Aglianico del Vulture Basilisco 1999. E chi lo dice che il rosso lo bevo d'inverno?

L'azienda agricola Basilisco si trova nel territorio di Barile, una piccola cittadina a nord della Basilicata a due chilometri da Rionero. La tenuta di circa 20 ha. è incastonata in un paesaggio collinare di suggestiva bellezza, alle pendici del Monte Vulture. In questa terra vulcanica, straordinariamente vocata a dal particolare microclima, viene coltivato il vitigno Aglianico, l'antico ellenico, trapiantato dai Greci. I vigneti, felicemente esposti, declinano dolcemente dai 450 ai 300 m. di altitudine. La vinificazione e la conservazione del prodotto in botti di rovere, avvengono in una graziosa cantina del 1400, interamente scavata nel tufo e naturalmente temperata, nel rispetto della cultura e delle tradizioni del luogo. Nel 1992 nasce il primo Basilisco, con il preciso intento di valorizzare al massimo le potenzialità dell'Aglianico che, dopo essere raccolto manualmente, viene vinificato in vasche di acciaio per poi essere affinato in barriques per 18 mesi e, successivamente in bottiglia.
E' il classico vino che ogni appassionato tirerebbe fuori dalla cantina di inverno per goderselo magari davanti ad un camino acceso in compagnia di un bella bistecca al sangue mentre, invece,il sottoscritto lo propone in pieno Luglio davanti ad una grigliata mista in compagnia di un bel gruppo di amici che, di vino, a parte la mia ragazza, non ne capiscono un tubo. Un vino del 1999? Un vino di 10 anni? Sarà sicuramente aceto, mi dicono, buono per l'insalata mista. Con un gesto da mago Silvan prendo la mia bottiglia e la decanto in altro contenitore, in modo da confondere le acque e presentare a loro un vino.....diverso. Dieci anni e il colore rimane ancora un rosso rubino con un unghia lievemente color arancio, dieci anni e il vino esplode ancora in tutta la sua nota di frutta rossa matura resa ancora più complessa da sentori di humus, spezie nere, tabacco, grafite. Dieci anni e il tannino ancora scalpita anche se, ovviamente, il tempo lo ha reso più gentile. In bocca il vino è ricco di polpa, di nerbo, con la nota alcolica ancora in evidenza che rappresenta il timbro di garanzia dell'aglianico del vulture. Bellissima la persistenza finale.

E ora chi glielo racconta che hanno bevuto un grande Aglianico del 1999?

Il vino che vorrei con....Terre Colte

Vi piacerebbe diventare Enologi di un’azienda da semplici appassionati di vino?
Oggi è possibile grazie all’iniziativa di Terre Colte, azienda vinicola di Luogosano (Av)
www.terrecolte.com che ha lanciato l’iniziativa denominata “IL VINO CHE VORREI”. In pratica, chiunque può partecipare compilando, a partire dal primo settembre 2008, sul sito dell’azienda, un’apposita scheda con la quale esprimere le proprie preferenze circa il suo vino ideale. Le scelte verteranno sui tipi di uve da utilizzare e relative percentuali di assemblaggio, sul tipo di affinamento e invecchiamento e sulla filtrazione del vino. Non mancherà la richiesta di proporre il nome per il vino.
Naturalmente, la scheda è predisposta dall’enologo di Terre Colte, in modo da guidare le persone nella compilazione della scheda fornendo informazioni semplici sulle scelte più appropriate. Al termine dell’iniziativa, a giugno 2009, l’azienda valuterà le schede ricevuta e, attraverso il supporto dell’enologo, provvederà ad assemblare le proposte con maggiori percentuali, realizzando il vino prescelto dalla maggioranza dei partecipanti.
Per quanto riguarda il nome, verrà scelto mettendo a votazione i tre nomi ritenuti più validi.
Per finire, ogni bottiglia prodotta avrà un collarino riportante i nomi di tutti i partecipanti all’iniziativa, al fine di riconoscere ufficialmente a tutti il ruolo di “ENOLOGI” dell’azienda.

Bevuta...in una notta di mezza estate

Non ci può essere nulla di meglio, per sfuggire all'afa cittadina, che coinvolgere nove amici in una bellissima bevuta di champagne e spumante d'autore.

Iniziamo con una bella boccia di Perrier Jouet Cuvée Belle Epoque 1995: non si può certo partire meglio, un naso molto complesso che spazia tra note di albicocca, marmellata di limone inglese, nocciola, pietra focaia e lavanda. In bocca questo champagne ha ancora da dire visto che l'acidità, nonostante i 13 anni, è ancora sferzante. Buona la persistenza finale. Noi queste bollicine le abbiamo abbinate ad una straordinaria mortadella al tartufo. Sublime!

Si prosegue con un ospite teutonico, Kinheimer Rosenberg Riesling Spatlese 1994 Merkelbach: riesling molto interessante, all'olfattiva si sentono nette le note di frutta esotica, pompelmo e pesca matura. Col passare del tempo escono i sentori di fiori gialli e di minerali. L'acidità forse risente dell'età, ma in bocca rimane molto equilibrato. Grande l'abbinamento col crostino di salmone norvegese.
Proseguiamo con lo Spumante italiano, Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1992: mi aspettavo molto da questo vino ma sono rimasto deluso. Naso forse più complesso del primo champagne, dove regnano belle note di albicocca candita, granella di nocciola, fieno, frutta secca e humus. In bocca è equilibrato ma ha un finale corto, troppo. Perde tristemente il confronto col primo champagne. Qualcuno ha detto che è come uno stereo che spara la musica ad alto volume ma, questa, è di cattiva qualità.

Arriva la sorpresa della serata, Clos des Goisses 1982 Philipponnat (deg.1988): non conoscevo questa bottiglia, molto rara, e devo dire che forse nella vita enologicamente mi son perso qualcosa (fino ad ora però). Bottiglia in condizioni perfette e naso veramente strepitoso con splendide note di albicocca candita, noce moscata, zenzero, ferro, caramella mou, mogano, cipria, e ancora tanto altro... In bocca è ampio, ancora di bella struttura, con una carbonica di bel vigore. Chiude lunghissimo su note di frutta secca. Grande bottiglia e grande emozione!

Chiudiamo la batteria degli Champagne con Bollinger R.D. 1990 (deg. 03/2002): se non ci fosse stato il Philipponnat sarebbe stata la migliore bottiglia della serata. Naso molto complesso che gioca su note di nocciola, fungo porcino, sottobosco, albicoca, zenzero e legno di cedro. Palato di grande eleganza e finezza anche se meno persistente rispetto allo champagne precedente.

Finale dolce con Vin Santo 1988 Avignonesi: di un bel color mogano, si presenta al naso con sentori di fico secco, uva passa, mallo di noce, carruba, miele di castagno e caramello. In bocca, ancora una volta, si caratterizza per la struttura e la persistenza infinita. Potrebbe essere un gran vino dolce se non fosse per una nota volatile abbastanza fastidiosa. Prosit!




Vino fatto in casa....la nuova frontiera dell'enologia(?) made in USA...

