De Fermo, la rusticità come dote e non come pretesto

Loreto Aprutino, per me, è un posto speciale e non solo perchè è Terra del Maestro Valentini. In questa piccola città dell'Abruzzo è nata mia madre, 75 anni fa, per cui ogni volta che torno da queste parti, così come ho fatto lo scorso week end, è come rincasare, ritrovare parte delle mie radici.
De Fermo è l'ultima delle aziende agricole che si è insediata nel territorio portando qualità. I loro vini li avevo già provati in due fiere naturali come Cerea e Navelli, il Prologo 2010 (montepulciano in purezza) pur nella sua gioventù mi aveva colpito favorevolmente per cui mi ero promesso a breve di passare a trovare Stefano Papetti Ceroni e sua moglie Nicoletta De Fermo direttamente in azienda.
L'appuntamento è all'interno della villa storica del '700, appartenuta da sempre alla famiglia di sua moglie, dove oggi, così come allora, si trova il fulcro dell'attività agricola della famiglia che, come vedremo, non si limita solo alla produzione di vino.
Facciamo prima un giro nei vigneti cambiandoci le scarpe perchè fino al giorno prima da queste parti ha piovuto e il terreno è ancora fangoso.
L'azienda è nata ufficialmente nel 2009 e attualmente dispone di 17 ettari di vigneto composto da pecorino, circa un ettaro, chardonnay, circa 4 ettari, e montepulciano d'Abruzzo per il restante. La coltivazione segue i principi della biodinamica.

vigneto di chardonnay
montepulciano a sx e chardonnay a dx
Stefano controlla il suo montepulciano

Camminando tra i filari, lavorati una fila sì e l'altra no, Stefano mi racconta un pò della sua vita, della sua professione di avvocato che ha ormai quasi "tradito" per l'amore verso questa Terra che gli è letteralmente entrata nelle vene qualche anno fa quando assieme alla sua famiglia, un pò per gioco e un pò per staccare dallo stress cittadino, ha cominciato a curare questi bellissimi vigneti. 
Non tutta l'uva prodotta, però, viene vinificata: la maggioranza della produzione viene infatti venduta a terzi (cantina sociale compresa) mentre solo la selezione dei migliori grappoli finisce nella piccola cantina aziendale che dopo andremo a visitare. 
Intanto, passo dopo passo, arriviamo nella parte più alta del vigneto di montepulciano, il cui suolo passa in pochi metri dall'argilloso al ciottoloso, da dove il panorama, che va dal mare Adriatico fino alla Maiella, ti fa rendere conto che questo che stai calpestando è un terroir unico.

il vigneto...dall'alto
la parte ciottolosa del vigneto di montepulciano

E' ora di tornare verso la vecchia cantina, il cuore battente dell'attività agricola dell'azienda che non si limita ad allevare solo vigne ma produce anche grano, da cui ricava un'ottima pasta secca, ed olio.
Arrivati davanti alla porta in legno della cantina, Stefano ci racconta un aneddoto:"Quando siamo arrivati io e mia moglie questo edificio era completamente in disuso. L'ultima volta, per vinificare, lo aveva usato il nonno di Nicoletta che un bel giorno, negli anni '50, decidendo di andare in pensione e godersi queste terre, ha chiuso questo portone lasciando al'interno tutto così com'era, attrezzature comprese. Sai Andrea, la cosa più curiosa è che dopo aver aperto con difficoltà questa porta, mi sono trovato davanti una vecchia Campagnola che sbarrava l'ingresso ad un altro accesso, quello alla cantina vera e propria che era costituita da vecchie botti di legno e vasche in cemento. Le prime, purtroppo, le abbiamo dovuto sostituire dopo essere state inutilizzate per oltre cinquanta anni mentre le seconde le abbiamo ristrutturate e le vedi là in fondo".

