La risposta di Franco Ricci su Bibenda7


Ecco cosa ha scritto oggi Ricci su Bibenda7.

Che ho detto:
  1. Che Ais non è un acronimo di comunicazione penetrante perché riprodotto nel tempo da oltre 30 Marchi e quindi non andrebbe usato. Che dice Antonello Maietta? Dice: “non facciamo passare il termine Ais, ma comunichiamo la nostra associazione con il nome per esteso, Associazione Italiana Sommelier”.
  2. Che scambiarsi pareri sul web, nei forum o altro durante l’orario di lavoro è reato.
Che dicono l’ex Ministro Brunetta e la Legge dello Stato? Uguale.

Ah, e questo qua sotto l'ho scritto io?  

Ci danno pensiero, però, altri tipi di messaggi: alcuni navigatori della rete, ad esempio, anziché apparecchiare la tavola aspettando gli amici, per servire un piatto caldo e un bel bicchiere di vino per viverne insieme qualità ed emozioni, quel bicchiere se lo bevono invece virtualmente. 
Mi riferiscono, perché io non frequento, che hanno lanciato la moda di giudicare il vino e parlarne in maniera interattiva con più persone, scambiandosi pareri positivi o negativi di quella e di quell’altra etichetta. 
Insomma, delusioni o esaltazioni di Barolo o di grandi Champagne, vengono trasmesse da una stanza, seduti davanti a un computer.
Una visione distorta del vino, diciamo noi, abituati a far capire il meraviglioso prodotto, dalla Sicilia al Piemonte, nelle aule dei nostri corsi, avvezzi ad assaggiare insieme lo stesso vino e, soprattutto, in uguale bicchiere...  
Siamo profondamente convinti che non si possa parlare opportunamente e tecnicamente di un vino semplicemente sulla base del ricordo d’averlo bevuto.

Vabbè, tutto ok, non c'ho capito un cazzo io e tutti noi che scriviamo sul web siamo dei rincoglioniti che, oltre ad interpretare male le parole, commettono anche reato.
Ognuno guardi nel suo orticello e alla polvere sotto al tappeto. Grazie.
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