E in tema di rapporto qualità prezzo arriva la lite tra Marco Caprai e la rivista "Il Mio Vino"

Non so se la questione sia sfuggita ai più visto che non ho trovato articoli in merito in internet, però è molto interessante portare all'attenzione questa bella lite tra Marco Caprai, il re del sagrantino, e la rivista "Il mio vino", colpevole di aver attribuito in una comparata di Sagrantino di Montefalco, un punteggio misero al 25 anni di Caprai arrivato ultimo e per di più cazziato per il pessimo rapporto qualità prezzo. Per dare un giudizio personale sulla querelle dovrò leggere l'articolo incriminato, voi, intanto, fatevi la vostra idea..

CON RICHIESTA DI PUBBLICAZIONE

Caro Direttore. Il panico bancario-borsistico globale, la crisi economica che indubitabilmente morde tutte le tasche e gli elogi dell’austerità mirati a consolare i tanti che non arrivano alla fine del mese sembrano aver contagiato anche il vostro cronista, autore della rubrica “Davide e Golia”. Il fulcro in cui ruota infatti tutto il suo articolo comparativo sui “Sagrantini” (a partire dal titolo “Sei Sagrantino da 18 a 29 euro contro uno da 66) è il prezzo: la critica enologica su qualità e tipicità cede surrettiziamente il passo ad un’analisi del tipo costi/benefici o qualità/prezzo. Dove quest’ultimo gioca un ruolo determinante (“Sul 25 anni… - conclude Davide e Golia – c’è da discutere parecchio. A partire dai 66 euro che ci costringe a sborsare. Troppo anche per un vino che vuole andare oltre”). Le esigenze del portafoglio, la necessità di arrivare a fine mese, la crisi economica e la contrazione dei consumi, la recessione incombente sono, per carità, motivazioni sacrosante e serissime. In tempi duri e soprattutto magri, meglio un vino da 18 euro che da 66. Mi sta bene, anzi benissimo. In questa ottica, che è l’ottica forzata di tante famiglie, mi stanno bene sia i vini in offerta che il tavernello. Ma vivaddio, come avrebbe detto Pirandello, perché non dirlo subito, evitando di costruirci sopra un articolo che discetta e finge di basare le sue scelte in base a qualità e tipicità? Se da un antico vino locale contadino com’era il tannico Sagrantino si è evoluta una bottiglia come il “25 Anni”, la ragione sta nell’appassionato sforzo pluridecennale di ricerca, studio e lavoro di tanti tecnici che hanno saputo conservare, superandola ed esaltandola su un piano più elevato, la tradizione di quell’antico vitigno. La modernità del “25 Anni”, il suo “andare oltre”, è “l’andare oltre” la tradizione, pur mantenendone o alludendone alle peculiarità: che è proprio non soltanto dei vini, dei prodotti tipici e dell’enogastronomia in genere (che, se fossero rimasti com’erano, non avrebbero fatto nessun salto di qualità) ma anche di molte forme d’arte. Senza ambire a tanto, il “25 Anni” ha percorso questa strada raggiungendo, ad avviso mio e di molti, un risultato originale e non omologato. Meglio la trattoria sotto casa, invece dello chef rinomato e, ahinoi, purtroppo costoso? Per carità, va benissimo. Ma perché costruire fumisterie sulla tipicità quando il problema sono i cordoni della borsa? Purtroppo o per fortuna (a seconda dei gusti) la qualità ha un prezzo. Nel caso del “25 Anni” nemmeno troppo elevato. Ringraziandola per l’ospitalità nella sua bella rivista le invio cordiali saluti.

Marco Caprai, Montefalco (Pg)

La risposta del direttore:

Caro Caprai, la sua lettera che pubblico come richiesto mi costringe ad una serie di importanti precisazioni. La nostra rubrica Davide e Golia è nata nell’aprile del 2005 e quindi non può essere, per definizione, frutto di alcun contagio preso dalla attuale crisi bancario-borsistica. La nostra rubrica nasce dal desiderio di proteggere il danaro che i nostri lettori si guadagnano sudando non meno di quanto fa lei nel produrre i suoi vini. È danaro guadagnato con grande fatica e quindi meritevole di grandissimo rispetto, quel rispetto che secondo noi non viene prestato da chi chiede per i propri prodotti prezzi assolutamente fuori da ogni logica. Non è solo per arrivare a fine mese che si deve preferire un vino da 18 euro ad uno che ne costa 66. Se il vino da 18 euro è migliore di quello da 66 lo si deve comunque preferire per il sacro rispetto che ognuno di noi deve avere nei confronti del danaro guadagnato onestamente. Nel caso che lei cita, tanto per parlare in termini concreti, il Sagrantino che Novelli si fa pagare 18 euro ha preso un punteggio di 81 centesimi mentre il suo, che costa 66 euro, ha preso 72. I punteggi sono stati assegnati durante una degustazione rigorosamente cieca. Qui non è questione di crisi economica, contrazione dei consumi o di portafogli più o meno pieni. Se il mercato mi offre un vino migliore a un prezzo inferiore la scelta è di una semplicità assoluta. La cruda realtà è che nella degustazione cieca il suo Sagrantino “25 Anni” ha preso un punteggio nettamente inferiore a tutti gli altri. I suoi colleghi concorrenti faticano e sudano quanto lei per fare ottimi vini. Loro però si preoccupano anche di venderli in un rapporto qualità prezzo decisamente più conveniente. Finchè le cose saranno in questo modo la nostra opinione non potrà cambiare. È per questo che se volessimo bere un suo Sagrantino preferiremmo mille volte comprare il Collepiano che costa in enoteca 33 euro. Non è regalato ma costa la metà del “25 Anni”, non essendo certamente meno tipico e meno buono. In genere io preferisco sempre mangiare in una buona trattoria sotto casa invece che spendere una fortuna dallo “chef” rinomato. Non ne parliamo poi se lo “chef” rinomato, oltre a farmi spendere una fortuna, mi fa anche mangiare peggio.

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