Château Palmer: una verticale per capire la classe dei vini di Bordeaux

Chateau Palmer non ha bisogno di grandi presentazioni, siamo nel Médoc, cuore della regione vitivinicola di Bordeaux, una terra dove Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot, trovano il loro terroir d’eccezione.
Davanti a me ho Thomas Duroux, ex enologo di Ornellaia e ora direttore generale ed enologo di Palmer che, durante il Wineday 2009 organizzato da Balan, ci guiderà per mano alla scoperta dei suoi vini: Chateau Palmer, il grand vin o, meglio, il vino di punta della tenuta e l’Alter Ego, non il second vin dello Chateau ma, come ci ha spiegato lui, un vino che, nelle previsioni, dovrà avere una propria identità e discostarsi dal precedente vino “di base” che era la Réserve de General.
Chateau Palmer si estende per circa 52 ettari all’interno del comune di Margaux caratterizzato da terreni fortemente ghiaiosi, perfettamente drenanti, composti in gran parte da quarzo, quarzite e calcedonio trasportati nel corso dei secoli dai fiumi Garonna e Dordogna e provenienti sia dal Massiccio Centrale sia dai Pirenei.
Qua le uve principalmente coltivate, con una densità di circa 10.000 ceppi per ettaro, sono il Cabernet Sauvignon e il Merlot (nella stessa percentuale del 47% circa) mentre il Petit Verdot rappresenta una percentuale minore (circa il 6%). In tale ambito è importante sottolineare che, differenza degli altri Chateaux del Médoc, Palmer, nella creazione del celebre taglio bordolese, attribuisce molta importanza al Merlot che, nelle recenti annate, può arrivare ad una percentuale del 40% mentre nel passato si sono avuti anche picchi del 60%.
Eleganza, finezza, una buona dose di femminilità sono le caratteristiche principali dei vini di Chateau Palmer che, con grande maestria, Thomas Duroux ci racconta durante la serata partendo dall’Alter Ego, presentato nei millesimi 2004 e 2006. Come detto in precedenza, siamo di fronte ad un vino con una personalità tutta sua, un’altra interpretazione del terroir di Palmer, e nato col millesimo 1998.

Alter Ego 2006 (53% Cabernet Sauvignon, 41% Merlot e 6% Petit Verdot): vino giovane, giovanissimo che al naso esprime un frutto esuberante, croccante, al quale fanno da eco sensazioni di vaniglia, cannella e viola. In bocca il vino è caldo (forse c’è ancora un filo di alcol che si deve integrare) e si espande al palato seducente, fruttato, equilibrato, persistente, anche se un leggera nota amarognola finale fa trasparire, ancora una volta, una giovinezza che verrà modulata nel tempo. Come dice l’enologo, dovremo aspettare questo vino per almeno 3-4 anni prima di berlo.

Alter Ego 2004
(50% Cabernet Sauvignon, 50% Merlot): cominciamo a ragionare, siamo di fronte ad una grande bottiglia, il vino col tempo ha acquisito complessità e maturità ed incanta già al naso con note di frutti neri, tabacco, cuoio, humus, cardamomo, vaniglia, muschio. In bocca cominciamo a percepire la maestosità di un grande Bordeaux: alcoli, polialcoli, tannini, acidi e sali minerali sono fusi perfettamente in un’unica carezza gustativa, che si apre con un fruttato maturo che è subito accompagnato da una nota fresca e di grande persistenza. Da un’annata classica come la 2004 non potevamo avere di meglio.

Chateau Palmer
2005 (53% Cabernet Sauvignon, 40% Merlot e 7% Petit Verdot): figlio di una annata calda e secca (57% in meno di piogge rispetto al solito), il Palmer 2005 è il risultato di uve perfettamente mature e con una carica di zuccheri che non si era mai vista fino ad ora nell’azienda. Rubino carico, intenso, al naso esplode letteralmente con note di marasca, prugna secca, spezie orientali, legni di sandalo, violetta, tabacco biondi. Grande complessità e opulenza che troviamo anche in bocca dove setosi tannini e una grande freschezza regnano sovrano. Persistenza incredibile. Un millesimo non proprio classico nel Médoc, forse non lo prenderei ad esempio per far capire ad un neofita la vera essenza di un grande Bordeaux.

Chateau Palmer 2001
(51% Cabernet Sauvignon, 44% Merlot e 5% Petit Verdot): figlio di una vendemmia che si è protratta alla fine di Ottobre, questo millesimo esprime un vino molto raffinato, sottile, con un Cabernet Sauvignon che, con i suoi sbuffi vegetali si fa sentire molto di più rispetto ai precedenti millesimi. Frutti rossi maturi, un pò di legno, viola, muschio sono tutte sensazioni sussurrate, armoniche e questa eleganza la troviamo anche in bocca dove regna un grandissimo equilibrio gustativo. Sempre ottima la scia finale del vino. Rispetto ai precedenti è il vino che porterei con me a cena.

Chateau Palmer 2000
(53% Cabernet Sauvignon, 47% Merlot): un’annata mitica a Bordeaux la 2000, dove sono stati prodotti grandi vini da invecchiamento e questo Palmer ne è la dimostrazione. Potente, imperioso, profondo, puro, sono tutti aggettivi che possiamo dare al naso del vino che ho nel bicchiere che incanta con tocchi di ribes, prugna, frutta rossa candita, spezie, scatola di sigari, cedro, cuoio, eucalipto, sottobosco. Un quadro olfattivo ancora in divenire e che muterà, fornendo ancora più eleganza, nel corso dei prossimi decenni. Bocca da grande Bordeaux con tannini segosi, grandi freschezza, un vero è proprio archetipo di eleganza gustativa. Finale interminabile. Da bere oggi e per i prossimi trenta anni senza problemi.

Chateau Palmer 1996
(55% Cabernet Sauvignon, 40% Merlot, Cabernet Franc 4%, Petit Verdot 1%): da un’annata di grande qualità per il Cabernet Sauvignon, il vini si presenta con uno spettro aromatico tra il dolce e lo scuro dove giocano profumi di prugna passita, vaniglia, cannella, pepe nero, chiodi di garofano, muschio e un tocco di fumè. Bocca ancora giovane, scalpitante nella vena alcolica, che gioca le sue carte tra un frutto carnoso e una freschezza di grande armonia. Finale lungo ed intenso. Forse il vino che mi ha entusiasmato meno della batteria per una eleganza che ancora deve trovare il suo apice.

Chateau Palmer 1990
(54% Cabernet Sauvignon, 37% Merlot, Cabernet Franc 7%, Petit Verdot 2%): davanti a me ho un vino magnifico, sontuoso, talmente emozionante che lo associo ad un assolo di Mark Knopfler alla chitarra, ad una poesia d’amore di Neruda, ad una pennellata di Giotto. Un vino che è puro piacere sia al naso che al palato, un vino raffinato, elegante, complesso, intenso, segoso, difficile trovare dei descrittori specifici, ce ne sarebbero a decine. Uno delle mie migliori bevute di sempre e, forse, non solo per me…
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