#Colfóndo1 Bis chez Jacopo Cossater


Grazie a Jacopo Cossater posso dire che anche io, in ritardo, che ho partecipato a #Colfòndo1….bis.
Certo, non siamo proprio a Casonetto d'Asolo e mancano i produttori con i quali interloquire ma, nonostante questo, all’interno dell’ExEliografica di Perugia tira lo stesso una bella aria, c’è voglia di scoprire, capire e, perché no, dire la nostra sull’argomento.


Il prosecco Colfòndo o, per dirla alla francese, Sur lie, non è altro che il prosecco storico del trevigiano quando, a causa delle vendemmie spesso tardive, i vini rimanevano dolci causa basse temperature per poi ripartire in fermentazione a primavera quando ritornava il caldo.
Il risultato è un vino torbido, naturale, che conserva tutti i suoi lieviti che, per effetto dell’autolisi dovrebbero aver fornito al prosecco spalle ampie e forti e un carattere piuttosto indomabile.


Otto bottiglie in degustazione cieca (anche se qualcuno ne contava nove…..) divise per area geografica.

La BassetaDoc Treviso: è il prosecco che forse ha avuto la maggiore evoluzione nel bicchiere. Parte inizialmente serrato con una nota sulfurea a coprire il ventaglio aromatico che, col passare del tempo, si è schiuso e c’ha parlato di sensazioni di pesca, agrumi, frutta tropicale e un tocco minerale. Al palato purtroppo mi ha deluso, è sfuggente dal centro bocca in poi e non riesce a farsi ricordare come dovrebbe.

Lorenzo GattiDoc Treviso: sicuramente il prosecco sur lie più estremo che ho bevuto a Perugia. Il naso gioca su note abbastanza dolci dove ritrovo la mandorla amara, il caramello e la banana matura. Al palato è molto meglio del precedente, è abbastanza ampio, persistente, coerente col naso visto che in chiusura ritrovo un finale leggermente amarognolo. Per me rappresenta una versione troppo estrema di prosecco che difficilmente berrei in maniera compulsiva.


Bele CaselDocg Asolo: pur avendolo bevuto più volte a Roma ho fatto fatica a riconoscerlo alla cieca visto che ha tirato fuori delle note, estreme, che prima non avevo mai notato a questi livelli. Bocca e palato monocorde dove la nota di succo di pera l’ha fatta da padrone per tutta la degustazione. Si salva dalla catastrofe per una nota minerale che ogni tanto riesco a percepire. La bocca resta comunque equilibrata e dalla buona persistenza finale. Monocorde e forse bottiglia non ok.


Biondo Jeo - Docg Asolo: ad Asolo la pera rappresenta un descrittore tipico del prosecco sur lie perché anche questo vino ce l’ha bella in mostra anche se in maniera più discreta del precedente. Rispetto a Bele Casel, inoltre, l’olfattiva mostra maggiore ampiezza visto che ritrovo odori agrumati e di frutta bianca appena matura. Lieve minerale. In bocca manca dello sprint giusto per essere ricordato. Un gregario di lusso.

Costa di là - Docg Conegliano: acciderbolina che colore, un oro brillante carico che con la mente, anziché in Veneto, mi porta già al Sud. Il naso non tradisce le attese snodandosi tra profumi di mela golden, agrumi, fiori gialli di campo, miele, tabacco dolce. Bocca di bella struttura, intensa dove ritornano le sensazioni olfattive. Chiusura amara, troppo per i miei gusti. Altra interpretazione estrema che, forse, con la tradizione non c’entra un tubo.

Zanotto - Docg Conegliano: è il prosecco col fondo più scarico di colore di quelli bevuti fin d’ora, scarico e anche poco velato. Il naso mi stupisce fin da subito perché tira fuori intense e affascinanti aromi di pietra focaia, fiori di mandorlo e mela. In bocca è puro, preciso, sapido, fresco, non so perché ma a tutti noi ci è sembrato più un Franciacorta che un prosecco. Resta il più nitido ed equilibrato della batteria.

Casa Coste PianeDocg Valdobbiadene: un vino intimo, sussurrato, dove andare a ricercare col tempo la tanta frutta e fiori di cui è composto il suo leggiadro ventaglio aromatico. Anche in bocca è così, timido, soave, preciso, senza estremismi riesce a piacermi sorso dopo sorso.


Frozza - Docg Valdobbiadene: avevo sentito parlare di questo produttore di nicchia sui principali forum enogastronomici italiani per cui avevo tanta curiosità di assaggiarlo. Sia il naso che la bocca confermano che a Valdobbiadene ricercano la purezza e la precisione gustativa, tutto è didattico, nessuna forzatura e, per certi versi, voglia di evolvere. Frozza gioca molto con la frutta bianca e con i fiori. Assaggio sapido e di buona freschezza. Precisino come uno scolaretto in grembiule e fiocco. Rimane, forse, quello più tradizionale assieme al Casa Coste Piane.


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