Avete mai pensato di produrre un buon Amarone? Avete mai pensato di mettere nella vostra cantina decine di bottiglie di Montepulciano o Chardonnay con la vostra etichetta? Le nuove frontiere dell'enologia di massa sono aperte, per cui se volete diventare il nuovo Marchese Incisa della Rocchetta non dovete più usare terra, uva, sole e tanto lavoro....basta una semplice telefonata ed ecco a voi che la società E. C. Kraus http://www.eckraus.com vi manderà a casa uno stupendo kit per la produzione del vostro vino da bere nelle grandi occasioni. Con voi tutte le enoteche chiuderanno lo so. La ricetta è molto semplice, non bisogna studiare agronomia ed enologia, e perchè mai? Che servono ormai al giorno d'oggi? Basta seguire le semplici istruzioni della società e che trovate sul sito internet http://www.eckraus.com/wine-making-steps.html. Se non sapete l'inglese ve le sintetizzo:
  1. in base al tipo di vino che vuoi fare, taglia a pezzettoni la tipologia di frutta indicata nella confezione, stando chiaramente attento a togliere i noccioli grandi;
  2. mescola il tutto con quanto c'è nella busta che trovate nella confezione e metti il tutto, ad eccezione dei lieviti, nel fermentatore primario (che devi chiaramente comprare a parte) insieme ad un pò di acqua;
  3. lascia riposare per 24 ore;
  4. versa nel composto i lieviti che trovi nella confezione e fai fermentare per 5/7 giorni. Ovviamente la temperatura non è indicata, tanto a che serve?;
  5. passati i 5/7 giorni versa il tutto nel secondo fermentatore facendo attenzione, altrimenti POTRESTI COMPROMETTERE TUTTO, a non versare i sedimenti;
  6. attacca al secondo fermentatore il gorgogliatore http://www.eckraus.com/LK210.html e lascia che il mosto fermenti per 4/6 settimane o almeno finchè non diventi CHIARO......
  7. al termine della fermentazione, versa tutto nelle bottiglie e.....MUORI. Chiaramente se vuoi diventare biodinamico devi prendere un pò di residuo della fermentazione e metterlo nella bottiglia. Fa molto fico con gli amici.........
IO NON HO VERAMENTE PAROLE E VORREI CHIEDERE ALLE AUTORITA' ITALIANE COME SI POSSA PERMETTERE A UNA DITTA AMERICANA DI VENDERE PREPARATI PER PRODURRE VINI ITALIANI COME SANGIOVESE, MONTEPULCIANO, BARBERA, VALPOLICELLA, ETC... IO PENSO CHE, IN TAL SENSO, IL PRODOTTO ITALIANO VENGA SMINUITO AD UNA SEMPLICE POZIONE CHE TUTTI POSSON FARE. COME TUTELIAMO I VERI VIGNAIOLI? E' COSì CHE SI FA UN BAROLO? http://www.eckraus.com/WINEMAKING/Ingredient_Kits_-and-_Concentrates/European_Select_(7.5_L)/Page_1/ES113.html

Azienda Vitivinicola Columbu: difensori della vera arte della vinificazione

L'azienda nasce per l'impulso e la passione dell'ormai patriarca Giovanni Battista Columbu, che nel 1972 acquisisce da una parente un vigneto di circa 18.000 mq. a coltura mista di vitigni tradizionali da oltre cento anni, situato in località "Fraus", in territorio del comune di Magomadas. Negli anni immediatamente successivi G. Battista Columbu da inizio ad un primo rinnovamento e ristrutturazione del vigneto sostituendo i ceppi invecchiati e incrementando gli innesti del vitigno di Malvasia originario. In quello stesso periodo (1973-1974), assieme allo stimato produttore Salvatore Deriu (noto "Zegone", che per primo intuì l'importanza della selezione del vitigno e degli impianti a monocoltura e sperimentò l'imbottigliamento per la commercializzazione del prodotto) e ad alcuni altri famosi sostenitori del valore del pregiato nettare (come lo scrittore - regista Mario Soldati e il giornalista Luigi Veronelli, che alla Malvasia di Bosa hanno dedicato pagine d'alto pregio), G. Battista Columbu si dedica con entusiasmo allo studio e alla ricerca finalizzata al riconoscimento dell'identità enologica e culturale della Malvasia di Bosa e all'ottenimento dell'iscrizione all'Albo dei vini D.O.C.. Nel 1980 l'azienda s'ingrandisce. Il Sig. Columbu eredita un vigneto di circa 20.000 mq. già appartenuto al Sig. Deriu, situato in località "Campeda", in territorio del comune di Bosa. Attualmente l'azienda è dotata di moderni sistemi d'impianto per la coltivazione e la vinificazione ed è iscritta all'Albo D.O.C. dei vigneti dal 1988. Attualmente la produzione annua di uva si aggira intorno ai 60 quintali per ettaro, di cui circa duemila litri di vino sono destinati.

G. Battista Columbu è un vero vignaiolo, è uno uomo talmente legato alla terra che per due legislature, durante gli anni Ottanta, ha fatto parte del Partito Sardo d'Azione ed è stato tra i promotori della legge sul bilinguismo. Columbu è attaccato alla storia e alle sue tradizioni e non per caso, il regista Jonathan Nossiter, lo ha fatto uomo simbolo del suo film Mondovino. Nossiter di lui dice: "Finche ci saranno uomini come Battista Columbu, che si batte per l'integrità della malvasia e non cede a offerte vantaggiose, potremo sperare. È uno di quei paradossi che ogni tanto capitano: proprio lui, un uomo della Barbagia, cosi chiamata dai Romani per indicare che la popolavano tribù selvagge, dimostra come si possano sconfiggere i nuovi barbari che dominano il business del vino. Con lui e con il figlio Gian Michele il futuro di tutti sarà meno preoccupante”.

Una filosofia e una visione del mondo degna di altri tempi che molto ha in comune anche con Mascarello. Di gente così ne rimane ben poca.

La sua Malvasia di Bosa 1998 di Columbu ha un colore giallo dorato con riflessi ambrati dovuti all'invecchiamento. Al naso il vino è intenso, con bellissime note olfattive che vanno dalla frutta secca (nocciola e mandorla), all'uva passita, dal fico secco ai fiori di pesco. Una vera meraviglia che non delude al palato dove il vino è caldo, morbido, quasi grasso e piacevolmente maderizzato. Persistenza da cavallo di razza. Un vino da abbinare sia alla pasticceria secca che ai formaggi piccanti ma che, secondo me, va bevuto in meditazione davanti al panorama delle coste bosane. vi farà volare con la fantasia....

La Malvasia di Bosa dei F.lli Porcu entra tra i miti dell'enologia italiana

L'azienda nasce su un terreno incolto situato in località "Su e Giagu", in territorio di Modolo, acquistato nel 1971 da Don Giuseppe Porcu, che negli anni successivi progetta ed impianta i primi 20.000 mq di vigneto a monocoltura di Malvasia, introducendo il sistema di allevamento a Guyot. L'intento dell'intrapresa non era solamente quello di dare inizio ad un processo di innovazione nella coltivazione del prezioso vitigno, ma altresì quello di far sì che i suoi due fratelli, allora emigrati in Svizzera, potessero fare ritorno nel piccolo e suggestivo paesino natio. Così avvenne e nel 1975 Don Porcu, assieme a Giovanni e Angelino, effettuano la prima vendemmia e vengono gratificati degli sforzi compiuti con il primo imbottigliamento, avvenuto nel 1977. Nel 1985 l'azienda procede all'impianto di altri 10.000 mq di Malvasia e nei successivi cinque anni estende la superficie vitata portandola ad un totale di circa 40.000 mq. Negli ultimi dieci anni, i fratelli Porcu hanno avviato un importante processo di modernizzazione procedendo all'acquisto di attezzature più idonee per la vinificazione e alla predisposizione di opportuni spazi di accoglienza per i visitatori. L'azienda è iscritta all'Albo D.O.C. dei vigneti dal 1972 e ha una produzione annua di circa 60 quintali per ettaro, che viene interamente destinata all'invecchiamento per almeno due anni in botti di castagno. L'azienda è immersa in uno stupendo ambiente naturale e gode di uno spettacolare panorama. La cantina sorge in mezzo alla vigna e ha una superficie di trecento metri quadri.
La Malvasia di Bosa prodotta dall'azienda è un piccolo capolavoro enologico, soprattutto con l'annata 2004, che la Guida I Vini d'Italia 2008 dell'Espresso ha riconosciuto come la migliore bottiglia isolana conferendogli uno strepitoso 19/20, votazione attribuita di solito ai grandi nomi dell'enologia nazionale.

