Sulla critica nel mondo del vino stringo la mano a Coletti Conti


Riporto integralmente una mail che mi è arrivata da uno dei produttori di vino che stimo di più in assoluto. E' una lettera personale che, al di là delle amichevoli lodi, pone quesiti e spunti molto interessanti sull'attuale critica del vino. Leggiamo.

È trascorso circa un mese dalla seconda edizione di Rosso Cesanese e, a bocce ferme e “malumori”  ormai  decantati,  voglio esprimere  il  mio  punto di vista  sulle  polemiche  nate dopo le recensioni pubblicate da Andrea Petrini in questo suo blog.


Con Andrea intrattengo da alcuni anni un bellissimo rapporto di sincera amicizia, fondata sulla condivisione della passione per il vino e, soprattutto, sul rispetto e la stima che proviamo l’un per l’altro. 

Ma quali sono le ragioni che mi spingono a scrivere?
 
Orbene, ciascun  produttore  vorrebbe  leggere  entusiastiche  recensioni  dei  suoi vini, è naturale: chi non proverebbe piacere e gratificazione nel veder premiato il proprio lavoro con apprezzamenti e lodi? Tuttavia, questa legittima aspirazione non può esser vissuta come se si trattasse di  un diritto. Sembrerebbe banale voler riaffermare un principio tanto scontato come quello della libertà di critica e di giudizio, ma, talvolta, certe reazioni scomposte possono renderlo necessario.

Veniamo al dunque: cominciamo a chiederci quale sia la funzione della critica. A mio avviso la critica enologica svolge una duplice funzione.
In primo luogo, essa è uno strumento conoscitivo messo a disposizione degli interessati (operatori  del  settore,  appassionati,  cultori  della  materia,  ecc.),  più o meno utile, più o meno interessante, più o meno stimolante, in funzione dell’autorevolezza della fonte.
 
In secondo luogo essa è, per il produttore,  un prezioso strumento di verifica della bontà del lavoro svolto. È, per l’appunto, su questo secondo aspetto che vorrei focalizzare la mia attenzione. Ho avuto, spesso, la fortuna di godere di ottime recensioni, anche in questo blog, e ne ho avuto, naturalmente, grande piacere e soddisfazione. Tuttavia, non mi è mai sfuggito che, ricevuto il generoso apprezzamento, tutto finisce lì: è come se ti si dicesse: ”Bravo! Hai lavorato bene, fai un vino buonissimo, continua così!”. Psicologicamente, non sei stimolato a migliorare, a cercare nuove strade, non hai nuovi spunti su cui riflettere... 


Accanto alle lodi, ho ricevuto anche feroci critiche:  non  ho provato alcun piacere, alcun narcisistico  appagamento, ma ho cercato di trarre, dalle  note critiche, degli spunti  di riflessione che fossero utili a migliorare la mia produzione, senza provare alcuna forma di rancore verso chi aveva “osato” criticare i miei vini. 

La mia  prima “stroncatura”  arrivò nel gennaio del 2008, sulle  pagine  di un  blog che recensiva con queste parole il mio Romanico 2005: “Ne avevo letto bene  di questo  vino,  un cesanese del piglio dell'azienda agricola Coletti Conti, di cui ho assaggiato il 2005. I due cesanesi laziali, sia quello del piglio che quello di affile, sono vini sempre vicini a diventare qualcosa di buono,  ma mai arrivano al risultato. Considerate che  qualcuno,  direi  eccessivamente, associa i cesanesi  del  piglio, in particolare, alla dizione "pinot noir del sud". Pur avendone gradito altri, questo in particolare non mi è piaciuto per niente. E dire che dall'aspetto non  si  presentava neanche  male. Eccessivamente morbido, al punto di risultare spesso dolciastro coprendo totalmente la tannicità. In bocca non è risultato per nulla persistente, e troppo  minerale.  Il tutto è stato poi condito da  un'enorme quantità di posa che si era creata nella bottiglia. Di conseguenza il costo (tra i 15 ed i 25 euro) non è assolutamente giustificabile. Stefano.” 

Credetemi, quella notte non chiusi occhio e,  per diversi giorni, un sordido senso di vuoto rese assai cupo il mio umore: "eccessivamente morbido”, “dolciastro”, “per nulla persistente”, “il costo (tra i 15 e i 20 euro) non è assolutamente giustificabile”... In pratica, incapace e ladro!

Cosa  avrei dovuto  fare? Cambiare lavoro alla velocità della luce?Oppure pensare  che quello Stefano non capiva niente di vino, insultarlo e magari citarlo in giudizio per danni?

La verità è che Stefano aveva legittimamente espresso il suo pensiero e che mi conveniva riflettere bene sulle sue considerazioni, perché le sue erano considerazioni che venivano da uno che si siede al ristorante ed ordina una mia bottiglia: erano, cioè, le considerazioni di un mio “datore di lavoro” (o, grillescamente parlando, di stipendio)!

Oggi, se incontrassi Stefano, non avrei alcuna difficoltà nello stringergli la mano. Le mie “disavventure” con la critica non finiscono qui: è rimasta scolpita nella mia memoria la bocciatura subita da un Romanico 2007 (5 Grappoli di Duemilavini e Tre Bicchieri del Gambero Rosso) accreditato di 14 miseri punticini nella guida Vini d’Italia dell’Espresso; ciò non mi ha impedito di serbare la massima stima ed amicizia per Giampaolo Gravina, uno dei principali artefici di quella guida, una guida che mai ha riservato al sottoscritto un gran  trattamento. Tra l’altro, l’attestazione  di  stima  per  Giampaolo non è solo formale: durante l’ultimo Vinitaly  si è svolta una degustazione verticale del Romanico, con tutte le annate fin qui prodotte (dalla 2003 alla 2009) e Giampaolo è stato invitato sul palco, dove ha affermato  che non  riesce  ad iscrivere il  Romanico  nel  club dei grandi  vini.  

