La Distesa di Corrado Dottori

A noi che amiamo il vino, certi scenari naturali, soprattutto in un caldo pomeriggio di estate, fanno dimenticare tutto il sudore versato per ogni secondo di sosta.
Siamo a Cupramontana e queste che vedete in foto sono parte delle vigne di Corrado Dottori all'interno del territorio di San Michele, contrada che, da secoli, rappresenta senza dubbio un terroir di eccezione per il Verdicchio.

Le Vigne di Corrado Dottori

La Chiesa di San Michele

Corrado Dottori, col quale ho fissato l'appuntamento per la visita qualche ora prima incontrandolo in piazza a Cupramontana, mi indica con orgoglio le sue vigne piantate nella conca di San Michele, nuovi e vecchi vitigni, anche a bacca rossa, dove il verdicchio, ovviamente, la fa da padrone visto che proprio a pochi metri da noi ci sono le vecchie vigne dalle quali deriva la sua Riserva: gli Eremi.
Il terreno, come mi spiega Corrado, è costituito da zone di creta bianca, dove domina il calcare, alle quali si alternano lingue di arenaria giallastra e marne azzurre, specie più in profondità.

La Distesa, la sua azienda nata nel 2000, oggi può contare su un'estensione di circa 3 ettari di vigneto coltivato in modo biologico non solo a San Michele ma anche nella zona di Staffolo e San Paolo di Jesi.

Il suolo del vigneto di San Michele

La cantina è subito dietro di noi, un vecchio edificio all'apparenza abbandonato ospita i pochi "attrezzi del mestiere" di Corrado. 
Entrando, scopriamo quanto sia artigianale e naturale il mondo de La Distesa. All'interno di quattro mura segnate dal tempo, qualche vasca di acciaio, una piccola fila di barrique usate e un tonneaux sono tutto ciò di cui ha bisogno Corrado per creare i suoi vini. Da queste parti, è facile capirlo, le pratiche enologiche sono pari a zero visto che, era facile immaginarlo, non si usano lieviti selezionati e l'uso di solforosa è al minimo indispensabile. 



L'obiettivo: fare vini che possano essere il più aderenti possibile al territorio e all'annata.

Da botte Corrado ci fa degustare un'anteprima: il Nur 2011. Questo è vino, blend di trebbiano dorato, malvasia toscana e verdicchio, deriva da una fermentazione sulle bucce per circa 8/10 giorni ed un affinamento in botti di rovere francesi di piccola caratura per circa un anno. Al naso, ancora giovane, è un vino che sa di erba tagliata, miele, frutta gialla, sale. In bocca la grande struttura data dall'annata è appena supportata da un'acidità che, complice il caldo sofferto nel millesimo, non è certo da record. Da riprovare tra un anno.

Bottiglie in affinamento

Il tour prosegue con la visita della piccolissime sale di affinamento (compreso il condizionatore messo "a palla" per contrastare l'afa estiva) ed etichettatura, per poi preseguire nell'agriturismo di Corrado dove abbiamo terminano la degustazione con il Marche Bianco "Terre Silvate" 2011 ed il Marche Rosso Nocenzio 2010.


Il primo vino è il "famoso" verdicchio IGT di Dottori che la Commissione Doc ha bocciato non avendolo ritenuto "adeguato" per meritarsi la qualifica di Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore
Corrado, certamente amareggiato della cosa, ritiene opportuno precisare che: "Per me va bene tutto, però allora se bocci il Terre Silvate dovresti adottare lo stesso metodo con quei tanti verdicchi che vedo in commercio che sono color carta da zucchero e sono sempre uguali a prescindere dall'annata. Non so perchè ufficialmente lo abbiano bocciato, forse per il colore, ma questo dorato che vedete è frutto del caldo dell'annata 2011. Strano vedere in giro vini dello stesso millesimo dello stesso colore del 2010 (annata fredda)".

Come dargli torto?

L'altra particolarità del Terre Silvate riguarda il fatto che non è 100% verdicchio in quanto tale vitigno, secondo tradizione, è stato integrato da una piccola presenza di trebbiano e malvasia.
Corrado spiega che "una volta il Verdicchio non era un vino monovitigno ma formato da più uve, le stesse che i contadini avevano piantato nei vigneti e che, all'epoca, erano tipici del centro Italia. Tante varietà di uve piantate, e questo vale anche per i rossi, per prudenza contandina: se un anno la parcella di verdicchio ti viene male, puoi sopperire col trebbiano e/o la malvasia. Hai presente il Rodano? Ecco, non sarebbe male ripristinare anche qua quel tipo di approccio enologico fatto di tante uve che concorrono alla produzione del migliore vino possibile".


Mentre penso alle sue parole bevo il Terre Silvate 2011 che, tutt'altro che verticale, mi sembra un vino di grande aderenza all'annata con i suoi sentori di miele, liquirizia, cedro e ginestra macerata. Non sarà un campione di freschezza, magari non avrà molti anni davanti, ma bocciarlo...boh!

Il Nocenzio 2010 (montepulciano, sangiovese e cabernet), figlio di un annata opposta alla 2011, è invece un rosso di bella struttura e dotato di una freschezza strabiliante (siamo oltre 6 g/l di acidità). Ho finito il bicchiere in un attimo. Trovate il nirvana se lo abbinate ad una razza Marchigiana grigliata durante una sera estiva.

Finisco questo piccolo post con un grande consiglio: Corrado ha da poco pubblicato un libro estremamente interessante:"Non è il vino dell'enologo". Leggerlo fa bene al cuore e alla mente.


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