I vini di Collecapretta firmati Vittorio Mattioli


Girare le cantine di tutta Italia permette di conoscere persone vere, sincere, legate indissolubilmente al loro territorio che, durante la tua visita, cercano di regalarti offrendoti un bicchiere di vino. II loro vino.
Vittorio Mattioli, dell'azienda umbra Collecapretta, è un'altra di quelle persone speciali per cui vale la pena fare il wine blogger o, comunque, essere appassionati di vino.

Vittorio in mescita
Con Jacopo, Sara, Riccardo e la mia Stefy, siamo andato a trovarlo di ritorno da Spello e, nonostante fosse domenica pomeriggio, ci ha aperto le porte di casa sua come se fossimo amici da sempre.  
Di Collecapretta avevo sentito spesso parlare anche se, ci racconta Vittorio, è solo da cinque anni che l'azienda imbottiglia. I 5 ettari di vigneto di proprietà sono una sorta di fotografia di quello che era piantato prima della seconda guerra mondiale. Pertanto, oltre ai vitigni locali come il Trebbiano Spoletino (età 60 anni) e il Sangiovese (vitigno principale dell'azienda), ci sono Malvasia, Barbera, il Merlot e il Greco

Vittorio è un "naturale", non usa perciò erbicidi, pesticidi e diserbi e in cantina si praticano fermentazioni spontanee a temperature libere e non si aggiunge solforosa in imbottigliamento. I contenitori sono il vetro cemento, vetro resina e acciaio  mentre il legno grande è ancora in fase di sperimentazione. I travasi si effettuano in base ai cicli lunari e l'illimpidimento dei vini è affidato al rigore dell'inverno.

Questa opportuna premessa ci fa capire che, bere un vino di Collecapretta, potrebbe essere un'esperienza molto, molto interessante. Assieme a Vittorio e sua moglie abbiamo degustato:

Buscaia 2010 (malvasia bianca e malvasia di candia): vino di sole e sassi, come dice anche Jacopo, dove la componente minerale è piuttosto prevalente e fa da sfondo ad una cornice di frutta a polpa bianca e fiori di campo. Bocca succosa e sapida, a tratti salata, corroborata da una bella vena acida. Vino forse poco varietale ma di forte carattere. 


Vigna Vecchia 2010 (trebbiano spoletino in purezza): siamo di fronte ad un piccolo capolavoro umbro, un vino camaleontico e territoriale dove, man mano nel bicchiere, si affacciano cenni di erbe officinali, malva, timo, camomilla, frutta esotica, minerali bianchi. In bocca è materico, sapido, succoso, coerente col naso e persistente. Questo è il Trebbiano che ci piace!

Terra dei Preti 2009 (trebbiano spoletino in purezza): rispetto al precedente questo trebbiano è vinificato come un rosso con una lunga macerazione sulle bucce. Il colore è dorato, intenso, ed il vino si apre al naso con cenni di tartufo bianco, albicocca, cera, curry, zafferano, macchia mediterranea. Bocca sapida, intensa, fresca, dinamica. Buona la persistenza finale su ritorni di pesca matura e spezie orientali. Il Terra dei Preti testimonia come il trebbiano spoletino possa dire la sua anche con fermentazioni prolungate. Ottimo.

Il Rosato di Casa Mattioli 2010 (ciliegiolo in purezza): rosato atipico per chi, generalemente, beve liquidi alimentari tinti di rosa spacciati per vini. Qua Vittorio, nonostante le apparenze, mette al ciliegiolo l'abito rosso e fa di questo vino un prodotto di carattere con tanto ferro e terra al naso. Bocca vigorosa, maschia, ampia, generosa. Altro che vino per donne. Davvero una bella scoperta!


Il Galantuomo 2010 (barbera in purezza): il vitigno, di circa 40 anni, è stato portato dal nonno di Vittorio dopo che è tornato dal Piemonte dove ha fatto il militare. Strano provare una versione umbra del barbera però, nonostante i puristi storcano il naso, il vino che ne esce è estremamente piacevole visto che conquista il naso e il palato con la tanta mineralità e tocchi di frutta di rovo. Bocca tipica, acidia, sapida, diretta con un finale di ciliegia nera che appaga le mie papille gustative. Da provare alla cieca assieme a qualche versione piemontese, potrebbe sorprendere...

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