| Spumante in affinamento |
Colonnara e il Cuprese nel tempo e nell'anima
Caro Babbo Natale ti scrivo.....
Spumante in Gran Bretagna e Syrah in Borgogna? Sì, grazie al riscaldamento globale
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| Fonte: pdbrugherio.blogspot.com |
Chateau Windsor per la regina d'Inghilterra vignaiola
La retorica di Natale tra spumante e champagne!
Il Timorasso Spumante Tasting Panel visto dagli amici di Percorsi Di Vino
La serata è di quelle divertenti, ci sono gli amici di Percorsi Di Vino, qualche food blogger e la mia Stefania accanto a me che sta diventando sempre più brava col vino.
Prima delle note edonistiche vorrei descrivere questo Timorasso Spumante dal punto di vista tecnico, sapete quanto ci piace riempirci la bocca con tanti paroloni a noi sommelier, no?
Chiaror Sul Masso è un vino bianco spumante Brut da uve Timorasso della vendemmia 2008 e sviluppa un tenore alcolico del 13% Vol.
L’uva è stata vendemmiata in due tempi, la prima parte a fine agosto, la seconda a fine settembre 2008
Entrambe le masse hanno subito estrazione a Freddo ( Prefermentativa ) per circa 48 ore in vasche di acciaio a temperatura controllata
La fermentazione è partita spontaneamente a bassa temperatura ed ha proseguito per circa 3 settimane lentamente.
Ho mantenuto la permanenza sulle fecce fini fino Aprile 2009 quando poi il vino si è chiarificato per sedimentazione.
La rifermentazione ha proceduto per circa un mese in autoclave secondo il metodo Martinotti lungo al termine del quale si è proceduto a microfiltrazione in acciaio alla fine di agosto 2010.
Chiaror Sul Masso è stato imbottigliato il 28.08.2010 e ne sono state prodotte 3780 Bottiglie.
Tutto chiaro no?
Bene inizia il nostro panel. Prima cosa che abbiamo notato è il packaging della bottiglia che ci è sembrato migliorabile. In particolare non ci ha convinto molto il dorato dell’etichetta e la bottiglia l’avremmo fatta di colore più scuro e meno verde. Questione di lana caprina, lo ammetto.
Passiamo alla degustazione.
Il Chiaror Sul Masso, si può anticipare, è uno spumante dalle due anime: la prima si mostra appena versato (freddo) nel bicchiere mentre la seconda esce fuori prepotentemente col tempo.
Vediamo nel dettaglio.
Appena aperto lo spumante, dal colore paglierino scarico, si svela nel bicchiere timidamente, presentando un quadro olfattivo caratterizzato da sensazioni di fiori di campo e frutta a polpa bianca alle quali si unisce, deciso, un soffio minerale di buona intensità. Al gusto prevalgono le note dure, ci impressiona soprattutto la sapidità del vino che rende tutto il sorso di buona persistenza.
Tutto qua? Manco per sogno perché la vera anima del Timorasso, quella irrequieta e vigorosa, esce fuori solo col tempo, quando il vino si è scaldato e tutto il suo bagaglio organolettico non è più costretto nella gabbia delle basse temperature.
Tutti i presenti notano il cambiamento e rimangono ammaliati da questa nuova vita del Chiaror Sul Masso che, dopo venti minuti, muta da Clark Kent a Superman.
Soprattutto al sorso ci rendiamo conto che quello che prima era appena sussurrato ora, invece, è gridato con garbo, il “nuovo” spumante aprendosi ha acquisito maggiore personalità, struttura e progressione. Il tempo anche stavolta è stato galantuomo.
In tutti i casi fornire una maggiore complessità al vino sarebbe la ciliegina sulla torta. Avanti così Paolo!
La degustazione dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso in poche parole
Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Podium '08 Gioacchino Garofoli : per me il vino bianco col rapporto qualità prezzo migliore del mondo. Se fossimo in Francia verrebbe venduto molto caro…
Frascati Sup. Epos '09 Poggio Le Volpi: aromatico, troppo. Alla cieca non lo piazzerei nel Lazio.
Grechetto Poggio della Costa '09 Sergio Mottura: un altro grandissimo vino bianco. Tra fiori e mineralità.
Aglianico del Vulture Macarico '07 Macarico: non lo conoscevo e, dopo averlo bevuto, ho capito quello che mi sono perso fino ad ora.