Anche in questo  caso,  le critiche potranno non  far  piacere, ma sono e restano un indispensabile strumento di riflessione, stimolo e crescita. Per carità, nessuno pensi che io voglia fare il “primo della classe” ed ergermi a modello di comportamento: intendo solo esprimere il mio personale punto di vista, un modo di vedere che, secondo me, porta solo benefici a chi produce. Non è fair play: è convenienza!
Ed allora, chi produce deve accettare ogni critica? Deve subire qualsiasi giudizio negativo senza reagire in alcun modo? 

No, un limite c’è! Il limite sta nella buona fede e nella buona educazione di chi scrive recensioni: un conto è esprimere un motivato giudizio negativo su un prodotto, altro è calpestare la dignità di un produttore. Giudizi irridenti e spocchiosamente supponenti dati da giornalisti della cui competenza in fatto di vini è lecito dubitare, vanno al di là del limite dell’accettabilità e sconfinano nella pura maleducazione.
 
Un esempio? Eccovi serviti: "Il Cesanese del Piglio Hernicus alza 15 gradi, ottimo quindi per scaloppine e zabaione (consigliamo  vivamente alla Coletti Conti, ambiziosa  azienda  anagnina, di darsi una regolata in  quanto ad  alcol, magari  allargando gli  impianti,  cambiando potatura, raccogliendo l’uva un po’ prima, vedano loro, non è che possiamo insegnargli il mestiere.
Parte della colpa è nostra che ci ostiniamo a ordinare Cesanese, più una partita persa che un vino (vedi Diva Bottiglia). Camillo Langone» da IL FOGLIO del 26 giugno 2009
".


Ecco, in questo caso al dottor Langone che, con garbo oxfordiano, scrive usando il plurale majestatis, non stringerei mai la mano...
Neanche perderei tempo a consigliargli di continuare ad occuparsi di recensioni di messe (si,  non si tratta  di  un  refuso o della  mia  immaginazione,  trattasi  proprio di  guide  delle messe: Camillo Langone, Guida alle messe, Mondadori, 2009, pp. 291, Euro 15,00): haiu che fari! (per i non calabresi: ho ben altro da fare!).

Il caso di Andrea Petrini è ben diverso: non si tratta di un recensore di messe,  ma di un autentico  appassionato,  assai  competente  nonché sincero amante e difensore  del Cesanese. 
I suoi giudizi, non lusinghieri, possono essere condivisi o meno, ma trovano riscontro in altri commenti su Rosso Cesanese scritti da altri giornalisti e bloggers presenti all’evento; ed allora? Dov’è il problema? Il problema sta nei modi! Andrea  Petrini non me ne vorrà, ma, se la sua recensione ha  suscitato qualche risentimento (mentre sono passate sotto silenzio le critiche nella sostanza altrettanto in linea di Macchi e di altri) è perché, in alcuni casi, è stato eccessivamente diretto e qualche produttore può essersi sentito colpito. Ma,  sono  certo  di  poterlo  scrivere,  se  qualche eccesso  c’è  stato,  questo  si  deve all’amore  autentico  di  Andrea  per  la  nostra denominazione.  
Poi, e scusate se è poco, Andrea ci ha messo la faccia, con sincerità e lealtà, e non ha usato toni irridenti e sprezzanti: si è limitato ad esprimere giudizi negativi lì dove  i  vini  non lo  hanno  convinto. Qualche piccolo  eccesso (del  tutto  veniale) ha  fatto rumore perché qualcuno non vuole accettare critichenegative, auspicando esclusivamente aspersioni di incenso (il riferimento alle messe è puramente casuale).
 
Vivo quotidianamente il fermento del nostro territorio ed ho validissime ragioni per ritenere che la qualità media dei vini del nostro comprensorio crescerà, nei prossimi anni, in modo esponenziale: Andrea sarà tra i più felici nel poterlo constatare e, sotto sotto, potrà anche pensare  di  aver  contribuito,  con  le  sue  critiche,  a  stimolare  l’orgoglio  dei  produttori spingendoli verso il conseguimento di risultati migliori. 

Si, io ad Andrea Petrini stringo la mano, con affetto e stima.
 
Anton Maria COLETTI CONTI

Cantine Aperte nel Lazio 2011


Il 28-29 maggio 2011 di nuovo Cantine Aperte in tutte le regioni d’Italia e si annuncia già per le oltre 1000 cantine socie come un evento di grande rilievo; Diciassettesima edizione per il Lazio che aprirà le sue cantine agli appassionati. Il vino laziale in costante aumento di qualità e sempre più apprezzato si propone quale protagonista e motivo d’interesse per Turisti, Tour Operators, Buyers e Opinion Leaders


Tante le manifestazioni che allieteranno gli enoturisti nelle aziende, che saranno accolti come veri amici dai migliori produttori associati, guidati tra botti e gallerie, per degustare il loro vino abbinato ai prodotti tipici dell’agricoltura locale nell’Angolo Dei Sapori (Olio extravergine di oliva, Pane, salumi, formaggi, porchetta, prodotti biologici e sottolio, dolci, miele, marmellate ed altre golosità) per promuovere oltre al vino i prodotti agricoli e gastronomici dei territori della Regione Lazio, poiché la qualità e la varietà delle produzioni agricole e alimentari tipiche sono la storia del territorio e della gente che lo popola. E’ dal 1994 che il Turismo del Vino del Lazio sostiene la più grande festa regionale in onore del buon vino. Dalle testimonianze raccolte dagli enoturisti è possibile tracciare un profilo di chi è l’enoturista oggi. Un visitatore sempre più attento al territorio e alle sue bellezze, che unisce la passione del vino, alla cultura e alla tradizione del territorio che va a visitare. 


A tal fine anche quest’anno l’Associazione del Lazio organizza “A pranzo con il vignaiolo” (a prezzi fissi e contenuti); un evento particolare, una tavola piena di entoturisti che non si conoscono, ma che sono accomunati dalla passione per il pianeta vino e a cui i produttori offriranno per ogni piatto il vino in abbinamento.  

