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Colonnara e il Cuprese nel tempo e nell'anima


Era il 1959 quando un pugno di viticoltori marchigiani fondano la cantina sociale di Cupramontana che solo nel 1985, dopo una rapida fase di crescita ed ampliamento commerciale, cambia ragione sociale per diventare “Colonnara, società cooperativa agricola a responsabilità limitata”, nome già da tempo utilizzato come marchio per il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc classico e per lo spumante brut.
Oggi, Colonnara è una grande azienda di territorio che vanta circa 110 soci conferitori con circa 120 ettari di vigneto che, gradualmente, si sta riconvertendo al biologico. Piccolissimi appezzamenti, caratterizzati da diverse esposizioni e terroir, che rappresentano un grande patrimonio per la cooperativa.

Ogni appassionato di buon vino, così come ho fatto io, dovrebbe passare almeno una giornata in Colonnara perché solo in quel modo si è in grado di capire come una società dai grandi numeri possa avere un carattere così familiare e, per certi versi, artigianale.
Le grandi dimensioni e la conseguente tecnologia, infatti, da queste parti non sono caratteri in antitesi al concetto di territorialità, tradizione e manualità, termini che ritrovo ogni qual volta giro per la cantina di invecchiamento dove, tra barrique e pupitre con spumanti che effettuano ancora il remuage a mano, si possono ancora scovare in qualche angolo buio vecchie annate di Ubaldo Rosi, straordinario metodo classico a base verdicchio e, soprattutto, del vino che ha fatto e farà la storia dell’enologia italiana: il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore CUPRESE.

Spumante in affinamento

Questo grande bianco italiano proviene da una selezione di uve dei migliori vigneti dei soci dei territori di Cupramontana, Maiolati Spontini e Staffolo, posti su terreni composti da marne argillose e, subordinatamente, di marne e calcari marnosi biancastri finemente detritici. 
Una vinificazione senza troppi fronzoli, in acciaio, e un imbottigliamento la primavera successiva la vendemmia, tranne eccezioni, concludono il processo di produzione del “nostro” verdicchio del quale voglio conoscere storia, anima e potenzialità. Sono a Cupramontana essenzialmente per questo.

Con Massimiliano Latini, giovane e dinamico presidente della cooperativa, Daniela Sorana, responsabile vendite e l’agronomo Agostino Pisani, che ringrazio per il tour tra i vigneti dei soci, approntiamo una mini verticale di Cuprese, quattro annate. Da queste parti mi dicono che non servono molte bottiglie per capire di che stoffa è fatto.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Cuprese 2011: giovanissimo, appena versato si presenta con note molto acerbe di frutta a polpa bianca come la mela e la pera, agrumi, mandorla, mineralità gessosa. In bocca è coerente col naso, ampio, tipico e senza alcun eccesso di struttura. Finale amarognolo anch’esso coerente con la tipologia. Promette benissimo.


Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Cuprese 2001: torniamo indietro di dieci anni. Il colore del verdicchio diventa leggermente più dorato, gli aromi mutano, si arrichiscono di sfumature, diventano aristocratici. Inizialmente il Cuprese sfoggia un corredo aromatico salmastro, salino, per poi mutare in note più armoniose di miele di acacia, mela cotogna, biancospino. Lasciato respirare il Verdicchio cambia ancora, diventa minerale, sa di pietra focaia, agrumi canditi. In bocca, poi, è uno spettacolo, la solare morbidezza del vino arriva fino a centro bocca per poi modificarsi e diventare inaspettatamente acido, minerale, salato e progressivo. Una PAI interminabile.  


Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore Cuprese 1991: la macchina del tempo capitanata dallo staff di Colonnara ci porta indietro di un’altra decade…ma non sembra. Questo ’91, rispetto al 2001, ha un colore meno evoluto e, appena messo il naso nel bicchiere, direi non solo il colore. Ancora una volta, inizialmente, il vino si apre su note salmastre, saline, per poi aprirsi su intensi effluvi di polline, cera, mallo di noce a cui seguono, col tempo e l’ossigenazione, sentori di spiccata mineralità ed erbe. Alla gustativa il vino è incredibilmente fresco, giovane, non c’è la morbidezza del 2001 ma solo progressione salina che attraversa struttura che, come un mosaico, piazza i suoi tasselli a 360° all’interno del palato. Un vino immenso, un capolavoro di cui non solo Colonnara ma tutta l’Italia dovrebbe essere fiera. Francesi? Prrrrrrrrrrrr

Caro Babbo Natale ti scrivo.....


Caro Babbo Natale queste, così mi dicono, sono Feste di crisi per cui, adeguandomi, dovrò chiederti solo pochi regali. Pochi ma buoni eh!
La prima cosa che desidero è che tutti i media, soprattutto quelli bacucchi, evitassero anche quest’anno di propinarci i dati circa la presunta sfida tra Champagne e Spumante italiano. Non ce la faccio più a sentire proclami nazionalistici circa la presunte maggiori vendite del nostro metodo classico. Sai, Babbetto mio, la quantità spesso non significa qualità.

L’altro regaletto che vorrei è che il prossimo Febbraio, a Montalcino, si evitasse una pioggia di stelle simile a quella di San Lorenzo. Sai, caro Babbo Natale, ci sono anche le annate di merda per cui sarebbe opportuno, in tempi di austerity, essere più onesti con se stessi e col mercato. Magari vendi il tuo sangiovese (?) a dieci euro in meno e fai contenta tanta gente in più. Dei giornalisti fottitene.

Un altro desiderio sarebbe quello di mandare in esilio Luca Maroni per qualche anno, diciamo fin quando l’Italia non ripiana il debito pubblico. Mi va di traverso il torrone quando questo signore, per pubblicizzare Sensofwine 2012, dichiara che “…il vigneto regionale lo stato di salute e' ''eccezionale. Siamo davanti ad un anno di ulteriore crescita, sia nelle produzioni base che nei picchi. E' un momento di grazia per i produttori del Lazio, e i ristoratori rispondono bene, dimostrandosi pronti a mettere in carta i nuovi vini laziali”. Babbo Natale un piccolo sforzo lo fai per me?

Se non sono invadente vorrei aggiungere alla letterina quelli che…il naturale fa figo. Premesso che sono d’accordo con loro nel salvaguardare la Terra, il mio desiderio per il 2012 è di far capire a queste persone che c’è gente seria anche tra i loro nemici “convenzionali” che oggi sembrano esser visti come degli unturi. Babbo Natale mio come si fa a spiegare alle varie associazioni naturali che anche tra il loro vino c’è della merda e che non bevo merda, in generale, solo perché “non ce metto gniente dentro”. Ops, Babbo, ma si può dire merda?