Di un colore giallo oro brillante, si presenta al naso con caratteristiche note di noce, mandorla, nocciola tostata, uva sultanina e caramello. Al palato il vino è dolce, caldo, morbido e avvolgente e dotato di una grandissima persistenza.

Da servire ad una temperatura intorno ai 10°, si sposa benissimo con le seadas sarde e, in generale, con la pasticceria secca. Grande anche l'abbinamento con i formaggi lievemente piccanti. Un bottiglia dal grande rapporto q/p visto che si trova in enoteca intorno ai 15 euro.

Continueremo il nostro viaggio tra la Malvasia di Bosa andando a scoprire i gioiello dell'azienda Columbu.......

Malvasia di Bosa: magie di Sardegna nel bicchiere

Esiste per questo vino una "letteratura", remota e recente, sia nella tradizione popolare e poetica in "limba" sia "culta" di viaggiatori, esperti del settore e scrittori di grande firma, come Luigi Veronelli e Mario Soldati, che alla Malvasia di Bosa hanno dedicato pagine di alto pregio. Ovunque le testimonianze scritte e orali ne decantano la raffinatezza, la soavità e il valore simbolico, nel contesto di forte identità sociale e culturale della zona di produzione.
Dalle genti che abitano la Planargia la Malvasia è sempre stata considerata un vino nobile ed elitario, un vino particolare da riservare per circostanze e persone speciali, perpetuando in questo modo un consolidato rituale sociale. La Malvasia è un vino "chi cheret chistionadu!", esclamazione questa di gradimento e al tempo stesso complimento al cantiniere-produttore all'atto della degustazione. E' il vino della mattina, non perchè leggero o di poco conto, ma perchè la domenica, dopo la messa, gli uomini fanno il giro delle cantine e si scambiano pareri e saperi sulle sue qualità. La Malvasia è il simbolo dell'amicizia e dell'ospitalità, e la si offre alle persone a cui si tiene particolarmente; è il vino della festa, e non tanto per le caratteristiche organolettiche della classificazione ufficiale dei sommellier, quanto perchè privilegiata nelle ritualità festive, in cui più che altrove si esplicitano lo scambio simbolico e le relazioni di reciprocità.

La Malvasia di Bosa in questo territorio è quindi soprattutto un bene sociale. Così potete stare certi che quando vi viene offerta, il gesto ha un significato che va oltre i consueti rapporti conviviali perchè, come ebbe ad osservare già nel lontano 1895 Pompeo Trentin, "i proprietari difficilmente se ne privano" ma quando lo fanno vi stanno donando molto di più di un bicchiere di pregiata Malvasia di Bosa. Non si può comprendere l'eccellenza raggiunta da questo vino, senza fare riferimento a questo contesto culturale.

La zona di produzione interessa una superficie complessiva di quasi 200 ettari distribuiti su alcune piccole valli e una serie di colline che si aprono verso il mare a partire dai centri urbani dei comuni di Bosa, Suni, Tinnura, Flussio, Modolo e Magomadas. I vigneti si collocano sia lungo le valli che lungo i pendii collinari ad altitudini che vanno da qualche decina di metri sul livello del mare sino a 300 metri, ma la fascia di maggiore diffusione è compresa fra i 70 e i 170 metri s.l.m..

I terreni dove trova maggiore diffusione il Malvasia di Bosa hanno generalmente una colorazione biancastra per un'elevata dotazione di calcare, si distinguono per l'elevato contenuto di potassio, per la bassa fertilità e per la buona capacità di sgrondo dell'acqua. La zona di produzione è inoltre caratterizzata da un clima costiero particolarmente mite d'inverno, con temperature medie annue che oscillano tra i 17-18 gradi di massima e i 12-13 gradi di minima, ma che in ogni caso risultano superiori a quelle delle aree limitrofe più interne. L'eccezionalità del Malvasia di Bosa è fondamentalmente dovuta alla particolare situazione orografica del territorio della Planargia, all'orientamento delle valli e alla vicinanza di queste al mare.


Per produrre il Malvasia di Bosa DOC le uve vengono pressate e successivamente solfitate. Contemporaneamente avviene la sfecciatura, con la quale si allontanano le particelle in sospensione. Segue la fermentazione del mosto pulito, che avviene a bassa temperatura. Al termine, con la svinatura, si allontanano i sedimenti di fermentazione. Il prodotto viene conservato a basse temperature e sottoposto a ulteriori travasi, solfitazioni e filtrazioni. A questo punto il vino è pronto per l’imbottigliamento. Secondo il disciplinare di produzione il vino Doc Malvasia di Bosa non può essere immesso al consumo se non dopo essere stato sottoposto a un periodo minimo di invecchiamento di due anni in botti di rovere o di castagno, e può essere preparato nelle tipologie “dolce naturale”, “secco”, “liquoroso dolce naturale” e “liquoroso secco o liquoroso dry”.

I principali produttori, dei quali farò degli approfondimenti successivi, sono:

Azienda Vitivinicola Fratelli Porcu – Modolo – tel. 0785/35420

Azienda Vitivinicola Columbu – Bosa – tel. 0785/373380

Claude Dugat e il suo Gevrey - Chambertin premier cru

Claude Dugat è uno dei primi dieci produttori di Borgogna e, senza dubbio, uno dei primi tre all'interno del suo comune. E' un vigneron di altri tempi, avvolto forse da un alone di leggenda che gli deriva dal fatto che la sua cantina è all'interno di una chiesetta medioevale sconsacrata che poggia su un tempio longobardo e che, ancora oggi, lavora la sua terra con un cavallo.
Claude Dugat conosce ogni zolla del suo vigneto, è legato in maniera quasi paterna alle sue viti, alcune di oltre 70 anni, che cura in maniera maniacale al fine di ridurre le rese a non più di 18 ettolitri per ettaro. E' questa caratteristica, questo zelo, che rende i suoi vini così straordinari e così ricercati vista la scarsa disponibilità.
Il pinot nero di Claude Dugat è puro terroir di Gevrey - Chambertin e il vino che ne esce sconvolge il palato per l'assoluta purezza del frutto, grazie anche alle quasi inesistenti pratiche di cantina che non prevedono alcuna filtrazione o trattamento del vino.

Ho degustato per Percorsi Di Vino una mini verticale di Gevrey - Chambertin premier cru Claude Dugat: il 2002 si presenta di un bel colore rubino e presenta al naso belle note fruttate di ribes, lampone e anguria matura, seguite da una avvolgente e intensissima nota balsamica e da sentori di spezie orientali e floreali (garofano). Al palato il vino si presenta deciso e fresco, con una trama tannica fine ed equilobrata. Lungo il finale giocato su note fruttate. Grande bevibilità per un vino che potrà dire al sua per molto tempo.Il Gevrey - Chambertin premier cru 2003, anch'esso di un bel rubino brillante, è un vino che al naso gioca su note di frutta rossa di bosco e liquerizia. In bocca si mostra molto più ricco ed intenso del precedente con un palato che viene avvolto da sensazioni di frutta rossa matura. Finale molto lungo e persistente.
Il Gevrey-Chambertin premier cru 2004, di un bel colore rubino, si presenta all'olfattiva con un bouquet complesso: frutta rossa matura, spezie scure, caffè, liquirizia, tabacco e un fondo vegetale. L'ingresso in bocca è abbastanza morbido, di buona intensità, con un tannino ancora giovane ma che sicuramente migliorerà con un pò di "bottiglia". Di bella persistenza il finale che gioca su note di spezie e frutta matura. Dei tre vini degustati, forse è il meno pronto o forse è quello che è stato meno aiutato dall'annata.

