Il Barolo Rocche dell’Annunziata 2006 di Mauro Veglio. Modernisti si può!

Durante Radda nel Bicchiere, manifestazione di cui ho parlato qualche settimana fa, si è anche giocato grazie al seminario guidato da Carlo Macchi (direttore di Winesurf) dove, assieme ad altri appassionati, si è cercato di scoprire quali sono le differenze e le similitudini tra il nebbiolo e il sangiovese.


Sei i vini versati alla cieca nel bicchiere, tre grandi Barolo e tre grandi Chianti Classico di Radda erano sottoposti al nostro insindacabile giudizio che, alla fine, ha premiato quasi all’unanimità un grande nebbiolo, il Barolo Rocche dell'Annunziata 2006 di Mauro Veglio che per me, ancora troppo lontano dal Piemonte, era un produttore che non conoscevo.

Figlio di contadini delle Langhe che hanno sempre venduto le loro uve sul mercato dei mediatori e delle grandi aziende commercianti, nel 1992 Mauro Veglio, prese le redini dell’azienda, decide di cambiare rotta seguendo l’esempio dell’amico e vicino di casa Elio Altare e inizia, con una drastica riduzione delle rese per ettaro, a produrre uva da vinificare direttamente nella nuova cantina.



L’azienda attualmente consta di circa 13 ettari, tra La Morra e Monforte d’Alba, e la produzione media annua è di circa 60.000 bottiglie.
Nel vigneto i trattamenti sono ridotti al minimo utilizzando, quando serve, solo zolfo e verderame, o solfato di rame.
Con un vicino come Altare che ha influenzato il modus operandi in cantina, la tradizione lascia il passo all’innovazione: macerazioni brevi a temperatura controllata nei rotofermentatori, nessun uso di lieviti selezionati, affinamento in piccole botticelle di rovere ed imbottigliamento senza ricorso a filtraggi o chiarifiche.
Quattro sono i cru di Barolo prodotti quando l’annata lo consente: Arborina, Gattera e Rocche dell’Annunziata, situati a La Morra, e Castelletto, di proprietà della famiglia della moglie Daniela, nel comune di Manforte d’Alba.

Davanti a me ho il Barolo Rocche dell’Annunziata 2006, l’ultima annata di questo piccolo Cru (0.5 ettari) la cui produzione annua, nelle annate migliori, è di circa 1.800 bottiglie. Alla cieca non avrei mai riconosciuto il produttore, da un “non tradizionalista” che punta sulla bevibilità del vino ti aspetti nel bicchiere un Barolo piuttosto concentrato, rotondo, tutto tranne che “acido”. Errore!
Il vino ha una bella vesta aranciata, trasparente, nulla che faccia capire che si è usato un rotomaceratore per quattro giorni. Il naso è davvero bello, il migliore della giornata, è davvero la quintessenza del nebbiolo con i suoi intensi, eleganti e persistenti aromi di scorza d’arancia, rosa selvatica, erbe, fieno, tabacco da pipa. In bocca l’impronta del produttore si fa sentire nell’ottima bevibilità, qualità surrogata da una struttura dinamica, profonda ed armoniosa. Ottima persistenza.
L’unico difetto? E’ un 2006 e forse è già “troppo” pronto per essere un Barolo. Staremo a vedere in futuro.
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