L’ultima cosa me la concedi? Ti prego, mi metto in ginocchio sopra una tappeto di fagioli di Controne, regala un Ipad a Franco Ricci. Magari all’inizio gli sembrerà uno specchietto utile per togliersi i “tarzanelli” dai denti ma poi, vedrai, arriverà qualcuno, spero un altro suggeritore di fiducia, che gli spiegherà che premendo un solo tasto quella cosa piatta si illuminerà di immenso connettendolo col futuro. Ah, caro Babbo Natale, attaccaci un post-it di spiegazione vicino perché quasi sicuramente, pensando di esser dentro la pubblicità di Vodafone, cercherà Totti ed Ilary con la bottiglia di Romanzo in mano. 

Caro Babbo Natale, sono stato troppo esigente, un visionario, oppure il prossimo anno qualcosa cambierà? Intanto, tanti Auguri a tutti voi!
 

Spumante in Gran Bretagna e Syrah in Borgogna? Sì, grazie al riscaldamento globale


"Non esistono più le mezze stagioni"

E' il luogo comune per eccellenza e, forse, anche quello più corretto visto che, di questi tempi, anche i più "ciechi" dovranno rendersi conto che qualcosa sta cambiando perchè nel mondo tutto, dal punto di vista del clima, è eccessivo. Fa troppo freddo o troppo caldo, piove molto oppure c'è la siccità. I valori medi sembrano vecchi ricordi.
Il surriscaldamento globale è un problema noto da molto tempo agli agricoltori, vignaioli in primis, visto che ormai, anche in zone di alta collina, difficilmente si riesce a dar vita ad un vino che abbia meno di 13,5°. Quando va bene e l'annata è fresca...
La soluzione? Cominciare ad utilizzare vitigni più resistenti al caldo oppure spostare tutte le viti verso nord!
Per quanto riguarda la prima ipotesi Enrico Peterlunger, esperto di viticoltura dell'università di Udine spiega che "si stanno facendo delle prove, e ad esempio il Refosco dal peduncolo rosso ha mostrato una buona resistenza persino in Sicilia e anche per i rossi come Merlot e Cabernet non ci dovrebbero essere problemi. Le difficoltà maggiori saranno più per i bianchi aromatici, anche se si stanno studiando alcune tecniche, come la diminuzione dell' esposizione al sole dei grappoli, che sembrano in grado di mitigare gli effetti e preservare il patrimonio aromatico".

Fonte: pdbrugherio.blogspot.com
La vera salvezza per la viticoltura, secondo gli esperti, sarà il nord. Secondo le proiezioni sui cambiamenti climatici e l'innalzamento della temperature, presentate da Wilfierd Endlicher (dell'Università Humboldt di Berlino) e Massimiliano Fazzini (Università di Ferrara) ai Colloqui internazionali 2011 Aic (Associazione internazionale di climatologia), nell'ambito dell'evento Climatica...mente, che si sta svolgendo in Trentino (sono presenti 150 esperti di 26 nazioni dei cinque continenti), entro la fine del secolo Berlino avrà un clima tipicamente mediterraneo identico  a quello di Roma e la nostra capitale avrà un clima simile a quello di Algeri, Tripoli e Tunisi o di regioni come l'Andalusia. «Tra 70-100 anni - ha dichiarato Endlicher - si potrà coltivare la vite nella zona del mar Baltico, in Germania, Danimarca e Polonia. Sinora il limite storico a Nord coincideva con le regioni dello Champagne (Francia) e del Reno (Germania) ma già oggi non è più così».
In questo contesto, infatti, sembra che le marnose colline britanniche del Kent, del Sussex e dell’Hampshire siano diventate la nuova terra di conquista delle grandi maison di champagne che vogliono impiantare chardonnay, pinot nero e pinot meunier che dalle loro parti stanno soffrendo troppo il caldo costringendo un po’ tutti ad acidificare (legalmente) il mosto.

Il sud della Gran Bretana, secondo gli esperti, rappresenterà solo il primo tassello del nuovo mosaico della viticoltura europea. “Nel 2080 sarà probabile trovare vigneti nelle Highlands scozzesi, la Côte d’Ecosse, si potrebbe chiamare così – preconizza il geologo Richard Selley, docente all’Imperial College di Londra – E ho sempre fantasticato sull’idea di avere vigneti sulla riva nord di Loch Ness: terrazzata, potrebbe essere adatta al Riesling, al Schönberger e ad altre varietà tedesche”.


Magari Selley non è al corrente ma in Svezia, ben più a nord della Scozia, già dal 2001 esiste un’associazione di viticoltori e Murat Sofrakis, lungimirante vignaiolo di origine turche, coltiva nei dintorni di Malmö un ettaro e mezzo di vigna con le varietà solaris, chenin blanc (bianche) e rondo (rossa). 

Il riscaldamento globale, ovviamente, sta preoccupando anche chi fa vino in altre parti mondo, soprattutto Australia e Stati Uniti. Nel primo caso la siccità rappresenta il maggior problema visto che le sue principali regioni vinicole dipendono dall’irrigazione per sopravvivere e l’alto costo dell’acqua sta causando problemi enormi soprattutto alle piccole proprietà. Per risolvere il problema si sta pensando di importare viti maggiormente resistenti al caldo mentre le classiche varietà come chardonnay, semillon e riesling fra i bianchi e cabernet, merlot e shiraz fra i rossi dovranno traslocare verso i climi più freschi come il sud del Victoria e l’isola di Tasmania. 


Gli Stati Uniti, non stanno messi meglio perché secondo il Nobel Steven Chu, i mutamenti climatici potrebbero spazzare via l'agricoltura della California entro la fine del secolo. "Abbiamo di fronte uno scenario in cui non ci sarà più agricoltura in California", ha aggiunto il premio Nobel. "Spero che gli americani si sveglino", ha detto Chu ribadendo la necessità di utilizzare il prima possibile fonti energetiche alternative.  

Bisogna aggiungere altro? Sì, c’è chi vuole combattere tutto ciò attraverso la tecnica della dealcolizzazione del vino.

Chateau Windsor per la regina d'Inghilterra vignaiola


Anziche' limitarsi al gin prima dei pasti, la regina ed il principe Filippo si reinventano produttori di vino. Spumante in stile champagne per la precisione, come quello di Chapel Down nel Kent con il quale hanno brindato alle nozze del nipote William con Kate Middleton venerdi' scorso. 