Georges Roumier - Chambolle-Musigny Les Cras 2001

Nel 1924 George Roumier si stabilisce a Chambolle-Musigny per rilevare la direzione dell’azienda di famiglia della moglie. All’epoca l’essenziale della produzione era venduta alle case commerciali locali. Dal 1945 ogni sforzo si concentra sullo sviluppo dell’imbottigliamento e della relativa commercializzazione dei vini. È il figlio Jean-Marie, tra gli anni ’60 e ’70, ad ampliare il patrimonio viticolo acquisendo parcelle nelle denominazioni di Corton-Charlemagne e Musigny. Nel 1982 suo figlio Christophe lo affianca nella gestione dell’azienda che oggi lavora quasi 12 ettari ripartite in 9 denominazioni. “Il nostro obiettivo è di tradurre, nel rispetto delle annate, il carattere di ciascun territorio. Queste finalità impongono dei principi rigorosi nella condotta delle vigne, nella vinificazione e nella maturazione dei vini. La cultura della vigna è basata su pratiche rispettose dell’ambiente cioè senza l’ausilio di fertilizzanti ed erbicidi. Le raccolte sono manuali, le selezioni rigorose, a cui fa seguito una diraspatura parziale. La macerazione prefermentativa a temperatura ambiente permette la moltiplicazione dei lieviti indigeni che daranno inizio a una fermentazione di 18-23 giorni in fusti aperti. Il controllo della temperatura con rimontagli e pigiature permettono di dare una maggiora estrazione ai vini. La maturazione avviene in piccole botti di rovere per un periodo compreso tra i 15 e i 18 mesi. La porosità del legno permetterà la lenta micro-ossigenazione del vino, ammorbidendo i tannini e amplificandone le complessità. L’importanza del dosaggio è fondamentale, infatti la percentuale di botti nuove varia a seconda della loro origine, tostatura e in base alla struttura dei vini. I vini di Chambolle-Musigny sono fini ed eleganti, la nota boisé dovrà rispettare la loro natura. A seconda del carattere dell’annata stimo che una percentuale di legno nuovo del 15-25% si adatta alle denominazioni comunali in modo di non alterare la loro finezza. La percentuale salirà progressivamente per le denominazioni Premiers Crus (25-40%) e per quelle Grands Crus (40-50%)”.

La produzione si basa su alcune tra le più prestigiose denominazioni della Côte de Nuits tra cui spiccano per rinomanza quelle Grands Crus di Bonnes Mares, Musigny, Clos Vougeot e quella Premier Cru di Chambolle-Musigny Les Amoureuses.

Bonnes Mares è un vino frutto di un assemblaggio di 2 parcelle (1.45 ha) con caratteristiche geologiche diverse, il vino è profondo e vigoroso dove dominano i frutti rossi.

Il Musigny è prodotto da vigne molto vecchie, è di una complessità e personalità uniche. La piccola parcella di vecchie vigne (0.32 ha) situata nel Clos de Vougeot da un vino potente, talvolta duro in gioventù, dove l’invecchiamento svliluppa un magnifico bouquet.

Les Amoureuses è considerato, ufficiosamente, il terzo Grand Cru di Chambolle-Musygny, la piccola parcella (0.39 ha) da un vino di incomparabile delicatezza”.

Appellations" prodotte:

Grands Crus: Bonnes-Mares – Corton-Charlemagne - Clos de Vougeot – Musigny;

Premiers Crus: Chambolle-Musigny Les Amoureuses, Chambolle-Musigny les Cras, Chambolle-Musigny Clos Brussière;

Villages: Chambolle-Musigny.

Lo Chambolle-Musigny Les Cras 2001 è un bellissimo premier cru figlio di una annata di grande aderenza territoriale e che ha prodotto vini che stanno maturando rapidamente.
Il pinot noir da me degustato si caratterizza inizialmente per delle note minerali (zolfo) che ben presto spariscono e lasciano spazio a sentori di fruttini neri di bosco, caffè, rabarbaro. Bella anche la nota floreale di petali appassiti che lascia spazio ad una carezzevole nota verde di erba tagliata.
Al palato il vino si caratterizza per l'eleganza del tannino e per una bella freschezza dovuta ad una gradevole vena acida. Finale di media lunghezza giocato su note fruttate.
Un vino godibilissimo ora e che troverà la sua massima espressione in tre-quattro anni.

Fonte: http://vinidiborgogna.wordpress.com/ per le info sul produttore

Helmut Dönnhoff, Niederhäuser Hermannshöhle Riesling Auslese 2001

Hermann Dönnhoff, vignaiolo vero, ha la sua proprietà e il suo mondo nel paese di Oberhausen an der Nahe, all'interno della regione vitivinicola della Nahe. La sua famiglia fa parte del mondo del vino da oltre duecento anni: Herrmann Dönnhoff, colto da inesorabile passione per il riesling, comprò i primi vigneti disponibili nel 1750.
Considerato uno dei grandissimi produttori di Germania, Dönnhoff è una vera e propria leggenda vivente e il suo dire "I miei vigneti sono come i miei figli" fa capire a tutti quanta attenzione è prestata al lavoro in vigna.
La proprietà, attualmente, si estende per oltre 12 ettari, ed è frazionata in parcelle localizzate nei comuni di Bad Kreuznach (Mollenbrunnen, Osterhöll), Niederhausen (Hermannshöhle), Norheim (Dellchen, Kirschheck), Oberhausen (Brücke, Felsenberg, Kieselberg, Leistenberg) e Schloßböckelheim ( Felsenberg, Kupfergrube). Il 75% di questi appezzamenti, che presentano un solo vulcanico o di ardesia, è piantato con Riesling, il resto con Pinot Bianco e Pinot Grigio.
Il vino che ho degustato, che proviene dalla miglior vigna aziendale, la Niederhäuser Hermannshöhle, di un bellissimo giallo paglierino, presenta al naso sensazioni di frutta esotica (ananas, frutto della passione), pesca sciroppata, fico secco, pompelmo candito e una lieve nota ammandorlata. In bocca entra deciso, intenso, grasso, con una vena acida ben evidente che dona grande freschezza. Molto lungo ed elegante il finale. Un altra grandissima espressione di un vitigno, il riesling, che sto cominciando ad amare alla follia.

La Grande Notte del Blues & Wine - Teatro Romano Ostia Antica - Roma

Percorsi Di Vino e Enoclub Roma saranno presenti alla grande manifestazione che si terrà al Teatro Romano di Ostia Antica il 25 Luglio 2007.
Avremo il nostro banco d'assaggio dove offriremo il meglio dell'enologia laziale.
Veniteci a trovare e, oltre ad un bicchiere di vino, vi daremo in anteprima notizie sui prossimi eventi che terremo a partire da Settembre 2008.
Volete sapere del 25 Luglio? Durante il concerto saranno presenti:


J.W.Williams Blues Band

Direttamente da Chicago e dalla leggendaria Band di Buddy Guy e Junior Wells, uno dei più grandi bassisti e cantanti del mondo che ha inciso dischi con tutti i più grandi della storia del Blues, come : B.B.KING, BUDDY GUY, JOHN LEE HOOKER, JUNIOR WELLS, Jimmy Reed, Bobby Rush, Lonnie Brooks, Big Mama Thorton e tanti altri .
In Italia accompagnato per questo tour dalla Band del famoso batterista Wince Vallicelli, con i bravissimi Pippo Guarnera all’organo Hammond e Luca Giordano alla chitarra .

