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Solidarietà a Paolo Cantele

Con Paolo Cantele ci siamo incontrati di persona solo una volta in Puglia a casa di amici comuni. Sicuramente mi sono più famigliari i suoi vini che bevo regolarmente ogni volta che ho voglia di Salento nel bicchiere.
Purtroppo la sua azienda in questi giorni è salita agli onori della cronaca non per l'ennesimo premio vinto ma, purtroppo, per un vile furto. 28.000 bottiglie (44 pallets) di Amativo, Teresa Manara e la gamma Varius. 
Un furto su commissione, studiato da ladri professionisti che con quell'atto osceno non solo hanno commesso un grave reato ma, soprattutto, hanno cercato di distruggere i sogni di un uomo e della sua famiglia. 

Paolo Cantele - Foto: Pignataro Wine Blog

Che fine faranno quelle bottiglie? Sicuramente, in questo momento, staranno in qualche lurida cantina oppure al caldo su qualche losco TIR. 
Probabilmente qualcuno le avrà prenotate, magari tra un pò faranno bella mostra in qualche enoteca o ristorante senza scrupoli. Pertanto, ragazzi, teniamo alta l'attenzione e se vedete locali dove "miracolosamente" i vini di Cantele diventano popolari......segnalatelo. 28.000 bottiglie potrebbero passare non troppo inosservate.

Fortunatamente Paolo Cantele è un uomo forte e il furto ha solo scalfito la sua voglia di andare avanti. Anzi, dalle pagine del suo blog mi pare più che mai determinato nel proseguire il suo lavoro. Più forte di prima. 

Bravo Paolo! Da Percorsi di Vino tutta la solidarietà possibile.

Intanto, mi permetto di copiare ed incollare il suo ultimo post. Molto esplicativo.

Al tempo dei nostri genitori veniva rubato il vino sfuso. Capitava. Era una roba da scavezzacollo, da malandrini. Ma anche una bravata che colpiva al cuore la gente che lavorava nelle cantine, e anche tanta gente che non ci lavorava, perché significava privarla del frutto di un lavoro che, in una terra come la nostra, è talmente sotto gli occhi di tutti che è parte imprescindibile non solo del territorio, in senso lato, ma anche del paesaggio.
Oggi, che la gente ama sempre più distinguere fra bottiglie ed etichette, e che la cultura del bere è diventata parte di tutti noi quanto quella del mangiare o del viaggiare, anche i ladri di vino sembrano essersi raffinati nei gusti, evoluti nelle scelte, organizzati nel delinquere. E, quando decidono di forzare le porte di una cantina, come è successo alla nostra qualche notte fa, lo fanno non senza essersi prima dotati di precise nozioni sui vitigni e sulle annate, e di un paio di tir. Sono stati né più né meno che ladri intenditori la banda criminale che, qualche notte fa, in trenta minuti ha portato via dalla nostra cantina di Guagnano qualcosa come 28.000 bottiglie (44 pallets). Scegliendo, soprattutto, con competenza impeccabile l’Amativo, il Teresa Manara, i Varius Merlot e Syrah: la gamma “alta” di Cantele Vini.

Quello che ci è capitato, per giunta in pieno agosto, prova che il furto del vino può essere un business da pianificare, di cui studiare costi e guadagni. Rubare in così grandi quantitativi un prodotto come il vino, che produce emozioni impareggiabili in chi lo beve come in chi lo produce, non può che realizzarsi nel modo freddo, distaccato, ipnoticamente coreografato come abbiamo visto nei filmati delle camere a circuito chiuso.
Una cosa del genere non era mai successa, dalle nostre parti. Non sappiamo se questa novità dei ladri di vino in bottiglia sia semplicemente un’altra di quelle notizie che testimoniano l’imbarbarimento dei tempi che corrono, come la perdita della facoltà di mettere la freccia in automobile o l’abitudine di chiedere scusa quando ci si urta, nella folla. Certo è che, a guardare il volto del nostro magazziniere in questi giorni, sembra proprio che un altro tabù di inciviltà sia stato appena infranto.

Il nostro dolore più grande è che l’Amativo 2009 è finito del tutto (i ladri hanno portato via le ultime 5.000 bottiglie). Non esiste oggi, per enoteche, distributori e ristoranti, un modo legittimo di procurarsi una nuova bottiglia della stessa annata. Chi ne possiede una in casa o in enoteca, sappia che quell’Amativo è ancora più speciale: è un sopravvissuto.

