Claude Dugat e il suo Gevrey - Chambertin premier cru

Claude Dugat è uno dei primi dieci produttori di Borgogna e, senza dubbio, uno dei primi tre all'interno del suo comune. E' un vigneron di altri tempi, avvolto forse da un alone di leggenda che gli deriva dal fatto che la sua cantina è all'interno di una chiesetta medioevale sconsacrata che poggia su un tempio longobardo e che, ancora oggi, lavora la sua terra con un cavallo.
Claude Dugat conosce ogni zolla del suo vigneto, è legato in maniera quasi paterna alle sue viti, alcune di oltre 70 anni, che cura in maniera maniacale al fine di ridurre le rese a non più di 18 ettolitri per ettaro. E' questa caratteristica, questo zelo, che rende i suoi vini così straordinari e così ricercati vista la scarsa disponibilità.
Il pinot nero di Claude Dugat è puro terroir di Gevrey - Chambertin e il vino che ne esce sconvolge il palato per l'assoluta purezza del frutto, grazie anche alle quasi inesistenti pratiche di cantina che non prevedono alcuna filtrazione o trattamento del vino.

Ho degustato per Percorsi Di Vino una mini verticale di Gevrey - Chambertin premier cru Claude Dugat: il 2002 si presenta di un bel colore rubino e presenta al naso belle note fruttate di ribes, lampone e anguria matura, seguite da una avvolgente e intensissima nota balsamica e da sentori di spezie orientali e floreali (garofano). Al palato il vino si presenta deciso e fresco, con una trama tannica fine ed equilobrata. Lungo il finale giocato su note fruttate. Grande bevibilità per un vino che potrà dire al sua per molto tempo.Il Gevrey - Chambertin premier cru 2003, anch'esso di un bel rubino brillante, è un vino che al naso gioca su note di frutta rossa di bosco e liquerizia. In bocca si mostra molto più ricco ed intenso del precedente con un palato che viene avvolto da sensazioni di frutta rossa matura. Finale molto lungo e persistente.
Il Gevrey-Chambertin premier cru 2004, di un bel colore rubino, si presenta all'olfattiva con un bouquet complesso: frutta rossa matura, spezie scure, caffè, liquirizia, tabacco e un fondo vegetale. L'ingresso in bocca è abbastanza morbido, di buona intensità, con un tannino ancora giovane ma che sicuramente migliorerà con un pò di "bottiglia". Di bella persistenza il finale che gioca su note di spezie e frutta matura. Dei tre vini degustati, forse è il meno pronto o forse è quello che è stato meno aiutato dall'annata.
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