Aglianico del Vulture Titolo '08 Elena Fucci: se la Fucci questo ha messo tutti d’accordo ci sarà un motivo? Grande vino!
Montepulciano d'Abruzzo '06 Valentini: da brividi per quanto è buono!
Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo '09 Valentini: me l’hanno servito ghiacciato e questo lo ha forse penalizzato. Da rivedere.
Trebbiano d'Abruzzo '08 Valentini: è Lui, senza se e senza ma.
Iskra '05 Marina Cvetic: un montepulciano degno della (bravissima) moglie di Gianni Masciarelli. Arriverà ai livelli del Villa Gemma?
Fiano di Avellino '08 Ciro Picariello: a me anche se giovanissimo piace da impazzire, profondo come gli occhi dei coniugi Picariello.
"TSTP" ovvero Timorasso Spumante Tasting Panel
- 50 posti disponibili di cui 25 riservati a wine blogger, food blogger e professionisti della comunicazione;
- Le candidature dovranno pervenire tramite mail al seguente indirizzo: info@percorsidivino.com;
- I blogger dovranno scrivere sul loro sito un post che parli dell’iniziativa indicando e linkando correttamente Percorsi di Vino e l’azienda Cascina I Carpini;
- I food blogger potranno recensire tecnicamente il vino oppure potranno trovare una ricetta in abbinamento;
- Ai partecipanti è richiesto di postare i commenti sul loro sito o su Percorsi di Vino entro e non oltre il 30 Ottobre 2010.
Pochi Grilli per la testa a La Palazzola
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| L'azienda |
La Palazzola, così come specificato nel sito internet aziendale, ha un indirizzo prevalentemente rossista anche se, e qui arriviamo al cuore della degustazione effettuata, non disdegna di “creare” vini passiti e, soprattutto, grandissimi spumanti metodo classico.
La caratteristica più curiosa è quella di utilizzare un antico metodo chiamato “metodo ancestrale” consistente nel bloccare la fermentazione alcolica tramite uno scambiatore a freddo per far sì che la presa di spuma sia ottenuta dai zuccheri provenienti dall’uva di partenza.
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| La Cantina |
Bocca fresca, sapida, molto pulita ed in armonia col il naso. Uno spumante da tutto pasto che qualcuno ha indicato come perfetto alleato per una carbonara da sballo. Costo allo scaffale circa 15 euro. In futuro spero di provare tutta la produzione di Stefano Grilli, penso mi aspettino molte sorprese…
| Sangiovese Brut Rosè |
Bollicine abissali!

Piero Lugano, titolare dell'azienda vinicola Bisson di Chiavari ed ex insegnante di materie artistiche, da tempo studiava i ritrovamenti sottomarini di antichi galeoni contenenti vino, olio ed altri generi gastronomici che, dopo centinaia d'anni, si erano conservati in ottimo stato.
Lugano già sapeva quando, dal fondale della Cala degli Inglesi, baia incontaminata situata tra il faro di Portofino e la Cala dell'Oro, ha tirato su il primo dei dodici gabbioni contenenti 6.500 bottiglie del suo spumante denominato “Abissi – Riserva Marina di Portofino”, prodotto non in una semplice cantina ma ad profondità di 70 metri, con una temperatura costante di 15 gradi, in ambiente carente di luce: contesto che, assieme all'ottimale bilanciamento di pressione garantito a simili profondità, favorisce il processo di spumantizzazione.
Lugano sapeva ma non poteva prevedere certo che da là a qualche settimana tutti i suoi studi, i suoi sogni e le aspirazioni potessero concretizzarsi sul fondo del Mar Baltico. La notizia è di ieri: 30 bottiglie di champagne di 230 anni fa sono state scoperte sul fondo del Baltico. Secondo gli esperti, grazie alle ottime condizioni di conservazione, potrebbe trattarsi dello champagne ancora bevibile più invecchiato della storia.

Le trenta bottiglie, trovate da alcuni sub a una profondità di 55 metri farebbero parte di una spedizione effettuata da Re Luigi XVI allo zar russo Pietro il Grande. La scoperta è avvenuta durante un'immersione lo scorso 6 luglio al largo dell'isola finlandese di Aaland, a metà strada tra la Svezia e la Finlandia.
