Le mie ultime "fatiche" ad EAT-ALIA 2009

Ieri sera, con la degustazione di Sandro Sangiorgi, si è chiusa la seconda edizione di EAT-ALIA, rassegna delle eccellenze enogastronomiche italiane. Dopo i circa dieci laboratori del gusto curati e, spesso, condotti da me posso dire di essere molto contento di come è andata soprattutto perché sia io che il pubblico presente hanno potuto scoprire molti prodotti interessanti.

Più che soddisfacente, ad esempio, è stato il laboratorio dove si presentavano i salumi di Castelli abbinati ad una realtà vinicola laziale molto interessante come la Tenuta Ronci di Nepi che è un’azienda che si trova, come facile intuire, a pochi passi dalla bella cittadina laziale di Nepi. In tale ambito, durante il gioco dei vari abbinamenti, ho scoperto un vino davvero notevole, il Vigna Manti, uno chardonnay da vecchie viti passato sapientemente in legno per qualche mese. Il Manti è un vino fine ed avvolgente, per nulla scontato nel suo bouquet aromatico, che ho trovato incredibilmente poliedrico nel suo matrimonio con i salumi castellani, soprattutto con la coppa di testa, la spianata romana e il tronchetto porchettato.

Altro bellissimo laboratorio è stato quello condotto da me e
Paolo Ghislandi di Cascina I Carpini che ha giocato col pubblico con i suoi vini gemelli (X e Y), cioè due barbera da lui prodotti ma vinificati uno con lieviti indigeni e l’altro con lieviti selezionati. Un contesto dove si è creato un vero e proprio panel di degustazione dove ogni invitato poteva dire la sua su tutte le varie difformità riscontrate, un gioco dove davvero tutti sono rimasti basiti quando, all’ultimo, Paolo ha scoperto le carte in tavola in anteprima assoluta (il panel di degustazione è stato tenuto in tutta Italia) svelando al pubblico che il vino Y, quello che alla fine è piaciuto di più, è stato creato con i soli lieviti presenti nella sua cantina di Tortona. Davvero un’esperienza ludica e istruttiva quella con Cascina I Carpini e che, a mio modo di vedere, dovrebbero perseguire altri produttori.

Infine, una delle mie soddisfazioni più grandi è stata quella di “duellare”, nel laboratorio di abbinamento con le ostriche, con due dei più grandi mastri birrai italiani e cioè
Teo Musso e Leonardo di Vincenzo. Con loro e con Paolo Mazzola, grande esperto di birra artigianale, abbiamo giocato, tirandoci spesso colpi di fioretto, nell’abbinamento tra il moscato secco e la Wayan di Teo e la Sally Brown, una stout molto interessante del Birrificio del Ducato. Il laboratorio, in particolare, prevedeva per il vino due possibili matrimoni gustativi, uno con il moscato secco di Terracina 2008 della cantina Sant’Andrea, di grande persistenza e morbidezza con i suoi sentori di frutta matura che ben si sposava con l’ostrica al naturale, così sapida e marina che tutto voleva meno che un vino di pari caratteristiche. L’altro moscato era francese, della Loira, un muscadet de sévre et maine sul lie che, come mi hanno ribattuto sia Teo che Leonardo, con la sua grandissima acidità e con i suoi sentori citrini (all’opposto rispetto al precedente moscato laziale) cozzava alla grande con le ostriche, sia al naturale che gratinate. Ottimo, anzi stupendo il matrimonio di quest’ultime con la speziata ed eterea Wayan de Le Baladin che Teo Musso ha portato nella sua versione per il mercato americano e che aveva ben due anni di affinamento sulle spalle. Alla fine chi ha vinto? Senza che Leonardo mi senta, per me un bel pareggio e palla al centro anche se devo ammettere che le birre artigianali di oggi, per complessità e carattere, nulla hanno da invidiare ai migliori vini del mondo.

Detto questo chiudo qua il mio report su EAT-ALIA, ringraziando tutta l’organizzazione, in primis
Cosimo Errede, per l’opportunità che mi è stata data e vi aspetto tutti alle prossimi eventi e laboratori del gusto sempre targati Percorsi di Vino. A presto.
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