LE AZIENDE CHE PARTECIPANO:

  • - L’az. Agr. Cantina del Tufaio a Zagarolo (RM) degustazione dei vini e dello spumante, fiore all’occhiello dell’azienda abbinati a prodotti tipici del territorio e visita guidata presso il vigneto e la grotta scavata nel tufo. Domenica 29 “A pranzo col vignaiolo” menù degustazione a prezzi fissi e contenuti. Prenotare ai numeri Tel. 06 – 9524502 begin_of_the_skype_highlighting              06 – 9524502      end_of_the_skype_highlighting Cell. 339 – 6380419 begin_of_the_skype_highlighting              339 – 6380419      end_of_the_skype_highlighting: Per informazioni visita al sito: www.cantinadeltufaio.it
  • - L’az. Agr. Casale Marchese Frascati (RM) visita alla cantina e al vigneto, degustazione di vini abbinati ai prodotti tipici castellani e alla focaccia fatta in casa. Visita al mercatino dell’antiquariato (Tel. 06 – 9408932 begin_of_the_skype_highlighting              06 – 9408932      end_of_the_skype_highlighting – www.casalemarchese.it).
  • - L’az. Agr. Donnardea ad Ardea (RM) offre agli enoturisti visite guidate in vigna, nei giardini e in cantina con degustazione di prodotti tipici. Durante la giornata Domenica i Legionari della Legio Secunda Parthica Severiana presenteranno nel parco tecniche di combattimento, manovre di marcia didattica degli equipaggiamenti e verranno raccontati i vini “così oggi al tempo dei romani”; per chi lo desidera “A pranzo col vignaiolo” a prezzi fissi e contenuti, prenotazione ai numeri 06 9115435/3338359229. (www.donnardea.it)
  • - L’az. Agr. Castello di Torre in Pietra a Torrimpietra (RM) propone in degustazione ai propri vini, ricette a base di prodotti dell’azienda (ceci, farro, etc); scelta di formaggi di pecora dell’Isola del formaggio di Sergio Pitzalis, e con gli ortaggi biologici dell’Azienda Caramadre, mostra di rose antiche, “Rose & Rose Emporium”. Durante la giornata di domenica visita guidata all’interno delle antiche cantine e la tradizionale passeggiata in bici fuoristrada (Tel./fax 06 – 61697070 – cantina@castelloditorreinpietra.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – www.castelloditorreinpietra.it).
  • - L’Az. Agr.Cavalieri a Genzano di Roma (RM) degustazione vini dell’azienda abbinata a prodotti tipici del territorio, - Via Laviniense, 47 (tel. 069377296, sito www.agriturismolameridiana.eu). Info (Tel./fax 069375807 sito www.aziendaagricolacavalieri.it).
  • - Az. Vinicola Casale Cento Corvi Menadi S.r.l. Cerveteri (RM) Visita ai vigneti e all’azienda, presso lo show room degustazione guidata dei vini, con abbinamento a prodotti tipici del territorio cerite. La giornata prosegue con una passeggiata guidata dal G.A.R. (Gruppo Archeologico Romano) di Cerveteri alla scoperta della Necropoli della Banditaccia (sito UNESCO) per sottolineare il forte legame con il territorio e la cultura etrusca. Prenotazioni e info Tel. 06 –9903902 begin_of_the_skype_highlighting              06 –9903902      end_of_the_skype_highlighting, www.casalecentocorvi.it.
  • - Nell’Az. Agr. La Luna nel Casale l’azienda apre le porte agli entoturisti con visita ai vigneti, alla cantina, degustazione dei vini dell’azienda abbinati ai prodotti tipici. Tel. 347 8248506- sito www.lalunanelcasale.it
  • - Nell’Az. Agr. Tenuta di Pietra Porzia a Frascati (RM) l’azienda apre le porte agli entoturisti con visita ai vigneti, alla cantina, degustazione dei vini dell’azienda abbinati ai prodotti tipici dei castelli e bruschette con olio aziendale. (tel. 06-9464392 begin_of_the_skype_highlighting              06-9464392      end_of_the_skype_highlighting).
  • - Nella Tenuta Le Quinte a Colonna (RM) degustazione guidata dei vini in abbinamento a prodotti tipici del luogo (Tel. 06 – 9438756 begin_of_the_skype_highlighting              06 – 9438756      end_of_the_skype_highlighting).
  • - Nell’Az. Agr. Terre del Veio, loc. La Storta, (RM), Degustazione vini dell’azienda con assaggini prodotti locali, sabato 28 e domenica 29 maggio, ore 13.00, “A Pranzo con il Vignaiolo” cucina casareccia a prezzi fissi e contenuti, previa prenotazione al numero 06-30888470 begin_of_the_skype_highlighting              06-30888470      end_of_the_skype_highlighting, per la giornata di domenica è stata fatta richiesta ai Beni Culturali per la visita alla tomba etrusca dei “Leoni Ruggenti”, adiacente ai vigneti aziendali, dalle 10.00 alle ore 13.00.
  • - Nell’az. Agr. Cantina Sant’Andrea a (Sabaudia) Terracina (LT) visita ai vigneti e alla cantina, degustazione guidata dei vini abbinata a prodotti tipici locali. Sia il 28 che il 29 maggio l’azienda organizza a “Pranzo con il vignaiolo”, un menù con prodotti del territorio in abbinamento ai vini aziendali, previa prenotazione al n. 0773 – 755028 begin_of_the_skype_highlighting              0773 – 755028      end_of_the_skype_highlighting (www.cantinasantandrea.it).
  • - Nell’az. Agr. Ganci e Milone a Borgo Grappa (LT) Visita in cantina e ai vigneti, degustazioni di vini e prodotti con specialità tipiche pontine; Sabato 28 maggio “A pranzo con il Vignaiolo” con pietanze dal gusto siciliano e con i prodotti dell’agro pontino abbinati ai migliori vini (previa prenotazione), domenica 29 degustazioni e i ragazzi dell’Istituto Agrario di Borgo Piave faranno vedere come nasce un formaggio. Ulteriori informazioni (Tel Fax 0773 – 208219, info@cantinaganci.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ).
  • - Nell’az. Agr. Casale del Giglio a Le Ferriere (LT) visita alla filiera di produzione (cantina, vigneti etc.), degustazioni guidate dei vini prodotti dall’azienda con abbinamento di pane casereccio, pecorino romano (Brunelli), porchetta di Ariccia, crostate con confettura di albicocca, produzione artigianale dell’azienda (Tel. 06 – 92902530 begin_of_the_skype_highlighting              06 – 92902530      end_of_the_skype_highlighting). Tel. 0692902530 sito: www.casaledelgiglio.it
  • - Nell’Az. Agr. Marco Carpineti a Cori (LT) l’azienda apre le porte agli enoturisti con visita ai vigneti, alla cantina, degustazione dei vini dell’azienda abbinati ai prodotti tipici del territorio locale. (Tel. 06-9679860).
  • - Nella Tenuta Pietra Pinta a Cori (LT). Visita ai vigneti e alla cantina, degustazione di vini abbinati a prodotti tipici. L’azienda Pietra Pinta in occasione di Cantine Aperte il 29 maggio organizza presso il proprio agriturismo un pranzo a base di prodotti tipici accuratamente selezionati in abbinamento ai propri vini. E’ gradita la prenotazione. Info 06-9677151/06-9678001; www.pietrapinta.com; pietrapinta@pietrapinta.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Via Provinciale “Le Pastine” km. 20.200.
  • - Nell’Antica Cantina Leonardi a Montefiascone (VT) visita guidata ai vigneti e alla cantina con degustazioni di vino con prodotti tipici dell’alta Tuscia (olio, salumi e tozzetti con nocciole). (Tel. 0761 826028 begin_of_the_skype_highlighting              0761 826028      end_of_the_skype_highlighting).
  • - Nella Tenuta Ronci Di Nepi a Nepi (VT) l’azienda apre le porte agli entoturisti con visita ai vigneti, alla cantina, per degustare i vini e i prodotti della gastronomia locale. (Tel. 0761-555125 begin_of_the_skype_highlighting              0761-555125      end_of_the_skype_highlighting), www.roncidinepi.it.
  • - Nell’Az. Agr. Casale della Ioria ad Anagni (FR) l’azienda apre le porte agli entoturisti con visita ai vigneti, alla cantina, degustazione dei vini dell’azienda abbinati ai prodotti tipici della provincia di Frosinone (salumi e formaggi). (Tel. 0775-56031 begin_of_the_skype_highlighting              0775-56031      end_of_the_skype_highlighting ¡V cell. 3356403079).
  • - Nell’Az. Agricola Vini Giovanni Terenzi degustazione di vini e dei prodotti tipici nei vigneti, alle ore 11,15 e 17. Tel./fax 0775 595466 www.viniterenzi.com.