La gioia più grande, d’altra parte, è che i vini Cantele sono ancora qui. Ci chiedete in tanti, allarmati, se i nostri vini ci sono ancora, e vi rispondiamo con un sorriso. E’ stato un duro colpo. Diciamo pure che siamo incazzati non poco. Ma ci vuole ben altro per metterci in difficoltà, perché per fortuna, pur dovendo lasciare ad altri il compito di definirci o no una grande cantina, siamo perlomeno una cantina grande, e produciamo ogni anno un numero di bottiglie decisamente più alto di quello che ci è stato sottratto con lo scasso.

Il furto è capitato al momento giusto. I corrieri, infatti, non avrebbero fatto consegne in questo periodo di agosto. Solo i tir dei ladri intenditori lavorano, in questi giorni. Da lunedì 20 agosto saremo già pronti – commercialmente ed emotivamente – a soddisfare tutte le vostre esigenze, perché è vero che quei ladri hanno rubato 28.000 bottiglie di vino, ma di certo non l’anima e tantomeno la voglia di lavorare con ancora più motivazione, affinchè quel vuoto di casse e di pedane sia colmato il prima possibile. Malgrado il grosso furto infatti, le scorte consentono di continuare a garantire la presenza sul mercato. Gli imbottigliamenti già cominciati permetteranno di reintegrare entro 15 giorni il vino scomparso. Per l’Amativo ci vorrà qualche settimana in più: l’annata 2010 sarà disponibile non prima della fine di settembre.
Non solo l’anima di Cantele Vini è perfettamente intatta, ma quei ladri ci hanno regalato qualcosa che non si può comprare (né, dunque, rubare): la voglia di fare ancora di più e meglio.

L'ES di Gianfranco Fino è un vino "convenzionale" creato dai blog? Parliamone...

Prendo spunto da questo post di Antonio Marino su Facebook. Antonio è un amico ed è molto competente però, come già sa, non sono d'accordo con lui sulla disamina sul vino in oggetto soprattutto perchè, a differenza di quel che scrive, lo spartiacque ancora una volta sembra essere la solita querelle convenzionale Vs naturale. Vabbè.


Il commento più interesssante e stuzzicante nel dibattito  arriva dal Sig. Rossi che con grande "competenza" parla dell'ES come di un vino piacione, sovraestratto e creato dai blogger

Se prendo il vocabolario e cerco la parola creare viene fuori questo: produrre dal nulla; dare origine e vita: Dio ha creato l’uomo.

Pertanto, secondo il Sig. Rossi, noi blogger saremmo delle entità sovrannaturali che, di punto in bianco, si uniscono per dar luce e "pompare" un vino senza storia pensato da un ufficio marketing che ci paga fior di quattrini per scrivere bene di quel vino.

Ecco, per me il wine blogger di oggi è esattamente l'opposto di quanto raccontato sopra perchè questa figura, più o meno autorevole, è nata proprio per "contrastare" l'egemonia dei soliti vini delle solite cantine osannate dai soliti giornalisti. 

L'ES, per dirla alla Ronco, non è altro che uno dei tanti vini scoperti "dal basso", cioè dai tanti appassionati che ogni giorno girano tra le tante piccole cantine italiane alla ricerca della chicca la cui scoperta spesso è condivisa in Rete all'interno dei forum di appassionati.

Gianfranco Fino, visto che ho ormai qualche anno di esperienza alle spalle, non è poi che l'ultimo di una serie di vignaioli che il mondo di internet ha scoperto e valorizzato. Qualche esempio? Miani e il suo Calvari, il Verdicchio Collestefano, il Kurni e tanti altri vini che, volenti o nolenti, sono diventati (meritatamente) talmente "cult" che alla fine sono stati inseriti nelle varie guide. 

Già, le guide. Penso di nuovo all'ES, ai riconoscimenti ottenuti quest'anno col 2009, e mi domando: davvero i wine blogger sono così bravi e potenti da riuscire a manipolare la volontà di Cernilli e Rizzari, tanto per fare un esempio, affinchè siano spinti inconscentemente a premiare questo Primitivo di Manduria sovraestratto, marmellatoso e di difficile abbinamento?

Prima di criticare un vignaiolo e il frutto del suo lavoro sarebbe sempre opportuno accendere quella parte del cervello chiamata buon senso e magari, perchè no, fare un salto giù in Puglia per capire quanta fatica ed etica c'è dietro quel vino che, lecitamente, potrà poi piacere o non piacere per milioni di motivi tutti riconducibili alla parola sovrana di ogni godimento personale: Gusto.


L'ES 2009 di Gianfranco Fino vola più alto di tutti!


