Maccario-Dringenberg: viaggio nel Rossese di Dolceacqua. Prima parte

Saliamo su con una Fiat Panda improbabile che, curva dopo curva, ci porta sul crinale della Val Verbone, dove la nostra vista può spaziare dal mar Ligure alle Alpi Occidentali che, guardinghe, segnano il confine naturale con la Francia.
Il sole di Caronte picchia, sono le 15.30 di un Giugno torrido ma, nonostante la calura e il tacco 12, Giovanna Maccario ci apre le porte del suo mondo fatto di muretti a secco e splendide vigne.

Il tacco di Giovanna

Siamo all'interno del Cru Posau, un vigneto di 1,2 ettari con esposizione est, sud-est che presenta al suo interno vigne sia vecchie (50-60 anni) che giovani allevate ad alberello.
Saliamo con fatica i vari gradini che ci portano nella fascia mediana del vigneto. 
Le pendenze da queste parti sono abbastanza proibitive. "Il Rossese di questa zona e della parte più alta vanno sempre nel mio Posau mentre le uve della parte più bassa del vigneto, più rigogliosa per via della vicinanza ad una fonte d'acqua sotterranea, spesso e volentieri vanno a finire nel mio Classico". 


Giovanna è un fiume in piena mentre parla del suo lavoro e dei suoi sogni. Mentre camminiamo tra le viti e calpestiamo l'arida terra di questi giorni ci rendiamo conto che questi sono posti unici al mondo. Accanto a noi, immateriale ma percettibile, c'è la Natura con i suoi colori e i suoi odori. Ci sono le farfalle che scorazzano tra i tuoi piedi, ovunque le ginestre selvatiche che sembrano nascere dalla pietra, la macchia mediterranea esplode a 360° e prende la forma del rosmarino, del lentisco e del corbezzolo. Difficile immaginare che questi vini non siano in qualche modo influenzati da tutto questa vegetazione.

Natura

Posaù

L'altro Cru dell'azienda Maccario-Dringerberg è il Luvaira, un vigneto di circa un ettaro formato da vigne vecchissime, si parla del 1890, e vigne più nuove allevate sempre ad alberello. Terreno fatto di roccia friabile, altamente drenante, detto localmente sgrutto.

Luvaira

A dire il vero la Maccario ha anche un terzo Cru che non abbiamo fatto in tempo a visitare, si chiama Curli, una vigna storica che Veronelli definì come "la Romanée Conti italiana”. Il vino dalle uve di questo storico vigneto appartenuto un tempo ad Emilio Croesi, ex sindaco di Perinaldo, dovrebbe uscire quest'anno.


Nella piccola cantina di Giovanna Maccario, in fase di ristrutturazione, c'è solamente acciaio e tanta voglia di provare ad andare oltre. Così, dopo essersi data alla spumantistica col Serro del Bandito, metodo classico da uve massarda che ancora deve uscire in commercio, la Maccario sta vinificando anche un'altra scommessa come il Rossese Bianco "Lady Dringerberg" 2011 che sa di frutta bianca matura e che oggi, al palato, risulta essere più largo che verticale rispecchiando fedelmente l'annata. Già, come è stata la 2011 da queste parti? Dopo un millesimo 2010 del tutto perfetto, almeno a sentire i vignaioli di queste parti, l'annata 2011 sarebbe stata quasi uguale se, a cavallo della vendemmia, non ci fosse stata quella "botta" di caldo che ha reso tutto più maturo e "morbido". Per Giovanna anche troppo.....

Il Posaù 2011, da vasca, ha un profilo cromatico ed olfattivo scuro, intenso, mediterraneo. In bocca, nonostante l'alcol che sfiora i 15°, è di grande equilibrio e profondità e, con un'acidità di circa 6 g/l, gode di una freschezza intensa e corroborante. Vediamo come evolve nel tempo, io punto su di lui.

Il Posaù 2010 lo riconosci fin da subito che è un gran vino. Naso profondissimo dove puoi incontrare il pepe, il salmastro, il timo, l'alloro, il lentisco. Sì, quella famosa macchia mediterranea che, durante la mia visita al vigneto, non poteva non influenzare il vino da cui derivava. Bocca elegante e borgognona, in poche parole un grande Rossese.

Fonte: nonsolodivino.com

Il Luvaira 2010 è l'altra faccia del Rossese della Val Verbone, quella meno immediata e fruibile. Questo vino è ancora giovane, giovanissimo, è ora chiuso in un quadro olfattivo dove la frutta di rovo fa da custode a sensazioni minerali e speziate. Al palato convince al 100%, la stoffa del campione in erba c'è. C'è solo da aspettare che esploda. 

Fonte: nonsolodivino.com

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