Gaspare Buscemi e l'importanza del vino artigiano


A settanta anni suonati Gaspare Buscemi non è solo “l’enologo fuori dal coro” ma anche e soprattutto uno spirito libero ed irrequieto che difficilmente si fa “fregare” dalle tante parole che girano nel mondo del vino.

Gaspare Buscemi
Strano parlare con lui di tradizioni contadine, naturalità ed artigianato e non trovarlo in nessuna manifestazione vinoverista. “C’è troppa confusione” mi dice, “troppa gente che produce uva in maniera biologica e poi la trasforma industrialmente”. Schemi e manifesti a cui non vuole sottostare perché il vino lui lo produce secondo il suo credo e le sue attrezzature che, un po’ come tutti gli artisti, crea in maniera empirica all’interno della sua “pazza” officina. Strumenti unici e utili, come la macchina per pigiare l’acino come se fosse schiacciato con i piedi, per dar vita ai suoi vini d’artigianato perché, come mi ha ripetuto spesso qualche tempo fa, l’eccellenza che nasce da una grande uva diventa vino unico ed irripetibile solo quando la maestria dell’Uomo Artigiano la concretizza in cantina. Perché la qualità è soprattutto cultura.



Gaspare Buscemi è stato ospite di Slow Food Roma lo scorso 18 Gennaio e, grazie alla vasta gamma dei vini da lui presentati in degustazione, tutto il pubblico presente ha potuto testare (e comprendere) sul campo i motivi per cui ho speso tante energie per invitare questo “pazzo enologo” di Cormons.

Undici i vini d'artigianato proposti. Butto giù qualche nota.

Perle d’Uva 2008: è il suo vino frizzante naturale la cui spuma è prodotto non da zuccheri aggiunti ma da quelli presenti naturalmente nelle uve. Le uve impiegate, pinot bianco, chardonnay, sauvignon non aromatico, verduzzo e ribolla, sono una cuvèe delle due annate che precedono quella dell’imbottigliamento (quindi 2006 e 2007). Il risultato è un vino fresco, intenso, dal carattere fruttato/minerale e dal gusto decisamente ammiccante. 

RiBolla 1987: per  me è il vero capolavoro di Buscemi. Sboccato nel 1990 è un vino che fa drizzare i capelli per la sua bontà e la sua gioventù. Pan grillè, miele, cotognata e una fervida mineralità sono i descrittori che ho appuntato sul  mio Moleskine. Ottima persistenza finale. Da notare la faccia delle persone che non credevano che un frizzante naturale potesse vivere (bene) così a lungo


Alture Bianco 2009: a base pinot bianco e friulano, è il vino della sua terra, delle alture giuliane e friulane che fin dai tempi dei romani producono uve di grande qualità. Questo vino offre sensazioni di pesca, susina, glicine e è caratterizzato al gusto da una bella vena acido/sapida. Interessante da giovane, ottimo in futuro? 

Riserva Massima 1987: come dice Buscemi questo vino è una Riserva di bottiglieria. Davanti a me ho un pinot bianco di 34 anni che fa commuovere per integrità e spessore. Al naso troviamo gli agrumi canditi, la pesca matura, il burro fuso, il miele, la gardenia ma, quello che colpisce, è l’equilibrio gustativo del sorso. Elegante ed eterno. Un altro capolavoro di Buscemi.


Esperienze Bianco 2009: prodotto in quantità limitata è un vino privo di solforosa aggiunta. I vini della gamma “Esperienze” rappresentano per il nostro enologo dei veri e propri esperimenti, puntate zero uniche ed irripetibili. Questo vino non lascia grandissimi ricordi, è fresco e beverino ma, in ogni caso, quello che conta è la salute e il nostro (mancato) mal di testa. 

Alture 2009: è vino di collina rosso, da uve merlot, di Buscemi che ci incanta per la ricchezza e la complessità dei suoi profumi: visciola, mora di gelso, ciliegia, menta, tabacco. In bocca è ancora giovane, vibrante, ma Buscemi giura che diventerà un grandissimo rosso. Appuntamento tra venti anni, stessa spiaggia, stesso mare.

Riserva Massima 1988: Chapeau alla classe e alla finezza di un vino di 23 anni. Ha tutto ciò che vorremmo da un vino di questa età, lacrima finale compresa.


Esperienze 1986: puntata zero per questo Gattinara senza tempo dalla pelle eterea e dal piccolo frutto rosso in maraschino. Sorprendente al palato dove trova ancora un connubio la fervida acidità e la trama tannica. Potenza del nebbiolo made in Buscemi. 

Esperienze 1987: da uve merlot e cabernet franc, è un vino a bassa alcolicità, 10 gradi di volume, adatto, secondo il progetto originario, ad un consumo frequente e di alta qualità. Ha ragione Valentini quando dice che la potenzialità evolutiva del vino non dipende dall’alcol ma dall’equilibrio iniziale del vino, equilibrio che solo madre Natura e un tocco di artigianalità posso dare. Provare per credere.


Esperienze Bianco 2008: altro vino, base merlot, in assenza di solforosa aggiunta. E’ un ottimo vino da pasto che non toglie e non aggiunge nulla alla creatività di Buscemi. Come per il bianco, lo vorrei valutare in futuro. 

Esperienze 1988 da Uve Verduzzo - Ossidazione Estrema: può uno sbaglio di cantina creare un grande vino? La risposta è sì! L’ossigeno, involontariamente, si è impadronito di questo vino e l’ha fatto diventare una sorta di sherry friulano che è stato prodotti in due versioni: secco e con leggero residuo zuccherino. Io ho preferito il secondo che mantiene una struttura vellutata ricca di sensazioni di caramello, liquirizia, uvetta, dattero, crema bruciata, prugna secca. Vino che rappresenta il degno finale di una serata che non scorderemo facilmente.

Alla prossima “vecchio pazzo enologo”!!!

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