Gentleman, il mensile di Milano Finanza, anche quest'anno ha tirato le somme circa i giudizi delle principali guide italiane del vino (manca Slowine che pur non fornendo voti numerici ha comunque ha premiato produttore e vino) come Gambero Rosso, L’Espresso, Veronelli, Associazione Italiana Sommelier e Luca Maroni. Nella Top 100 curata dal giornale la vittoria è andata all'ES 2009 di Gianfranco Fino che quest'anno pare abbia messo tutti d'accordo. 
Una domanda mi pongo: cosa accadrà con la 2010 che a mio parere è superiore?


Tre Bicchieri Gambero Rosso 2012 Puglia


Nel nome di ES

Castel del Monte Rosso Vigna Pedale Ris. 2008 – Torrevento
Frauma 2008 – Carvinea
Gioia del Colle Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto 2008 – Chiaromonte
Gioia del Colle Primitivo 17 2008 – Polvanera
Primitivo Old Vines 2008 – Morella
Primitivo di Manduria Es 2009 – Gianfranco Fino
Nero 2008 – Conti Zecca
Salice Salentino Rosso Selvarossa Ris. 2008 – Cantine Due Palme
Salice Salentino Casili Ris. 2008 – Tenute Mater Domini
Torcicoda 2009 – Tormaresca

Il Movimento Turismo del Vino Puglia mi risponde...


Vi ricordate la mia crociata estiva contro “Calici alle Stelle” in salsa pugliese? No? Vabbè, l’articolo era questo.
Tre giorni fa, meglio tardi che mai, mi risponde la signora Lucia Amoroso, ufficio stampa del Movimento Turismo Vino Puglia, che gentilmente rimanda al mittente tutte le mie “accuse”. 
Ecco il testo della mail: 

Egr. dott. Petrini,
Le scrivo in seguito a quanto ho letto sul Suo blog relativamente agli eventi organizzati dal Movimento Turismo del Vino e, in particolare, dalla delegazione Puglia.
Seguo da diversi anni le attività dell'associazione in qualità di addetto stampa e sono rimasta sorpresa, oltre che rammaricata, nel constatare con quanto livore e parzialità Lei giudichi il nostro lavoro.
Mi riferisco in particolare all'articolo da Lei citato come esempio di “risultato di alchimia enogastronomica” pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno lo scorso 12/08 .
Premesso che sono una convinta sostenitrice della libertà di pensiero di ciascuno, mi chiedo come mai Le siano sfuggiti i tanti altri articoli che hanno descritto in modo del tutto diverso la manifestazione e, in particolare, l'articolo in cui La Repubblica, proprio nello stesso giorno, asseriva esattamente il contrario.E mi sorprende ancor più che non abbia fatto caso alla rettifica che lo stesso Corriere, allertato sull'errore commesso dalla giornalista, ha pubblicato qualche giorno dopo.
Dott. Petrini, Le garantisco che non organizziamo eventi con l'intento di “creare meno caos nei Pronto Soccorso cittadini” (cito un Suo recente pensiero) ma mettendo la nostra professionalità al servizio dei produttori pugliesi che credono nella qualità. Siamo tuttavia consapevoli che ogni azione ha sempre un margine di miglioramento e che, il confronto, se onesto e costruttivo, può sempre rappresentare un valido supporto.
Mi dispiace di non poter leggere nelle Sue esternazioni il medesimo spirito.


Purtroppo non ho trovato in rete la rettifica fatta dalla giornalista del Corriere del Mezzogiorno ma, comunque, resto del mio parere. Queste manifestazioni stanno diventando sempre di più eventi simili alle sagre del vino dove, a mio parere, molti giovani approfittano di questi immensi open bar all’aperto senza alcun interesse per la cultura del vino. 


E’ vero, c’e gente che invece partecipa in maniera consapevole però la struttura dell’MTV potrebbe e dovrebbe rendersi conto anche di questi sviluppi negativi e, conseguentemente, cercare di organizzare le cose in altro modo puntando meno sulla quantità e più sulla qualità dell’utente finale. Un po’ come dovrebbe fare col vino..

"Gomiti alle stelle"!!


Il Movimento Turismo del Vino sicuramente è un'istituzione che nasce nel 1993 con l’obiettivo di promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione. Fine meritevole se spesso rimane puramente teorico. Spesso tutte le feste organizzate dalla suddetta istituzione,  Cantine Aperte o Calici alle Stelle non fa differenza, alla fine finiscono con una ubriacatura collettiva dei cosiddetti enoturisti che, nella maggior parte dei casi, tutto sono meno che  appassionati della cultura del vino. 


