Vini da Vignaioli a Roma: piccoli appunti di degustazione

Da qualche mese la Città dell'Altra Economia - CAE- di Roma è rinata e, con essa, stanno ritornando tanti eventi interessanti che vedono la Natura al centro dell'attenzione.
Vini di Vignaioli a Roma, costola della celebratissima manifestazione di Fornovo, è un esempio di come nella mia città c'è una crescente voglia di bere sano riportando i vignaioli veri al centro dell'attenzione, il tutto lontano da fighettismi vari e dai palchi blasonati dell'AIS Roma che ultimamente, purtroppo, sta lasciando spazio a cantine dove il valore del marketing è superiore a quello della Terra.
Presso la CAE, invece, le cose cambiano: c'è più umanità, i discorsi che sento fanno riferimento a pratiche agricole gestite da vignaioli che con grande disponibilità accolgono al loro banchetto un pubblico eterogeneo senza fare distinzioni tra operatore del settore ed appassionato. Tutti sono importanti, tutti sono unici a Vini di Vignaioli.
Cercando di mettere ordine negli appunti di degustazione, mi è sembrato troppo scontato parlare ancora una volta di realtà che spesso ho elogiato in altri post come 'A Vita, La Stoppa (a breve posto resoconto sulla verticale di Ageno e Macchiona tenutasi a Roma), Cantina Giardino, La BusattinaGrifalco della LucaniaCascina I Carpini Gaspare Buscemi
No, stavolta voglio scrivere di vini ancora inesplorati e di realtà che, per loro timidezza e nostra pigrizia, meriterebbero ben altri spazi su web e carta stampata.


Gaspare Buscemi
Il primo esempio è rappresentato l'Azienda Agricola Santa Caterina, piccola realtà ligure a due passi da Sarzana che mi ha piacevolmente emozionato col suo Colli di Luni Vermentino 2011, un vino dall'apparenza semplice che, invece, ingloba ed incarna tutto il territorio da cui nasce. Si caratterizza per una grande sapidità e mineralità e, cosa più importante, va giù che è un piacere nonostante mi sia stato servito a temperature africane. Il Poggi Alti, il Cru del loro vermentino, pur essendo deciso e complesso grazie ad una maggiore macerazione sulle bucce, non raggiunge per me quelle vette di bevibilità e accompagnamento a tavola del suo fratello minore.



Ci spostiamo verso sud ed arriviamo in Campania dove Luigi Sarno di Cantina del Barone mi propone il Fiano di Avellino "Particella 928" 2011, Cru aziendale il cui nome si ispira chiaramente all'accatastamento del vigneto che, reimpiantato di recente, vanta oggi una bellissima esposizione nord-sud. Il vino degustato è di rara bellezza, ha un profilo fumè, tostato, alleggerito da sentori di fiori gialli e fieno. Bocca ampia, definita, materica, lunga. 



Accanto a Luigi c'è il suo amico e collega Angelo Muto di Cantine dell'Angelo, piccola realtà di Tufo che, pensate un pò, dopo anni mi ha fatto fare pace col Greco. Le vigne di Angelo sono piantate sopra una parte delle antiche miniere di zolfo della zona e il suo vino non è che l'espressione di quella realtà operaia fatta di durezze e respiri minerali. 



Anche per i vini rossi tre segnalazioni!

La prima porta in Abruzzo, terra di Montepulciano che l'azienda agricola De Fermo vinifica in maniera magistrale all'interno del suo unico vino rosso che porta il nome di Prologo 2010. Sapido, vigoroso ma non rustico, mi ha incantato perchè bevendolo senti in bocca ancora il sapore dell'uva. E' un vino frutto che poco ha a che fare con quanto previsto da Maroni. Ah, l'azienda è di Loreto Aprutino e Stefano Papetti è un caro amico di un certo Valentini...



Cantina Margò, invece, è una bella realtà umbra gestita da Carlo Tabarrini, classe '76, che a due passi da Perugia ha deciso di vinificare una bestiaccia di vitigno come il sangiovese. Il risultato? Il Margò Rosso 2010 mi ha colpito veramente!! Mi aspettavo, infatti, qualcosa di poco aggraziato lontano mille miglia dal sangiovese di razza ed invece, sorpresa delle sorprese, il Margò Rosso è risultato leggiadro, fresco e di grandissima bevibilità. Decisamente schietto e verticale ha un solo problema: la bottiglia finisce subito...



Della Cooperativa Voltumna, giovane realtà biodinamica dell'appennino toscano, in Rete c'è poco e nulla. Girando per la fiera li ho trovati da una parte, a lato dell'entrata. Avevano tre vini con loro. Il primo me lo hanno offerto alla cieca. Colore rosso rubino scarico, naso di fruttini e fiori rossi, tocco balsamico. Bocca piacevole, fresca, misurata, tannino elegante. "Cavolo, cos'è?" chiedo subito. "E' il nostro pinot nero, è la prima annata!", mi risponde Marzio con aria fiera. 
Dopo il Gattaia di Michele Lorenzetti, che è anche il loro enologo, un'altra espressione appenninica di pinot nero che si impone prepotentemente nel panorama enologico italiano dove l'Alto Adige, fortunatamente, non è più solo.



Prima di concludere un piccolo gioco: se mi indovinate cos'è questo disegno avrete in premio un bacio da Davide Tanganelli o Pasquale Pace. Loro sono fuori gioco perchè già sanno...




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