La prossima settimana, 16.700 piantine di vite verranno piantate al Windsor Great Park, l'ex tenuta di caccia alla quale la regina Vittoria ed il principe Alberto erano tanto affezionati. La regina coltivera' chardonnay, pinot nero e pinot meunier, i vitigni utilizzati per lo spumante 'metodo champenois' ovvero in tutto e per tutto identico allo champagne. E forse persino piu' buono: complici il surriscaldamento globale ed un terreno molto simile a quello dello Champagne, del Sancerre e dello Chablis, nel sud dell'Inghilterra sono sempre di piu' le persone che si danno al vino, con ottimi risultati soprattutto nei frizzanti, che non necessitano uve molto mature. 


Il principe Filippo sarebbe coinvolto molto da vicino nel progetto, supervisionato da Stephen Skelton, un consulente che nel 1976 ha piantato le prime viti a Chapel Down, il primo e ora maggiore produttore del Regno. Per i viticoltori britannici il sostegno della sovrana e' un sogno da non credere. ''E' semplicemente la maggiore spinta che l'industria inglese del vino abbia mai avuto, e' fantastico'', ha detto Bob Lindo di Camel Valley. Che il settore vinicolo inglese sia in crescita non c'e' dubbio, basta dare un'occhiata ai numeri: se nel 1990 l'Inghilterra aveva soltanto 56 ettari di vigneti, nel 2007 gli ettari erano diventati 267 e nel 2010 ben 550. ''Ci sono stati molti investimenti, soprattutto nel vino frizzante'', ha detto Julia Trustram Eve di English Wine Producers, aggiungendo: ''Nel 2009 circa la meta' del raccolto totale di uva era destinato alla produzione di un vino frizzante di qualche genere''. 




Per brindare con un bicchiere di Chateau Windsor bisognera' tuttavia aspettare qualche tempo. Un vigneto impiega tre anni a produrre uva da vino e uno spumante stile champagne necessita di almeno un anno di maturazione. Forse il vino di casa sara' pronto in tempo per il matrimonio del principe Harry? .

Fonte: La Rete

La retorica di Natale tra spumante e champagne!



Ogni Natale, ogni fine anno sempre le stesse parole, la stessa retorica.

" Non e' vero che lo Champagne scorre come un fiume in piena ".

" Non e' vero anche perche' da noi e nel resto del mondo ad averla vinta e' lo Spumante italiano ".

" E' a Natale, e' a Capodanno che chiunque puo' capire cosa contano l'agricoltura italiana, l'agroalimentare italiano, in particolare il vino italiano ".

" Il nostro Spumante vince la sua corsa contro lo Champagne. Siamo primi nelle bollicine e, se ci fosse piu' sostegno da parte di Parlamento e Governo, probabilmente anche il Pil andrebbe meglio. Comunque, senza ironia alcuna, ironia che non avrebbe senso, l'agricoltura italiana fa gli auguri al Ministro Tremonti e a ogni cittadino che vive in un Paese dove dalle mie parti si vendono tra Prosecco Docg di Valdobbiadene Conegliano e Prosecco Doc, cioe' il Prosecco Nordestino, piu' di 150 milioni di bottiglie. Auguri e grazie a tutti i nostri produttori di Spumante, dall'Alto Adige e Trentino alla Lombardia, al Piemonte, al Veneto e al Friuli Venezia Giulia ".

Caro Galan, sicuramente i produttori delle Regioni sopracitate ti faranno gli auguri ma, da buon Ministro, perchè dimenticare chi fa una grande spumante nelle altre parti di Italia? Sai che esiste in Puglia un grande spumantista come D'Araprì? Sai che esiste Mottura nel Lazio che fa un grande spumante metodo classico??

E poi, due palle con sta sfida spumante contro champagne!!!

Evvia la retorica!!

Il Timorasso Spumante Tasting Panel visto dagli amici di Percorsi Di Vino

 
E ora tocca a noi, noi che abbiamo organizzato il TSTP passiamo dall’altra parte della barricata e diventiamo per una sera giudici del “Chiaror Sul Masso”, il Timorasso Spumante di Paolo Carlo Ghislandi di Cascina I Carpini.
La serata è di quelle divertenti, ci sono gli amici di Percorsi Di Vino, qualche food blogger e la mia Stefania accanto a me che sta diventando sempre più brava col vino.
Davanti al tavolo due bottiglie di spumante, una vera chicca per appassionati visto che sul mercato, stranamente, non si trova spumante analogo.
Prima delle note edonistiche vorrei descrivere questo Timorasso Spumante dal punto di vista tecnico, sapete quanto ci piace riempirci la bocca con tanti paroloni a noi sommelier, no?


Chiaror Sul Masso è un vino bianco spumante Brut da uve Timorasso della vendemmia 2008 e sviluppa un tenore alcolico del 13% Vol.
L’uva è stata vendemmiata in due tempi, la prima parte a fine agosto, la seconda a fine settembre 2008
Entrambe le masse hanno subito estrazione a Freddo ( Prefermentativa ) per circa 48 ore in vasche di acciaio a temperatura controllata
La fermentazione è partita spontaneamente a bassa temperatura ed ha proseguito per circa 3 settimane lentamente.
Ho mantenuto la permanenza sulle fecce fini fino Aprile 2009 quando poi il vino si è chiarificato per sedimentazione.
La rifermentazione ha proceduto per circa un mese in autoclave secondo il metodo Martinotti lungo al termine del quale si è proceduto a microfiltrazione in acciaio alla fine di agosto 2010.
Chiaror Sul Masso è stato imbottigliato il 28.08.2010 e ne sono state prodotte 3780 Bottiglie.

Tutto chiaro no?

Bene inizia il nostro panel. Prima cosa che abbiamo notato è il packaging della bottiglia che ci è sembrato migliorabile. In particolare non ci ha convinto molto il dorato dell’etichetta e la bottiglia l’avremmo fatta di colore più scuro e meno verde. Questione di lana caprina, lo ammetto.

Passiamo alla degustazione.