I sommozzatori hanno contattato inizialmente Moet & Chandon secondo cui però al 98% si tratta di Veuve Clicquot.
La data indicativa è stata dedotta dalla storia dello champagne francese: il Veuve Clicquot fu prodotto per la prima volta nel 1772, ma le prime bottiglie furono tenute a riposo per dieci anni prima di essere messe sul mercato. Perciò quelle scoperte nel Baltico devono risalire agli anni che vanno dal 1782 al 1788-1789, quando, con lo scoppio della rivoluzione francese, si interruppe la produzione.

Ad assaggiare per primo il preziosissimo champagne è stata l'esperta finlandese, Ekka Gruessner Cromwell-Morgan. Il colore dello champagne è oro scuro con un aroma molto intenso, ha raccontato, «un forte retrogusto di tabacco, di grappa, di frutti bianchi, quercia».
Se dovesse essere confermata l'annata, il prezzo dello champagne potrebbe arrivare a centinaia di migliaia di euro.

Cromwell-Morgan ha spiegato che le bottiglie saranno messe all'asta: il prezzo di partenza per ognuna sarà di 53mila euro.
Vabbè, da profano mi accontenterò di degustare una bottiglia di Abissi made in Portofino. Chissà se Lugano ha ragione?!
Moët & Chandon e il marketing estivo dello Champagne
Il primo si chiama Moët & Chandon Ice Imperial ed è uno champagne elaborato da Benoît Gouez ((chef de cave di Moët et Chandon dal 2005) per essere bevuto con giaccio o, se volete, « on the rocks ». Sarà distribuito presso i migliori stabilimenti balneari del mondo. Quindi da ora in poi lo Champagne sarà considerato alla stregua del San Bitter bianco? Non è finita qua.

Sempre per l’estate la stessa Maison lancia le “Summer Bubbles”, palle di Natale dorate che, aprendosi, nascondono frutta secca disidratata che, secondo loro, non aspetta altro che essere messa all’interno dello flute.
E così abbiamo fatto pure la Sangria di lusso…



Lo spumante metodo classico di Sergio Mottura
E’ la più bella che sin d’ora ho visto nel Lazio, sicuramente una delle più suggestive in Italia, un dedalo di cunicolo scavati nel tufo vivo dove tutto è storia, tradizione, lavoro, fatica e….vino.
Negli angoli semi bui della cantina si scorgono le barrique, nuove e usate, che Mottura utilizza per l’affinamento dei suoi vini, tra le tante scorgo anche quelle “mitiche” acquistate da Luis Latour, negociant della Borgogna a cui deve il nome uno dei vini di punta dell’azienda: il Latour a Civitella.
Sergio Mottura non è solo grechetto ma, ve lo anticipo, anche grande spumante metodo classico i cui segreti sono gelosamente contenuti nei meandri oscuri della sua cantina, tra pupitre piene zeppe di bottiglie in attesa della loro dose quotidiana di remuage manuale e bottiglie impolverate dal tempo che aspettano il momento giusto per essere golosamente bevute.
Lo ammetto, in quel momento, tra quei vicoli nel tufo, non ero a Civitella d’Agliano, a po
Saliamo i gradini con un po’ di nostalgia e ci introduciamo nella bella sala di degustazione dove ci aspettano i trepidanti bicchieri. Hanno sete anche loro.
In controtendenza con la maggior parte degli articoli apparsi su internet e carta stampata, sul mio blog, per questa volta, non parlerò del loro splendido grechetto, tanto lo sappiamo tutti quanto è buono il Poggio alla Costa o il Latour a Civitella.
Le seguenti righe le vorrei dedicare ad un altro pezzo di storia dei Mottura, quello spumante metodo classico che ho visto produrre con i miei occhi, la cui idea in azienda ha preso forma nei primi anni ’80 contro la volontà di tutto e tutti, anni difficili, anni in cui era più facile fare il “frascatello” color carta da dare in pasto agli osti di tutta Roma.
Lo spumante Mottura è 100% chardonnay proveniente dal vigneto “S.Martino”, un impianto datato 1979 la cui coltivazione, come tutte le altre del resto, segue le regole biologiche: solo concimi organici e prevenzione delle malattie crittogamiche con rame e zolfo. Nessun insetticida. Cinque anni sui lieviti e, dopo la sboccatura, due mesi di bottiglia danno vita ad un prodotto davvero unico nel Lazio, un metodo classico che nulla deve invidiare alle bollicine trentine e della Franciacorta.
