
  • Maschito: parte dei vigneti ha circa 25 anni mentre un'altra è composta da piante di oltre 60 anni di età. Altitudine di circa 500 metri di altezza. Terreno caratterizzato da una buona composizione di argilla con presenza di scheletro. Resa per ha circa 75 quintali di uva.
Vigneti attorno alla cantina
In cantina, inaugurata nel 2007 con una grande festa, affianco Lorenzo Piccin per farmi spiegare come fanno il vino.

Il ragazzo, che ha studiato ad Alba, ha le idee chiarissime:"fermentiamo separatamente ogni particella dei nostri vigneti, dividiamo le botti prima di tutto per le diverse zone dei vigneti e poi per le diverse particelle, guardando all'età, all'esposizione delle vigne e alla maturità  delle uve. Le fermentazioni variano a seconda dell'idea di vino che vogliamo avere: per il Gricos durano circa 6 giorni, senza macerazioni sulle bucce. Per il Grifalco facciamo macerazioni che arrivano anche fino a 10-12 giorni. Per il Damaschito e il Bosco del falco le macerazioni sono ritenute molto importanti, le uve provengono dai vigneti più vecchi e i vini rimangono a contatto con le bucce anche per più di 18 giorni. In questi casi controlliamo più volte al giorno l'integrità  delle bucce. effettuiamo circa due/tre rimontaggi al giorni e alcuni délestage  durante tutto il processo di vinificazione. Dopo la svinatura con tutti i vini comincio a lavorare con le fecce. Ogni vino svinato produce nei primi mesi una grande quantità di sedimento, tolgo la parte "spessa" sgrossando le fecce dai residui come bucce e semi, il resto viene reinserito nella botte insieme al suo vino. Proseguo questo lavoro per molti mesi lavorando in maniera (sporca) ogni volta che sposto un vino da una botte ad un'altra, oppure nelle barrique mi preoccupo che le fecce vengano mantenute sempre in sospensione lasciandole poi decantare nuovamente nel giro di un paio di settimane per poi ripetere di nuovo l'operazione. Questo processo va avanti anche per vari anni, in maniera sempre più delicata ed oculata, fino a che non decido di aver raggiunto il risultato che cercavoQuesto modo di lavorare è nato provando a mettere in pratica un'idea che mi è venuta pensando ai vini francesi e al loro modo di lavorare. Mi domandavo come erano in grado di lavorare i loro vini utilizzando legni per cosi' tanto tempo riuscendo, nonostante tutto, a tirar fuori vini eleganti e profondi senza che i sentori di legno prendessero il sopravvento. La risposta che mi sono dato, caro Andrea, mi ha portato a questo modo di lavorare con le fecce, mantenendole insieme al vino fino a renderlo credo più profondo e rotondo".

Chapeau al coraggio e alla determinazione di un ragazzo poco più che ventenne!

Tornando alla struttura, questa si presenta essenziale e funzionale, divisa in due piani. Il primo accoglie la sala contenente le varie vasche in acciaio funzionali alla fermentazione in acciaio delle varie uve provenienti dalle varie parcelle. Come vedete dalla foto, il vino viene poi portato al piano interrato attraverso un semplice ma pratico sistema a caduta.


L'altro piano, interrato, accoglie la zona affinamento del vino. In particolare troviamo barrique, tonneau e botti di rovere di Slavonia. 

  

  

Un'altra piccola sala, ricavata in un interstizio della cantina, è adibita a spazio di affinamento delle bottiglie che attendono di essere immesse nel mercato. Si aspetta il momento giusto!



Girando tra le varie botti presenti non si poteva non chiedere a Lorenzo di farci degustare qualche vino in anteprima anche se, ovviamente, ancora in affinamento. Detto, fatto! Eccolo dirigersi verso la prima vasca e spillare un pò del futuro Grifalco 2011, un vin che oggi si caratterizza per una certa nervorsità giovanile che comunque non nasconde un equilibrio di fondo e una caratterialità davvero interessanti. 
L'altra anteprima, sorprendente, riguarda un Cru che l'azienda ancora non ha mai messo in commercio, il Ginestra, la cui prima annata di produzione è appunto la 2012. I terreni maggiormente argillosi in questo caso fanno la differenza e, nonostante il vino sia ancora in pieno affinamento in barrique, la struttura, la profondità e la persistenza del vino fanno presagire che questo sarà un grande Aglianico del Vulture. Lo seguirò con attenzione.

Per finire, in bellezza, Fabrizio Piccin ci apre un pezzo di storia dell'azienda, ovvero il Grifalco 2004.



Il vino si presenta ancora di un colore rubino profondo, compatto, impreziosito da un corredo aromatico ancora giovane che rilascia aromi di marasca, prugna matura, cuoio, liquirizia, cacao amaro e l'inconfondibile mineralità vulcanica. Classe e bilanciamento al gusto, vagamente morbido e dal timbro tannico ben definito e vellutato. La lunga persistenza lascia il palato con ricordi insistiti di mineralità e frutta nera. Un vino buonissimo che rappresenta un biglietto da visita di tutto rispetto per la famiglia Piccin che in queste terre, dalla Toscana, ha portato solo serietà e rispetto per il territorio. 


Grifalco è un'azienda giovanissima che va seguita. Io lo farò!

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