La verticale di Taurasi Campoceraso di Mario Struzziero


Senti parlare Mario Struzziero e capisci che c’è qualcosa che non va, le tue orecchie stanno ascoltando un uomo che il moderno marketing farebbe a pezzi in un istante. Intimidito, tra giornalisti, sommelier e schiere di appassionati, con un filo di voce ci racconta che:”…quello che avete nel bicchiere è un campione di botte, si tratta del Taurasi Campoceraso 2004". 

D u e m i l a q u a t t r o, me lo ripete, lentamente, anche il simpatico vecchietto petulante che ho accanto. 

Mario rincara la dose spiegando che questo millesimo:”..è uscito dopo aver saltato l’annata 2002 e 2003. Non ci ha convinto nemmeno la 2005 e la 2006 per cui non uscirà nulla”. 
Ripensi, ad esempio, al Solaia 2002 “Annata Diversa” e cominci a pensare che davanti a te c’è un vignaiolo e, soprattutto, un galantuomo di altri tempi, così diverso dal manager vitivinicolo moderno da sembrare finto.
Il vino, il loro vino, lotta contro il tempo e, soprattutto, resiste alla pressioni dell’ignorante quanto esigente mercato che cerca prodotti subito pronti e disponibili per poi prendere per il collo il vignaiolo che non riesce a vendere come l’utopia gli aveva promesso.
Attualmente in commercio ho l’annata 2001, i vini escono solo quando riteniamo che per noi siano pronti” ci dice tra l’orgoglioso e il timoroso.

Struzziero e Pignataro
Rivedendo il curriculum della famiglia Struzziero capisci che, nel mondo del vino, quelli fuori posto non sono loro. Anzi, dovrebbero andare alla Bocconi per un seminario MBA su come si gestisce un’azienda nel tempo perché gli Struzziero sono una solida realtà irpina dal 1920, da quando il signor Elisiario, nonno di Mario, ha capito che serietà e tradizione sono le uniche armi vincenti del vignaiolo che ben conosce le potenzialità del suo territorio.

Mario con suo padre. Fonte: Luciano Pignataro
Quel rispetto contadino è passato da una generazione all’altra fino ad arrivare a Mario, enologo dal 1989, che assieme al padre Giovanni, ancor oggi, è in grado di gestire con amore i 13 ettari del suo vigneto composto da fiano, greco e aglianico.
Il Taurasi “Campoceraso”, proposto in verticale dal 1977 al 2004, è il Cru aziendale ottenuto da uve aglianico derivanti dai vecchi vigneti di Venticano e Torre Le Nocelle. Vinificazione e affinamento nel corso degli anni non hanno subito stravolgimenti: il “credo aziendale” prevede solo lunghe macerazioni sulle bucce e affinamento in botti di rovere di Slavonia da 10 hl.


2004 (campione di botte): inizialmente soffre un po’ di riduzione ma col tempo l’aglianico si apre su note prettamente fruttate di amarena e, in generale, di un frutto rosso bello turgido. L’evoluzione si percepisce appena visto che le note di tabacco e liquirizia sono solo accennate. In bocca stupisce per il buon equilibrio già raggiunto, per la sapidità e per una vena acida che, per dirla alla Paolini, è più verticale che trasversale. E’ solo all’inizio del suo viaggio ma durerà molto a lungo.


2001: è l’annata attualmente in commercio e, se questa è l’impronta di Struzziero, capisci subito la qualità media delle loro produzioni. Il frutto è in secondo piano, all’olfattiva predominano i fiori rossi secchi, la prugna, la vena balsamica, il caffè. Al sorso godiamo per l’equilibrio tra ogni componente del vino che, rispettando quando avevamo percepito al naso, ci accompagna in una lunga persistenza giocata su eleganti aromi terziari.