Non nascondiamoci dietro un dito, a Calici alle Stelle le persone ci vanno per passare una nottata per mangiare e bere gratis mentre le aziende, sì la colpa è anche loro, aderiscono per cercare di vendere qualche bottiglia in più.
Il risultato di questa alchimia enogastronomica lo possiamo leggere nelle pagine della cronaca del Corriere del Mezzogiorno di qualche giorno fa. 

Eccola la cultura del vino!

LECCE — Oltre cento persone sono state soccorse nella notte di San Lorenzo. Reduci dal vino servito a «Calici di stelle», la festa enogastronomica nel centro storico di Lecce e dai falò sulle spiagge vicine, in tanti sono finiti al pronto soccorso per il troppo alcool. 

LA FESTA E L'ALCOOL - Musica, divertimento e qualche bicchiere di troppo hanno avuto effetti devastanti. Tanto da trasformare la festa in una disavventura. Così molti giovani e anche adulti hanno trascorso la notte delle stelle all’ospedale Vito Fazzi di Lecce per disintossicarsi da vino e cocktail di ogni genere. Gran lavoro quindi per i medici del 118 che soltanto in città hanno soccorso ben centodieci persone completamente ubriache. 
Ad accusare i malori sono stati soprattutto gli ospiti di «Calici di stelle», la manifestazione dedicata all’enogastronomia che nella notte tra martedì e mercoledì ha riempito di gente i vicoli del centro barocco. 
Qui molti appassionati di vino, tra cui folle di turisti, hanno esagerato nell’assaggiare bianchi e rossi insieme, bevendo a volontà per ore. Poi sono arrivati i primi malori e le chiamate al pronto soccorso. C’è stato addirittura chi è svenuto per strada dopo aver alzato troppo il gomito. Alle prime richieste di aiuto sono subito intervenuti gli operatori del 118. 


Eppure la manifestazione, organizzata da Movimento turismo del vino e Apt Lecce, aveva uno slogan ben preciso: «Bevi responsabilmente».  
È stato l’assessorato al Turismo della Regione Puglia ad organizzare la campagna di sensibilizzazione alla sicurezza che evidentemente è stata ignorata da quanti hanno preferito fare il pieno di cibo e vino


E' questo il prezzo della cultura del vino?

Che ne pensa Chiara Lungarotti, presidentessa del Movimento del Vino?

Sono questi i veri appassionati oppure i veri enoturisti sono quelli che rifuggono queste manifestazioni perchè loro in cantina ci vanno tutto l'anno (magari trattati anche come tali)?

Domande alle quali chiederò risposta, prima o poi.

Il CCCP, Gianfranco Fino e la verticale di ES. Sapori di Puglia su Percorsi di Vino

Il Circolo Conviviale Colonna Pugliese (CCCP) rappresenta il braccio politicamente scorretto del forum del Gambero Rosso. Luciano Lombardi, meglio conosciuto col nick di Vignadelmar, ha organizzato presso la sua Osteria un’interessante verticale di ES, un Primitivo di Manduria da impazzire prodotto da grande artigiano del vino: Gianfranco Fino.
Ecco il risultato della splendida verticale che Avvonico, uno degli amici pugliesi presenti, ha scritto per noi:


Es 2004


La prima annata prodotta, e quella in cui la terziarizzazione si sente sensibilmente - pur avendo il vino ancora molto da dare - sotto forma di cuoio e tabacco biondo. E poi le spezie, sempre presenti in tutte le annate di questo Primitivo. Un distinto signore inglese di mezza età, con la sua pipa a caratterizzarne l'olfatto. E un abbinamento strariuscito con i pecorini stagionati - ed anche affinati in fossa - propostici dall'Oste.


Es 2005


Annata un po' sotto tono rispetto alle altre: niente di storto in assoluto, ma bevuto assieme a 2007 e 2008 ha dovuto cedere, sia pure con l'onore delle armi. Le caratteristiche organolettiche sono all'incirca le medesime degli altri, ma con qualcosina in meno sia a livello di intensità che di complessità. Intendiamoci, bevuto da solo sarebbe comunque risultato un grande vino, ma...le verticali mettono in evidenza anche queste particolarità.


Es 2006


Si avverte un cambiamento di marcia, un allungo rispetto alle annate precedenti. Natura più benevola, affinamento delle tecniche di allevamento e vinificazione? Rimane il dubbio; dubbi che invece non possono rimanere sulla riuscita di questa versione, che segna appunto come una cesura tra la prima produzione e quella più recente. Un punto di svolta. L'Es viene fuori dalla fase giovanile, e diventa adulto. Il preludio alla versione che verrà l'anno dopo, e che costituirà il capolavoro della breve serie fin qui eseguita. Grande con l'agnello al forno con patate.