Chris Cain Band

Tra i primi dieci chitarristi Blues nel mondo, è considerato uno dei Re della Gibson 335 ... Fin da giovane, talento nella sua Memphis, è stato voluto nella Hall of Fame dei chitarristi di Blues da due "Signori" che si chiamavano B.B.KING ed ALBERT KING ! ....
Uno vera esplosione di genio e di Blues con il suo trio interamente da S.Francisco !

Joe Castellano Super Blues Band

Special Guests : ROY ROBERTS, WALDO WEATHERS, SIMONE DE MOORE, TONY COOK, SAX GORDON, CHRIS CAIN ....

Quella che ormai è definita "La più grande Blues&Soul Band Europea" e che sta incantando artisti e critica di tutto il mondo. Un grandissimo Show con ben 16 elementi sul palco che, dopo avere entusiasmato e fatto ballare l'anno scorso tutto il pubblico di Ostia Antica accanto a delle leggende come gli Earth Wind & Fire, vede la Band Ufficiale del Blues & Wine Soul Festival con uno spettacolo ancora più grande e coinvolgente volto ad incidere dal vivo il nuovo disco di Joe Castellano "Blues & Soul with my Latin side" .
Accanto a lui delle vere leggende del Soul come ROY ROBERTS (già Band Leader della leggendaria formazione di Otis Redding), il fedele Sax Baritono e vocalist della Band di James Brown, Mr.WALDO WEATHERS, ed il nuovo talento del Soul americano SIMONE DE MOORE . Ben 16 elementi sul palco per un concerto ECCEZIONALE che farà scatenare tutti ! ! !

Si prevede una Jam Session finale da Storia del Blues ! ! !


Per altre notizie www.bluesandwine.com

INVESTIRE IN VINO - TERZA PARTE - L'ACQUISTO EN PRIMEUR

Esistono due ragioni per investire in vino: ottenere vini quando sono giovani e quindi di prezzo minore, e così poterli consumare “a buon mercato”, oppure rivenderli, traendo un profitto dall’operazione. Per tante persone che hanno una cantina, entrambe le ragioni sono valide. La domanda mondiale per il vino, che è prodotto in quantità molto ridotte, è aumentata moltissimo negli ultimi due decenni. Il vino può e spesso ha prodotto risultati economici superiori all’indice Ftse 100 ed al Dow Jones, con risultati significativi senza la volubilità del mercato azionario. Se si progetta l’investimento per raccogliere profitti futuri, è essenziale scegliere i vini giusti, delle annate giuste, comprarli al momento giusto, e tenerli correttamente. Infine, venderli al prezzo ottimale. Da anni in Francia c’è un fiorente mercato di vini en primeur, cioè venduti a termine con pagamento immediato e consegna futura: e proprio Chateau Margaux è il primo vino che ogni anno fissa il prezzo base per i mercanti di Bordeaux. La vendita dei vini en primeur consiste nella collocazione di certificati rappresentativi di vini posti in invecchiamento che necessitano di un periodo di affinamento nelle botti per poter essere presentati sul mercato. Il produttore si impegna a consegnare i vini al termine di tale periodo di affinamento, ai sottoscrittori che hanno acquisito il diritto di prenotazione, a condizioni economiche vantaggiose che tengono conto del divario temporale tra l’epoca di sottoscrizione e quella di consegna.

En Primeur, si riferisce all´acquisto del vino dopo la produzione ma prima che venga imbottigliato. Campioni di vino sono resi disponibili per farli assaggiare da giornalisti e grandi grossisti durante la primavera, dopo la vendemmia. La vendita è negoziata immediatamente. Il vino generalmente viene imbottigliato e consegnato circa due-quattro anni dopo. Per le annate migliori, gli acquisti en primeur possono offrire il massimo di ritorno sull´investimento. I prezzi di rilascio sono generalmente più bassi che in seguito. Il prezzo non è basato esclusivamente sulla legge della domanda e dell’offerta, ma sul prezzo di rilascio dell’annata precedente e sulla situazione economica generale, vista dai produttori e commercianti di vino(1). I vini en primeur sono una specialità del mercato del Bordeaux, ma il fenomeno è oggi riscontrabile anche in altre paesi, ta cui L'Italia.

Ma come comprare vino En Primeur nel nostro Paese? Ci sono tre possibilità: la prima è rivolgersi a una delle enoteche che in Italia vendono i future, in effetti sono vere e proprie prenotazioni di lotti di bottiglie di vino. In passato sono stati emessi future sul Brunello di Montalcino della Castello Banfi, unica cantina italiana ad avere alle spalle due emissioni (1995 e 1997), o quelli sul Barolo della Tenimenti Fontanafredda, l´azienda del Monte dei Paschi di Siena che ha emesso future sull´annata del 1998. Il secondo sistema è quello di rivolgersi in banca: il Banco di Sicilia, già da qualche anno, colloca migliaia di certificati en primeur emessi da prestigiose case vitivinicole italiane. Gli ultimi certificati hanno avuto un valore complessivo di 700.000 euro, davano al possessore il diritto alla consegna a domicilio del quantitativo e del tipo di vino in essi rappresentato, alla data indicata sul certificato stesso (entro la prima decade di dicembre 2007). Il Banco presta garanzia di rimborso del valore nominale del certificato (performance bond) nel caso in cui l’azienda produttrice non dovesse consegnare il vino alla scadenza pattuita. I titoli sono trasferibili mediante girata.

La terza via all'en primeur italiano è rivolgersi a qualche compagnia che si occupa di vendite “en primeur”, come ad esempio Wine Tip, che permette, in base alle disponibilità, permette di acquistare fino a circa 30 tra le etichette più rinomate nei vini italiani. Basta un semplice click.


Ma alla fine di tutto questo, ci sarà qualcuno che se le beve queste benedette bottiglie?


(1) fonte finanzaediritto.it

foto tratte da libero.it e dal sito winetip.com

INVESTIRE IN VINO - PARTE SECONDA

Nell'articolo precedente parlavamo di come e perchè si investe in vino. Ma quali sono le bottiglie più ambite dai collezionisti di tutto il mondo?

La nostra Top Ten vede al numero dieci:

Petrus 2005

Il re di tutti i merlot, che è stato venduto per la "modica cifra di 3.176 dollari. Non male per un vino così giovane, che ne dite?


Al numero nove non poteva mancare:

Romanée Conti 2003

La bottiglia mito della borgogna che è stata battuta all'asta per 4.650 dollari.



Al numero otto troviamo invece:

Inglenook Cabernet Sauvignon Napa Valley 1941

Venduta per 24.675 dollari, rappresenta, ad oggi, il record per un vino californiano. Si dice che Francis Ford Coppola ne abbia una (vuota) sopra il suo frigorifero.

Al numero sette ritorna:

DRC Romanée Conti 1934

Ancora la Borgogna protagonista con questo splendido pinot nero e questa splendida annata.


