Val delle Corti, un Chianti Classico da brividi

Roberto Bianchi oltre che essere una persona speciale dotata di rara sensibilità, è anche un grande vignaiolo che, per dirla alla Armando Castagno, interpreta in maniera eccellente un terroir unico come quello di Radda in Chianti.
L'ho invitato a Roma un venerdì di Maggio, al Porto Fluviale, era tanto che gli facevo la corte per organizzare assieme un verticale del suo Chianti Classico. Volevo fargli una sorpresa, ad aspettarlo c'era tanta gente ma, una volta scaricate le casse di vino, ci siamo accorti che è lui che ha fatto la sorpresa a tutti noi perchè, tra le varie bottiglie che stava scaricando dal furgone, figuravano anche i millesimi 1996, 1997, e 1998


La sala prima della degustazione
Si inizia a stappare

Quelli sono gli ultimi Chianti Classico prodotti da Giorgio Bianchi, scomparso prematuramente nel 1999, anno a partire dal quale Roberto, assieme alla mamma Lis, prende in mano l'azienda per proseguire e migliorare il lavoro iniziato tempo prima dal padre che nel lontano 1974 vendette la casa di Milano e lasciò il lavoro per trasferirsi in Toscana, a Val delle Corti, che a quel tempo, pieno di rovi e muri a secco crollati, non era certo quel paradiso che è oggi.

La nostra verticale, pertanto, oltre a sfidare l'emozione del tempo, ci dirà anche se e come il lavoro di Roberto si sia differenziato da quello del padre. Due generazioni a confronto ed un unico filo conduttore: l'amore per un Terra e per il sangiovese.


Roberto racconta...

Val delle Corti - Chianti Classico 1996: Roberto mi dice che di questa annata ne ha ancora pochissime in cantina e, mettendo un pò le mani avanti, dichiara pubblicamente che non sa cosa aspettarsi da questo vino che è da troppo tempo che non lo degusta. Apro la bottiglia come una reliquia e lo verso nel mio bicchiere. Il colore è ancora integro, vivo, così come il naso che non lascia molto all'ossidazione e alle "classiche" note brodose di altri Chianti pari annata degustati in passato. Mettendo il naso nel calice, la prima cosa che colpisce è il profilo austero di questo sangiovese che sembra possedere un’anima profondamente ematica e minerale. Inizialmente riottoso, col tempo prende vigore, si apre, spalanca le finestre alla primavera e fa entrare al suo interno ventate agrumate che prendono la forma dell'arancia sanguinella e del pompelmo rosa. Poi arrivano i fiori, la viola e l'iris tratteggiano un contorno soave del vino che col passare dei minuti diventa etereo, sublime. Il sorso è connotato da una freschezza che tutti stentiamo a credere, c’è tanta sostanza e progressione in questo sangiovese di razza che chiude sapido, minerale, grintoso. Commovente.


Val delle Corti - Chianti Classico 1997: questo sangiovese non riesce mai, a differenza del precedente, a scrollarsi di dosso un certo rigore aromatico che prende la forma della terra di Radda. E’ profondo, a tratti viscerale, risente dell’annata calda ma, soprattutto in bocca, ha ancora tanta ricchezza ed energia. Gli manca quel tocco di acidità per farlo persistere come vorrei ma la sua materia e il suo essere passionale gli rendono ampiamente l’onore delle armi.


Val delle Corti - Chianti Classico 1998: l’ultimo vino di Giorgio Bianchi lo beviamo con grande rispetto e Roberto, presentandolo, non può non tradire un pizzico di commozione. Sangiovese gagliardo, una via di mezzo tra la ’96 e la ’97 dove, accanto alle sensazioni “tipiche” scure del vino, si affiancano aromi di erbe aromatiche, frutta di rovo e fiori secchi. La bocca conferma la grinta del vino caratterizzato da tannini duri che il tempo ha solo parzialmente smussato. Fortunatamente la struttura e la verve acida sono tali da garantire un supporto tale da rendere la beva estremamente misurata. Chiude sapido anche se, come per la ’97, manca quel guizzo tale da renderlo indimenticabile come per la ’96.




Val delle Corti - Chianti Classico 2002: quanta paura aveva Roberto di presentare questo vino figlio di un’annata che molti, causa piogge, hanno giudicato quanto meno difficile. Quanto paura aveva Roberto e quanta soddisfazione deve aver avuto quanto tutti, alla fine della degustazione, hanno quasi decretato questo vino come il campione della serata. Esile, elegante ed etereo è un vino senza tempo che, per molti tratti, prende la fisionomia di una ballerina classica che danza sulle punte. E’ uno dei migliori 2002 degustati nella mia vita.




Val delle Corti - Chianti Classico 2004 Riserva: se avessi bevuto il vino alla cieca avrei detto che davanti a me c’era un il Monprivato di Mascarello. La prima riserva di Roberto mostra un sangiovese di purissima luce, è un diamante che brilla per freschezza ed integrità col suo naso ampiamente agrumato, aromatico e floreale e la sua bocca fine e di giuste proporzioni dove tutte le componenti sembrano modellate ed equilibrate da un laser di precisione. Per chi ama i grandi sangiovese, quelli senza spazio e senza tempo. La Riserva viene prodotta solo nelle grandi annate e con le migliori uve Sangiovese (100%), selezionate dai vigneti più vecchi del podere.




Val delle Corti - Chianti Classico 2005: dopo la 2002, l’altra grande paura di Roberto è stata questa annata che, come ci ha spiegato, è stata mantenuta in bottiglia 2 anni oltre la media visto che, inizialmente, questo Chianti non lo convinceva assolutamente tanto da fargli esclamare: ”Perché l’ho fatto?”. Era la Pasqua del 2008 quando, per l’ultima volta, ha provato ad aprire l’ennesima bottiglia che, visto il periodo, era totalmente risorta diventando il sangiovese cercato e voluto. Rispetto alla 2002 è meno vibrante in termini di freschezza ma ha una complessità aromatica davvero affascinante dove dominano le note di cola, timo, menta, ciliegia e terra rossa. Bocca dinamica, a tratti speziata, dotata di soffice trama tannica e chiusura sapida. E per fortuna Robbè!

Val delle Corti - Chianti Classico Riserva 2006: il vino, rispetto alla precedente annata, si fa più intenso sia nel colore che nella gamma aromatica che regala note di mirto, ciliegia, aghi di pino, anice, iris e anice stellato. Al sorso il vino è fresco, agrumato, teso ed in perfetto equilibrio. In chiusura una lieve nota fumè dona ulteriore eleganza a questo Chianti dal volto mediterraneo.




Val delle Corti - Chianti Classico Riserva 2007: questo vino non è solo luce ma anche gioia di vivere ed un inno alla territorialità con sensazioni ancora croccanti di mammola e ciliegia ed una profonda mineralità rossa che ritroviamo anche al palato dove tutto è ancora primario, soprattutto la spina acida è ancora tagliente e dotata di fitti tannini dalla grana fine. Chiude su ampie volute sapide, fruttate e floreali. Probabilmente è la quadratura del cerchio per Roberto che, forse, sta strizzando l’occhio a suo papà che lo guarda fiero da lassù.

Qualche foto della serata alla fine, ricordi indelebili!











Posta un commento