Paolo Carlo Ghislandi e la sua Cascina I Carpini

Paolo Carlo Ghislandi è una persona vera. Inizio così questo mio piccolo articolo perché conoscendolo di persona non ho potuto che apprezzare le qualità umane e tecniche di questo manager prestato alla vigna o, sarebbe meglio dire, autentico vignaiolo che vive anche di information tecnology.
Paolo è uno dei pochi produttori on line, spesso lo si incontra in siti o forum enogastronomici dove raramente chi produce vino ci mette la faccia, ma lui no, è lì a spiegare a tutti, dal neofita al primo dei sommelier, come produce il vino, la sua filosofia, addirittura dà vita a filmati dove possiamo vedere i suoi esperimenti in cantina (mitico quello in cui ci fa capire la differenza tra vino fatto con lieviti indigeni o selezionati).
Da buon curioso non posso non contattarlo e iniziare così un “corteggiamento” virtuale che si concretizza lo scorso dicembre quando lo incontrati finalmente di persona ad Eat-Alia, bella manifestazione enogastronomica promossa da Cosimo Errede.
Saluti e abbracci ed inizia la parte più ostica per me: degustare i suoi vini, dando un giudizio libero da condizionamenti, con la paura che tutto ciò che mi aveva decantato riguardo la sua produzione non trovasse una adeguata risposta al palato.
I vini di Cascina I Carpini sono, come li definisce Paolo, vini d’arte, simili a sinfonie o quadri di autore dove tutte le sfumature del vino che si beve devono creare emozione, la stessa che si prova quando siamo di fronte ad un capolavoro artistico.
Rigore, rispetto delle tradizioni e del territorio, vitigni che sono veri e propri Cru aziendali da coccolare anno dopo anno, questa è la filosofia aziendale di Cascina I Carpini che produce i suoi vini utilizzando prettamente Barbera, vitigno di antichissime tradizioni all’interno della DOC Colli Tortonesi, che viene vendemmiato manualmente e portato subito in cantina dove viene vinificato con tecniche rigorose mantenendo intatta la qualità dell’uva.
Paolo mi fa iniziare il percorso degustativo partendo dal suo unico (per ora visto che tra un po’ uscirà il suo Timorasso) bianco, il Rugiada del Mattino 2007. Da uve Favorita, Cortese e Barbera Bianca, è un vino che esprime al naso belle e nette sensazioni di susina gialla, fiori di pesco, a cui fa da sfondo una gradevole scia minerale. Bocca caratterizzata da buona acidità e persistenza. Ottimo vino base in attesa del momento del Timorasso.
La scommessa inizia ora, davanti al Barbera, vitigno sì tipico della zona tortonese ma che ho sempre pensato desse vita ad un vino abbastanza rustico e dalla facile beva. Mi devo subito ricredere davanti al Sette Zolle 2007. Da uva Barbera con lieve aggiunta di Cabernet Sauvignon e Croatina, il Sette Zolle è il mio vino base, il vino di tutti i giorni che vorrei sulla mia tavola. Vino non complesso ma comunque dalla sfumature aromatiche nette di piccoli frutti rossi, rosa appassita e un leggero speziato. Al palato è fresco, equilibrato, di buona persistenza. Da bere a litri in compagnia degli amici preferiti.
Il Falò di Ottobre 2005 rappresenta il punto di ritorno. Da uve Barbera, Freisa e Cabernet Sauvignon, è un vino, per dirla come Paolo, dotato di charme femminile, anzi è il vino Femmina di Cascina I Carpini in quanto dotato di suadenti profumi di mora di bosco e marasca, seguiti da toni vegetali classici del Cabernet a cui si aggiungono piccole sfumature di spezie dolci e viola appassita. Palato vellutato, fine, con una acidità ben equilibrata dall’alcol. Chiude lungo su note di frutta di rovo. Chapeau!
L’ultimo vino, il Bruma d’Autunno 2004, rappresenta la scommessa vinta da Paolo, vinificare in purezza un grande barbera. Circa 2500 bottiglie per un vino di grande complessità aromatica, frutta rossa quasi in confettura, viola, spezie, cacao, sottobosco, sono tutte note che si rincorrono creando una unica sinfonia, un vero Vino d’Arte la cui eleganza si fa sentire soprattutto in bocca con un tannino quanto mai vellutato ed elegante. Fresco e di buona persistenza è un vino che, con tutti i distinguo del caso, sta al barbera come il nebbiolo sta al Barolo. Paragone esagerato?
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