Al numero sei abbiamo il primo bianco:

Montrachet Domaine de la Romanée Conti 1978

Uno straordinario Chardonnay in purezza del mitico Domaine, battuto all'asta di Sotheby's, nel 2001, per la cifra di 23.929 dollari.

Alla posizione cinque troviamo:

Château Mouton-Rothschild 1945
Un grandissimo bordeaux figlio di una annata considerata come una delle migliori del secolo. Venduta all'asta di Christie's per 28.750 dollari. Pensate che una cassa di magnum è stata battuta per circa 350.000 dollari....

In quarta posizione abbiamo:

Château Cheval Blanc 1974

Altra grandissima bottiglia figlia di una annata perfetta. Venduta a San Francisco nel Luglio 2006 per la modica cifra di 33.781 dollari. La bottiglia da 3 litri, invece, è stata ceduta per 135.125 dollari.


Al terzo posto si classifica:

Penfolds Grange Hermitage 1951
Venduto nel Maggio 2004 per oltre 50.000 dollari australiani per questo straordinario Shiraz australiano creato dall'enologo Max Schubert

Medaglia d'argento è invece:

Château d'Yquem 1787

Il re di tutti i vini dolci nella sua splendida prima annata. Una bottiglia da veri collezionisti o da......necrofori? Venduta a Londra per la cifra di 100.000 dollari.


E al primo posto:

Château Lafite 1787
Venduta all'asta nel 1985 per la cifra di 160.000 dollari, è da venti anni la bottiglia più costosa del mondo. Forse perchè appartenuta a Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti, nonché amante del buon vino?

INVESTIRE IN VINO - PRIMA PARTE

Avete mai pensato di bere un Picasso? Oppure un Monet? No? Sicuri? Certo, avete ragione, non è possibile, anche se non è che stessi scherzando così tanto. Nel mondo, infatti, sempre più persone investono nel vino inteso come bene rifugio per i propri risparmi. Acquistare grandi bottiglie è considerato un investimento alternativo che, alla stessa stregua delle opere d'arte, segue regole differenti da quelli del mercato finanziario comune. «Una bottiglia di Chateau Margaux è unica, non può scambiarsi con un’altra bottiglia di un anno diverso, oppure dello stesso anno ma di un cru differente, è un bene fisico e infungibile, mentre i mercati trattano normalmente con beni immateriali», spiega Claudio Zara, docente di economia dei mercati e degli intermediari finanziari all’Università Bocconi di Milano.

Ma perchè si investe nel vino? La risposta è semplice: se l'investimento è mirato a certe bottiglie (le c.d. blue chips del vino), si ottengono guadagni molto elevati in tempi anche relativamente brevi. Un esempio? Chateau Le Pin 1998, cassa da 12 bottiglie, nel 1999 valeva 800 sterline. Nel 2003 valeva 1.550 sterline, con un incremento del 27% annuo.

Un esempio nostrano riguarda Biondi Santi, storica griffe che ha creato il Brunello di Montalcino, che è la cantina a più alto indice di rendimento in Italia: la Riserva 1955 - unico vino del nostro Paese inserito tra i dodici migliori del Novecento nella classifica di Wine Spectator, la “bibbia” enologica degli Usa - si è rivalutata del 141.923% sul valore iniziale e la Riserva 1945 si è incrementata dell’85.112%.

Quali sono allora i vini su cui investire? Per essere considerato una blue chip la bottiglia deve avere delle caratteristiche specifiche:

  • il vino deve essere raro, nel mondo devono circolare poche bottiglie;

  • il vino deve avere una conservazione perfetta e, pertanto, deve provenire da cantine certificate. In tale ambito, pertanto, la bottiglia avrà un valore maggiore se proviene da un famoso collezionista o, meglio, dalla stessa azienda produttrice;

  • il vino, soprattutto dopo dall'avvento di Parker, deve aver avuto delle recensioni critiche estremamente positive (100 punti Parker);

  • il vino deve provenire da una grandissima annata;

  • il vino deve essere longevo.
Solitamente gli investitori puntano molto sui vini francesi, in particolari sui vini bordolesi provenienti dai grandi Chateaux: Lafite, Margaux, Mouton-Rothschild, Latour, Haut Brion, Petrus, Cheval Blanc e d'Yquem. Sempre in Francia una bottiglia molto ricercata proviene dalla Borgogna: parliamo della mitica Romanée Conti che, soprattutto con l'annata 2005, sta raggiungendo quotazioni che sfiorano i 10.000 euro. Le blue chips italiane sono in primis i toscani Sassicaia (mitica l'annata 1985), Brunello Biondi Santi, Masseto, Ornellaia, Tignanello e Solaia. Seguono poi i piemontesi con i grandi Barolo di Sandrone, Gaja, Conterno, Ceretto, Giacosa, Mascarello. Ma un buon andamento nelle aste inernazionali, lo stanno anche avendo alcune "creazioni" della nuova enologia italiana: un segno molto positivo nelle quotazioni delle aste anche per i "giovani" miti come l'umbro Sagrantino di Montefalco "25 anni" di Arnaldo Caprai, il toscano Sammarco e la Vigna d'Alceo del Castello dei Rampolla, le Pergole Torte del toscano Montevertine, il Turriga, il Siepi, il Fontalloro, il Redigaffi, il Messorio, il Terre Brune, il Montiano, il Montevetrano, il Flaccianello.


Fonti: winenews.it e la Repubblica/Affari & Finanza

Il Bonnes Mares 2002 del Domaine Bart

Martin e sua sorella Odile lavorano circa 20 ettari di vigneti ripartiti nel nord della Côte de Nuits e più precisamente nei comuni di Marsannay, Fixin, Gevrey-Chambertin e Chambolle Musigny. Come il cugino Bruno Clair hanno fatto molto per lo sviluppo del comune di Marsanny dove possiedono le migliori parcelle lavorate con una visione del tutto simile. Da qualche anno i Bart hanno trovato nell’espressione del territorio la loro direzione, il loro stile è lineare e senza effetti particolari, vini che possono sembrare un po’ austeri in gioventù, ma che invecchiano molto bene. Il tutto ad un ottimo rapporto qualità/prezzo.
Il Bonnes Mares è un grand cru e proviene da selezionati da vigneti con una età media 40 anni, ed è maturato in botti di rovere nuovo e imbottigliato senza alcuna filtrazione. Il 2002 che ho degustato si presenta con un bellissimo naso caratterizzato da intense note floreali di iris e viola, seguite da distinti aromi di di ribes, incenso ed eucalipto. Un grande vino rosso che conferma la sua eleganza grazie ad un un palato che riempie la bocca di un piacere sensuale giocato su sensazioni di frutta rossa e spezie esotiche. Un vino godibilissimo ora ma che può dare ancora straordiarie emozioni se lasciato in cantina ancora per qualche anno.