Il millesimo 2005, l’ultimo nato, ha un perlage finissimo, persistente, l’olfatto ricorda la scorza di agrume, la mela cotogna, la pesca, il pane della Tuscia Viterbese. Stessa rispondenza al sorso, ampio, profondo e per nulla banale.
Metto il naso, sono consapevole che sto odorando un pezzo di storia, riconosco facilmente l’agrume candito, la cotognata, il sapido minerale, poi escono le arachidi, tocchi di camomilla. Non ha grandissima complessità olfattiva, non lo paragonerei ad uno champagne di pari annata ma è ugualmente emozionante.
In bocca non tradisce, direi che migliora decisamente con una spina acida davvero importante che tiene su tutta la struttura del vino che al palato sa tanto di sassi e frutta gialla matura. Bella progressione finale.
E’ un 1992. Una delle poche perle laziali nascoste. Chapeau!
Qualche sorso di Spumante TRENTODOC, il metodo classico che sa di montagna

Cantina d’Isera Trento Doc Riserva 2005: piccola grande realtà cooperativa trentina che ha compiuto nel 2007 i suoi “primi” cento anni. 100% chardonnay maturato sui lieviti per oltre 38 mesi, questo spumante ha un naso maturo, di mela cotogna, frutta tropicale appassita, lievito di birra. In bocca è pulito, nitido, con buona corrispondenza al naso anche se la persistenza finale non fa impazzire.
Vetrari Trento Doc Riserva 2005: Frutto del terroir della Vallagarina, questo spumante è ottenuto Pinot Nero (in prevalenza) e Chardonnay con una permanenza sui lieviti di almeno 36 mesi. Al naso è di bella complessità, odora di biscotto, lievito, frutta gialla, crema pasticcera, nocciola, erbe alpine. Al palato è pieno, rotondo, tornano le note cremose e la vena fruttata. Ottima persistenza.
Zeni Roberto Trento Doc Riserva Maso Nero 2004: Roberto Zeni produce questo spumante con la passione di un artigiano, nella sua azienda i numeri si fanno col teroldego e il metodo classico per il vignaiolo rappresenta solo uno sfizio, un prodotto che anzittutto deve piacere a lui, il miglior cliente di se stesso. Fresco, elegante, armonico, questo spumante ha un naso dolce, di croissant, crema alla vaniglia, frutta dolce, spezie orientali. In bocca non si siede, c’è tanta freschezza e progressione. Ottima persistenza. Sboccato nel 2009.Maso Martis Trento Doc Riserva 2004: chardonnay e pinot nero opportunamente spumantizzati danno vita ad un prodotto di grande personalità ed intensità che offre sentori di fiori gialli, vaniglia e agrumi canditi. Al palato colpisce la grande vena acida del vino derivante da un terreno prettamente calcareo. Di grande futuro.
Abate Nero Trento Doc Riserva 2004: Chardonnay, pinot nero e pinot bianco sono gli ingredienti principali di questo spumante che, anno dopo anno, mi piace sempre di più. Perlage sottile e persistnte, al naso è ricco, pulito, intenso, con le sue note di mela, confettura di albicocche, miele millefiori, pane sfornato. Bocca di grande freschezza e fragranza, ha un finale morbido, equilibrato e di fine persistenza.
Metius Trento Doc Riserva 2004: Perlage fine e persistente per questo spumante dalla componente aromatica matura e di grande classe. Si percepiscono le note di mela golden, frutta tropicale, caffè, erbe aromatiche alpine. Al sorso ha nerbo e struttura, tornano le note tostate, quasi cremose, che preludono ad una persistenza molto lunga e di grande finezza. Il Metius è 60% chardonnay e 40% pinot nero.
Balter Trento Doc Riserva 2003: un finissimo perlage dorato e di grande vivacità prelude ad un quadro aromatico di grande complessità: aromi di agrumi canditi, cioccolato bianco, vaniglia, miele, fiori alpini. In bocca è cremoso, di grande polpa, nonostante sia un 2003 non si sente alcuna nota sovramatura. Chiusura elegante dai toni di mela golden e di soffusa mineralità. Da bere e ribere.