Il Chiaror Sul Masso, si può anticipare, è uno spumante dalle due anime: la prima si mostra appena versato (freddo) nel bicchiere mentre la seconda esce fuori prepotentemente col tempo.
Vediamo nel dettaglio.
Appena aperto lo spumante, dal colore paglierino scarico, si svela nel bicchiere timidamente, presentando un quadro olfattivo caratterizzato da sensazioni di fiori di campo e frutta a polpa bianca alle quali si unisce, deciso, un soffio minerale di buona intensità. Al gusto prevalgono le note dure, ci impressiona soprattutto la sapidità del vino che rende tutto il sorso di buona persistenza. 
Chiusura giustamente amarognola.


Tutto qua? Manco per sogno perché la vera anima del Timorasso, quella irrequieta e vigorosa, esce fuori solo col tempo, quando il vino si è scaldato e tutto il suo bagaglio organolettico non è più costretto nella gabbia delle basse temperature.
Tutti i presenti notano il cambiamento e rimangono ammaliati da questa nuova vita del Chiaror Sul Masso che, dopo venti minuti, muta da Clark Kent a Superman.
Soprattutto al sorso ci rendiamo conto che quello che prima era appena sussurrato ora, invece, è gridato con garbo, il “nuovo” spumante aprendosi ha acquisito maggiore personalità, struttura e progressione. Il tempo anche stavolta è stato galantuomo.


Per il futuro un solo consiglio: vorremmo che il buon Ghislandi azzardasse ancora di più aumentando il tempo di permanenza del vino sui lieviti passando, magari, dallo Charmat al più aristocratico Metodo Classico.
In tutti i casi fornire una maggiore complessità al vino sarebbe la ciliegina sulla torta. Avanti così Paolo!


La degustazione dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso in poche parole


Domenica scorsa, all’interno di un girone dantesco dove caldo e calca hanno preso il sopravvento, si è svolta la degustazione dei Tre Bicchieri 2011 del Gambero Rosso.
Tanti i vini assaggiati che descriverò non in termini organolettici, ma con poche e significative frasi. A buon intenditor….

Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. Podium '08 Gioacchino Garofoli : per me il vino bianco col rapporto qualità prezzo migliore del mondo. Se fossimo in Francia verrebbe venduto molto caro…

Frascati Sup. Epos '09 Poggio Le Volpi: aromatico, troppo. Alla cieca non lo piazzerei nel Lazio.

Grechetto Poggio della Costa '09 Sergio Mottura: un altro grandissimo vino bianco. Tra fiori e mineralità.

Aglianico del Vulture Macarico '07 Macarico: non lo conoscevo e, dopo averlo bevuto, ho capito quello che mi sono perso fino ad ora.

Aglianico del Vulture Titolo '08 Elena Fucci: se la Fucci questo ha messo tutti d’accordo ci sarà un motivo? Grande vino!

Montepulciano d'Abruzzo '06 Valentini: da brividi per quanto è buono!


Montepulciano d'Abruzzo Cerasuolo '09 Valentini: me l’hanno servito ghiacciato e questo lo ha forse penalizzato. Da rivedere.

Trebbiano d'Abruzzo '08 Valentini: è Lui, senza se e senza ma.

Iskra '05 Marina Cvetic: un montepulciano degno della (bravissima) moglie di Gianni Masciarelli. Arriverà ai livelli del Villa Gemma?

Fiano di Avellino '08 Ciro Picariello: a me anche se giovanissimo piace da impazzire, profondo come gli occhi dei coniugi Picariello.

Lambrusco di Sorbara del Fondatore '09 Cleto Chiarli: non sarà il capostipite della “nouvelle vague” di questa tipologia di vino ma parlare del produttore di annate di Lambrusco mi ha rinfrancato il cuore…e la gola.

Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Brut '01 Ferrari: dirò la solita banalità ma, pur trovandolo sottotono, dopo di lui....il vuoto.

Primitivo di Manduria Es '08 Fino: un primitivo che ogni anno mi sorprende sempre più e uno dei grandi rossi di Italia senza dubbio. Mi dicono che il 2010 sarà spaziale.. 

Harmonium '08 Firriato: per molti ma non per tutti....io sono tra i tutti.

Marsala Vergine Ris. '81 Pellegrino: uno schiaffo a chi con questo vino ci mischia l’uovo. Ma l’avete mai bevuto un grande Marsala?

Barolo Le Rocche del Falletto '04 Bruno Giocosa: il sommelier mi dice che la bottiglia non era perfettamente ok ed era anche l'ultima. Risultato? Pure con i difetti era un grande Barolo!

Barolo Monfortino Ris. '02 Giacomo Conterno: finito prima di iniziare…

Gattinara Vign. Osso S. Grato '06 Antoniolo: buonissimo, può dare la stessa dipendenza dell’eroina…

Bolgheri Sassicaia '07 Tenuta San Guido: rimane lui, grandissimo ed elegante nonostante il caldo tropicale e la jungla. Grande futuro!

Brunello di Montalcino Ris. '04 Biondi Santi - Tenuta Il Greppo: immenso, lo berranno i miei nipoti senza problemi.


Le Pergole Torte '07 Montevertine: fortuna che l’avevo bevuto a Radda in Chianti e so quanto è buono. Domenica le temperature sahariane lo hanno demolito un po’.

Messorio '07 Le Macchiole: meditteraneo da impazzire.

Redigaffi '08 Tua Rita: ha carattere solare e mediterraneo, la sensazioni di radici ed erba medica e netta e travolgente. Grande!

Solaia '07 Marchesi Antinori: non mi emoziona e non mi incanta come il Sassicaia. Da rivedere con meno casino intorno.

"TSTP" ovvero Timorasso Spumante Tasting Panel


Paolo Ghilandi su Vinix mi ha anticipato ma..eccoci qua, nasce il "TSTP" ovvero il Timorasso Spumante Tasting Panel.

Tutto nasce da questa mail che Paolo mi ha inviato.

Durante la lavorazione del Timorasso Brezza d’Estate, durante i ripetuti assaggi nelle varie fasi, è cresciuta in me la convinzione (o forse il dubbio) che una versione spumante sarebbe potuta essere interessante e così, come mio solito, mi sono lasciato ancora una volta tentare dalla voglia di sperimentare qualcosa di nuovo e, dopo due anni di lavoro, è nato Chiaror Sul Masso. Facciamo un tasting panel?

Paolo Ghislandi ha voluto condividere il suo lavoro con me e con tutte le persone che lo vorranno mettendo a disposizione 50 bottiglie di Timorasso Spumante Brut Chiaror Sul Masso per chiunque abbia la curiosità di provare un vino che nasce per la prima volta confidando nelle nostre osservazioni e suggerimenti.