Giuseppe Sedilesu: tutta la forza del Cannonau di Sardegna

Fiero ed orgoglioso della sua terra Giuseppe Sedilesu scrive così della sua cantina: la nostra famiglia ha, nei patriarchi Giuseppe e Grazia, gli iniziatori dell'attività vitivinicola. Trenta anni fa l'acquisto del primo ettaro di vigneto coltivato direttamente con l'aiuto dei tre figli. L'azienda Sedilesu ha nell'agro di Mamoiada 10 ettari di vigneto a Cannonau e piccole superfici di uve bianche chiamate in loco Granazza. Per la maggior parte sono vecchi impianti di oltre 50 anni e qualche nuovo impianto. Mamoiada, posta a 650 metri s.l.m. è un paese della Sardegna al centro della Barbagia. Paese dei Mamuthones, ha nella maschera tradizionale un grande patrimonio rimasto integro dopo migliaia di anni, affondando le sue radici nella ritualità sacre delle antiche popolazioni rurali. La filosofia produttiva dell'azienda è improntata al rispetto di questa tradizione. I terreni di Mamoiada sono d´origine granitica molto ricchi in potassio che conferisce grandi qualità alle uve. La forma d´allevamento è l´alberello con sesto d´impianto molto stretto 90 x 170 cm. nei vecchi impianti e 200 x 75 nei nuovi impianti. In queste condizioni si hanno basse produzioni per singola pianta e grande qualità di prodotto. I vigneti sono arati due volte l´anno, quelli posti in forti pendenze sono arati ancora con l´aratro a buoi, come avviene da sempre e in seguito i vigneti sono scalzati a mano con le zappe. I trattamenti antiparassitari sono fatti unicamente con rame e zolfo e sono molto limitati in quanto la zona e vocata naturalmente per questo tipo di coltivazione. In cantina, si esalta la tipicità e l'unicità del vino con l'utilizzo di fermentazioni naturali ad opera dei lieviti autoctoni. Per i rossi, lunghe macerazioni fino a 25 giorni consentono di estrarre tutto il frutto. L'affinamento avviene in botti di rovere di varia grandezza, tonneau e barriques per la maggior parte. La messa in bottiglia è preceduta da filtrazioni leggere che non spogliano il vino. La quantità di anidride solforosa residua in bottiglia è molto bassa, a completamento di una trasformazione seguita con molta cura, sana e naturale.

Giuseppe Sedilesu, durante l'ultimo Vinitaly, mi ha fatto degustare tutta la produzione aziendale, di grande qualità, tra cui posso consigliare:

PERDA PINTA' 2005: da vigne molto antiche e da uva Granazza di Mamoiada (usata in passato per fare il Cannonau), è un bianco passato in legno estremamente potente con i suoi 16°. Complesso, sapido e salino è un vino che ben si adatta a piatti di pesce ben strutturati.

BALLU TUNDU 2005: è un cannonau riserva in purezza ottenuto dalle uve di un unico vigneto posto in località Garaunele a Mamoiada. L'età del vigneto è di 60 anni. A 600 s.l.m. questo terreno è di origine granitica con una componente non trascurabile di argille rosse. E' un vino di corpo ricco di frutto e aromi miditerraneu che si affinerà nel corso della sua vita.


MAMUTHONE 2006 : Dal brillante color rubino e l'aroma fruttato di prugna, melograno, ciliegia e mirto, in bocca si presenta asciutto, fresco e giustamente tannico. Il Mamuthone è un vino ideale per carni rosse alla griglia e formaggi di media stagionatura.

LAGHIDIVINI 2008 - Festival dei vini prodotti sulle sponde dei laghi italiani - Bracciano

I vini ed i laghi costituiscono entrambi territorio, storia e cultura, ma anche realtà di eccellenza per l'Italia, mondi da riscoprire e da far conoscere. L’evento LAGHIDIVINI, ideato da Epulae Bracciano un’associazione culturale con finalità di promozione della cultura enogastronomica, si propone di valorizzare i vini prodotti nei territori lacustri, favorendone la conoscenza e l’apprezzamento, ma anche di divulgare e valorizzare un patrimonio di grande valore: i laghi ed il pesce d’acqua dolce. Il festival vuole proporre un viaggio tra le immagini dei laghi ospiti e presentare, con l’aiuto di sommeliers, le produzioni vitivinicole che insistono nei territori dei relativi bacini idrografici. Le degustazioni avverranno in un apposito banco d’assaggio, suddiviso in settori, uno per ogni lago, presso il cinquecentesco Chiostro degli Agostiniani. Possibilità di cene con menù a tema, di laboratori e di degustazioni guidate. Dalle eccellenze enogastronomiche della regione Sicilia, quest’anno special event della manifestazione, ai dolci della Tuscia viterbese accompagnati da vini da dessert prodotti sulle sponde del lago di Bolsena. Durante le tre giornate sono previste, inoltre, mostre, conferenze, concorsi, film e concerti in tema.

Domaine Leroy: Chambolle-Musigny Les Fremières 2001

Lalou Bize-Leroy è una delle grandi donne del vino della Borgogna e la sua storia parte da molto lontano. Il Domaine Leroy, infatti, è stato fondato nel 1868 e commercialmente è fiorito grazie all’apporto prima di Joseph Leroy, primogenito del fondatore, e successivamente di Henri Leroy, soprattutto dopo che nel 1942 è stato in grado di acquistare la metà del Domaine de la Romanée-Conti.
Fu grazie all’intraprendenza di Henri che nel 1974 Lalou divenne co-manager del famoso Domaine. La storia narra che, all'interno della prestigiosa azienda, il rapporto di lavoro di Madame Leroy è stato talmente burrascoso che, nel 1992, è stata licenziata senza troppi rimpianti anche perché, in quegli anni, aveva già dato avvio ad una impresa concorrente: nel 1988, con l'aiuto di investitori stranieri, aveva acquistato Domaine Noëllat a Vosne-Romanée che, successivamente, è stato rinominato Domaine Leroy.
Al giorno d’oggi il Domaine vanta cira 23 ettari di vigneti, ripartiti in piccole parcelle in una ventina di prestigiosi Grands e 1er Crus. Tutte le viti del Domaine Leroy sono coltivate seguendo i metodi della biodinamica, filosofia che mette al bando tutti i trattamenti chimici, l'uso di tutti i diserbanti, insetticidi, funghicidi e concimi di sintesi, introducendo la conoscenza dei ritmi cosmici essenziali per il lavoro del suolo, la sua rigenerazione e per tutte le cure da apportare alla vigna durante tutto il ciclo dell’anno. Il Domaine Leroy è famoso per le sue rese estremamente basse, in parte a causa del basso rendimento delle vigne vecchie, in parte a causa di una deliberata scelta di limitare i rendimenti per ettaro, in parte perché i metodi biodinamici fanno aumentare le perdite del raccolto per malattia.

Le appellations prodotte sono:

Grands Crus: Chambertin - Corton-Charlemagne - Corton-Renardes - Clos de Vougeot - Clos de la Roche - Latricières-Chambertin - Musigny- Richebourg - Romanée-Saint Vivant;


Premiers Crus: Chambolle-Musigny Les Charmes - Gevrey-Chambertin Les Combottes - Nuits-Saint Georges Les Vignerondes - Nuits-Saint Georges Les Boudots - Savigny-les-Beaune Les Narbantons - Volnay Santenots Les Santenots du Milieu - Vosne-Romanée Aux Brûlées - Vosne-Romanée Les Beaux Monts;


Village: Chambolle-Musigny Les Fremières - Gevrey-Chambertin - Nuits-Saint Georges Aux Allots - Nuits-Saint Georges Aux Lavières - Nuits-Saint Georges : Au Bas de Combe - Pommard Les Trois Follots - Pommard Les Vignots - Vosne-Romanée Les Genaivrières;


In una delle tante serate enologiche che passo con i miei amici, mi dicono che andremo a bere un Leroy. Che emozione penso io, i vini di Madame Leroy sono tra i migliori in assoluto della Borgogna, e mi preparo alla degustazione con un misto di ansia e rispetto reverenziale nei confronti della bottiglia. Appena mi servono il vino, leggo l’etichetta, e mi accorgo che andrò a bere un “semplice” village: Chambolle-Musigny Les Fremières 2001. Piccola delusione, mi aspettavo di meglio, questo sarà un altro di quei vini base privi di anima e che scorderò come ho fatto con tutti gli altri. Così pensavo. Mi versano il vino nel bicchiere e mi accorgo subito di aver sbagliato. Ho davanti a me un Borgogna che ha un naso a dir poco meraviglioso, dove finezza ed espressività si fondono in un equilibrio magico. Un caleidoscopio di profumi in continua evoluzione, minuto dopo minuto, dove i sentori piccoli frutti rossi maturi si fondono e lasciano spazio alla viola, all’iris, alla lavanda e alla genziana. Poi escono le note di arancia rossa, di rabarbaro, incenso e caffè. Non so più contare quante emozioni ci sono in quel bicchiere. Al palato il vino non può che confermare di essere un vero fuoriclasse: morbido, elegante, fresco, riempie la bocca della sua trama tannica vellutata, e chiude con un finale lungo, lunghissimo, con una bella corrispondenza gusto-olfattiva e restituendo una vena sapida molto intrigante.