1997: vista l’annata ti aspetti la sòla, come si dice a Roma, ed invece la fregatura te la danno i tuoi pregiudizi. Questo aglianico ha qualcosa in più dei suoi colleghi nebbiolo e sangiovese, perché al naso, nonostante l’evoluzione, è profondo, per nulla scontato mentre alla gustativa risulta ancora teso, avvolgente, con un tannino perfettamente fuso all’interno di un vestito strutturale dove tutto è eleganza e suadenza.

1990: è stato il mio preferito, lo premetto, e i motivi sono molto semplici: è un Taurasi commovente perché al suo interno c’è la memoria del gusto e il gusto della memoria. E’ un vino che forse non esiste più, ha una linea d’antan, tremendamente fuori moda ma, nonostante tutto, rimane un classico almeno per me che amo certi odori e certi sapori di cantina, di antico. Non pensate male, il vino è perfettamente vivo, equilibrato, è un pezzo di cuore di Struzziero…

1977: il bicchiere questa volta oltre che riportarci memorie di un passato orgoglioso ci mostra che un vino, se prodotto con amore e rispetto, può donare dopo 34 anni ancora emozioni. E’ questo un aglianico del tutto spogliato delle sue dure essenze giovanili, qua si percepisce ormai un’anima “dolce” dove le sensazioni di cola, frutta secca, cera, olio per mobili la fanno da padrone sia al naso che in bocca. La freschezza croccante e verticale della 2004 è un lontanissimo ricordo, ora la spinta acida serve solo per accompagnare una beva metafisica che riempie più la testa che la pancia.


Ulteriori appunti di degustazione li trovate anche su L'Arcante.

Il Fiano di Avellino Vigna della Congregazione è l'espressione anarchica di Montefredane

Parlare con Antoine Gaita, il Luigi Tecce del Fiano come lo definisce Pignataro, è un’esperienza che tutti gli appassionati di vini dovrebbero fare perché, pragmatico come pochi, parlandoti fornisce sempre un punto di vista “alternativo” alle classiche chiacchere da wine bar, soprattutto quando tocchi il discorso delle “pratiche enologiche” di cantina. 

Da ingegnere chimico, infatti, Antoine ci tiene a sottolineare che a Villa Diamante certi trucchetti non si fanno, soprattutto quando si parla di gomma arabica. Di questa sostanza legale, va sottolineato, ha parlato in passato soprattutto Carlo Macchi che a più riprese su Wine Surf ha spiegato e fatto spiegare dagli enologi le funzioni chimiche di questa sostanza. Antoine, senza troppi giri di parole, mi ha confermato che, al giorno d’oggi, la gomma arabica è il prodotto enologico più venduto. Sapete cosa fa questa sostanza? In pratica, oltre a prevenire intorbidamenti e precipitazioni in bottiglia, rende il vino più morbido, piacione, meno tannico andando a migliorare, negli spumanti, anche il perlage.




Ma siamo a Villa Diamante per cui basta intristirci con intrugli vari! Voglio parlare di Fiano e della sua massima espressione: il Vigna della Congregazione.

A Montefredane, provincia di Avellino, Antoine e sua moglie Diamante posso vantare un terroir d’eccezione per il loro vigneto di Fiano, circa tre ettari a conduzione biologica, le cui radici si incuneano tra strati di argilla e roccia, definita in zona “sassara”, che affiora nella vigna vecchia e che si interpone col suolo argilloso

In cantina non si filtra, non si chiarifica, si usano lieviti selezionati, si affina quasi esclusivamente in acciaio e lunghe permanenze sul feccino di fermentazione. Il vino deriva dall’uva che si è vendemmiata per cui questo deve avere pregi ed eventuali difetti dell’annata e del lavoro del vignaiolo.

Antoine Gaita - Foto: Luciano Pignataro

Il Fiano di Avellino “Vigna delle Congregazione” è il simbolo di Villa Diamante, un vino derivante da un leggero appassimento in vigna dell’uva la cui prima annata, la 1997, mi dicono essere ancora in splendida forma. Con Antoine abbiamo degustato tre annate: 

Vigna della Congregazione 2009 Fiano di Avellino Docg: praticamente un pupetto in fasce che però rivela fin da subito il suo carattere dotato di forte mineralità fusa a nota più “dolci” di camomilla, paglia, erbe officinali e frutta gialla. Bocca caratteristica, sapida, fresca, tesa, dotata insomma di tutti gli attributi per sostenere un bel finale lungo e fragrante. 

Vigna della Congregazione 2007 Fiano di Avellino Docg: l’annata calda ci svela un fiano “tondeggiante”, una bella signora mediterranea che ha fianchi pronunciati ed accoglienti. Miele, zenzero, cotognata sono le prime sensazioni olfattive che escon fuori accanto alla meno marcata ma immancabile mineralità. Bocca fresca, per nulla molle, che accompagna una bevuta più di pancia che di testa.

Vigna della Congregazione 2005 Fiano di Avellino Docg: sei anni cominciano appena a sentirsi, le essenze aromatiche si fanno più complesse, voluminose, c’è la mela renetta, il mallo di noce, la speziatura del curry, il rosmarino e l’immancabile tocco di roccia. Al sorso la struttura del vino è ben retta dalla trama acido-sapida che, anche stavolta, sovrintendono in finale pieno e persistente su percezioni di frutta, fiori, erbe e mineralità fumè.

In cantina da Damiano Ciolli!


Maggio è il mese ideale per fare una gita fuoriporta e per calpestare la terra. Perché allora non andare a trovare uno dei grandi vignaioli del Lazio?

Damiano Ciolli ci ospita nella sua piccola tenuta di Olevano Romano dove trascorreremo una giornata all’insegna della natura e del buon vino. Faremo visita ai vigneti aziendali, alla cantina di vinificazione per poi passare alla tavola dove, dopo un pranzo contadino a base di prodotti tipici, ci dedicheremo a scoprire e degustare tutte le annate prodotte del Cirsium, vino premiato quest’anno dalla guida Slowine 2011.

Fonte: Rosso e i suoi fornelli
Appuntamento: Domenica 29 maggio ore 10.30 uscita Valmontone dell’Autostrada Roma-Napoli.

Costo 15€ soci Slow Food (20€ non soci)

Per info e prenotazioni:  377/1615140

Ciro Picariello ci manda a...lavorare!