Es 2007


Immenso. Questo campione merita davvero tutti i riconoscimenti attribuitigli, e forse anche altri. In quest'annata il bravissimo produttore è riuscito a sintetizzare al meglio, e ad armonizzare alla perfezione, tutte le caratteristiche del suo vino. Colore impenetrabile, acidità straordinariamente elevata, tannino poderoso ma elegante, struttura "sferica", che riesce cioè a racchiudere ogni elemento senza che nessuno possa fare gioco a sè, o tentare un fuga in avanti. Tutto è stabilmente al suo posto, come in un ordine precostituito. Come le ballerine del Moulin Rouge, tutte della stessa altezza. Un equilibrio quasi magico, una corrispondenza perfetta tra vista, olfatto e gusto. Amarene, un accenno di tabacco, leggere note vegetali di foglie d'olivo a tenere stretta la relazione con la sua terra, tante spezie morbide. Persistenza lunghissima. Abbinamento valido con tutte le pietanze preparate da Luciano. Se può essere un indice di piacevolezza, non riuscivo a berlo senza socchiudere gli occhi. Tiene fede al suo nome, Es, il piacere secondo Freud. E lancia definitivamente le ambizioni di questo giovane, ma già grande, produttore.


Es 2008


Un bimbo in fasce. Ciliegiona in evidenza, poi spezie dolci, e poi tannini e acidità a bilanciarne le morbidezze. Ruota piano nel bicchiere, archi e lacrime a testimoniarne la struttura e la vena alcolica importante. L'alcol, appunto: tanto ma ben integrato, così come la struttura che lo regge: per l'insieme delle caratteristiche organolettiche il vino scende giù senza fatica, e si beve con grande facilità. Un plus con le lasagne al ragù di cavallo preparate da Vignadelmar. Sono d'accordo con Luciano quando ne pronostica un grande avvenire, insieme al bel presente.


Le foto sono di Nico Morgese. Bravissimo.

Palari, Elena Fucci, Gianfranco Fino, Cantine Viola: il mio Vinitaly rotolando verso Sud

Il mio cuore, nell’unica giornata passata al Vinitaly 2010, si è fermato più volte presso lo stand di Volpe Pasini, importante produttore friulano di cui ho parlato anche qua, dove erano presenti tutti i produttori che la stessa azienda distribuisce Palari, Elena Fucci, Gianfranco Fino e Cantine Viola. Un tuffo nel profondo sud dove l’uva è solo frutto di passione e grande tradizione.

Salvatore Geraci, vestito come un gentleman inglese, ci illustra brevemente le sue due perle: il Rosso del Soprano 2007 ed il Faro Palari 2006. Qua non c’è nulla da scoprire, semmai ogni volta che li bevo riscopro il rammarico di non berli mai abbastanza questi vini, così simili e così diversi tra loro. Il Rosso del Soprano non è e non deve essere considerato il “secondo vino” di casa Palari, incanta i miei sensi con la delicatezza floreale della rosa e della viola e con una freschezza che da un siciliano verace non ti aspetti. Il Faro Palari è sempre il solito, complesso, ampio, grandioso nelle sue note di frutta rossa selvatica, tabacco, cuoio e note eteree.
La bocca è ricca, fruttata, fresca, incantevole se penso alla trama tannica finissima e alla persistenza da applausi.

Elena Fucci non è nemmeno trentenne ma ha una caparbietà ed una forza da grande veterana del vino. Da quattro generazioni la sua famiglia produce Aglianico, prima conferito ad altri produttori della zona e poi, a partire dal 2000, utilizzato per produrre in proprio l’unico vino aziendale, il cui nome, Titolo, da sempre si identifica col territorio dove sono ubicati i vigneti aziendali, collocati nella parte più alta tra i 250 ed i 600 metri della collina di Barile, nella contrada di Titolo, una delle zona più vocate all’interno dell’area DOC dell’Aglianico del Vulture. Elena, che tra l’altro è anche enologo aziendale, ci presenta l’annata 2008 del suo Aglianico, un vino di grande impatto olfattivo, minerale come il suolo vulcanico e di grande respiro fruttato e speziato. In bocca è caldo, intenso, caratterizzato da un tannino di grana pregevole e da una persistenza minerale che richiama ancora una volta il terroir di riferimento. Da oggi anche l’Aglianico è donna.

