Il vino naturale a Cerea 2012


La prima impressione dopo aver lasciato Cerea è che la manifestazione, organizzata dal Consorzio Vini Veri, rappresenta un bel punto di riferimento per ogni evento di vino visto che spazi, atmosfera e professionalità sono esattamente quelli che ogni buon appassionato sogna e si meriterebbe.

Già all'entrata il visitatore viene colpito dalla selezionata proposta di piccoli produttori di delizie gastronomiche. Io sono impazzito, ma non ero il solo, per i formaggi di Valle Scannese e per i tajarin di Mauro Musso.

La grande sala
Parlando di vini, tra i bianchi merita attenziona la vitovska di due produttori che non conoscevo: Zidarich e Vodopivec. Il primo ha presentato una interessante Vitovska 2006, minerale e sapida al punto giusto mentre il secondo mi ha impressionato per una Vitovska 2005 "base" (ha anche una versione in anfora) che con la sua complessità segna a mio giudizio un punto di riferimento per tale vitigno.
In Italia, Lorenzo Gatti ha proposto un'interessante tocai, campione di vasca, fresco, sapido e dal caratteristico finale ammandorlato. Bevibilità super come il prezzo finale.
 
Carolina Gatti
Tornando ai vini più "esotici", in Croazia Roxanich produce ottimi vini bianchi e rossi. Tra i primi segnalo l'Antica 2008, una malvasia (malvazija) in purezza che sa di ruggine, terra e soffi salmastri. Davvero curiosa e unica nel suo genere.

Grande protagonista della fiera è stato Bressan che, oltre ai grandi bianchi, ha presentato due rossi da paura: lo Schioppettino 2006, dal frutto suadente e dalla grande speziatura, e il Pignol 2000 (pignolo 100%) che, nonostante una certa ritrosia, esprime col tempo profondità e complessità, una rarità per questo vitigno spesso mal interpretato.

La panza de Bressan
Altra grande conferma, ma non ce ne era bisogno, è stato Roberto Bianchi e la sua Val delle Corti. La sua Riserva 2009 è da segnare come "grande vino" perchè è un sangiovese elegantemente minerale che fa della progressione gustativa il suo punto di forza. Grande anche la Riserva 2007, un vino dal cuore sangiovese che potrebbe diventare un riferimento per i Chianti Classico di pari annata.

Roberto Bianchi
Di A' Vita ho finalmente bevuto la Riserva 2008: la bella annata si conferma anche con questa versione di gaglioppo in purezza, meglio ricordarlo, che trovo rugginosa e graffiante. Da seguire nell'evoluzione.

Nel Lazio, oltre alla bella versione di "Priore Mozzatta" 2010 de La Visciola, segnalo una nuova entrata: l'Habemus dell'Agricola San Giovenale, un blend di granache, syrah e carignan che strizza più di un occhio alla filosofia del Kurni di Casolanetti visto che il vino glielo fa proprio lui. Pur essendo molto giovane a me è piaciuto parecchio, vedremo di seguirlo meglio nel tempo.


Parlando di Casolanetti e di Marche, la versione 2010 del Kurni l'ho trovata davvero grande e profonda, forse non sarà un vino che mette tutti d'accordo però è impossibile dire che questo millesimo non sia di grande piacevolezza. Stessa cosa per il Kupra 2009, sempre più mediterraneo.

Casolanetti in posa
Questi piccoli appunti di degustazione proseguono con i due grandi Barolo 2008 di Giuseppe Rinaldi, il "Ravera" e il "Cannubi" che, con diverse sfaccettature, rappresentano come al solito un inno al grande nebbiolo di Langa. Peccato che un altro grande barolista, Cappellano, quando sono passato era assente dal tavolo con sopra solo una bottiglia mezza vuota di Barolo  Chinato.

No, aspetto a chiudere perchè bisogna menzionare anche due ottimi vini dolci: il Passito di Pantelleria Ferrandes e la Malvasia delle Lantieri Passito di Punta dell'Ufala. Se il grande pubblico si accorgesse di loro per molte aziende blasonate sarebbero dolori...

P.s: peccato per Panevino, Colombu che quando son passato erano totalmente assenti dal banco, forse non sono venuti?

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