Un mare di INUTILI denominazioni di origine


Troppe, inutili, sovrapposte e sempre più spesso legate a patti politici. Di cosa parliamo? Ovvio, delle denominazioni di origine controllata italiane. 
Doc e Docg, che teoricamente dovrebbero tutelare maggiormente il consumatore  finale circa la qualità del vino, oggi stanno vivendo una nuova fase di sviluppo come se tutte quelle create fino ad ora, circa 340, non bastassero a creare confusione e disordine mentale.
In questi ultimi c'è stato lavoro frenetico del Comitato Nazionale Vini a Denominazione d’Origine, che ha ampliato la mappa delle Doc e Docg  di Lazio, Toscana, Campania e Sicilia.


Sulla mia Regione ho già detto quello che pensavo sulla nuova Doc Roma ed il ruolo della Romanella anche se, bisogna aggiungere, i Castelli Romani stanno vivendo una nuova stagione di rilancio con la creazione delle Docg Frascati Superiore e Frascati Cannellino.
Sulla reale ed attuale qualità di questi due vini non mi esprimo ma le mie perplessità sono anche quelle di altri appassionati.


Anche in Toscana, ovviamente, non si fanno mancare nulla per cui via libera per il riconoscimento della Docg "Montecucco Sangiovese", prodotta in provincia di Grosseto, gia' riconosciuta quale tipologia della DOC "Montecucco"  E' stata conseguentemente modificata la DOC "Montecucco", dal cui disciplinare e' stata estrapolata la tipologia "Sangiovese" nonche' inserite le tipologie tradizionali "Vin Santo" ed apportate variazioni in merito alla base ampelografica di talune tipologie produttive gia' in essere. E' stata valutata, inoltre, positivamente l'istanza di riconoscimento della Doc "Maremma Toscana" le cui attuali tipologie sono prodotte come IGT. 
A breve chiederò ai principali produttori maremmani cosa ne pensano di tutto questo...


In Campania, invece, ad un mese dall'approvazione della Docg Aglianico del Taburno lo scenario produttivo sannita si completa con la creazione dellae denominazioni Sannio Doc e Falanghina del Sannio Doc
I bene informati scrivono che i due nuovi disciplinari di produzione dovranno semplificare il panorama vitivinicolo dei vini di qualità della provincia di Benevento che vedrà solo due Doc.  
La ‘Sannio’, con sei categorie di vini (tranquillo, frizzante, spumante, spumante di qualità, spumante di qualità metodo classico, passito), quattro sottozone che rappresentano le aree delle attuali Doc. 
La seconda Doc-Dop è rappresentata dalla ‘Falanghina del Sannio’, incentrata esclusivamente sull’omonimo vitigno, e che prevede sei categorie (tranquillo, spumante, spumante di qualità, spumante di qualità metodo classico, passito e vendemmia tardiva) con le medesime sottozone (esclusa la Solopaca Classico). 


WineNews, invece, riporta che la Doc Sicilia ha ricevuto il parere favorevole del Comitato Nazionale Vini superando, con la classica deroga all'italiana, il problema del c.d. "ambito aziendale", tanto ostacolato dalle cantine sociali, che obbliga il produttore a rispettare determinate percentuali di produzione di vino da vitigni autoctoni per poter utilizzare il marchio Doc Sicilia.

Scommettiamo che questo teatrino non finisce qua?

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