Simona e Gianfranco Fino rappresentano il sorriso della Puglia, terra di passione, terra di Es, termine col quale Freud identifica la parte del nostro Inconscio dove si ritrovano fattori ereditari, istinti, impressioni e pulsioni che soggiaciono al principio del piacere e che trovano sfogo attraverso immediate rievocazioni dell'oggetto libidico (sogni, fantasie diurne, fantasticherie). Un nome, un destino. L’ES 2008 è puro edonismo mediterraneo, è l’anima del Primitivo di Manduria disciolta nel bicchiere: marasca sotto spirito, prugna, carruba, liquirizia, terra rossa, soffi marini, sono solo una minima parte dei riconoscimenti aromatici di questo vino di territorio che, al palato, incanta soprattutto per l’equilibrio (siamo quasi a 17 gradi alcolici) e la persistenza. Come perla finale non poteva mancare un bicchiere di quel prezioso nettare chiamo Es più Sole, un primitivo dolce naturale che avevo recensito qualche tempo fa durante l’evento “Dolce Puglia”. Alle mie precedenti lodi non saprei altro che aggiungere se non che il vino, con qualche mese più di bottiglia, ha acquisito ulteriore complessità e finezza , caratteristiche che mi hanno permesso di esclamare al primo sorso la seguente frase:”E’ puro velluto rosso quello che sto deglutendo”.

Passiamo alla Calabria ed ad un grandissimo prodotto della sua terra: il Moscato Passito di Saracena. Presidio Slow Food e presente da tempo immemore presso l’enoteca pontificia, questo vino dolce è alquanto insolito perché prodotto da due mosti ottenuti con tecniche diverse. Il primo si ottiene facendo appassire le uve di moscato per 2 o 3 settimane su graticci, l’altro si ottiene invece sottoponendo a riduzione mediante riscaldamento (bollitura) il mosto ottenuto da uve di malvasia bianca, odoacra e guarnaccia, cioè uve a maturazione tardiva, riducendolo d’un terzo. I due tipi di mosti così ottenuti vengono riuniti e lasciati fermentare lentamente e naturalmente in botti di legno o acciaio (a seconda del produttore), senza aggiunta di lieviti.
Quello che ho bevuto al Vinitaly è il Moscato di Saracena 2007 delle Cantine Viola (miglior vino dolce d’Italia 2008 per il Gambero Rosso), è un nettare davvero delizioso, unico nel suo genere con un profilo aromatico giocato su note di succo di albicocca, frutta esotica, cedro, scorza di arancia, resina, erbe aromatiche, mandorla amara. Al palato è denso, intenso, grasso e di persistenza infinita.
Ottimo il suo rapporto qualità/prezzo: con 30 euro circa lo portiamo a casa con grande goduria.

Ad avercene di artigiani del vino così!

Non capisco certi vini...

Si parla tantissimo di rinascita per alcune tipologie di vino italiano, soprattutto si legge in vari blog di un nuovo corso per il lambrusco, simbolo enologico storico di una Regione che per troppo tempo è rimasto ai margini della qualità organolettica.
Si dibatte molto anche di rinascita del Frascati laziale, in alcuni precedenti post di Percorsi di Vino ho seguito il dibattito, anche politico, che sta alimentando nuove speranze per quello che spesso viene definito il vino di Roma, il più amato e il più odiato.
Si parla tanto e si produce lo stesso tanto, troppo, perché se vado in giro per i vari siti internet si trovano dei veri obrobri, bottiglie che contengono qualcosa di inaccettabile (anche se potabile, lo dico subito) che male, malissimo fa a tutto quel movimento di rinascita qualitativa di cui parlavo prima.
Come si può a produrre, e questo lo chiedo anche al legislatore che lo permette, e vendere ancora oggi il Lambrusco di Puglia? No, dico, il Lambrusco, simbolo della Emilia Romagna, prodotto in Puglia? E venduto poi nei classici boccioni di vetro da due litri? Bella la foto, il classico pranzetto pugliese a base di Lambrusco e salame…
E che dire dei boccioni di Castelli Romani bianco color bianco carta?
Ripeto, vini assolutamente bevibili, ci mancherebbe, però mi chiedo a chi giova tutto questo: forse alla casalinga che compra questi prodotti per fare al marito l’ennesima scaloppina al vino? Ma lo sa questa persona che le stesse caratteristiche del vino, che lascio a voi immaginare, se le ritrova nel piatto?
Posso pensare anche che questi prodotti, dal punto di vista del marketing, siano orientati ai tanti muratori rumeni che ogni sera stanziano sotto la mia casa ubriacandosi con questi vini a basso costo. Parlate con le cassiere dei tanti discount di alimentari….
Tutto questo, in generale, non giova certamente al consumatore, sempre più confuso, indifeso e capace, dall’alto della sua inesperienza, di fare di tutta un’erba un fascio andando a penalizzare soprattutto i vignaioli seri.
Scusate lo sfogo ma certe cose, certe bottiglie, mi fanno venire la rabbia….