Avere un appuntamento con Ciro Picariello e sua moglie Rita, nella cantina di Summonte (AV), significa immergersi nella loro realtà di piccoli produttori artigianali e farsi un bagno di umiltà che troppo poco spesso fanno i critici del vino i quali, troppo spesso, parlano di cose che conoscono appena. 
Arrivi che vorresti spaccare il mondo, aprire tutta la verticale del loro Fiano ed invece, sorridendo, ci dicono che hanno bisogno di una mano per imbottigliare.

A questo punto lasci da parte tutti gli strumenti fighettini del wine blogger d'assalto e ti immergi nel mondo reale del vignaiolo che è fatto di poca frivolezza e molta concretezza.
L'artigianalità e la conduzione familiare le respiri a pieni polmoni perchè accanto a te c'è tutta la famiglia Picariello che si danna l'anima per imbottigliare in tempo tremila bottiglie da mandare in Norvegia.



Solidarietà tra produttori...
Tre persone, una piccola imbottigliatrice semimanuale e quattro mani, che dopo diventeranno dieci, che prendono e stivano le fredde bottiglie sporcandosi di un rosso sublime.
Il resto della mattinata è fatto di piccole grandi emozioni: una breve passeggiata per la vigna storica di Fiano, la mega pizza margherita in famiglia per rifoccilarci dalla "fatica" quotidiana, la conoscenza di Mauro Erro che ringrazio,  oltre per la competenza, anche per aver fatto aprire a Rita un Fiano 2004 da lacrime.


Il suolo del Fiano
Immergersi solo per poche ore nella dura giornata del vignaiolo, tra speranze e paure, è la vera sfida per chi vuole parlare di vino. Tutto il resto è fuffa!

Di spalle col capello marines

Verso Sud


Picariello

Villa Diamante Fonte: Luciano Pignataro Wine Blog
Maltovivo Fonte: Mondo Birra

 

L'asta del vino di Madoff


Vi ricordate di Bernard Madoff?


Questo "simpatico" personaggio è l'ex presidente della borsa Nasdaq che, qualche anno fa, ha architettato una delle più grandi frodi finanziarie di tutti i tempi causando ammanchi stimata tra i 23 e i 65 miliardi di dollari.

Bene, per cercare di far recuperare qualcosa ai suoi clienti, si è tenuta a New York un'asta on line dove sono state vendute le bottiglie di pregio della collezione privata dell'imprenditore ora in carcere.

In vendita c'erano etichette come Chateau Petrus 1975, 12 bottiglie di Chateau Mouton Rothschild 1996, sei bottiglie di Tignanello Antinori 1997, sei bottiglie di Chateau Beychevelle 1990, una bottiglia Chateau Cheval Blanc 1964 ma anche alcune bottiglie di Cinzano perché, chiaramente, si è deciso di mettere all'incanto tutti i vini della sua cantina di Palm Beach.
Fonte: http://money.cnn.com
L'asta, secondo quanto riportanto dalla Cnn, è stato un sucesso visto che il ricavato complessivo è stato circa il doppio dei 21.000 dollari stiamati.
Il lotto che ha fruttato maggiormente era composto da 12 bottiglie di Chateau Mouton-Rothschild del 1996, vendute per 6.800 dollari.
Il ricavato dell’asta andrà al fondo per le vittime delle frodi architettate da Madoff; per la stessa causa il mese prossimo saranno messi all’asta tutti i beni rimasti nella casa di Palm Beach. 

Fonti: Cnn e Ticinonline

Penne (avvelenate) del vino


E’ sempre brutto leggere di un vino stroncato, è invece molto triste scoprire che la penna che lo ha condannato è iniettata di veleno, una punta che colpisce e tradisce senza farsi troppi problemi di coscienza.
Sì, la coscienza, quella cosa che dovrebbe fermare l’impeto sadico e vendicativo di chi spara infami sentenze per proprio tornaconto o per passare da gran figo.


Ci sono giornali e wine blog che usano la tastiera non per informare ma per attaccare produttori che non si sono inchinati al loro potere o che, magari, non hanno fatto comunella con loro elargendo favori di qua e di là.
Io posso essere una capra, sicuramente meno autorevole di molti guru che gravitano nel mondo del vino ma una cosa è certa: se sbaglio, e capita, lo faccio sempre in buona fede.

Ecco, capita anche che certi siti internet parlino benissimo di altri vini per poi scoprire che, come per magia, il redattore ha rapporti commerciali con quella azienda.
Ovvio, posso essere anche d’accordo con la valutazione del vino però, in questo caso, onestà intellettuale e buon senso dovrebbero far evitare certi conflitti di interesse.

Poi però penso a dove vivo e tutto, disgraziatamente, ridiventa tutto normale…..


Alberto Mattiacci: il sangiovese di Montalcino dal punto di vista aziendale.


Roma, 29 aprile 2011

Il prof. Alberto Mattiacci è professore ordinario alla Sapienza di Roma, dove dirige anche un Centro Ricerca sul Territorio, Turismo e Ambiente. E’ noto nel mondo del vino anche per essere uno dei consulenti del Consorzio del Brunello di Montalcino e il curatore del libro “Io e Brunello”, biografia imprenditoriale ed enologica di Ezio Rivella, presidente del Consorzio stesso.

Ho intervistato Mattiacci perché curioso di capire come l’asettico mondo universitario e aziendale possa inserirsi nelle questioni del sangiovese di Montalcino. L’intervista, penso, proporrà molti spunti di riflessione.

D: Come è iniziato il suo rapporto professionale con Montalcino?

R: Nel 2006, quando il Consorzio del Brunello ha incaricato un piccolo gruppo di ricercatori dell’Università di Siena, dove all’epoca lavoravo, ad effettuare un’analisi ad ampio spettro sul mercato relativo ai vini di Montalcino. E’ stato uno studio molto importante, credo, perché si è andato a tastare il polso della situazione, sia a livello internazionale sia in giro per l’Italia, anche sentendo le opinioni di tutti gli attori della filiera (produttori, distributori, consumatori) al proposito di queste importanti produzioni.

D: Perché era stato fatto questo studio?

