Il Sassaia 2013 di Angiolino Maule

Su Maule si è scritto di tutto e il contrario di tutto: c'è chi lo idolatra per il suo essere paladino di una certa viticoltura naturale, da cui nasce poi la manifestazione Vinnatur, c'è chi lo odia, forse, per gli stessi motivi per cui lo adorano. Non voglio, però, entrare nel merito di naturale sì/naturale no anche perchè su questo tema ho sempre un approccio laico, lo stesso che mi ha portato a bere nuovamente, dopo una serie di esperienze negative, il Sassaia.

Il vino è composto per circa l'85% da Garganega, l'uva autoctona di Gambellara, proveniente dai vigneti di Monte del Mezzo e Taiane situati a circa 300 metri s.l.m. e piantati su terreni di origine vulcanica costituiti da basalti colonnari compatti o bollosi, coriacei o a cuscino. Per il restante 15% viene usato Trebbiano derivante dai vigneti più vicini all'azienda.

La garganega di Maule
Terreno vulcanico tipico di Gambellara

Il Sassaia è composto per circa l'85% da Garganega, l'uva autoctona di Gambellara, proveniente dai vigneti di Monte del Mezzo e Taiane situati a circa 300 metri s.l.m. e piantati su terreni di origine vulcanica costituiti da basalti colonnari compatti o bollosi, coriacei o a cuscino. Per il restante 15% viene usato Trebbiano derivante dai vigneti più vicini all'azienda.

Ovviamente, in perfetto stile "naturale", il vino deriva da una fermentazione spontanea del mosto che avviene in botti di rovere da 30 hl, senza controllo della temperatura con successivo imbottigliamento senza charificazione o filtrazioni con lieve aggiunta di solforosa al termine. 

Perché ho riprovato il Sassaia? Semplice, perchè spesso e volentieri nelle annate precedenti alla 2013 l'ho trovato, per i miei gusti, un pò "eccessivo" in termini di volatile e per capire se questa caratteristica sia il vero "timbro di fabbrica" di casa Maule non potevo non degustare la nuova annata.


Sorprendentemente, è il caso di dire, il Sassaia è perfettamente integro all'olfattiva dove ritrovo quel carattere schiettamente agreste del vino che in passato avevo potuto solo parzialmente apprezzare. E' primario, buccioso, quasi ancestrale nella sua essenzialità che fa somigliare il vino ad un corroborante "pane liquido" a cui attingere nei momenti di stanchezza della giornata. 

Angiolino Maule - Foto:www.ilgiornaledivicenza.it

Probabilmente il Sassaia non sarà il miglior vino de La Biancara ma, grazie ad un formidabile rapporto uva/vino, svolge facilmente il compito di vino bandiera non solo dell'azienda ma, principalmente, di tutto un movimento che ha in Maule il suo leader indiscusso.
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