Ma al Vinòforum si fa cultura del vino?

La domanda dopo essere stato a questa importante manifestazione romana me la sono fatta più volte, soprattutto dopo esser tornato a casa stanco ed accaldato come se avessi fatto una maratona. Serve davvero tutta questa organizzazione al vino oppure Vinòforum è un’altra occasione persa? Tempo fa Guzzanti mi avrebbe detto:” La seconda che hai detto!”
Le intenzioni magari erano anche buone, la presenza di AIS ed Athenaeum garantivano sicuramente un livello di degustazioni guidate di alto profilo (grande il Beaune ’59 degustato la scorsa settimana), però la parte interessante finisce qua perché appena ai mettteva il naso fuori dall’area degustazioni venivi investito da una folla isterica che girava all’impazzata per gli stand alla ricerca del pezzettino di formaggio da abbinare a qualunque cosa avessero nel bicchiere.
Per chi cercava un po’ di pace e fare due chiacchere col sommelier alla scoperta di qualche prodotto interessante doveva obbligatoriamente arrivare tra le 19.30 e le 21.00, una sorta di happy hour per eno-esigenti, perché dopo quella fascia oraria Vinòforum diventava, in ordine cronologico di entrata, preda di:
orde di ragazzini della Roma bene che cercavano uno “sballo” a poco prezzo. Alla fine per venti euro potevi bere quanto volevi senza che nessuno, purtroppo, tenesse conto del grado alcolico che questi ragazzini avevano nel sangue;
orde di “pappagalli” romani che passavano il tempo a girare per gli stand con il solo obiettivo di tampinare la standista di turno. Bellissima la frase di un tizio che vedendo una promoter di Moët & Chandon ha detto al suo amico:” Aò annamo a rompe le scatole a quella che oltre che bona c’ha pure er bianco frizzante fresco”.
orde di donne che pensavano che il Vinòforum fosse una sorta di ballo delle debuttanti in versione testaccina: tacchi a spillo, mise da prima dell’opera e tanto profumo che alla fine gli odori dei vini ti sembravano tutti uguali a Chanel n°5 (rigorosamente comprato sulla bancarella del mercato rionale).

A tutto questo poi deve aggiungersi una grave pecca dell’organizzazione riguardo la temperatura dei vini: col caldo che ha fatto a Roma in questi giorni, con minime serali di 24/25°, il mio palato ha "esultato" tantissimo quando degustavo i vini (brodi) rossi. Scaldati ulteriormente dalle luci degli stand, dopo due bicchieri ho capito che se volevo mantenere le gengive intatte ed evitare di bere una sorta di liquido amaro, dovevo per forza buttarmi sui bianchi che, almeno, erano leggermente freddati da quel po’ di ghiaccio che l’organizzazione forniva agli stand. E che fornitura!!! Per tutti i vini e gli stand erano previste solo due macchine del ghiaccio che veniva dato ai sommelier…..ben trenta minuti prima dell’apertura per cui, se arrivavi all’orario di apertura di dovevi “beccare” anche il bianco caldo. Evviva!!
Dite che sono diventato enosborone oppure qualcosa che non va c’è?

1 commento:

Daniela di SenzaPanna ha detto...

i ragazzini 20 euro non ce li vedo, mi pare caro, ma i pappagalli sì e mi hai fatto ridere, troppo forte!!

;-))