Entrando, passando davanti ad un bel torchio "Laverda" ristrutturato egregiamente, troviamo sulla sinistra i caratelli dove affina il vino passito a base pecorino e, subito dopo sulla stessa fila, due tonneaux (usati per il bianco) e due grandi botti di Garbellotto dove sta "riposando" il Prologo 2012. Più avanti le bellissime ed antiche vasche di cemento rimesse a nuovo. Niente acciaio. L'unico contenitore che vediamo viene usato al massimo per far transitare il vino durante i travasi. 

Il vecchio torchio ristrutturato e funzionante
Le vasche di cemento

La fermentazione dei vini, ovviamente, segue la pratica naturale per cui niente uso di lieviti selezionati, nessuna aggiunta di coadiuvanti enologici, nessuna filtrazione, chiarifica e uso della solforosa al minimo indispensabile (la media si aggira sui 40 mg/l)

Il primo vino che beviamo assieme a Stefano e sua cognata Lucrezia che ci ha gentilmente raggiunto al tavolo di degustazione è stato Le Cince 2012, il Cerasuolo d'Abruzzo di casa De Fermo che parte da uve montepulciano torchiate morbidamente e messe a fermentare in botte grande da 20 HL per sei mesi per poi essere imbottigliato così com'è senza altri fronzoli. In Abruzzo, e in particolare a Loreto Aprutino, questo è un vino importante, memoriale, e De Fermo ha l'onere e l'onore di continuare la tradizione con un Cerasuolo di grande personalità il cui tratto sapido e floreale di fresia e garofano rosso lo rendono di grande temperamento e di beva succosa. Le Cince non fa salasso.


Launegild 2012 (100% chardonnay) è il vino più controverso di De Fermo, uno chardonnay in terra di Trebbiano, vedi Valentini, è come andare con la maschera di Peppa Pig in terra musulmana. Eppure, se togliamo i pregiudizi, è un vino che ha il suo perchè, vuoi per la sua anima minerale, vuoi per la quella freschezza e dinamicità che lo abbastanza peculiare nel panorama, desolante, degli chardonnay made in Italy. Ancora troppo giovane, andrebbe valutato tra un paio di anni. Solo allora, penso, capiremo se e quanto sarà grande.


Il Prologo 2012, il montepulciano d'Abruzzo di De Fermo, è ancora lontano dal nascere visto che lo si trova ad oggi ancora in affinamento in botte grande. Anzi, in due botti da 20 HL di Garbellotto che, al loro interno, nascondono un segreto. Già, perchè il vino che viene spillato dal loro interno, essendo lo stesso come uguali sono i legni, è diverso? La prima, infatti, fornisce un montepulciano quasi domato, minerale e fresco mentre dalla seconda il vino ruggisce, è potente e dotato di un un tannino fervido e graffiante con finale giocato quasi totalmente sulla frutta nera. Misteri enologici. Tanto poi, mi spiega Stefano, si farà unica massa e tutto farà media.

Le botti dove affina il Montepulciano

La chiusura, dolce, è con il pecorino passito "Pié di Tancredi" che al momento della nostra visita era stato appena travasato (artigianalmente) in damigiana e che, normalmente, affina in caratelli (vedi foto sotto). Ovviamente, essendo ancora in fermentazione, non si può giudicare anche se la materia sottostante fa ben sperare per il futuro anche se non si sa bene quando questo vino vedrà la luce. Al massimo, come dice Stefano scherzandoci su, la famiglia avrà il suo vino dolce per tanto tempo. Piccola nota di colore: tra un assaggio e l'altro di passito la migliore bevuta, chissà perchè, è venuta dal vino proveniente da un piccolo caratello che De Fermo ha messo da parte per Don Elio. Trattasi di Vino Incorruptum senza solfiti. Secondo me  non arriverà mai in chiesa.......

Il passito in damigiana
Il vino per Don Elio
E' tempo di ripartire, salutiamo Stefano e tutta la sua bella famiglia. La convinzione, tornando a Roma, è che da qualche tempo Loreto Aprutino non è solo Valentini. Tante realtà si stanno facendo strada (vedi anche Torre dei Beati). Avanti così, nel segno della qualità e del rispetto per il territorio.




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