Sassicaia 1979 vs Tignanello 1979

La scorsa settimana, durante l’asta di Gelardini & Romani, ho incontrato questi due trentunenni che sedevano in bella mostra alla mia destra. Strano vederli insieme, spesso sono da soli, a volte girano in verticale con i loro fratelli, per cui l’occasione era troppo ghiotta per non parlare un po’ con loro, analizzarli, comprenderli, nonostante il poco tempo davanti e le tante persone che premevano per incontrarli.

Monsieur Sassicaia mi dice che è nato in un’annata climaticamente sfavorevole, diciamo sfigatella, in una fase storica che vorresti scordare soprattutto per le notizie di cronaca del tempo che parlano di brigate rosse, neofascisti, governo Andreotti ed invasione russa in Afghanistan.
La cattiva stella sotto cui è nato Monsieur Sassicaia la possiamo ritrovare anche quando gli chiedo di farmi sentire i suoi profumi, voglio capire che odore ha perché è tutt’altro che espresso, intenso, aromaticamente ha un’anima sfuggente, purea di frutta rossa e poco altro, nulla che faccia pensare al tempo che fu. Forse in bocca va meglio, non è così ritroso, il vecchio ragazzo esce dalla sua timidezza iniziale, si muove, scalpita, malgrado oggi la sua struttura sia morbidamente fusa, compressa, tempo fa potevamo parlare di eleganza, oggi potrei dire che è esclusivamente voglia di non morire. E’stato un piacere conoscerla Monsieur Sassicaia ’79, un vero peccato non averla incontrata prima.

Mr Tignanello, nonostante abbia la sua stessa età di del Sassicaia, pare suo figlio, nelle zone interne del Chianti Classico l’annata, a dispetto della costa, è stata molto più regolare, a tratti calda, con un sangiovese giunto a piena maturazione che ha dato vita a vini moderatamente potenti e longevi. Quello che ho davanti, infatti, è un bel ragazzo di 31 anni, con qualche capello bianco stile Richard Gere anni ’90, che ha un’anima ed un carattere decisamente di impatto, elegantissimo il terziario che ho trovato, quasi noir, giocato su toni di prugna, fieno bagnato, tabacco e spezie nere.
Bevendolo possiamo apprezzare la sua progressività, intensità e la rara eleganza. Lo ammetto, il 1980 mi era piaciuto di più, forse per la struttura tutt’altro che svanita, forse per la maggiore complessità organolettica, però questo millesimo rimane un’altra, l’ennesima, versione di un vino che sembra non morire mai, un highlander che ancora oggi darebbe vita ed epiche battaglie con qualche Brunello pari annata (vedi alla voce Soldera Riserva).

E’ terminata la serata, i due toscani ormai finiti e sfiniti giacciono in un angolino della sala, in penombra, a vederli ora da lontano sembrano simili ma, tutti quelli che li hanno incontrati quel pomeriggio, sanno che non è così, sono figli diversi dello stesso tempo che dopo 31 anni ancora possono raccontare, in un bicchiere, di un territorio e delle sue differenze. Roba da numeri uno.
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