Belva 2010: c'è del buono tra San Gimignano e Scansano

Eravamo a Monte Compatri per partecipare a Degustando 2013, ospiti dell'amico Paolo Gherardi de Candei che, grazie alla sua professionalità, ci aveva riservato uno stand. EnoRoma, Enoclub Siena e Riserva Grande tutti assieme per promuovere il vino di qualità. Quella domenica di maggio erano presenti anche Gianpaolo Paglia e Mattia Barzaghi, due produttori a me cari che sono venuti dalla Toscana solo per un motivo: rendere onore a Simone Morosi, scomparso prematuramente poco tempo prima e che con tanti appassionati abbiamo voluto ricordare con un bel brindisi in piazza.


Giampaolo e Mattia
Questo post non vuole essere triste però, assolutamente, perchè oggi il mio intento è quello di scrivere due righe su un vino che proprio quel giorno Mattia e Gianpaolo hanno portato in degustazione. Il nome è tutto un programma: Belva 2010.
Il vino è nato da un'ispirazione di Simone che dopo aver lavorato a San Gimignano da Mattia è passato a Poggio Argentiera
L'idea, così come mi ha riferito lo stesso Paglia, era al tempo stesso semplice ed audace: mettere assieme due mondi apparentemente diversi come San Gimignano e la Maremma Toscana. L'obiettivo: capire se la rocciosa mineralità della Vernaccia si poteva sposare con la solare mediterraneità dell'Ansonica.
Gianpaolo e Mattia si sono messi subito a lavoro nelle rispettive cantine dove ognuno ha vinificato il proprio vino. Successivamente, Barzaghi ha portato le prime 10 damigiane di Vernaccia (distruggendosi anche una mano) a Banditella di Alberese dove il vino, una volta unito all'Ansonica, è andato in bottiglia senza filtrazione, chiarifica o altri accidenti per essere poi dimenticato in cantina per circa un anno e  mezzo.


Il risultato di questo lavoro/gioco tra amici è stato di assoluto livello. Il vino dopo tre anni ha raggiunto un bellissimo equilibrio con un naso che esprime in maniera chiara e netta la visione primitiva del progetto. L'energia e l'ardore della Maremma Toscana, infatti, si fondono perfettamente con il rigore minerale e la frutta turgida della Vernaccia di San Gimignano.
Il legame diventa intenso ed avvincente soprattutto alla gustativa dove, al momento, sembra prevalere la parte algida della vernaccia che caratterizza un sorso teso, fresco, roccioso, persistente. Qualcuno ha azzardato un paragone con uno Chablis francese....
Io, senza pretese, penso solo che il sogno un pò visionario di Simone, Gianpaolo e Mattia sia diventato realtà e, da appassionato, li ringrazio per questo regalo che forse nemmeno loro pensavano di farci così grande.
Ah, il costo del vino si aggira attorno alle 10 euro. Ottimo anche il rapporto q/p!
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