Come scritto ci sono semplici regole per partecipare:

  • 50 posti disponibili di cui 25 riservati a wine blogger, food blogger e professionisti della comunicazione;
  • Le candidature dovranno pervenire tramite mail al seguente indirizzo: info@percorsidivino.com;
  • I blogger dovranno scrivere sul loro sito un post che parli dell’iniziativa indicando e linkando correttamente Percorsi di Vino e l’azienda Cascina I Carpini;
  • I food blogger potranno recensire tecnicamente il vino oppure potranno trovare una ricetta in abbinamento;
  • Ai partecipanti è richiesto di postare i commenti sul loro sito o su Percorsi di Vino entro e non oltre il 30 Ottobre 2010.
Usate questo post, in continuo aggiornamento, per postare tutti i vostri commenti e tutti i vostri consigli sull'iniziativa.

Alcune note tecniche sul vino:

Chiaror Sul Masso è un Vino Bianco Spumante Brut da uve Timorasso della vendemmia 2008 e sviluppa un tenore alcolico del 13% Vol

L’uva è stata vendemmiata in due tempi, la prima parte a fine agosto, la seconda a fine settembre 2008

Entrambe le masse hanno subito estrazione a Freddo ( Prefermentativa ) per circa 48 ore in vasche di acciaio a temperatura controllata

La fermentazione è partita spontaneamente a bassa temperatura ed ha proseguito per circa 3 settimane lentamente.

Ho mantenuto la permanenza sulle fecce fini fino Aprile 2009 quando poi il vino si è chiarificato per sedimentazione.

La rifermentazione ha proceduto per circa un mese in autoclave secondo il metodo Martinotti lungo al termine del quale si è proceduto a microfiltrazione in acciaio alla fine di agosto 2010.

Chiaror Sul Masso è stato imbottigliato il 28.08.2010 e ne sono state prodotte 3780 Bottiglie.

Pochi Grilli per la testa a La Palazzola


Vascigliano di Stroncone, in provincia di Terni, rappresenta il piccolo regno di Stefano Grilli, il deus ex machina de “La Palazzola”, un baluardo enologico che si inspira ad una ricerca continua di qualità, alla curiosità di sperimentare nuove tecniche ormai dimenticate, alla capacità di saper “raccontare” i suoi vini come qualcosa di animato, qualcosa che fa ricordare di se. 

L'azienda
Venticinque ettari vitati situati su una collina molto dolce con terreni ricchi d’argilla a tessitura compatta con esposizione a sud – sud ovest,  più di venti tipologie di vino diverse, anche questo è un merito di Grilli che definisce la situazione attuale "work in progress", ogni anno sapori nuovi, nuove sperimentazioni, nuovi vini e uve locali da valorizzare.
La Palazzola, così come specificato nel sito internet aziendale, ha un indirizzo prevalentemente rossista anche se, e qui arriviamo al cuore della degustazione effettuata, non disdegna di “creare” vini passiti e, soprattutto, grandissimi spumanti metodo classico.
La caratteristica più curiosa è quella di utilizzare un antico metodo chiamato “metodo ancestrale” consistente nel bloccare la fermentazione alcolica tramite uno scambiatore a freddo per far sì che la presa di spuma sia ottenuta dai zuccheri provenienti dall’uva di partenza.

La Cantina
Il Sangiovese Brut Rosè 2006 de “La Palazzola” rappresenta, insieme al loro Riesling Brut, il punto più alto della loro produzione spumantistica e si presenta nel bicchiere di color rame, brillante ed elegante col suo olfatto giocato su toni di confetto, violetta, ribes, melograno, petali di rosa e melone bianco.
Bocca fresca, sapida, molto pulita ed in armonia col il naso. Uno spumante da tutto pasto che qualcuno ha indicato come perfetto alleato per una carbonara da sballo. Costo allo scaffale circa 15 euro. In futuro spero di provare tutta la produzione di Stefano Grilli, penso mi aspettino molte sorprese…

Sangiovese Brut Rosè

Bollicine abissali!


Piero Lugano
, titolare dell'azienda vinicola Bisson di Chiavari ed ex insegnante di materie artistiche, da tempo studiava i ritrovamenti sottomarini di antichi galeoni contenenti vino, olio ed altri generi gastronomici che, dopo centinaia d'anni, si erano conservati in ottimo stato.

Lugano già sapeva quando, dal fondale della Cala degli Inglesi, baia incontaminata situata tra il faro di Portofino e la Cala dell'Oro, ha tirato su il primo dei dodici gabbioni contenenti 6.500 bottiglie del suo spumante denominato “Abissi – Riserva Marina di Portofino”, prodotto non in una semplice cantina ma ad profondità di 70 metri, con una temperatura costante di 15 gradi, in ambiente carente di luce: contesto che, assieme all'ottima
le bilanciamento di pressione garantito a simili profondità, favorisce il processo di spumantizzazione.

Lugano sapeva ma non poteva prevedere certo che da là
a qualche settimana tutti i suoi studi, i suoi sogni e le aspirazioni potessero concretizzarsi sul fondo del Mar Baltico. La notizia è di ieri: 30 bottiglie di champagne di 230 anni fa sono state scoperte sul fondo del Baltico. Secondo gli esperti, grazie alle ottime condizioni di conservazione, potrebbe trattarsi dello champagne ancora bevibile più invecchiato della storia.


Le trenta bottiglie, trovate da alcuni sub a una profondità di 55 metri farebbero parte di una spedizione effettuata da Re Luigi XVI allo zar russo Pietro il Grande. La scoperta è avvenuta durante un'immersione lo scorso 6 luglio al largo dell'isola finlandese di Aaland, a metà strada tra la Svezia e la Finlandia.
I sommozzatori hanno contattato inizialmente Moet & Chandon secondo cui però al 98% si tratta di Veuve Clicquot.

La data indicativa è stata dedotta dalla storia dello champagne francese: il Veuve Clicquot fu prodotto per la prima volta nel 1772, ma le prime bottiglie furono tenute a riposo per dieci anni prima di essere messe sul mercato. Perciò quelle sco
perte nel Baltico devono risalire agli anni che vanno dal 1782 al 1788-1789, quando, con lo scoppio della rivoluzione francese, si interruppe la produzione.


Ad assaggiare per primo il preziosissimo champagne è stata l'esperta finlandese, Ekka Gruessner Cromwell-Morgan. Il colore dello champagne è oro scuro con un aroma molto intenso, ha raccontato, «un forte retrogusto di tabacco, di grappa, di frutti bianchi, quercia».
Se dovesse essere confermata l'annata, il prezzo dello champagne potrebbe arrivare a centinaia di migliaia di euro.


