Ho bevuto i vini turchi e.....

....forse dovrebbero rivedere qualcosa anche se, la premessa è d'obbligo, bere quattro o cinque vini locali non significa avere una panoramica completa della loro produzione. Anzi.

Però quattro indizi, cioè i vini da me degustati, fanno una prova, cioè che in Turchia si produce vino senza una personalità specifica e strizzando l'occhio alla massa, turisti non islamici in primis, con un uso del legno tarato per il mercato anglossassone. Parker da queste parti lo vedono come una sorta di ancora di salvezza e, a ben vedere, non posso dar torto ai pochi produttori presenti che, da veri reazionari, cercano di vendere alcol in un paese dove la religione lo vieta.

Il consumo di alcolici non è frenato solo dall'Islam ma anche dallo stesso Stato che tassa in maniera imbarazzante le poche bottiglie di vino che trovi in commercio nei supermercati col rischio di pagare un Tavernello locale come un Supertuscan. Non vi dico poi cosa significhi prendere del vino, se lo trovi, al ristorante. 150/170 lire turche, circa 80 euro, per vini che in Italia farebbero fatica a vendersi in qualsiasi ipermercato.

Un pò spauriti da questo contesto "contro" abbiamo acquistato al market di Oludeniz il nostro primo vino turco, un Anfora (maestro perdona loro) 2009 della cantina Pamukkale da uve autoctone Öküzgözü e Boğazkere. Prendere uno shiraz o un merlot turco..no grazie.

Anfora 2009

Sia al naso che in bocca questo blend di uve autoctone conferma la premessa al post di oggi, si tratta di un vino semplice, dagli aromi di fruttini rossi "tostati" da un legno ancora percettibile. Al palato risulta snello, quasi privo di tannino, scorrevole come una bevanda fruttata. Devo ammettere che con i 43° dell'estate turca il vino, leggermente freddo, scendeva giù discretamente. Vino privo di difetti, facile ma poco emozionale.

Gli altri tre vini li ho degustati ad Istanbul grazie ai miei amici Gianluca e Özke di Scoprire Istanbul che ci hanno portato in un bellissimo wine bar del quartiere Beşiktaş (si, proprio quello della squadra di calcio).

Stavolta abbiamo bevuto un pò di vino della produzione dell'azienda Corvus, situata sull'isola di Bozcaada e di proprietà del designer turco Res it Soley.

Di questa cantina molto trendy il primo vino degustato è stato l'AEGEA 2007 (100% Kuntra), un rosso più interessante dell'Anfora bevuta in precedenza se non altro per una maggiore complessità olfattiva che qua richiamava le note di liquirizia e pepe. In bocca questo Kuntra rimane abbastanza anonimo, leggero, poco tannico, con una nota amare finale da digestivo che presumo dipenda da un legno forse mal digerito.


AEGEA

L'altro vino bevuto è stato il Rarum 2007, blend di Kuntra e Karalahna, un bicchiere moooolto di stile internazionale che ad occhi chiusi, potresti scambiare per un qualsiasi cileno o argentino. Quando parlavo di personalità del vino turco mi riferivo a questo assaggio in particolare.
 
Rarum

Un Passito 2008 (100% Vasilaki) ha terminato la nostra degustazione. Non ho sbagliato nome, la Corvus ha esattamente usato il termine passito per indicare il loro unico vino dolce e anche questo, permettetemi, rappresenta un furbizia evitabile. Chiamate il vino dolce col vostro nome senza scimmiottare produzioni e tradizioni alloctone. 

Sì, vabbè, ma come era sto Passito? Onesto, forse troppo  morbido per i miei gusti.

Nota finale: spesso e volentieri al ristorante e anche al supermercato si trovano vecchie annate dei vini, non rarissimo trovare anche millesimi anteriori al 2007. Il motivo non deve essere rintracciato nella volontà di scimmiottare la scuola francese ma, semplicemente, alla mia domanda mi è stato risposto che i vini vintage li trovi perchè non si riescono a vendere e le cantine traboccano di stock di "vecchi" vini...


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