Cos’altro dire? Ho finalmente capito perché i vini di Leroy sono venerati nel mondo. Se questo è un village, non oso pensare a cosa posso andare incontro se degusterò uno Chambertin Grand Cru. Dovrò soltanto avere la volontà e la possibilità di cercare e, soprattutto, di pagare questi vini magici. Alla prossima emozione.

LO CHAMPAGNE DI LEGRAS & HAAS

L'azienda, di tipo familiare, risiede a Chouilly, cittadina dove si trovano i vigneti Grand Cru di Chardonnay. Il marchio Legras & Haas è stato depositato solo recentemente, nel 1991, ma la famiglia è da moltissime generazioni nel campo della vitivicoltura di qualità: il primo acro, infatti, è stato acquistato circa 200 anni fa, e da allora sette generazioni di viticoltori e 3 generazioni di elaboratori hanno portato l'azienda a possedere circa 30 ettari di vigneto. La produzione annua si aggira attorno alle 300.000 bottiglie, ripartite tra cinque cuvée che, ad eccezione del Rosé, sono tutte caratterizzate dall'eleganza e dalla mineralità dello Chardonnay Grand Cru di Chouilly. L'elevata qualità del prodotto parte da una attenta gestione del vigneto, con una vendemmia rigorosamente manuale, e da una accurata vinificazione che viene effettuata cru per cru, parcella per parcella, vite per vite. La prima fermentazione dura circa 7 mesi e, dopo la fase di "tirage", lo champagne riposa nelle cantine aziendali per circa tre anni. Al termine di questo periodo lo champagne effettua il normale dégorgément, concluso il quale le bottiglie sono di nuovo approvvigionate in cantina fino ad assicurare al vino un equilibrio perfetto.

In tutti i vini di LEGRAS & HAAS (ad eccezione del Rosé), il naso è dominato dallo Chardonnay: i suoi delicati sentori di mandorla, brioche, agrumi, miele, pane tostato e frutta bianca, conferiscono allo champagne tipicità e grande raffinatezza.

Le cinque cuvées sono:

Tradition: è lo champagne "base". Da uve Pinot Nero (25%), Pinot Meunier (25%) e Chardonnay (50%) che, vinificate separatamente, vengono poi assemblate tra loro per ottenere il miglior equilibrio armonico possibile. Fresco e delicato, è adatto particolarmente come aperitivo o come vino a tutto pasto.

Rosé: 100% Pinot Nero per uno champagne di bella struttura dove al naso spiccano netti i sentori di piccoli frutti di bosco. Accostamento ideale con carni bianche, pesce e crostacei. La sua finezza lo rende adatto anche ad accompagnare dessert alla frutta.

Grand Cru Blanc de blancs: prodotto interamente da uve Chardonnay del Grand Cru Chouilly, nasce dall'unione di "vins de réserve" della Maison, che assicurano a questa cuvée costanza e finezza qualitativa anno dopo anno. Questo splendido Champagne può essere degustato come aperitivo oppure, grazie alla sua finezza ed eleganza, può essere ottimo partner per accompagnare pesce e carni bianche salsate.

Grand Cru Blanc de blancs Millésimé: prodotto solo nelle annate eccellenti e da un solo Cru, il Grand Cru Chouilly, al naso presenta classiche note di tiglio e fico fresco. Champagne che coniuga potenza e struttura con tutta la finezza e l'equilibrio di un blanc de blancs. Può essere degustato come aperitivo ma è ideale con i crostacei. L'ultimo champagne millesimato dell'azienda è il 2002.

Cuvée Prestige: questo champagne, da uve provenienti da "vieilles vignes", è frutto dell'assemblaggio di Chardonnay (grand cru Chouilly) e Pinot Nero di Aÿ (Grand Cru Pinot Noir). Champagne di grandissimo equilibrio gusto olfattivo in quanto lo chardonnay dona al vino finezza ed eleganza mentre il pinot nero garantisce carattere e struttura. Produzione limitata a circa 2000 bottiglie l'anno. Vino quasi da meditazione, lo abbinerei a piatti di mare ben strutturati come i gamberoni col lardo di colonnata.

Ancora in tema di contraffazioni...ora tocca all'Erbaluce

Dopo il “Brunello di Montalcino” è la volta di un noto vino canavesano, l’Erbaluce. Nel mirino di discrete ma serrate indagini condotte nel quadro di un’inchiesta che coinvolge i più noti Doc della penisola.Mentre il “Museo del Gusto” di Torino annuncia per domenica prossima la festa del “Sommelier 2008”, la più importante rassegna enologica piemontese, i vignaioli di mezza regione non dormono sonni tranquilli.
Vent’anni dopo
Agitati dall’incubo per quanto accaduto vent’anni fa. Quando l'Italia scoprì che i Ciravegna, i Fusco, i Baroncini “fabbricavano” il vino con il bastone, fatto con miscele di liquidi usati anche per lacche e vernici. In tutto furono 60 le aziende coinvolte e 22 i morti accertati. Uno scandalo, come quello che oggi riguarda altre cantine. La vicenda nasce dalle confidenze di un enologo pentito: «Un piccolo proprietario, socio di una cantina sociale presso la quale vendeva le sue uve». L’uomo, un dipendente di un comune dell’eporediese, venuto a conoscenza di retroscena scottanti, si sarebbe rivolto ai carabinieri.
Le confidenze del pentito
«Il vino che si fa da queste parti - avrebbe confidato il denunciante - è di ottima qualità. Ma quante bottiglie di Erbaluce Doc si possono produrre con i vigneti che abbiamo qui in Canavese? Certamente non tutte quelle che che vengono messe in vendita». Dunque, troppo vino in circolazione e pochi vigneti. «Non sarebbe sufficiente radere al suolo i comuni del Canavese, piantando vitigni, per giustificare il numero di bottiglie». Non ci si trova di fronte ad una frode come quella di 20 anni fa: «Il vino non viene fatto con il metanolo - continua il pentito - ma importato direttamente dall’estero, dai paesi dell’Est europeo, principalmente dalla Romania».
Occhio all’etichetta
Un business al centro del quale ci sarebbero aziende emiliane di import - export. Una vera e propria frode coperta da blande regole d’etichettatura: «Non si è obbligati a scrivere sulla bottiglia dove il vino è prodotto, basta citare l’azienda che l’ha imbottigliato. E poi - conclude il pentito -, bisogna fare attenzione a due diverse diciture: “prodotto imbottigliato a..” e “prodotto e imbottigliato a...”, quella “e” fa la differenza».
Fonte Cronacaqui.it
Che dire? Ancora una volta da questo blog chiediamo chiarezza e trasparenza. Vi terremo informato circa possibili sviluppi