Ghemme DOCG: otto vini per scoprirlo

Il nebbiolo dell'Alto Piemonte è davvero affascinante e, per certi versi, ancora tutto da scoprire visto che spesso e volentieri viene "offuscato" da denominazioni "maggiori" come Barolo e Barbaresco.
Grazie al Consorzio di Tutela Nebbioli Alto Piemonte ho organizzato, e molto altro farò in futuro, una degustazione centrata su una delle denominazioni storiche e meno "mondane" del Piemonte: il Ghemme.
Conosciuto già al tempo dei romani per la sua qualità visto che la città di Agamium, ora Ghemme, aveva come simbolo comunale un grappolo d'uva ed un mazzo di spighe di grano, questo vino, che fu apprezzato anche dalla corte dei Visconti e degli Sforza a Milano, è stato celebrato da Antonio Fogazzaro che nel primo capitolo di “Piccolo mondo antico”, del 1895, cita il “vin di Ghemme” come accompagnamento di un pranzo organizzato dalla marchesa Maironi, e gli fa eco Mario Soldati, che nel suo racconto “L'albergo di Ghemme” decanta questo vino: “Il Ghemme: eccellente, prim’ordine”.

Ghemme DOCG - Foto Lavinium

Dal punto di vista legislativo, il Ghemme divenne DOC nel 1969 e DOCG nel 1997 e, se leggendo il disciplinare, l'area di produzione riguarda parte del territorio amministrativo del comune di Ghemme e parte del territorio amministrativo del comune di Romagnano Sesia (leggi articolo 3 del disciplinare per andare nei dettagli).
Il vino viene prodotto, anche nelle versione Riserva, con un 85% minimo di nebbiolo (spanna) al quale possono concorrere per un 15% massimo i vitigni vespolina e uva rara (articolo 2 disciplinare).
E' previsto un periodo di invecchiamento obbligatorio pari a 34 mesi (46 per la riserva), di cui 18 in legno (24 per la riserva), più un periodo di affinamento minimo in bottiglia di 6 mesi, a partire dal 1° novembre dell'anno di raccolta delle uve.

Fatta questa opportuna premessa che ci permetterà di inquadrare sia il territorio che il vino, andiamo a vedere cosa ho bevuto?

Francesco Brigatti Ghemme “Oltre il Bosco” 2010: giovanissimo eppure già oggi godibile con le sue note di frutta e fiori rossi. Bocca di struttura e sapidità, con tannini fini e di rispondente chiusura. E' un Ghemme 100% nebbiolo che affina 24 mesi in botti di rovere di Slavonia più 6 mesi almeno di bottiglia. Piccola nota sull'azienda: L'Azienda Agricola Brigatti è diretta da Francesco, enologo e agronomo, e mantiene una conduzione strettamente familiare. Dispone di sei ettari a vigneto coltivati secondo i criteri della lotta integrata nel rispetto dell’ambiente. La produzione annua è di circa 20.000 bottiglie.



Torraccia del Piantavigna Ghemme 2009: il vino della famiglia Francoli si presenta con tono severo e speziato, poi salgono note più eteree e fruttate. Al gusto è dinamico, fresco, più verticale che orizzontale e presenta una bellissima persistenza sapida. Forse gli manca un pò di "polpa" ma la bevuta è assolutamente convincente. E' un Ghemme 90% nebbiolo e 10% vespolina. Piccola nota sull'azienda: il nome, Torraccia, si ispira ad un dolce rilievo, detto Torraccia, del Comune di Ghemme mentre Piantavigna è il cognome del nonno materno dell'attuale proprietario. 40 ettari vitati tutti a nebbiolo, vespolina ed erbaluce.



