Il Galea 2005 de I Clivi

Quando un amante del buon vino diventa anche produttore e, perciò, generatore della sua stessa passione, il risultato non può che essere eccellente.
Questa non è certo una supposizione ma la vera storia di Ferdinando Zanusso de I Clivi che, spinto dal proprio amore per la viticoltura e i suoi frutti, ha acquistato nel 1994 una casa in località Brazzano di Cormons, nel cuore del Collio Goriziano, con annessa vigna, a cui seguirà tre anni più tardi, stavolta in zona Corno di Rosazzo (Colli Orientali del Friuli), l'acquisizione di altri otto ettari di vigneto anch'esso comprensivo di bosco e casa colonica che diventerà in futuro la sede e la cantina dell'azienda di famiglia.



Il 1996 è l'anno zero: Zanusso decide di imbottigliare il suo primo vino e realizza il suo sogno da appassionato perseguito ancora oggi grazie al prezioso aiuto di suo figlio Mario col quale gestisce 12 ettari di vecchie viti di Friulano, Verduzzo, Malvasia, Ribolla e Merlot che, con un'eta media di circa 60 anni e condotte sotto stretto regime biologico, rappresentano veri e propri Cru da coccolare perchè, così come viene scritto sul sito aziendale, rappresentano un lascito prezioso non solo in considerazione dell’età delle piante, ma anche perché sono un reperto di antica sapienza, sia sotto il profilo della prevenzione dell’erosione dei pendii sia sotto quello della composizione varietale dei vigneti e, conseguentemente, del vino che viene prodotto attraverso una vinificazione spontanea in cantina a cui segue una maturazione per almeno tre anni in acciaio.

Tutto questo per dirvi che poco tempo fa, durante una bella serata estiva a Fiumicino presso l'Osteria dell'Orologio, ho bevuto il Galea 2005, selezione di uve di Tocai Friulano, come ama precisare un pò provocatoriamente Zanusso, derivanti da vecchie vigne di 60 anni piantate in località Galea sulla collina di Gramogliano, nel comune di Corno di Rosazzo, due passi da Udine. 
Basse rese per ettaro (parliamo di 30 q/ha) e una tecnica di vinificazione "naturale" come quella descritta in precedenza hanno dato vita ad un vino, oggi, di grande personalità e spessore dove la potenza del Flysch di Cormons crea un quadro olfattivo denso e granitico dove le percezioni di frutta gialla succosa, caprifoglio, ginestra e pepe bianco sembrano essere sempre ancora troppo poco disinibiti per spezzare un monopolio minerale ancora ben saldo e fulgido.


Sorso di grandissimo equilibrio circense, dove la grande sapidità del vino viene mantenuta in tensione dalla morbidezza fruttata del friulano che in bocca è più evidente che al naso. Finale lunghissimo e iodato che tradisce l'esposizione dei vigneti, tutti vista mare, e l'origine marina dei terreni su cui poggiano le vecchie piante di friulano del vigneto Galea.

A quasi venti anni di distanza dalla prima "prova" possiamo dire che Fernando Zanusso ha vinto ampiamente la sua scommessa e speriamo che tanti come lui abbiano ancora la voglia di perseguire il loro sogno nel mondo del vino.


Posta un commento