Cromwell-Morgan ha spiegato che le bottiglie saranno messe all'asta: il prezzo di partenza per ognuna sarà di 53mila euro.

Vabbè, da profano mi accontenterò di degustare una bottiglia di Abissi made in Portofino. Chissà se Lugano ha ragione?!

Fonte: www.ilsole24ore.com

Moët & Chandon e il marketing estivo dello Champagne

Che lo Champagne non se la passi bene lo confermano i dati: le vendite totali di Champagne francese nel 2008 sono state di 322 milioni di bottiglie, registrando un calo del 4,8% rispetto all’anno precedente, mentre nel 2009 le esportazioni hanno subito un forte calo, circa il 9% in meno. Non mi sorprende, pertanto, che qualche Maison francese stia tentando tutte le strade per cercare di invertire il trend negativo. A tutto, però, c’è un limite e questo, dal mio punto di vista, l’ha superato Moët & Chandon, storica casa produttrice di Champagne che sta usando il marketing del vino nella maniera peggiore.

Il motivo di ciò? Eccovene due

Il primo si chiama Moët & Chandon Ice Imperial ed è uno champagne elaborato da Benoît Gouez ((chef de cave di Moët et Chandon dal 2005) per essere bevuto con giaccio o, se volete, « on the rocks ». Sarà distribuito presso i migliori stabilimenti balneari del mondo.
Quindi da ora in poi lo Champagne sarà considerato alla stregua del San Bitter bianco? Non è finita qua.


Sempre per l’estate la stessa Maison lancia le “Summer Bubbles”, palle di Natale dorate che, aprendosi, nascondono frutta secca disidratata che, secondo loro, non aspetta altro che essere messa all’interno dello flute.
E così abbiamo fatto pure la Sangria di lusso…


La Franciacorta e tutto il Trentodoc ringrazia sentitamente!

Lo spumante metodo classico di Sergio Mottura

Il tempo è di quelli infami, non ho ancora fatto il cambio di stagione e la mia macchina pompa calore a più non posso. E’ Maggio, siamo al 15 Maggio e in Italia non smette di piovere e far freddo, le campagne attorno a Civitella d’Agliano e la Valle del Tevere sono ancora strette ad un letargo invernale che non sembra finire mai.
Nonostante questo, nonostante la stagione viticola sia già in parte compromessa, Giuseppe Mottura ci accoglie con un sorriso grande come la Tana dell’Istrice, un’antica residenza del ‘500 che ora ospita il suo agriturismo e la sua bellissima cantina.
E’ la più bella che sin d’ora ho visto nel Lazio, sicuramente una delle più suggestive in Italia, un dedalo di cunicolo scavati nel tufo vivo dove tutto è storia, tradizione, lavoro, fatica e….vino.
Negli angoli semi bui della cantina si scorgono le barrique, nuove e usate, che Mottura utilizza per l’affinamento dei suoi vini, tra le tante scorgo anche quelle “mitiche” acquistate da Luis Latour, negociant della Borgogna a cui deve il nome uno dei vini di punta dell’azienda: il Latour a Civitella.
Sergio Mottura non è solo grechetto ma, ve lo anticipo, anche grande spumante metodo classico i cui segreti sono gelosamente contenuti nei meandri oscuri della sua cantina, tra pupitre piene zeppe di bottiglie in attesa della loro dose quotidiana di remuage manuale e bottiglie impolverate dal tempo che aspettano il momento giusto per essere golosamente bevute.
Lo ammetto, in quel momento, tra quei vicoli nel tufo, non ero a Civitella d’Agliano, a pochi passi da casa mia, ma ero proiettato virtualmente Francia., tra la muffa dei muri respiravo a pieni polmoni tocchi di Bordeaux, Borgogna e Champagne.
Saliamo i gradini con un po’ di nostalgia e ci introduciamo nella bella sala di degustazione dove ci aspettano i trepidanti bicchieri. Hanno sete anche loro.
In controtendenza con la maggior parte degli articoli apparsi su internet e carta stampata, sul mio blog, per questa volta, non parlerò del loro splendido grechetto, tanto lo sappiamo tutti quanto è buono il Poggio alla Costa o il Latour a Civitella.
Le seguenti righe le vorrei dedicare ad un altro pezzo di storia dei Mottura, quello spumante metodo classico che ho visto produrre con i miei occhi, la cui idea in azienda ha preso forma nei primi anni ’80 contro la volontà di tutto e tutti, anni difficili, anni in cui era più facile fare il “frascatello” color carta da dare in pasto agli osti di tutta Roma.
Lo spumante Mottura è 100% chardonnay proveniente dal vigneto “S.Martino”, un impianto datato 1979 la cui coltivazione, come tutte le altre del resto, segue le regole biologiche: solo concimi organici e prevenzione delle malattie crittogamiche con rame e zolfo. Nessun insetticida. Cinque anni sui lieviti e, dopo la sboccatura, due mesi di bottiglia danno vita ad un prodotto davvero unico nel Lazio, un metodo classico che nulla deve invidiare alle bollicine trentine e della Franciacorta.

Il millesimo 2005, l’ultimo nato, ha un perlage finissimo, persistente, l’olfatto ricorda la scorza di agrume, la mela cotogna, la pesca, il pane della Tuscia Viterbese. Stessa rispondenza al sorso, ampio, profondo e per nulla banale.
Giuseppe sparisce un attimo e torna con un’altra bottiglia di spumante, non mi fa vedere l’annata, è una sorpresa e, comunque, potrei scoprirla da solo (dice lui). Il tappo all’apertura tradisce i suoi anni, non pare più un fungo ma un proiettile conficcato nel collo della bottiglia. Il perlage è ancora fine, di buona persistenza.
Metto il naso, sono consapevole che sto odorando un pezzo di storia, riconosco facilmente l’agrume candito, la cotognata, il sapido minerale, poi escono le arachidi, tocchi di camomilla. Non ha grandissima complessità olfattiva, non lo paragonerei ad uno champagne di pari annata ma è ugualmente emozionante.
In bocca non tradisce, direi che migliora decisamente con una spina acida davvero importante che tiene su tutta la struttura del vino che al palato sa tanto di sassi e frutta gialla matura. Bella progressione finale.
E’ un 1992. Una delle poche perle laziali nascoste. Chapeau!

