Il Barolo di Giuseppe Rinaldi a confronto: Brunate Le Coste Vs Cannubi San Lorenzo Ravera

Giuseppe Rinaldi, per chi "mastica" di vino, non ha bisogno di presentazioni. E' una delle anime del Barolo e il suo vino, mai vicino alle mode,  è sempre buono, schietto, comunicativo.
Uno dei grandi pregi di questo uomo, che ancora non conosco personalmente, è quello di dar luce, nel suo nebbiolo,  ai vari caratteri e alle anime delle SUE Langhe divise in quattro territori di eccezione: Cannubi (frazione San Lorenzo), Brunate, Le Coste e Ravera.
Il suo Barolo, come vuole la tradizione, non è espressione di un singolo Cru ma, mi si perdoni il gioco di parole, è l'esaltazione della combinazione del nebbiolo di più zone la cui genesi fa riferimento a due semplici parole: prudenza contadina. Le carenze di una specifica zona, a seconda delle diverse annate, possono essere infatti colmate dalle "abbondanze qualitative" di un'altra, magari esposta diversamente, per cui il conseguente mix sarà sempre sinonimo di equilibrio ed armonia.
Un esempio per tutti? Il Barolo "Brunate-Le Coste", che mette assieme sapientemente l'anima calda della zona di Brunate con la verve fresca e guizzante del vigneto Le Coste che dona al vino una nota fruttata più croccante e viva.

Assieme ad un manipolo di amici abbiamo organizzato una doppia verticale di Barolo Rinaldi, stesse annate (1997,1998,1999,2000), con lo scopo di esaminare, se ci sono, le differenze tra le etichette "Cannubi S. Lorenzo-Ravera" e "Brunate-Le Coste".


La batteria del Cannubi S.Lorenzo-Ravera

Barolo Cannubi S. Lorenzo-Ravera 1997: proveniente da terreni sciolti ricchi di sabbia e marne bianche, al naso esprime grande complessità e terziarizzazione, forse un pò troppa per essere un '97 che, probabilmente, ha sofferto l'annata calda e avrà per questo un'aspettativa di vita minore. Al naso esprime sentori di scatola di sigari, orzo tostato, foglie secche. Bocca che tradisce un'evoluzione precoce e chiude un pò corto. Un nobile, fine, ma decaduto.

Barolo Brunate-Le Coste 1997rimane più chiuso del precedente, sia al naso che al palato è un Barolo più arcigno e mascolino che il tempo ha solo parzialmente scalfito. Anche il tannino, praticamente diluito nel precedente Barolo, è più graffiante e tutta la struttura sembra sorreggersi meglio grazie anche ad una maggiore vena acida. Un nebbiolo di corpo che rispetta il clima e il terreno prettamente argilloso da cui è nato.


Il Cannubi S.Lorenzo-Ravera 1997
Il Brunate-Le Coste 1997. Differenza di colore eh!

Barolo Cannubi S. Lorenzo-Ravera 1998: l'annata calda, forse ancora di più della '97, sembra aver scalfito di meno questo vino che si presenta succoso di arancia  amara, cola, genziana, menta. Bocca di grande personalità, finezza, ampiezza e progressione. Ricco e fine al punto giusto.

Barolo Brunate-Le Coste 1998: meno viscerale del precedente, mantiene grande compattezza con un naso di grande ampiezza dove le sensazioni gessose e balsamiche sembrano rincorrersi per tutto il tempo della degustazione. Ad alternarsi, gaudenti, spiccano gli aromi di prugna e fiori rossi. Al palato è cesellato, rigoroso, deciso, prepotente nella progressione. E' ancora giovane e potrà solo crescere ed emozionarci.

Barolo Cannubi S. Lorenzo-Ravera 1999: TAPPONE....AHHHHH

Barolo Brunate-Le Coste 1999: l'annata è di quelle generose anche se, a differenza della '98, abbiamo maggiore freschezza nei vini delle Langhe. Non fa eccezione questo nebbiolo che, rispetto al precedente, sembra avere, nei primi minuti, una maggiore dinamicità grazie a freschi sentori di arancia sanguinella e viola. Anche la bocca gode di una maggiore spina acida e di spinta. Questo, purtroppo, nei primi minuti. Col tempo, infatti, il vino sembra quasi suicidarsi virando su note terrene di fungo porcino che rimangono insolenti nel bicchiere spezzando il brio iniziale. Un incompiuto.


La batteria del Brunate-Le Coste

Barolo Cannubi S. Lorenzo-Ravera 2000: leggendo il sito del Consorzio si nota come questa annata, giudicata importante, caratterizzi un nebbiolo di grande struttura e ricchezza fenolica. Questo, probabilmente, spiega perchè questo S.Lorenzo-Ravera, normalmente giocato sulla finezza, esca fuori dai soliti canoni per diventare carnoso, polposo, umorale. Non so perchè ma il gioco gli riesce fino ad un certo punto, è un pò come i nostri politici che promettono e non mantengono in quanto non è nel loro DNA farlo. Resta, comunque, un Barolo di grande beva che oggi, penso, ha raggiunto il suo massimo.

Barolo Brunate-Le Coste 2000: inizialmente indecifrabile, sembra un codice crittografico di non facile soluzione. E' polveroso, al naso ed in bocca, autunnale nel suo respiro. Lo lascio da una parte, faccio l'offeso come un amante deluso. Col passare del tempo odo i miei vicini di banco parlarne bene. Sono entusiasti. Non è possibile. Lo annuso. Lo bevo. Non è più lui o, meglio, è il suo migliore alter ego che secondo dopo secondo, lettera per lettera, ha risolto il suo linguaggio cifrato per svelarsi fulgido, agrumato, solare, passionale. E' la bellezza del grande nebbiolo, baby!



Tirando le somme possiamo tranquillamente affermare che il Barolo di Giuseppe Rinaldi ha davvero due anime, quella fine, elegante e sussurrata del Cannubi S. Lorenzo-Ravera e quella decisa e "maschia" del Brunate-Le Coste forse il Barolo a cui Rinaldi tiene di più visto che è l'unica etichetta ad essere imbottigliata anche in magnum. Rimane, in tutto questo, un unico, grande, comune denominatore: un grande uomo di Langa chiamato Giuseppe Rinaldi.


Giuseppe Rinaldi e sua figlia Marta. Fonte: www.vinhulen.dk


Posta un commento