Ca' Del Bosco - La Cuvèe Annamaria Clementi in una splendida verticale storica
spumanti italiani che possono contrastare l’eleganza e la complessità degli champagne francesi. Durante l’ultimo Roma Vino Excellence Maurizio Zanella e Ian d’Agata hanno condotto una verticale storica di otto grandi annate di questo Franciacorta vinificato solo dai migliori cru di Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero e solo nelle grandi annate. L’Annamaria Clementi è il frutto dell’assemblaggio dei migliori vini base, di almeno 10 partite diverse, che danno vita ad una cuvée che rimane in affinamento sui lieviti per circa sette anni.2001: da un’annata importante in Franciacorta ne deriva un vino di grande eleganza e personalità che porge i suoi aromi in maniera delicata ma inesorabile. Bella la nota floreale e di frutta matura, non c’è alcuna sensazione di burro, vaniglia e crosta di pane. Bocca di grandissimo equilibrio e persistenza. Diventerà grande.
1998: l’annata relativamente calda si sente già al naso con un sensazioni di confettura di frutta gialla (mela e pera), agrumi leggermente canditi, leggere note tostate. Sicuramente meno floreale e leggiadro del 2001 anche in bocca dopo c’è più struttura a scapito di una acidità un po’ latente nel finale.
1995: il vino comincia a maturare, nette ora si fanno le sensazioni di fieno, spezie gialle orientali a corollario di una nota surmatura (c’è chi la chiamerebbe morbida) che lo rende meno elegante della precedente annata. Sento stranamente il legno. Fino ad ora l’annata me
no convincente.1993: grandissima annata in Franciacorta. Naso caleidoscopico dove giocano le note agrumate, di fiori gialli, mango, litchi, miele, un insieme di aromi che sembrano tradire il lungo affinamento (5 anni e 6 mesi). Bocca di grande eleganza, piacevole grazie all’equilibrio tra le note sapido-fresche del vino e le note morbide tipiche del Franciacorta invecchiato. Da bere e ribere senza soluzione di continuità.
1990: ancora un’annata calda e ancora un vino dai toni aromatici morbidi, al naso si avverte una note di caramella al miele Ambrosoli davvero intensa, poi arriva la frutta matura e una avvolgente nota tostata. Bocca molto armonica, calda, persistente, un Franciacorta che gioca tutte le sue carte sulla morbidezza.
1988: questa annata, così come le successive, sono state sboccate apposta per questa verticale.
Naso fine, elegante, per nulla gridato, la frutta matura è declinata in tutte le sue più eleganti versioni e trovo, finalmente, una nota minerale che aggiunge complessità al quadro olfattivo. In bocca trovo corpo, equilibrio, struttura senza che nulla venga ceduto ad una possibile ossidazione. Piacevolissimo.1984: sarò stato sfigato io ma ho beccato tre bottiglie, e dico tre, tappate. Ce ne era una quarta che non mi è arrivata che mi dicono di ottima fattura. Sì, vabbè, però…..
1979: seconda grande annata dopo la mitica ’78. Naso di grande complessità, si percepiscono nette le note di mela renetta, miele di castagno, frutta secca, spezie e un eco minerale di grande eleganza. In bocca grande sapidità, avvolgenza, persistenza. Con un guizzo di freschezza in più avrei gridato al miracolo gettandomi ai piedi di Zanella. Rimane, comunque, un grandissimo Franciacorta, il migliore della batteria se paragonato alla sua età. Lo Champagne è avvisato!
Il Franciacorta decreta la morte dello spumante?
aziende vitivinicole, le aree a vocazione spumantistica. Un valore aggiunto e di fatto una marcia in più anche nelle vendite all'estero dove è evidente che il vino vada trattato per zone d'origine". A sancire il de profundis dell'espressione 'spumante' è il presidente del Consorzio di Tutela del Franciacorta Maurizio Zanella, in un appello-provocazione che trova già sponda nell'iniziativa 'Brindo italiano' promossa dal ministro delle Politiche agricole Luca Zaia. Centinaia di magnum da tre litri, con il nome dell'iniziativa e il logo del Mipaaf impresso sull'etichetta, sono state prodotte e messe a disposizione dai Consorzi, per la distribuzione alle principali trasmissioni televisive delle reti televisive nazionali e regionali per brindare in Tv con bollicine Made in Italy. Con 'Brindo italiano', sottolinea Zanella, "si è
sdoganato lo stop allo spumante, espressione che non compare nelle etichette dove invece si parla di denominazione.