Qualche sorso di Spumante TRENTODOC, il metodo classico che sa di montagna


Pisoni Trento Doc Riserva 2005: da una famiglia di grandi distillatori non ci si aspetta un prodotto di questa qualità. Ottenuto dalle uve Chardonnay e Pinot nero, lo spumante ha un naso molto pulito, giovanile, si apre su note fresche di mela e agrumi per terminare la sua parabola olfattiva su cenni di tostato e frutta secca. Bocca di grande tensione, il pinot nero offre struttura mentre lo chardonnay dona la giusta morbidezza gustativa. Ottima la persistenza finale.

Cantina d’Isera Trento Doc Riserva 200
5: piccola grande realtà cooperativa trentina che ha compiuto nel 2007 i suoi “primi” cento anni. 100% chardonnay maturato sui lieviti per oltre 38 mesi, questo spumante ha un naso maturo, di mela cotogna, frutta tropicale appassita, lievito di birra. In bocca è pulito, nitido, con buona corrispondenza al naso anche se la persistenza finale non fa impazzire.

Vetrari Trento Doc Riserva 2005
: Frutto del terroir della Vallagarina, questo spumante è ottenuto Pinot Nero (in prevalenza) e Chardonnay con una permanenza sui lieviti di almeno 36 mesi. Al naso è di bella complessità, odora di biscotto, lievito, frutta gialla, crema pasticcera, nocciola, erbe alpine. Al palato è pieno, rotondo, tornano le note cremose e la vena fruttata. Ottima persistenza.

Zeni Roberto Trento Doc Riserva Maso Nero 2004: Roberto Zeni produce questo spumante con la passione di un artigiano, nella sua azienda i numeri si fanno col teroldego e il metodo classico per il vignaiolo rappresenta solo uno sfizio, un prodotto che anzittutto deve piacere a lui, il miglior cliente di se stesso. Fresco, elegante, armonico, questo spumante ha un naso dolce, di croissant, crema alla vaniglia, frutta dolce, spezie orientali. In bocca non si siede, c’è tanta freschezza e progressione. Ottima persistenza. Sboccato nel 2009.

Maso Martis Trento Doc Riserva 2004
: chardonnay e pinot nero opportunamente spumantizzati danno vita ad un prodotto di grande personalità ed intensità che offre sentori di fiori gialli, vaniglia e agrumi canditi. Al palato colpisce la grande vena acida del vino derivante da un terreno prettamente calcareo. Di grande futuro.

Abate Nero Trento Doc Riserva 2004
: Chardonnay, pinot nero e pinot bianco sono gli ingredienti principali di questo spumante che, anno dopo anno, mi piace sempre di più. Perlage sottile e persistnte, al naso è ricco, pulito, intenso, con le sue note di mela, confettura di albicocche, miele millefiori, pane sfornato. Bocca di grande freschezza e fragranza, ha un finale morbido, equilibrato e di fine persistenza.

Metius Trento Doc Riserva 2004
: Perlage fine e persistente per questo spumante dalla componente aromatica matura e di grande classe. Si percepiscono le note di mela golden, frutta tropicale, caffè, erbe aromatiche alpine. Al sorso ha nerbo e struttura, tornano le note tostate, quasi cremose, che preludono ad una persistenza molto lunga e di grande finezza. Il Metius è 60% chardonnay e 40% pinot nero.

Balter Trento Doc Riserva 2003
: un finissimo perlage dorato e di grande vivacità prelude ad un quadro aromatico di grande complessità: aromi di agrumi canditi, cioccolato bianco, vaniglia, miele, fiori alpini. In bocca è cremoso, di grande polpa, nonostante sia un 2003 non si sente alcuna nota sovramatura. Chiusura elegante dai toni di mela golden e di soffusa mineralità. Da bere e ribere.


Ca' Del Bosco - La Cuvèe Annamaria Clementi in una splendida verticale storica

Il Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi di Cà del Bosco sicuramente è uno dei rari spumanti italiani che possono contrastare l’eleganza e la complessità degli champagne francesi. Durante l’ultimo Roma Vino Excellence Maurizio Zanella e Ian d’Agata hanno condotto una verticale storica di otto grandi annate di questo Franciacorta vinificato solo dai migliori cru di Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero e solo nelle grandi annate. L’Annamaria Clementi è il frutto dell’assemblaggio dei migliori vini base, di almeno 10 partite diverse, che danno vita ad una cuvée che rimane in affinamento sui lieviti per circa sette anni.

2001
: da un’annata importante in Franciacorta ne deriva un vino di grande eleganza e personalità che porge i suoi aromi in maniera delicata ma inesorabile. Bella la nota floreale e di frutta matura, non c’è alcuna sensazione di burro, vaniglia e crosta di pane. Bocca di grandissimo equilibrio e persistenza. Diventerà grande.

1998
: l’annata relativamente calda si sente già al naso con un sensazioni di confettura di frutta gialla (mela e pera), agrumi leggermente canditi, leggere note tostate. Sicuramente meno floreale e leggiadro del 2001 anche in bocca dopo c’è più struttura a scapito di una acidità un po’ latente nel finale.

1995
: il vino comincia a maturare, nette ora si fanno le sensazioni di fieno, spezie gialle orientali a corollario di una nota surmatura (c’è chi la chiamerebbe morbida) che lo rende meno elegante della precedente annata. Sento stranamente il legno. Fino ad ora l’annata meno convincente.

1993
: grandissima annata in Franciacorta. Naso caleidoscopico dove giocano le note agrumate, di fiori gialli, mango, litchi, miele, un insieme di aromi che sembrano tradire il lungo affinamento (5 anni e 6 mesi). Bocca di grande eleganza, piacevole grazie all’equilibrio tra le note sapido-fresche del vino e le note morbide tipiche del Franciacorta invecchiato. Da bere e ribere senza soluzione di continuità.

1990
: ancora un’annata calda e ancora un vino dai toni aromatici morbidi, al naso si avverte una note di caramella al miele Ambrosoli davvero intensa, poi arriva la frutta matura e una avvolgente nota tostata. Bocca molto armonica, calda, persistente, un Franciacorta che gioca tutte le sue carte sulla morbidezza.

1988
: questa annata, così come le successive, sono state sboccate apposta per questa verticale. Naso fine, elegante, per nulla gridato, la frutta matura è declinata in tutte le sue più eleganti versioni e trovo, finalmente, una nota minerale che aggiunge complessità al quadro olfattivo. In bocca trovo corpo, equilibrio, struttura senza che nulla venga ceduto ad una possibile ossidazione. Piacevolissimo.

