Dieci anni di Sassicaia. Il mito Toscano in una splendida verticale

Uno delle più interessanti verticali che sono state organizzate al Roma Vino Exellence 2010 è stata sicuramente la verticale di Sassicaia tenutasi alla presenza di Sebastiano Rosa (figlio del Marchese Incisa della Rocchetta). Non sto qua a scrivere di nuovo cosa ha significato in Italia la nascita di questo grandissimo vino, prima di entrare nel dettaglio delle varie annate posso solo sottolineare, anticipando un po’ le conclusioni che il Sassicaia è anzitutto un vino di territorio, come pochi, infatti, ha letto e riesce a leggere il terroir di Bolgheri che si distingue enormemente dal resto della Toscana. Il Sassicaia è anche un vino che, nel bene e nel male, riesce come nessuno a leggere perfettamente le annate, non è mai uguale a se stesso e questo, come sappiamo, è la prerogativa dei grandi vini.
Infine, il Sassicaia è un vino che esprime sempre e comunque eleganza, anche nelle annate difficili, pur con i suoi mille difetti, c’è sempre quella finezza di fondo che lo rende riconoscibile tra mille.
Tra le annate proposte in verticale vi era grande curiosità per la 2007, in anteprima assoluta per il pubblico presente, un’annata che lo stesso Rosa ha dichiarato essere molto simile alla ’97. Difficile dire cosa c’era dentro il bicchiere e, soprattutto, come questo vino evolverà visto che davvero mi son trovato di fronte ad un neonato che esprimeva la sua eleganza più in bocca che al naso. Mi domando sempre se è ha senso valutare dei vini di questa portata quando sono ancora in fase di affinamento e quando, se tutto va bene, inizieranno a dir qualcosa dopo almeno cinque anni.
2006: il vino si caratterizza per la sua freschezza ed eleganza nonostante abbia molta “ciccia” e una bella trama tattile. Grandi speranze per il futuro
2005: l’annata non è stata il massimo, abbastanza piovosa anche se le uve sono state portate in cantina prima che si generasse il danno. Vino meno carnoso del 2006 ma più floreale, leggiadro, fine con una leggera nota di peperone verde di contorno. Bocca non prepotente, tutto è abbastanza vellutato e lieve, tannino molto bordolese. Grande bevibilità.
2004: prima bella annata dopo i “danni” causati dalla 2003 e dalla 2002. Siamo di fronte ad un grandissimo vino che, superata la timidezza iniziale, si apre mostrando un mondo meraviglioso fatto di solida ed immensa eleganza e, soprattutto, di notevole profondità. Ci perderesti le ore col naso nel bicchiere. Equilibrio gustativo notevole. Il Sassicaia che oggi vorrei.
2003: banale scrivere annata calda,anche se il clima marino di Bolgheri ha mitigato le alte temperature. Siamo di fronte ad un Sassicaia potente, esagerato, anche il tannino va ancora mitigato. La finezza c’è, la si trova, ma siamo davvero al limite. Spero che il tempo lo faccia evolvere al meglio.
2002: al perché far uscire il Sassicaia in questa annata sfigata, Ian d’Agata ha risposto così:”Stiamo criticando una scelta che spesso e volentieri è ben accettata quando parliamo di grandi Chateau Bordolesi. Perché nessuno critica Chateau Margaux quando esce in annate terribili?". Fatta questa premessa posso solo dire che, nonostante tutti i difetti, il Sassicaia 2002 è un vino leggero dove tutto è appena accennato ma, in fondo, resta comunque piacevole. Certo che a quel prezzo…
2001: annata di grandi vini in Toscana e il Sassicaia di certo non tradisce le attese con un frutto maturo ben definito a cui si accompagnano aromi mediterranei e una leggera terrosità di fondo. In bocca il vino è di grande personalità e struttura, ha tannini finissimi, estremamente bordolesi e una grande persistenza. Si ritorna al mio Sassicaia.
2000: il Sassicaia sembra un po’ soffrire le annate calde anche se non siamo ai livelli della 2003. Più verticale rispetto al 2001, si caratterizza per aromi di frutta matura, caffè e humus. Struttura imponente e di grande intensità. Buona la persistenza finale.
1999: il Sassicaia che non ti aspetti perché, nonostante un’annata sottotono, il vino, pur mancando di profondità, rimane molto fine, elegante, sapido, una sorta di cattedrale dove si parte dalla base molto larga e si arriva stretti stretti verso l’alto. Io lo aspetterei ancora.
1998: un vino di assoluto equilibrio, eleganza, con un bagaglio aromatico dove si riconoscono le note di cola, humus, frutti di rovo e scorza di agrume. Ottima coerenza tra gusto ed olfatto. Un vino di grande beva e forse il più pronto della serata.
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