Dolce Puglia nel mio bicchiere!

Durante la manifestazione Dolce Puglia che si svolta qualche giorno fa a Roma ho potuto scoprire qualche vino emozionante, sicuramente non sono stato l’unico ad accorgermi di cosa sono capaci i bravi vignaiolo pugliesi che, oltre per i loro grandi vini rossi secchi strutturati, dovrebbero essere conosciuti per i loro gradevolissimi nettari dolci. Il Moscato di Trani, l’aleatico, il primitivo di mandria dolce naturale e gli altri vini dolci, ottenuti da numerose varietà autoctone, tradizionali o internazionali, rappresentano un patrimonio unico, di incredibile preziosità e dalle potenzialità ancora inespresse.

Due i produttori che hanno destato il mio interesse, che mi hanno davvero emozionato con i loro “vini del sole”.
Il primo è Gianfranco Fino: al banco di degustazione era presente Simona, la moglie, una delle persone più carine, gentili e disponibili che abbia mai conosciuto nel mondo del vino. Sapete perché? Perché nonostante la fatica di rimanere in piedi per molte ore, nonostante abbiano vinto il premio come miglior viticoltori dell’anno, Simona e Gianfranco erano là dietro il loro banchetto felici ed emozionati nel far degustare il loro ES più sole. Questione di rispetto verso coloro che hanno decretato il loro crescente successo, di rispetto verso l’addetto ai lavori, verso l’appassionato, verso il neofita e nei confronti del loro stesso vino che, con la presenza fisica del produttore, viene comunicato nel migliore dei modi. Il risultato del nostro incontro è stato più che soddisfacente, a tratti emozionante, nel bicchiere ho trovato tutta la potenza e la generosità dell’ES con in più quel tocco di dolce mediterraneità che non può non incantare il nostro palato: note di visciola sotto spirito, prugna della California, cioccolato fondente, macchia mediterranea si fondono in una vellutata dolcezza, tutto è corpo, rotondità, eleganza. Un vino dolce non dolce che con Simona Fino abbiamo abbinato ad un formaggio di media stagionatura. Magie del primitivo di manduria, del sole pugliese e del sorriso, della passione e della competenza dei coniugi fino.

L’altro vino interessante appartiene alla cantina Mille Una di Dario Cavallo che ha presentato il suo Dolce Nero, un passito da Primitivo proveniente da terreni rossi, ricchi di minerali e sesquossido di ferro che conferiscono al vino una netta territorialità. Il vino presenta un naso davvero intrigante, ampio su toni di frutta di bosco molto matura, mallo di noce, polvere di cacao ed erbe aromatiche. Differentemente dall’ES, il Dolce Nero al palato non nega la sua dolcezza che è ben equilibrato da un impianto tannico e da un’acidità molto importante. La persistenza è lunghissima, adatta forse ad un cioccolato fondente che azzarderei all’80%. Nota negativa: non ho potuto parlare con il produttore, mi sarebbe piaciuto scambiare qualche parola sulla sua azienda visto che, mi dicono, produce solo da vigne vecchie, con basse rese ed un’alta concentrazione di impianto. Sarà per la prossima volta?!

