Mediterraneo nel vino e nell'anima

L’occasione è stata la presentazione del libro “Formentera non esiste” scritto dalla mia amica Stefania Campanella, un viaggio immaginario nella Formentera inedita, per scoprire e raccontare le storie meno conosciute, della sua terra, della sua arte e del suo passato.


Su quei tavolini, proprio davanti agli invitati, c’erano due vini, un bianco italiano e un rosso spagnolo, due bottiglie che, come scoprirò, celavano al loro interno l’anima irrequieta del sole e del mare.
Il primo vino, una Malvasia dell’Emilia Igt, è prodotto da Mirco Mariotti, dell’omonima azienda vitivinicola che, nel presentarci il suo progetto “Wine Music”, ci ha svelato anche tutti i segreti di questo bianco totalmente prodotto da uve di Malvasia di Candia Aromatica.
Di fronte ho un vino della sabbia, nato da vitigni a piede franco ben ancorati presso il Lido di Spina, nel Parco del Delta del Po, un meraviglioso panorama caratterizzato da cordoni dunosi paralleli alla linea della costa, tra boschi di lecci, valli e saline della costa adriatica ferrarese, nell’areale della D.O.C. Bosco Eliceo.

Da questo ambiente umido, salmastro, a pochi metri dal mare e caratterizzato da scarsità d’acqua, nasce la Malvasia dell’Emilia “Le Dune Bianche” dell’Azienda Mariotti, un vino non pretenzioso ma, comunque, non così semplice come potremmo pensare. Ha un naso intenso, che ben esprime la carica aromatica del vitigno, dove ritrovo sensazioni muschiate fuse in maniera inesorabile ad un fondo aromatico salmastro, lo stesso che percepisco al palato, un sorso di media ampiezza che sa di mare, di sabbia salmastra, mi riporta con la mente alle saline di Comacchio e alla cucina del suo territorio. Ottimo se abbinato con un panino ripieno di anguilla….slurp!

Spostiamoci in Spagna, nella estremo sud della piccola isola di Formentera, una striscia di terra dominata da un bellissimo faro raggiungibile solo con una minuscola stradina asfaltata.
In questa zona selvaggia si nasconde il Petit Hotel Agroturisme, l’ultima casa prima del faro, un buen retiro esclusivo di sole sei camere, ristorante con un occhio alla Francia, dove si servono i vini prodotti nella tenuta.


Uno di questi, un rosso, è quello che ho nel mio bicchiere, un blend composto da due varietà d’uva locali, la Monastrell e la Fogoneu, e due varietà internazionali come il Cabernet Sauvignon e Merlot. Le prime due fanno parte di un vecchio vigneto di quaranta anni franco piede mentre i vitigni internazionali compongono un vigneto del 1999 di un ettaro e mezzo ad alta densità (5.500 piante/ha).


L’uva, dopo essere stata raccolta manualmente, viene diraspata e subito fatta fermentare in acciaio a temperatura controllata. Una volta terminato il processo, e questa è una particolarità, il vino viene lasciato ancora a contatto con le bucce per un periodo che può arrivare anche ad un mese, durante il qualche si susseguono continui rimontaggi. Una volta svinato il vino subisce la malolattica e il successivo affinamento in barrique fino a quando Xavier Figuerola, l’enologo, non decide di fare l’assemblaggio finale e il successivo passaggio in bottiglia.

Cap de Barbaria è un vino mediterraneo, marino, a tratti esotico, senza eccessi di legno e di alcol, sa di vento di mare, ci ritrovi il mirto, il corbezzolo, l’alloro, la frutta nera di rovo, i fiori seccati da sole. In bocca è di grande equilibrio, elegante, ampio e di grandissima sapidità. Alla cieca non potresti mai dire che non è un vino del mare. Ottomila bottiglie prodotte. Un piccolo capolavoro delle Isole Baleari.

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