R: Perché a Montalcino c’era e c’è un gruppo di produttori “illuminati e lungimiranti” che già allora avevano capito che, dopo aver beneficiato (più o meno passivamente) del trend positivo iniziato negli anni 90, quando il vino si vendeva quasi da sè, qualcosa stava cambiando. Lo studio diede loro ragione e pose in risalto la necessità delle aziende di adeguarsi proattivamente al cambiamento del mercato che iniziava a prospettarsi secondo me con decisione.

D: Sembra che negli ultimi mesi lo studio abbia ripreso vigore…

R: Sì, poco tempo fa ci siamo incontrati di nuovo per vedere un po’ di iniziare una fase due e riprendere il ragionamento allora interrotto, anche alla luce dello scandalo “Brunellopoli” e di questa crisi economica profonda che, mi rendo conto, può risultare difficile interpretare correttamente.

D: Come ha interpretato lo scandalo di “Brunellopoli”?

R: Personalmente mi sono indignato e sentito ferito, sia come italiano che come persona che conosce e vuole bene a Montalcino, per come lo scandalo è venuto fuori e per come i media se ne sono occupati. E’ stato un “infortunio” che secondo me in Francia non si sarebbe mai verificato. Premesso che le leggi vanno rispettate, e il disciplinare è certo una legge, un paese come l’Italia, che ha nel vino di qualità la prima voce nella bilancia dei pagamenti internazionali, migliaia di famiglie che vi lavorano, e che ha la fortuna di avere alcuni brand  internazionali come il Brunello o l’Amarone, avrebbe dovuto agire diversamente e non sulle prime pagine di una rivista. Soprattutto non si doveva far uscire questa notizia durante il “Vinitaly”, momento di massima esposizione mediatica del vino italiano. Chi ha fatto questo porta su sé, a mio avviso, un marchio negativo. La Francia avrebbe avuto più rispetto per se stessa, rispetto che in Italia non abbiamo, visto che non si guarda in faccia a nessuno, arrivando all’autolesionismo puro.
Comunque dalla ricerche che stiamo conducendo si evince con assoluta chiarezza che Brunellopoli non ha lasciato segno alcuno sull’immagine e considerazione di Montalcino.

D: Com’è oggi l’azienda Montalcino?

R: E’ molto disomogenea, difficile parlarne come di un “unicum”. Montalcino vive sé stessa a strati e gruppi: a seconda dei punti di vista ci sono i “contadini vignaioli”, i puristi, i tradizionalisti “buoni” e i modernisti “cattivi”, i nuovi arrivati (anche importanti) e i “ci-sono-sempre-stato”, poi ci sono le “grandi” aziende e via dicendo. Io vedo anche, e ciò mi fa essere ottimista, l’esistenza di un manipolo di aziende “modello” guidate da imprenditori intelligenti e intellettualmente onesti, che hanno capito che produrre un vino di qualità non basta più, perchè occorre anche comunicarlo e fare marketing di relazione coi clienti.
Di contro, ciò che mi preoccupa di più è l’esistenza di produttori che non percepiscono o non vogliono percepire il pericolo imminente su Montalcino.

D: Un pericolo in termini di vendite?

R: Le vendite sono il meno. Guardi, fin dal 2006 ho usato l’espressione qui si rischia di lasciar “rompere il giocattolo”. Montalcino è sempre stato un bel giocattolo finchè il mercato, certe azioni intelligenti di alcuni produttori e la forza della moda lo hanno permesso.
Oggi questo giocattolo si sta rompendo e pure velocemente: lo dice la curva dei volumi prodotti e venduti di Brunello, che cresce, e la curva dei prezzi che contemporaneamente diminuisce. Qualunque, e sottolineo qualunque, amministratore delegato di azienda vedendo questi dati licenzierebbe il suo direttore commerciale e il suo direttore di marketing e, nel contempo, si farebbe guidare da una società di consulenza per rimettere in piedi il portafoglio prodotto e per creare una strategia di mercato nuova.
Vede, oggi Montalcino soffre terribilmente della progressiva perdita del controllo sull’offerta. In questo territorio vengono vendute 10-12 milioni di bottiglie da circa 250 operatori, molti dei quali sono in mano alla distribuzione che ha sempre più il coltello dalla parte del manico. Quando ciò avviene è un guaio perché i prezzi finisce per deciderli lei, la distribuzione, e di conseguenza i produttori finiscono per esser presi al collo e, a cascata, la qualità del prodotto tende a cedere (perché non è più sostenibile). E quando la distribuzione poi diventa la grande distribuzione, allora i guai sono ancora più seri, perché quei signori sanno come si fanno certe cose, mentre i piccoli produttori, temo, no. Non è un gioco ad armi pari, insomma, e chi ci rimetterà non sono certo i commercianti.

D: Quindi esiste anche un problema di qualità?


R: Certo che esiste, non lo dico mica io, che sono un mediocre degustatore! Tuttavia mi si dice che è molto limitato e marginale. Il punto vero è che di vino buono in giro ce n’è tantissimo e anche a molto più buon mercato del Brunello. Questo lo sanno anche i “cittini” montalcinesi, ma non capisco perché ci si ostini a far finta che al Brunello di Montalcino basti la qualità per vendere a prezzi alti … sarebbe l’unico caso al mondo, considerando non solo il vino ma ogni tipo di prodotto!

D: Come si risolve il problema?

R: Semplicemente riprendendo in mano l’offerta attraverso una grossa coesione tra i produttori che hanno tutte le armi per risolvere la questione. Ci vuole del coraggio. In agricoltura, me lo insegnano loro, c’è il tempo della semina, quello della raccolta e quello in cui il terreno riposa. Oggi e per i prossimi tre anni, secondo me, non è tempo di raccolta.

D: Il paventato cambio di disciplinare del rosso di Montalcino rientra tra le misure da prendere per migliorare la situazione?

R: La struttura produttiva di un’azienda sana e normale dovrebbe avere una forma piramidale dove alla punta c’è il prodotto di maggiore prestigio, prodotto in poche unità, e alla base il prodotto “più popolare” realizzato su larga scala.
A Montalcino è esattamente il contrario: c’è molto più Brunello che Rosso e il primo si trova alla base della piramide.
La mia opinione è che si deve ricreare la piramide, aumentando contemporaneamente la tensione sulla qualità. Se queste due cose andranno assieme, nell’arco di tre anni, si potranno risolvere tanti problemi.