E si chiama finalmente per nome il prodotto, dando priorità all'identità, piuttosto che all'esigenza di fare massa critica". Tra Natale e la prossima Epifania le bottiglie vendute di Franciacorta ammontano a 4,5 milioni, prevalentemente ordinate al ristorante e in enoteca o scelte per i pacchi-dono.
Per il Franciacorta i consumi a fine anno sfiorano appena il 30% mentre per altre denominazioni può rappresentare quasi metà fatturato. Mentre le vendite 2009, commenta il presidente del Consorzio lombardo, "sono soddisfacenti, in linea con l'anno precedente. E in tempi di crisi mantenere le quote di mercato (all'88% con vendite in Italia e 12% quota export) e i prezzi, che mediamente al pubblico si aggirano sui 16-17 euro, è un bene. Con le vendemmia appena conclusa la produzione si attesta sui 13 milioni di bottiglie che andranno in commercio nel 2011. Ma Franciacorta - conclude Zanella - ha capacità potenziale di superare i 20 milioni di esemplari, sperando di proseguire questo trend di crescita a due cifre. Il 2009 si chiude inoltre con la felice e importante esperienza di impiego stagionale offerto ai cassintegrati della zona, reso finalmente possibile dai voucher".
Tutto giusto non trovate? Solo che questa cosa i francesi l'avevano fatta qualche decina di anni fa.....
(fonte: Ansa)
E negli USA si beve più spumante che champagne....
si verifica uno storico sorpasso dello spumante Made in Italy sullo champagne francese nel ricco mercato degli Stati Uniti d'America dove le bottiglie di bollicine nazionali esportate sono risultate addirittura il 30 per cento in piu' di quelle dei cugini d'oltralpe. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che si tratta dell'effetto congiunto dell'aumento negli States delle spedizioni in quantita' dello spumante italiano (+9 per cento) e del drastico crollo di quelle francesi che sono diminuite del 27 per cento nei primi otto mesi del 2009 secondo Iwfi.Nello specifico - sottolinea la Coldiretti - sul mercato statunitense sono state esportate 11,5 milioni di bottiglie equivalenti (da 0,75 litri) di spumante italiano rispetto alle 8,9 milioni di champagne francese, nei primi otto mesi dell'anno, che hanno consentito la conquista del primato tricolore sulle tavole dei ristoranti e delle case dei cittadini americani.
Una conferma del successo che sta riscuotendo la produzione nazionale di spumante che erode quote importanti di mercato ai concorrenti francesi in molti Paesi. I principali consumatori di spumanti italiani si trovano - precisa la Coldiretti - in Germania e negli Stati Uniti ma elevati tassi di crescita si registrano per la Gran Bretagna e nei paesi emergenti. Per effetto della cre
scita della domanda straniera, che e' aumentata nel mondo del 9 per cento in quantita' nei primi sette mesi dell'anno, le esportazioni dello spumante italiano - continua la Coldiretti - hanno addirittura superato i consumi nazionali contribuendo a far realizzare un fatturato complessivo annuale stimato in oltre 2,5 miliardi di euro per una produzione di oltre 340 milioni di bottiglie.Il sorpasso sul mercato Usa e' - aggiunge la Coldiretti - il secondo record fatto segnare nel 2009 che e' anche l'anno in cui per la prima volta la produzione di spumante italiano ha superato quella di champagne francese per la quale e' stata decisa una riduzione del 44 per cento nel numero di bottiglie per contrastare la pesante crisi di mercato che sta attraversando. Nel 2009 la produzione stimata in oltre 340 milioni di bottiglie per il prodotto nazionale si colloca ben al di sopra dei 260 milioni dei cugini d'oltralpe, in forte calo rispetto 322 milioni del 2008 e ai 339 milioni del 2007.
Il 2009 - conclude la Coldiretti - e' anche il primo anno di produzione del prosecco a denominazione di origine (DOC) e delle denominazione di origine controllate e garantite Conegliano Valdobbiadene prosecco e Colli Isolani prosecco (DOCG), che si stanno dimostrando particolarmente dinamici nella conquista dei mercati esteri. (fonte asca)
Colpa della crisi, aggiungo io, o di una reale maggiore qualità?










