A lezione di Bonnes Mares Grand Cru con Roumier e Dujac 2002

La Borgogna è una scuola, probabilmente non finirò mai di imparare ma ho grandi maestri e la speranza di capirci qualcosa è molto alta.

Poco tempo fa mi si sono spalancate le porte di una delle denominazioni più affascinanti della Regione, Bonnes Mares, un Grand Cru storico che attualmente si estende per circa 15 ettari tra Chambolle-Musigny (13.5 ha) e Morey-Saint-Denis (1.5 ha).


Sebbene l'etimologia del nome non sia chiara, si pensa che il nome Bonnes Mares faccia riferimento alla vicina abbazia di Notre Dame de Tart, primo monastero cistercense femminile istituito nel 1125 dove, al tempo, vivevano le cosiddette Bonnes Meres (buone madri).

Oggi la denominazione appartiene a circa quindici produttori che sono entrati in possesso del loro appezzamento di terra grazie ai loro antenati e alle leggi di successione napoleonica che prevedevano la suddivisione della terra in parti uguali tra tutti i membri della generazione successiva. 

Dal punto di vista geologico, in linea generale, si può dire che i terreni di  Morey-Saint-Denis sono più ricchi e profondi e, per conseguenza, producono vini più potenti ed austeri mentre Chambolle-Musigny si caratterizza per un suolo più leggero, sottile, con una maggiore percentuale di calcare, caratteristica che dona eleganza e setosità al pinot nero di quella zona.

Per capire quanto finora scritto basta avere nel bicchiere i seguenti vini.

Il primo Bonnes Mares Grand Cru 2002 che ho nel bicchiere è di Dujac, grande produttore di Morey-Saint-Denis. Inizialmente, mettendo il naso nel bicchiere, sembra di entrare all'interno di una sala dove al centro è presente un grande camino. L'odore di brace e cenere invade la sala di degustazione e annusando il bicchiere vengo trasportato in questa dimensione parallela che solo un grande Borgogna può offrire. Col tempo il vino si apre trasportandomi, stavolta, in un contesto dove floreale e balsamico si rincorrono come cane e gatto, senza mai acciuffarsi. Al palato è profondo, austero, riempie la bocca, ogni millimetro quadrato del nostro cavo orale ha un sussulto edonistico ogni volta che è a contatto con una molecola di questo grande Bonnes Mares. A Morey-Saint-Denis, ora lo so, c'è un indirizzo sicuro!


Foto: www.vinfolio.com

L'altro Bonnes Mares Grand Cru, sempre 2002, è di un signore chiamato Georges Roumier da Chambolle-Musigny. 
Per molti appassionati monsieur Roumier è sicuramente il migliore interprete della denominazione. Chi non lo conosce e lo beve per la prima volta capisce da subito perchè i vini di questo produttore hanno un non so che di mistico.
Rispetto a Dujac questo pinot nero è maggiormente profondo, carnoso, il liquido si trasforma in frutto sinuoso e carne, l'odore ematico misto a quello dei fiori rossi secchi dà un senso oscuro e affascinante al vino che potrebbe sedurti e succhiarti l'anima come un vampiro ad Halloween. 
Al sorso il vino acquista una tridimensionalità inaspettata ma invocata e progredisce elegante ed inarrestabile fino a quando, compulsivamente, non ne bevi ancora, ed ancora, fino a strizzare la bottiglia.

Foto: www.vinfolio.com
Grazie, davvero, a chi ha voluto condividere queste bottiglie con me. La grande Borgogna, a volte, passa per vere storie di amicizia e passione!
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