D: Ricreare la piramide significa produrre molto Rosso e poco Brunello?

R: Esatto! E questo lo fai, è  una mia opinione e magari i tecnici inventaranno altre vie, sia declassando in parte il vino atto a diventare Brunello, generando volume per questo vino, sia utilizzando altri vitigni per produrre il Rosso.
Sono convinto, e la ricerca che sto facendo lo dimostra nettamente, che il dibattito sul disciplinare del Rosso sia un puro non senso perché il suo consumatore che è medio non ha nessuna cognizione di cosa sia. Discorso diverso è per il Brunello, dove invece, secondo me, il disciplinare è una cosa importantissima.

D: Al consumatore non importa come è fatto il vino?

R: Secondo lei la gente sa come è fatto il Chianti? O il Bordeaux? Ma lei pensa che la gente, non l’appassionato, ma il “bevitore della domenica” sa che nel Brunello c’è Sangiovese al 100%? Ma ripeto, per il Brunello il discorso è diverso: là il disciplinare è importante.
Sono in disaccordo con quegli esperti che sostengono che il consumatore deve, e vuole, sapere tutto sul disciplinare di produzione. Non concordo con le esagerazioni “mistiche” e le guerre di religione su questo regolamento di manifattura. Credo che un po’ di razionalità e meno emotività e partito preso, gioverebbero al confronto. Per meglio comprendere il mio pensiero le faccio un esempio: quando una persona acquista una Mercedes sa che quell’auto è affidabile anche se non sa quali sono tutti i passaggi di produzione che la rendono di qualità superiore.
In merito a Montalcino dovrebbe essere la stessa cosa! Acquistando un vino di questo territorio sai che stai scegliendo qualcosa che appartiene ad una categoria superiore di prodotto e sai che esiste una tradizione che ti dà garanzia e qualità.
Poi, detto questo, sono convinto che fare una modifica del disciplinare del Brunello sarebbe deleterio, però per il Rosso fissarsi sul vitigno mi sembra soltanto, lo dico con rispetto ma in fermo disaccordo con chi la pensa così, una battaglia di religione. Questa tipologia lavora su un mercato per il quale il disciplinare semplicemente, sottolineo, non esiste, è tutta una battaglia intellettuale, di contrapposizione tra diverse filosofie di produzione. Battaglie ideologiche, molto “toscane” (qui magari sta anche il loro fascino) alla stregua di quelle tra Guelfi e Ghibellini…

D: Lei pensa che ci sarà una svolta in questo senso?

R: Non ho elementi sufficienti per dirlo. Posso solo augurarmi che vi sia.

D: Perché la scelta è stata rinviata?

R: Il rinvio è stato saggio! Il dibattito è diventato subito un caso mediatico e in corrispondenza di “Benvenuto Brunello” era meglio evitare per non farsi del male. Ma vede che stavano per rifare il bis di Verona? Occorre che le scelte delicate, e il dibattito sano e vivacemente contrapposto che le sottende, siano tenute lontane dai momenti in cui i riflettori dei media sono accesi. È saggezza, non omertà. Il dibattito e il confronto, anche aspro, ci stanno sempre, ma devono svolgersi a porte chiuse, “sennò entra aria e le idee finiscono per sapere di tappo”

D: Cosa accadrà se non si prenderanno in considerazione queste proposte?

R: Personalmente ho le idee piuttosto chiare in merito e non sono ottimista a fronte di uno scenario che non vede Montalcino prendere con decisione in mano il proprio destino. A pagarne le conseguenze, del non fare nulla oggi, saranno prima o poi l’occupazione, le aziende e il territorio. Tanti imprenditori “vivacchieranno”, tanti andranno a gambe all’aria, tantissimi conferiranno le uve magari proprio a quelle aziende che oggi osteggiano, i terreni perderanno  valore (guardi che è già avvenuto rispetto a cinque-dieci anni fa) e con loro il valore patrimoniale delle aziende. Resteranno in piedi solo quelle aziende che attualmente hanno un brand mondiale, ma probabilmente a prezzo di una progressiva de-montalcinizzazione.
In sostanza, non credo che l’azienda Montalcino possa fallire, ma mentre oggi Montalcino è ancora un unicum, se non si fa nulla, un domani non vicinissimo ma nemmeno lontano, diverrà uno dei tanti posti del mondo dove si fa del vino buono. Non è proprio la migliore eredità da lasciare ai “citti” di Montalcino.

D: Quando ci sarà la prossima assemblea?

R: Mi sembra sia prevista fra fine maggio e giugno, ma non sono certissimo. Speriamo bene….

La Nouvelle Vague del Lambrusco: i vincitori


Ce l'abbiamo fatta, con notevole ritardo (non dipeso da noi) e tante scuse da parte mia e di Daniela, possiamo oggi proclamare il vincitore del concorso.


Tante le ricette che avete mandato, basta cliccare qua e vi renderete conto del successo che questo concorso ha avuto. Difficile, pertanto, scegliere la ricetta ideale che, premetto, è stata valutata sia per la sua presentazione, sia per la sua bontà, sia per come la ritenevamo abbinabile all'Albone, il lambrusco del Podere il Saliceto che, lo ripeto, rappresenta una delle migliori espressioni di questo vitigno oggi in Italia. Un "lambro" di grande bevibilità senza eccessi e voli pindarici.

Ebbene, dopo alcune discussioni tra i giudici, possiamo dire che il concorso non ha uno ma bensì due vincitori.
Mirco Mariotti e Piero Careddu!

ll primo a Casa Fuschini ha preparato dei pierogi transpadani davvero unici andando a fondere la cucina emiliana con quella polacca. E la videoricetta è stata magnifica!


Careddu invece ci ha conquistato il cuore con una ricetta atipica dove mare e lambrusco si fondono in tutta la loro mediterraneità e calore. Davvero un abbinamento unico e inconsueto!


A loro i nostri complimenti e le bottiglie de L'Argine di  Podere il Saliceto.


GRAZIE!