Energyawine e Tenute Rubino: coppia vincente

Fortunatamente a Vinòforum, se scegli bene e cerchi di evitare la fauna che ho descritto in un articolo precedente, c'è anche gente in gamba che propone vini interessanti.
Mauro, di Energyawine, è una persona appassionata e competente e ho avuto il piacere di seguire il suo consiglio, cioè degustare i vini di Tenute Rubino che la sua società distribuisce in tutta Roma. Tenute Rubino non sono certo una sorpresa (forse lo è per me) perché da tempo le principali guide italiane mettono questa importante realtà pugliese ai vertici dell’enologia non solo regionale ma addirittura nazionale con una gamma di vini estremamente interessanti e molto territoriali. Ma come nasce Tenute Rubino? A metà degli anni 80, la famiglia Rubino, inizia a costruire l’azienda agricola, realizzando delle acquisizioni che, in un decennio, formeranno Tenute Rubino, quell’importante base produttiva, oggi, pienamente in attività, con oltre 200 ettari dedicati ad una viticoltura d’eccellenza. Sono gli inizi di un percorso produttivo che porterà alla nascita, nel 2000, di una nuova cantina di vinificazione e di affinamento a Brindisi città, e alla realizzazione di un progetto imprenditoriale centrato sulla produzione di vini di qualità, in un territorio, quello del nord del Salento, particolarmente vocato alla coltivazione della vite. I vigneti aziendali si estendono si estendono dalla dorsale adriatica fino all’entroterra brindisino su quattro tenute (Jaddico, Uggio Santa Teresa, Marmorelle, Punta Aquila) e gli impianti, con qualche piccola eccezione, hanno una densità per ettaro che oscilla tra le 4000 e le 6000 piante ed un sistema di allevamento prevalentemente a spalliera. Le rese per ettaro, variano per le diverse tenute agricole e per varietà: si va da rese al di sotto dei 50 quintali per ettaro con massimi che non superano gli 80 quintali per ettaro. Grande attenzione al vigneto e moderna tecnologia in cantina danno vita, come detto in precedenza, ad una serie di vini estremamente interessanti a partire dalla gamma “base” dove mi hanno impressionato per piacevolezza di beva due vini: il Giancòla 2007 e il Negroamaro 2006. Il primo è un bianco molto gradevole a base di Malvasia Bianca che offre al naso un profumo molto intenso, aromatico di pesca gialla, susina, frutta tropicale croccante, ginestra, fiori di acacia e miele. Al palato ritroviamo la stessa personalità olfattiva accanto ad una struttura estremamente avvolgente e ad un equilibrio gustativo di grande rispetto. Ma è la beva e la sua piacevolezza la cosa che ammalia di questo vino che nella calda estate romana trova un ottimo alleato. Il Negroamaro 2006 è stata la vera sorpresa, non mi aspettavo un vino base così piacevole e territoriale, sarei curioso di farlo bere alla cieca insieme ad altri mostri sacri dell’enologia italiana, ci sarebbero secondo me delle sorprese. Mettendo il naso nel bicchiere e chiudendo gli occhi ci ritroviamo all’interno della macchia mediterranea pugliese e la scia aromatica, accompagnata anche da note di frutta di rovo, pepe e viola appassita, è pianamente coerente anche alla gustativa dove troviamo vino fresco, sapido con tannini ben integrati. Buona la persistenza finale. A 10 euro è un vino da prendere a casse!

Annibale, il Nero di Troia firmato I Colossi

I Colossi, giovane azienda famigliare pugliese capitanata da Nunzio Cristallo, è una di quella piccole realtà vitivinicole italiane da tenere sotto controllo perchè incentra tutta la sua filosofia produttiva su un unico grande obiettivo: valorizzare i prodotti della terra di origine, in particolare della zona del barlettano. Per rappresentare adeguatamente la propria terra natia, Nunzio decide di puntare subito valorizzando un grande vitigno autoctono pugliese come il Nero di Troia, un'uva le cui origini si perdono nella notte dei tempi ma che, come fa capire il suo nome, è legata sicuramente alla città di Troia. Si narra, a tal proposito, che il mitico eroe greco Diomede, conclusasi la guerra di Troia, navigasse per il mare Adriatico fino a risalire il fiume Ofanto e lì, trovato il luogo ideale, vi ancorasse la nave con delle pietre delle mura della città di Troia che aveva portato con sé come zavorra, utilizzandole come cippi di confine per delimitare il territorio di quelli da quel momento si chiamarono i Campi Diomedei. Sempre la leggenda aggiunge che Diomede aveva portato con sé, come ricordo, dei tralci di vite della sua terra che, piantati sulle rive dell’Ofanto, dettero origine all’Uva di Troia. E oggi? Fortunatamente l'Uva di Troia non è più destinata a semplice vino da taglio ma come vitigno da vinificare in purezza perchè ricco di personalità e complessità. E di tutto questo Nunzio Cristallo se ne è accorto e ha prodotto il suo "Annibale", vino la cui immagine si ispira alla Battaglia di Canne a cui prese parte il famoso condottiero carteginese Annibale.
Di un bel colore rosso rubino intenso, al naso il vino rivela aromi molti intensi di confettura di ciliegie, ribes e mirtillo seguiti da sensazioni di ciclamino e melograno. In bocca il vini rispecchia la sua terra di origine, è caldo, intenso, con una tannicità ben evidente ma bilanciata dalle componenti morbide del vino, alcol soprattutto. Il finale è di buona persistenza su ricordi di prugna e ciliegia. Concludendo un vino molto interessante e dallo splendido rapporto qualità prezzo, poco più di cinque euro per una bottiglia. Avanti così Nunzio, l'esordio è promettente!