Tiziano Mazzoni Ghemme “Ai Livelli” 2009: dopo aver messo il naso nel bicchiere ho esclamato:"Questo è il nebbiolo che mi fa godere!!". In effetti, tolto l'entusiasmo, questo Ghemme è l'archetipo del nebbiolo dell'Alto Piemonte che mi aspetto, ampio nello spettro aromatico che va dall'anice alla rosa, dalla viola al sottobosco per poi confondersi ed ammaliare in mille altri descrittori, Bocca importante, solida, nebbiolesca, di grande equilibrio e sapidità. E' un Ghemme 100% nebbiolo. Piccola nota sull'azienda: il nome "ai Livelli" deriva da una specifica zona della collina di Ghemme e il nebbiolo usato per questo vino deriva dai vigneti più vecchi dell'azienda che affina il nebbiolo un anno in tonneau e uno in botti di rovere e, successivamente, due anni in bottiglia.



Platinetti Ghemme “Vigna Ronco Maso” 2008: il vino inizia molto bene con un quadro aromatico segnato da frutta rossa disidratata, rosa, goudron e un tocco di iodio. Bocca di struttura, sapida, che però promette ma non mantiene perdendosi un pò troppo in fase di persistenza e facendo uscire un tratto alcolico non proprio elegante. Da rivedere nel futuro. E' un Ghemme 100% nebbiolo. L'azienda non ha sito internet per cui è quasi impossibile avere ulteriori info. Peccato.

Cascina Ca’ Nova Ghemme 2006: naso caratterizzato da evidente note empireumatiche che, assieme ad aromi di frutta secca ed erbe aromatiche, catapulta il bevente in un austero salone piemontese durante una uggiosa serata invernale. E' un vino che scalda il cuore e l'anima al sorso dove gode di sobria eleganza e calore grazie anche ad un fitto tannino ottimamente espresso e ad una chiusura sapida e prolungata. Forse, al sorso, è il migliore della batteria. E' un Ghemme 100% nebbiolo. Piccola nota sull'azienda: di giovane costituzione, fa nascere questo vino da un vigneto di 6 ettari e il vino matura 24 mesi in grandi botti di rovere francese a cui segue ulteriore affinamento in bottiglia per almeno 18 mesi.

Mirù Ghemme 2005: nonostante gli otto anni di età è un Ghemme estremamente giovanile e con sentori fino ad ora mai percepiti. Infatti sa profondamente di agrume, arancia rossa su tutte, e questa vena acida, fresca, corroborante, la esprime anche al sorso che rimane vibrante, teso, anche se alla fine un pò troppo monocorde. E' un Ghemme composto da 95% di nebbiolo e 5% di vespolina . Piccola nota sull'azienda: di proprietà di Marco Arlunno, l'azienda può contare su oltre otto ettari di vigneto parte del quale, con un età media di circa quaranta anni, viene destinato a produrre questo vino che affina in botti di rovere per circa 30 mesi.


Rovellotti Ghemme 2005: annusando e degustando questo vino è come entrare all'interno di una stanza quasi al buio: riesce ad intravedere i contorni del mobilio ma ti manca la luce per poter percepire tutti i dettagli e a godere del contesto in cui ti trovi. Ecco, a questo Ghemme, in bianco e nero a cui mancano i colori del passato. E' composto per l'85% da nebbiolo e per il 15% da vespolina. Piccola nota sull'azienda: nasce da un vigneto di circa 3 ettari chiamato Civetta. Affina per 12 mesi in grandi botti di rovere e per 18 mesi in botti da 5 hl. Successivo affinamento in bottiglia per 9 mesi.



Ioppa Ghemme 2005: una fastidiosa nota vinilica, quasi di colla, ne compromette la degustazione. Bottiglia forse non ok. E' un Ghemme composto per l'85% da nebbiolo e per il 15% da vespolina. Piccola nota sull'azienda: l'azienda vitivinicola dei fratelli Gianpiero e Giorgio Ioppa è situata nel territorio del comune di Romagnano Sesia da dove nascono le uve usate per vinificare questo Ghemme che affina 24 mesi in botti di rovere per poi, successivamente, essere lasciato in bottiglia per almeno altri 9 mesi. E' il Ghemme base della'azienda che produce anche due Cru: Santa Fè e Bricco Balsina.



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