L'editoriale di Bibenda che non avrei mai voluto leggere.


L'avevo rimosso come un brutto sogno ma Andrea Federici mi ha fatto ripiombare nell'incubo di Natale: l'editoriale di Franco Ricci all'interno dell'ultimo numero di Bibenda
Poche righe, tante inesattezze e una figura da ignorante (come lui stesso ha ammesso) che un uomo del suo ruolo avrebbe dovuto evitare. Cosa ha scritto lo trovate di seguito.

ADESSO CI SI METTE PURE IL VINO! 

Oramai il messaggino, o meglio l’SMS, ha sostituito tutto, o quasi. Pur nella sua brevità, ha sostituito la lettera, il biglietto di auguri, la telefonata, una sana litigata e tanto altro.
Certo, è una considerazione ormai fatta e rifatta, in questi ultimissimi anni.

Passi pure, purtroppo, tutto questo, anche perché nessuno potrà far tornare in auge il biglietto d’auguri. Ci danno pensiero, però, altri tipi di messaggi: alcuni navigatori della rete, ad esempio, anziché apparecchiare la tavola aspettando gli amici, per servire un piatto caldo e un bel bicchiere di vino per viverne insieme qualità ed emozioni, quel bicchiere se lo bevono invece virtualmente.
 
Mi riferiscono, perché io non frequento, che hanno lanciato la moda di giudicare il vino e parlarne in maniera interattiva con più persone, scambiandosi pareri positivi o negativi di quella e di quell’altra etichetta.
Insomma, delusioni o esaltazioni di Barolo o di grandi Champagne, vengono trasmesse da una stanza, seduti davanti a un computer.
Una visione distorta del vino, diciamo noi, abituati a far capire il meraviglioso prodotto, dalla Sicilia al Piemonte, nelle aule dei nostri corsi, avvezzi ad assaggiare insieme lo stesso vino e, soprattutto, in uguale bicchiere... Siamo profondamente convinti che non si possa parlare opportunamente e tecnicamente di un vino semplicemente sulla base del ricordo d’averlo bevuto.

Ma forse va bene anche questo? L’importante è parlarne del vino!
Quello che invece non va bene è che questi scambi “culturali” avvengono soprattutto durante il giorno, durante un orario in cui normalmente la maggioranza si trova al lavoro. Forse è noia, o poco interesse del proprio mestiere, fatto sta che al posto di archiviare pratiche in un qualunque ufficio di una qualunque Compagnia di Assicurazioni o di compilare della modulistica in un altro qualunque ufficio di un qualsiasi Ministero, il signor X parla del vino con altri colleghi collegati.
L’importante è che passi il tempo della noia del proprio lavoro. Senza sapere, o forse sì, che tutto ciò è reato.

Ora, visto che Ricci si confessa estraneo al mondo del web 2.0, il mio pensiero va a quelle persone che gli riferiscono certe cose perchè, se l'ignoranza è scusabile, la malafede un pò meno. 

Prima inesattezza: gli riferiscono che è stata lanciata la moda di giudicare il vino e parlarne in maniera interattiva con più persone, scambiandosi pareri positivi o negativi di quella e di quell’altra etichetta. Vorrei dire al suggeritore di Ricci che i forum sul vino esistono da diversi anni, forse 10, e che il fenomeno è tutt'altro che una moda. Forse è il futuro. Chi ha suggerito questa cosa a Ricci magari ha acceso il computer ieri.

Seconda inesattezza: il vino ce lo beviamo invece virtualmente anzichè con gli amici. Il suggeritore di Ricci deve sapere che ogni vino che viene recensito e condiviso su internet è stato bevuto realmente, il 99% all'interno di cene o degustazioni dove invitiamo tanti amici appassionati.Basta andare alla sezione Eventi del Forum del Gambero Rosso. Non ci facciamo seghe virtuali, grazie!

Terza inesattezza: non si può parlare tecnicamente di vino sulla base di un ricordo. Il suggeritore di Ricci deve sapere che esiste il blocchetto degli appunti su cui scrivere immediatamente le impressioni della bevuta. Ah, questo se sei un vecchio che ama la carta. I più cool hanno il telefono connesso ad internet e scrivono i loro appunti in tempo reale...

Quarta inesattezza: scriviamo dall'ufficio commettendo reato. Il suggeritore di Ricci forse pensa che siamo tutti figli della pubblica amministrazione e magari ignora che esiste del tempo libero (non si lavora 24 ore al giorno) a cui dedicare la propria passione. Basta un'ora, non di più.

Spero davvero, come scrive Andrea Federici, che qualcuno si accorga dell'autogol e faccia fare a Ricci pubblica ammenda. La finisco qua va che altrimenti commetto davvero reato....



Posta un commento