L'altra "guida" sui vini: dopo Gambero Rosso, Espresso ed AIS, arrivano i giudizi di Luca Maroni, il profeta del vino frutto

Luca Maroni da Roma nasce 47 anni fa ed è quello che io chiamo "il profeta del vino frutto", colui che sta (cercando) di stravolgere le nostre cognizioni sensoriali attraverso la determinazione una formula che (dovrebbe secondo lui) stabilire la struttura chimica della piacevolezza del vino.
Discorso complicato? Non avete visto nulla ancora.
La sua filosofia parte da una semplice uguaglianza: qualità del vino = piacevolezza = frutto(sità) e cioè che il vino è tanto più di qualità quanto più è piacevole e, quindi, quanto più il suo gusto richiama in modo vero (consistente, equilibrato, integro) quello del frutto da cui è ottenuto.
La fruttosità del vino, UNICO parametro di qualità dello stesso (e qua non commento...), secondo Maroni è direttamente proporzionale alla consistenza, all’equilibrio, all’integrità del suo gusto.

E qua viene il bello (o il brutto ....secondo le opinioni prevalenti) perchè andando ad indagare ulteriormente si evince che:
  • la consistenza è l’insieme delle sostanze che costituiscono un vino, il suo estratto secco. Il vino consistente è ricco di colore, di profumo, di sapore, ed ha un tatto denso e viscoso (viceversa quello inconsistente). Da ciò se ne deduce che Maroni vuol diventare il nuovo Parker italiano perchè solo i "vinoni", secondo lui, sono prodotti di qualità, a scapito di qualsiasi eleganza gustativa. Vedremo in seguito che ho ragione...
  • un vino è equilibrato quando il suo sapore soddisfa la fondamentale equazione dell’equilibrio gustativo: Eq= Sostanze a Gusto Dolce = Sostanze a Gusto Acido + Sostanze a Gusto Amaro ovvero Eq = SGD = SGAc + SGAm. Ora già a me girano le balle a sintetizzare la qualità di un vino attraverso qualsivoglia formula del cavolo ma, trattenendo i conati di vomito per un attimo, cosa cavolo vuol dire questa equazione? Secondo Maroni un vino è equilibrato quando la dolcezza (e non commento) del suo gusto eguaglia la somma della sua acidità e della sua - eventuale - amarezza (??). La cosa si approfondisce (sfortunatamente). Un vino acido, secondo la teoria, è disequilibrato e vino acido avrà sapore più o meno secco e limoneggiante. Da ciò deduco che, secondo Maroni, i vini posson definirsi acidi solo quando sanno di Lemonsoda..... Saranno contenti tutti i produttori di vini altoatesini o i piccoli produttori di Champagne che hanno nell'acidità dei loro vini (se di acidità a questo punto si può parlare) una delle maggiori caratteristiche qualitative. Ah,dimenticavo, Maroni sempre in termini di acidità stabilisce che tanto minore è il livello di maturità dell’uva impiegata, tanto più il vino avrà sapore acido e amaro. Quindi, un bel bye bye a tutte quei vini che provengono da uve che, pure essendo state raccolte perfettamente mature, sono per loro natura dotate di acidità.
  • un vino è integro quando il sapore del frutto costitutivo è avvertito nella sua pulizia e nella sua novità. Il sapore del frutto può essere una novità?? che è uno spot pubblicitario?? Andiamo avanti. Il vino pulito è quel vino che non rivela in degustazione caratteri negativi assenti nel frutto: profumi o sapori sulfurei, acetosi, lattosi, legnosi, ecc.. Quindi ne deduco che a Maroni fanno cagare i vini minerali o troppo "barricati". Siamo sicuri che il legno proprio non gli piace visto che, alla fine, è il suo (mal) utilizzo che rende il vino morbido? Siamo tutti sicuri? E veniamo alla novità del vino che, sempre secondo la teoria, consiste nell’assenza di gusto-aromi ossidati (rancido, caramello, Marsala) non presenti nell’uva al momento del suo distacco dalla pianta. Alla grandissima!!! Ragazzi se avete un Madeira del 1900 o un grande Marsala a casa buttateli nel lavandino, tanto non sono fruttosi e quindi di scarsa qualità. Anzi dateli a me che ci penso io.....mi voglio avvelenare!

E arriviamo al gran finale! La valutazione complessiva della qualità dei vini esaminati si esprime attribuendo un voto in centesimi al vino degustato. Punteggio che equivale all'Indice di Piacevolezza del vino. 100 è però il punteggio non assegnabile: il vino perfetto che non sarà identificato una volta per tutte dal momento che vi è, e vi sarà sempre, la possibilità di produrre e di assaggiare un vino migliore di quello mai prodotto ed assaggiato.

99 è quindi il miglior punteggio assegnabile. Il vino che è l’incarnazione della fruttosità, cioè della piacevolezza. Il voto voto in novantanovesimi si ottiene assegnando un punteggio da 1 a 33 alla consistenza, all’equilibrio, all’integrità, effettuando poi la somma dei tre punteggi parziali assegnati.

IP MAX 99 = CONSISTENZA 33 + EQUILIBRIO 33 + INTEGRITA' 33


Sulla base di questa teoria, di cui ho espresso inevitabilmente qualche parere, secondo voi quale sarà il gota dell'enologia italiana? Al prossimo articolo, da non mancare!

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