1984
: sarò stato sfigato io ma ho beccato tre bottiglie, e dico tre, tappate. Ce ne era una quarta che non mi è arrivata che mi dicono di ottima fattura. Sì, vabbè, però…..

1979
: seconda grande annata dopo la mitica ’78. Naso di grande complessità, si percepiscono nette le note di mela renetta, miele di castagno, frutta secca, spezie e un eco minerale di grande eleganza. In bocca grande sapidità, avvolgenza, persistenza. Con un guizzo di freschezza in più avrei gridato al miracolo gettandomi ai piedi di Zanella. Rimane, comunque, un grandissimo Franciacorta, il migliore della batteria se paragonato alla sua età. Lo Champagne è avvisato!

Il Franciacorta decreta la morte dello spumante?

Interessante l'articolo che ho trovato su Ansa.it dove si legge di un Maurizio Zanella molto determinato nel carcare di affossare o, meglio, di migliorare il concetto generale di spumante.
Lo spumante "é una parola morta, non esiste più. Perché è banalizzante; non si può fare di tutta un'erba un fascio, con dentro il dolce Asti, il fresco Prosecco e il più complesso Franciacorta. Meglio parlare di denominazioni, che valorizzano le specifiche metodologie di produzione, le aziende vitivinicole, le aree a vocazione spumantistica. Un valore aggiunto e di fatto una marcia in più anche nelle vendite all'estero dove è evidente che il vino vada trattato per zone d'origine".

A sancire il de profundis dell'espressione 'spumante' è il presidente del Consorzio di Tutela del Franciacorta Maurizio Zanella, in un appello-provocazione che trova già sponda nell'iniziativa 'Brindo italiano' promossa dal ministro delle Politiche agricole Luca Zaia. Centinaia di magnum da tre litri, con il nome dell'iniziativa e il logo del Mipaaf impresso sull'etichetta, sono state prodotte e messe a disposizione dai Consorzi, per la distribuzione alle principali trasmissioni televisive delle reti televisive nazionali e regionali per brindare in Tv con bollicine Made in Italy. Con 'Brindo italiano', sottolinea Zanella, "si è sdoganato lo stop allo spumante, espressione che non compare nelle etichette dove invece si parla di denominazione.

E si chiama finalmente per nome il prodotto, dando priorità all'identità, piuttosto che all'esigenza di fare massa critica". Tra Natale e la prossima Epifania le bottiglie vendute di Franciacorta ammontano a 4,5 milioni, prevalentemente ordinate al ristorante e in enoteca o scelte per i pacchi-dono.

Per il Franciacorta i consumi a fine anno sfiorano appena il 30% mentre per altre denominazioni può rappresentare quasi metà fatturato. Mentre le vendite 2009, commenta il presidente del Consorzio lombardo, "sono soddisfacenti, in linea con l'anno precedente. E in tempi di crisi mantenere le quote di mercato (all'88% con vendite in Italia e 12% quota export) e i prezzi, che mediamente al pubblico si aggirano sui 16-17 euro, è un bene. Con le vendemmia appena conclusa la produzione si attesta sui 13 milioni di bottiglie che andranno in commercio nel 2011. Ma Franciacorta - conclude Zanella - ha capacità potenziale di superare i 20 milioni di esemplari, sperando di proseguire questo trend di crescita a due cifre. Il 2009 si chiude inoltre con la felice e importante esperienza di impiego stagionale offerto ai cassintegrati della zona, reso finalmente possibile dai voucher".

Tutto giusto non trovate? Solo che questa cosa i francesi l'avevano fatta qualche decina di anni fa.....

(fonte: Ansa)

E negli USA si beve più spumante che champagne....

Per la prima volta si verifica uno storico sorpasso dello spumante Made in Italy sullo champagne francese nel ricco mercato degli Stati Uniti d'America dove le bottiglie di bollicine nazionali esportate sono risultate addirittura il 30 per cento in piu' di quelle dei cugini d'oltralpe. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che si tratta dell'effetto congiunto dell'aumento negli States delle spedizioni in quantita' dello spumante italiano (+9 per cento) e del drastico crollo di quelle francesi che sono diminuite del 27 per cento nei primi otto mesi del 2009 secondo Iwfi.

Nello specifico - sottolinea la Coldiretti - sul mercato statunitense sono state esportate 11,5 milioni di bottiglie equivalenti (da 0,75 litri) di spumante italiano rispetto alle 8,9 milioni di champagne francese, nei primi otto mesi dell'anno, che hanno consentito la conquista del primato tricolore sulle tavole dei ristoranti e delle case dei cittadini americani.

Una conferma del successo che sta riscuotendo la produzione nazionale di spumante che erode quote importanti di mercato ai concorrenti francesi in molti Paesi. I principali consumatori di spumanti italiani si trovano - precisa la Coldiretti - in Germania e negli Stati Uniti ma elevati tassi di crescita si registrano per la Gran Bretagna e nei paesi emergenti. Per effetto della crescita della domanda straniera, che e' aumentata nel mondo del 9 per cento in quantita' nei primi sette mesi dell'anno, le esportazioni dello spumante italiano - continua la Coldiretti - hanno addirittura superato i consumi nazionali contribuendo a far realizzare un fatturato complessivo annuale stimato in oltre 2,5 miliardi di euro per una produzione di oltre 340 milioni di bottiglie.

Il sorpasso sul mercato Usa e' - aggiunge la Coldiretti - il secondo record fatto segnare nel 2009 che e' anche l'anno in cui per la prima volta la produzione di spumante italiano ha superato quella di champagne francese per la quale e' stata decisa una riduzione del 44 per cento nel numero di bottiglie per contrastare la pesante crisi di mercato che sta attraversando. Nel 2009 la produzione stimata in oltre 340 milioni di bottiglie per il prodotto nazionale si colloca ben al di sopra dei 260 milioni dei cugini d'oltralpe, in forte calo rispetto 322 milioni del 2008 e ai 339 milioni del 2007.

Il 2009 - conclude la Coldiretti - e' anche il primo anno di produzione del prosecco a denominazione di origine (DOC) e delle denominazione di origine controllate e garantite Conegliano Valdobbiadene prosecco e Colli Isolani prosecco (DOCG), che si stanno dimostrando particolarmente dinamici nella conquista dei mercati esteri. (fonte asca)

Colpa della crisi, aggiungo io, o di una reale maggiore qualità?