Basilisco: viaggio nell'Aglianico del Vulture - seconda parte

Sembra passato tanto tempo quando, circa 10 anni fa, comprai al supermercato (!!) una bottiglia di Aglianico del Vulture "Basilisco". All'epoca ero quasi un neofita (non che ora sia esperto) e l'azienda lucana era in mano a Michele Cutolo che, nonostante una specializzazione in gastroenterologia, aveva voluto continuare a produrre l'impresa di famiglia fondata da suo padre Donato nei primi anni '90.


Michele Cutolo. Foto: Pignataro Wine Blog

L'Aglianico del Vulture firmato Basilisco, grazie all'intraprendenza del produttore che migliora costantemente la qualità, comincia subito a mietere successi ma, nonostante ciò, la crisi del settore e, forse, il dover gestire faticosamente ed in contemporanea due mestieri (la professione medica non è stata mai abbandonata) hanno portato Cutolo, nel 2010, a prendere una decisione dolorosa ma inevitabile: cedere la proprietà a chi poteva garantire un futuro roseo a Basilisco. 

E chi, meglio di Feudi di San Gregoriogià presente nel Vulture da qualche anno, poteva soddisfare questi desiderata?

Il passaggio, è bene sottolinearlo, è stato assolutamente soft. Infatti, il nuovo corso ha solo pensato a rafforzare l'aspetto commerciale dell'azienda mentre tutto il resto è rimasto ben saldo e ancorato al prestigioso passato di Basilisco.

In tale ambito, pertanto, è rimasto il vecchio enologo Lorenzo Landi così come sono state mantenute, e ristrutturate, le vecchie e suggestive cantine scavate nel tufo nel quartiere Sheshe di Barile. Anche le due linee di vino, il Teodosio e il Basilisco, sono rimaste inalterate lasciando all'Aglianico del Vulture di Feudi il ruolo di attore non protagonista.

Attualmente la proprietà si estende per circa 27 ettari di cui 10 "ex Feudi di San Gregorio" (Vigne di Mezzo, Mandorlo, Ciliegio e il vigneto Storico), 10 "ex Cutolo" (Pian di Croce, Fontanelle, Prete, Romano) e 7 in affitto da almeno due anni. Tutto aglianico del Vulture, ovviamente, tranne qualche piccolo appezzamento di fiano (1.2 ha) e traminer (1.4 ha) a cui aggiungere poche viti di moscato e malvasia presenti nello Storico.
Tutte le vigne sono gestite biologicamente con rese che non superano i 50/60 q/ha e hanno altezze medie di circa 500 metri s.l.m.


Viviana e Pierpaolo durante Cantinando

Con Pierpaolo Sirch (!!!) e Viviana Malafarina, giovane e caparbia direttrice di Basilisco, abbiamo visitato il bellissimo vigneto Storico la cui età, presunta, si aggira attorno ai 60 anni. La particolarità di questa vigna, che potete vedere in basso nella foto, è il suo tradizionale allevamento "a capanno", tipico della zona lucana che, a causa degli alti costi di lavorazione, sta oggi scomparendo.




Passeggiando tra vecchie viti di aglianico, alberi da frutta (sì, ci sono anche loro) e forti pendenze è impossibile non notare la vera peculiarità del territorio del Vulture, cioè il terreno vulcanico che da queste parti riesce ad avere una trama abbastanza complessa che ben distingue le varie fasi eruttive che hanno interessato la zona milioni di anni fa.
La foto del suolo riesce a farci capire come colate di lava, cenere, lapilli e arenarie marnose, formatesi tra un'eruzione e l'altra, abbiano disegnato nel tempo un territorio dalle mille sfaccettature la cui mineralità, in maniera più o meno prepotente, troveremo inesorabilmente nel bicchiere.


Differenze di colore, dal nero cenere al marrone argilla
Il bellissimo panorama dalla vigna
Nuovi impianti 

Da un'emozione all'altra. 

Presso la famosa "via della cantine" di Barile (sì la stessa dove si è svolto poco tempo fa si è svolto Cantinando) ci aspettano la cantina di vinificazione e quella di affinamento.

La prima, appena ristrutturata, è collocata all'interno di una delle tante grotte di tufo scavate a mano dai primi profughi albanesi insediatesi a Barile attorno alla fine del 1500. Non so voi ma due file di vasche di acciaio inserite in un contesto così bello non le ho mai viste!!! La foto, purtroppo non rende giustizia.


Usciamo nel piazzale di fronte, anche questo ristrutturato recentemente, per andare a visitare la cantina di affinamento.




Pochi passi e, varcata la porta soprastante, vi troverete all'interno di uno spazio molto più grande del precedente formato da bottiglie in attesa di essere spedite e, soprattutto, da grande aglianico in affinamento sia in barrique che in bottiglie adagiate all'interno di piccole grotte di tufo lavico. 

  

Foto: Meregalli.it

Questo, invece, è lo storico dell'azienda!! Si inizia dalla 1992.




Basilisco, come detto in precedenza, continua a produrre due tipologie di Aglianico del Vulture: Basilisco e Teodosio
Il primo è il vino di punta dell'azienda e si caratterizza per la fermentazione in acciaio per 15/30 giorni ed un affinamento di 13/15 mesi in barrique di rovere francese a cui segue un anno di bottiglia.
Il Teodosio, invece, fermenta in acciaio per 15/30 giorni ed affina in barrique per circa un anno più 10/12 mesi di bottiglia. Tutto, ovviamente, dipende dall'annata.

Del Basilisco ho voluto provare l'annata 2010 che si è confermata davvero interessante per gioventù e vivacità regalando sensazioni olfattive di frutta scura, bacche mediterranee e polvere tufacea. In bocca si caratterizza per fermezza tannica, acidità composta e lunga persistenza.


Foto: Meregalli.it

Il Teodosio 2006, che ho voluto degustare tanto per capire quanto un "secondo vino" può durare, mi sbalordisce per il suo essere ancora testardamente fumè e speziato, con un corpo sostanzioso ma allo stesso tempo scattante. Vibrante, ancora, la chiusura sapida.

Foto: Cellartracker.com

Non mi rimane altro che ringraziare Viviana e Pierpaolo per l'ospitalità e la pazienza avuta per averci "sopportato" per qualche ora in una afosa serata di fine estate. Ai lettori di Percorsi di Vino, invece, rinnovo l'invito a visitare il Vulture e tutte le sue cantine. Non rimarrete delusi!

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